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PJ, Nikon Z7, mirrorless
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La prova della Z7: la prima mirrorless full frame di Nikon

La nuova Nikon Z7, la prima mirrorless full frame della casa non sarà perfetta, ma ha tutto quello di cui un fotografo ha bisogno

Era fine agosto quando abbiamo toccato con mano per la prima la tanto attesa mirrorless full frame di Nikon: la Z7 si è fatta attendere tanto ma è finalmente realtà. Ma ora non è più il momento di pensare per quanto tempo abbiamo aspettato questa mirrorless full frame, ma al fatto che ora sia qui. E non da sola, perché infatti lo scorso 28 agosto insieme alla Z7 è stata presentata anche la Nikon Z6, sorella minore e più interessante per un pubblico di videomaker. 

Dopo il fallimento del sistema Nikon 1, che silenziosamente era anche sparito dal catalogo dell’azienda, ci si aspettava non solo un passo avanti, ma un vero è proprio salto in lungo. I più critici hanno subito avuto da ridire sulla neonata famiglia Z, facendo paragoni a destra e sinistra e secondo me perdendo di vista ciò che avevano tra le mani. Visto il nuovo innesto, le nuove ottiche ed entrambi i nuovi modelli caratterizzati da sensori full frame, nella realtà dei fatti, Nikon ha finalmente un sistema che può offrire delle soluzioni professionali. E se questo non è buon inizio non so cosa lo possa essere! 

PJ, Nikon Z7, mirrorless

Tra le due fotocamere la Z7, quella che ho provato nei giorni scorsi e di cui sto per parlarvi, è il modello di punta. A livello di caratteristiche e prestazioni vi dico subito che non è distante dalla Nikon D850, la reflex più completa della casa. Solo questa considerazione credo possa essere più un’ottima base di partenza per il nuovo sistema. Certo è, però, che in questo momento Nikon deve scontrarsi con Sony, che ha già una lunga esperienza in ambito mirrorless full frame, e anche con Canon, che la sua EOS R non ha perso il treno. Ci vorrà del tempo per capire se la Nikon Z7 avrà centrato l’obiettivo o meno. 

La differenza sostanziale tra le due Nikon Z sta nel sensore: nel caso della Z7 siamo davanti ad un full frame da 45,7 milioni di pixel (8256×5504 pixel) stabilizzato su 5 assi, mentre la sorella minore si ferma ai 24MP sempre in formato pieno. La Z7 è poi caratterizzata dal processore Expeed 6, una sensibilità nativa che va da 64 a 25600 ISO ma espandibile da 32 a 102.400 ISO. In termini di prestazioni la nuova Nikon Z7 offre 9 fotogrammi al secondo in modalità di scatto continuo, mentre il sistema AF è ibrido a rilevazione di fase e contrasto. Non manca, ovviamente anche il comparto video: si registra in 4K a 30p o in full HD fino a 120p. 

Nikon Z7: il corpo macchina

La prima domanda che in tanti si pongono prima di passare da una reflex ad una mirrorless riguarda il corpo macchina. Una mirrorless è più piccola di una reflex e più leggera, ma offre la stessa praticità di utilizzo? O come è facile pensare bisogna scendere a compromessi? Nikon con il design della Z7 ha fatto un ottimo lavoro. Dopo i primi scatti mi sono sentito subito a casa: sarà tutto molto familiare per chi è abituato ad utilizzare una reflex Nikon, le due ghiere, il joystick sul retro e un’impugnatura molto comoda rendono l’uso davvero pratico e immediato. 

Il corpo macchina è leggermente più grande della Sony A7R III e proprio per questo motivo ho trovato la disposizione dei comandi e anche la dimensione dei pulsanti migliore. Un vantaggio soprattutto per chi ha delle mani abbastanza grandi. Sparsi sul corpo macchina ci sono diversi pulsanti funzione customizzabili in modo da poter gestire la fotocamera senza mai dover accedere al menu. 

È evidente, però, che una delle caratteristiche fisiche che più ha impressionato è l’innesto dell’ottica: con un diametro di 55mm e un tiraggio di appena 16mm le premesse per un sistema di ottiche di qualità assoluta ci sono tutte. 

Il mirino elettronico da 3,69 milioni di punti (1280×960 pixel di risoluzione) è chiaramente uno degli aspetti su cui Nikon ha lavorato a fondo. La qualità di questo mirino, infatti, non ha nulla da invidiare ai competitor, anzi, credo di poter dire con tranquillità che sia uno dei migliori in circolazione, tanto che potrebbe far ricredere anche i più scettici. Il viewfinder si accoppia al display touch e orientabile: offre una risoluzione pari a 2,1 megapixel e la risposta al tocco è molto precisa. Parlando sempre dello schermo arriva forse quella che posso considerare la prima pecca: concordo infatti con quanti si sono lamentati sul fatto che sia orientabile solo in verticale e non sia completamente articolato. Certo, è comunque meglio che niente! 

Molto comodo anche il secondo display presente sulla Nikon Z7: posizionato sul profilo superiore ci permette di avere sempre sotto controllo le impostazioni di scatto, l’autonomia residua della batteria e il numero di scatti ancora a disposizione sulla scheda di memoria. Ecco, proprio la scheda di memoria è uno degli aspetti che ha attirato le critiche maggiori verso casa Nikon. In tanti si sono chiesti come mai si sia optato per un unico slot per di più per schede XQD. Non poter avere una seconda scheda di backup può infatti far storcere il naso a molti, ma soprattutto ad oggi le schede XQD sono le più care sul mercato. E inoltre con tutta probabilità dovrete anche acquistare un lettore adatto per scaricare le immagini. D’altro canto, però, è anche vero che rappresentano senza dubbio il futuro per velocità e affidabilità, quindi, anche se discutibile, si tratta di una scelta orientata già verso quello che probabilmente diventerà a breve il nuovo standard. 

Magari sui prossimi modelli che vedremo nascere nella famiglia Z troveremo anche un secondo slot. Chissà. 

Per chiudere sulle caratteristiche del corpo un piccolo appunto anche sulla batteria. La nuova Nikon Z7 monta una variante della EN-EL15, la stessa batteria che abbiamo visto dalla Nikon D7500 in poi. La nuova EN-EL15b si differenzia perché è in grado di ricaricarsi attraverso USB. Ovviamente la fotocamera funzionerà anche con la batteria già esistente ma non potrà essere caricata direttamente da dentro la fotocamera. 

Nikon Z7: la prova sul campo

Con la nuova mirrorless full frame di Nikon al collo ho scattato in situazioni abbastanza diverse tra loro, mare, collina, città al chiuso utilizzando quasi sempre il Nikkor Z 24-70mm f/4 S, uno dei tre obiettivi presentati accanto alle due Nikon Z

Il primo impatto è stato sicuramente positivo, con immagini molto ricche di dettagli e colori saturi al punto giusto. Anche aumentando la sensibilità ho potuto notare come la precisione nei dettagli rimanga elevata, come poche altre fotocamere sul mercato. Le prestazioni mi sono sembrate pressoché identiche a quelle della Nikon D850. Inoltre, alle sensibilità più elevate può entrare in gioco il sistema di riduzione del rumore che interviene sui file JPEG offrendo ottimi risultati. 

Come si vede dalle immagini qui sopra la resa è davvero eccezionale fino a 6400 ISO e anche a 12.800 ISO la Nikon Z7 si difende egregiamente. Ovviamente salendo ancora più in alto con il valore della sensibilità non si può pretendere nulla ed infatti i risultati sono forse utilizzabili in formati molto piccoli sul web o al massimo per prendere “degli appunti visivi” quando c’è davvero poca luce. Ma il valore di cui sono rimasto maggiormente impressionato è 1600 ISO. Si perché a questa sensibilità le immagini sono ancora perfette e prive di rumore, nessuna perdita di dettagli tutto davvero pulito

Guardando invece i file RAW prodotti dal sensore full frame della Nikon Z7 i paragoni potremmo farli anche con fotocamere dal sensore ancora più grande, come ad esempio quello della Fujifilm GFX50S. Le prestazioni non sono infatti distanti anche dal medio formato di Fujifilm. Rispetto alle concorrenti più dirette trovo che la resa dei più piccoli dettagli sia superiore e soprattutto la gestione del colore: basta infatti guardare il dorso dei fumetti nelle fotografie qui sopra. Anche se l’assenza del filtro AA può creare un lieve effetto moiré non è un aspetto di cui preoccuparsi; infatti, anche le altre fotocamere di questa fascia hanno lo stesso problema. 

Passando all’estensione della gamma dinamica offerta dalla Nikon Z7 non posso non notare anche qui una certa vicinanza con le prestazioni della D850. Non è forse estesa come quella della sorella dotata di specchio, ma c’è comunque un ampio margine di manovra, sia nelle zone di alte luci che soprattutto nelle ombre. 

Nell’uso pratico l’eccellente mirino OLED insieme a quella che ritengo essere la miglior ergonomia per una mirrorless fanno sì che lavorare con la Nikon Z7 sia un piacere. Anche il bilanciamento corpo obiettivo è ideale utilizzando il 24-70mm di kit, mentre si sbilancia un poco quando ho utilizzato ottiche innestate tramite l’adattatore FTZ. Sul campo per prima cosa bisogna ricordarsi di sbloccare l’obiettivo, parlo sempre del 24-70mm del kit, attraverso un quarto di giro della ghiera dello zoom. In molti, poi, si sono chiesti come mai l’apertura massima del classico 24-70mm non fosse f/2,8 ma f/4. Presto spiegato: le abbondanti dimensioni dell’innesto Z permettono di mantenere sotto controllo la vignettatura e la nitidezza lungo tutto il fotogramma, offrendo allo stesso tempo un buono sfocato che non ci farà rimpiangere più di tanto l’assenza di una maggiore apertura di diaframma. E quindi, anche sotto questo aspetto, l’accoppiata è vincente in moltissime situazioni. 

In termini di autofocus, pur non essendo propriamente una fotocamera ideata per la fotografia sportiva, non c’è nulla da invidiare a nessuno. Siamo davanti, infatti, ad uno dei sistemi più efficienti per il mondo mirrorless. Questo sistema AF ha 493 punti selezionabili, molto facilmente grazie al pratico joystick sul dorso del corpo, e diverse modalità di scelta: dinamica, area estesa, punto spot o punto singolo. Nella pratica è veloce e senza dubbio preciso. Io non ho potuto fare a meno comunque di selezionarlo ogni volta a mio piacere con il joystick vista la prontissima risposta che questo offre. 
Se vogliamo trovare il punto debole dell’AF sta nella costanza e nella affidabilità in modalità AF continuo. Non c’è dubbio, a mio modo di vedere, che per la fotografia sportiva una reflex come D850 o D5, per rimanere in casa Nikon, siano decisamente più idonee a questo scopo. Ma in altre situazione che non vi vedano a bordo pista o fotografare azioni molto rapide, l’AF continuo della Z7 credo sarà sufficiente a quasi ogni altro scopo. 

Girando con la Z7 ho portato a casa sicuramente più scatti di quelli per cui è garantita la durata della batteria: Nikon dichiara poco più di 300 scatti io sono arrivato oltre i 400. E comunque la possibilità di ricaricare la nuova batteria via USB mi ha permesso di stare più che tranquillo semplicemente portando con me un power bank. A livello di connettività non manca nulla su questa mirrorless: Wi-Fi, Bluetooth, ingresso USB 3,1, presa HDMI, ingresso per microfono e uscita per le cuffie. La gestione tramite l’app SnapBridge, poi può tornare utile per scattare in remoto o semplicemente per scaricare le immagini sul proprio smartphone per poi condividere su ogni social. 

Nikon Z7: conclusioni

Se dovessi fare un elenco dettagliato delle cose che ho apprezzato sulla nuova mirrorless di Nikon e di quelle che mi hanno convinto meno direi che il primo sarebbe sicuramente più lungo del secondo. Provo quindi a riassumere qui in poche parole perché secondo me la Nikon Z7 è una mirrorless adatta anche ad un professionista e perché no. 

Parto dai lati positivi: il sensore full frame da 45,7 milioni di pixel è impressionante. La risoluzione è eccellente, ma lo è in generale la qualità d’immagine offerta. La stabilizzazione su 5 assi del sensore lavora molto bene e assicura scatti di ottima fattura anche in condizioni di scarsa luce. Il mirino! Il mirino è forse il migliore che abbia usato tra tutte le mirrorless fin qui provate. E la praticità del joystick per la selezione del punto AF è estremamente utile. Ce ne sarebbero molte altre ancora, ma chiudo con l’autonomia offerta dalla batteria che inoltre può essere ricaricata via USB: oggi tutte le fotocamere dovrebbero avere questa opzione di default. 

Passando agli aspetti che mi hanno convinto meno mi trovo davanti a questioni che se mai Nikon volesse potrebbe risolvere molto rapidamente: in primo luogo la risposta del sistema Tracking AF che forse non è al livello di alcuni competitor e che sicuramente è ancora distante dalle reflex professionali della casa. In JPEG l’intervento della riduzione del rumore è troppo eveidente alle alte sensibilità e infatti guardando i file RAW possiamo sicuramente considerare buoni anche gli scatti realizzati a 6400 ISO, mentre con i file JPEG non è lo stesso. Infine, citerei la mancanza di un display completamente articolato e il doppio slot per le schede di memoria. Va bene guardare al futuro, ma ad oggi lo standard è quello delle schede SD. 

In conclusione, davanti alla prima mirrorless full frame di Nikon, la Z7, non posso che ritenerla un’ottima fotocamera, in grado di competere sotto ogni aspetto con tutte le sue più dirette concorrenti e non solo. Certo, come sempre il primo modello di una serie non è perfetto, ma è senza dubbio l’inizio di una nuova era per Nikon. E le promesse di uno sviluppo di ottiche dedicate di alta qualità mi fa credere parleremo a lungo delle Nikon Z. In fin dei conti, però, vincerà la concorrenza con le Sony o la nuova Canon EOS R? Questo potrà dircelo solo il mercato. 

La prova della Z7: la prima mirrorless full frame di Nikon
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