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Nikon D500: una professionale in miniatura

È una sorta di piccola Nikon D5 dalla quale prende anche autofocus e sistema di esposizione. Ha un sensore formato Aps-C e scatta ben dieci foto al secondo

Presentata insieme alla ammiraglia D5, all’inizio dell’anno, ma arrivata solo ora nelle nostre mani, la Nikon D500 è assai più strategica per il produttore giapponese, rispetto alla top di gamma la quale, indubbiamente le ha rubato per un po’ di tempo la scena. Presto, statene pur certi, la nuova D500 si riprenderà lo spazio che le compete all’interno della gamma di reflex digitali della Nikon. Ma quale è questo spazio? È presto detto: la Nikon D500 è la naturale evoluzione di una serie di apparecchi che hanno fatto la storia del marchio poiché a metà strada tra l’amatore evoluto ed il professionista. Stiamo parlando della D100 prima e poi, successivamente di due apparecchi che sono stati punti di riferimento ovvero la D200 e la D300 (soprattutto la prima) quest’ultima anche nella versione s; caratteristica comune a questa serie sono il corpo macchina costruito come le professionali della casa, prestazioni eccellenti e consolidate senza puntare al massimo di pixel o altro ed una affidabilità notevole. Da tempo si aspettava un successore della D300s la quale ha ormai sette anni di vita e caratteristiche ancora affidabili ma superate tecnologicamente sia come sensore sia come autofocus e scatto a raffica. Quindi, dopo ben sette anni Nikon offre l’evoluzione della D300s e lo fa con una reflex ancora una volta con caratteristiche semi pro (in realtà è più pro che amatoriale) e prestazioni adeguate ai tempi. È un apparecchio che va in diretta concorrenza con la Canon EOS 7D Mark II, una reflex che nasce per il professionista della foto sportiva ma che è apprezzata dai fotoamatori più esigenti. Caratteristica comunque a queste due fotocamere è il sensore Aps-C invece che Full Frame, come si potrebbe ormai supporre in apparecchi di questa fascia, scelto apposta per rendere l’apparecchio più adatto alla fotografia sportiva e naturalistica. Vediamo come. 

La soluzione del sensore formato Aps-C, in un mondo che tende sempre più al sensore pieno formato, detto anche Full Frame ed equivalente come dimensioni al formato 24x36mm della pellicola fotografica 35mm, offre un in-dubbio vantaggio quando sull’apparecchio viene montato un teleobiettivo. A causa del fattore di moltiplicazione rispetto al Full Frame, la lunghezza focale viene moltiplicata per un certo fattore che, nel caso di Nikon, è pari ad 1,5x. Ciò significa che un normale zoom tele 70-300mm diventa, di fatto, un 105-450mm e così via. Nella fotografia sportiva significa acquistare obiettivi più leggeri e meno costosi: un comune 300mm f/4 diventa un potente 450mm di pari luminosità ed equivale quasi ai costosissimi 500mm f/4 utilizzati dai professionisti nella foto d’azione. Un fotografo naturalista con una coppia di buoni ma non esagerati teleobiettivi ottiene, nel formato Aps-C, lo stesso ingrandimento del soggetto di un collega che lavora con una Full Frame corredata di ottiche ben più pesanti e costose. E non stiamo parlando di sensori Aps-C amatoriali ma unità costruite apposta per queste fotocamere ed al top delle prestazioni. Tornando alla Nikon D500, oggetto di questa prova, la prima sensazione che si ha, impugnando il corpo macchina è che è stata assicurata una continuità con quell’aspetto solido ed efficace che ha fatto la fortuna delle precedenti reflex della serie. Telaio in lega leggera ed uso di metallo in parte dell’esterno si sentono immediatamente; ciò, unito ai rivestimenti ben realizzati ed alla disposizione razionale dei comandi, danno immediatamente l’idea di un apparecchio nato per lavorare ed anche piacevole da usare. Come peso ed ingombro siamo comunque nella media della categoria: apparecchi più grande ma non troppo rispetto alle migliori amatoriali. Delle precedenti Nikon serie Dxxx, a parte piacevolezza e robustezza, rimane poco. Tecnologicamente si è andati molto avanti tanto che la D500 può essere considerata una piccola D5, apparecchio con il quale, peraltro, con-divide sistema autofocus ed esposizione. Il sensore formato Aps-C è un 21 megapixel in tecnologia CMos coadiuvato da un processore d’immagine Expeed 5, lo stesso della Nikon D5, così come è lo stesso il modulo autofocus Multi-CAM 20K che utilizza 153 punti di rilevamento (99 sensori a croce) ed ha una sensibilità di rilevamento fino a -4EV con il punto centrale (-3EV con gli altri); per quest’ultimo valgono le stesse considerazioni fatte a proposito della Nikon D5 in quanto, velocità, precisione e reattività sono ai massimi livelli tra le reflex oggi in commercio e permettono di realizzare inseguimenti accurati con la messa a fuoco, di soggetti lanciati a forte velocità ed anche con traiettoria irregolare. Nell’uso pratico abbiamo apprezzato, in particolar modo, l’impostazione Auto della selezione dei punti che si rivelata molto efficace anche con l’autofocus continuo individuando subito il soggetto e seguendolo con precisione nel suo spostamento. Anche le altre modalità sono particolarmente efficaci, soprattutto quella 3D, ancor più adatta a soggetti in movimento così come quella a gruppi che concentra l’interesse dei punti di lettura verso una certa zona dell’immagine visibile. L’unica cosa, peraltro secondaria, che non ci è piaciuta è la luminosità dei punti Af attivi che risulta non particolarmente visibile in scarsa luce. Molto buona, verificato in pratica, l’identificazione rapida di volti presenti nella scena sui quali concentrare la messa a fuoco, in particolare nella modalità 3D; si tratta di una funzione che può essere attivata mediante una specifica impostazione. 

Il sistema d’esposizione, collegato anche al sistema autofocus, utilizza il modulo RGB con 180.000 pixel e sistema migliorato di riconoscimento della scena (Advanced Scene Recognition System) oltre all’anti sfarfallio che rende più costanti le riprese effettuate in luce artificiale. Nell’uso pratico abbiamo rilevato un comportamento corretto del sistema esposimetrico con una evidente accurata identificazione della situazione (ad esempio controluce) e successive contromisure. La D500 offre comunque sistemi alternativi di lettura dell’esposizione come l’interessante “Ponderata sulle alte luci”, fondamentale in alcune situazioni ove il soggetto ha una illuminazione ben più alta rispetto allo sfondo (ad esempio a teatro) e l’esposimetro non si deve far ingannare dal forte contrasto.

Nell’uso pratico, l’abbiamo impiegata più volte sempre con risultati di ottimo livello che, altrimenti avrebbero richiesto una correzione manuale dell’esposizione. Comandi e display sono da reflex di fascia alta, a cominciare dalla mancanza di una ghiera di selezione delle modalità, sostituita come nelle Nikon di prestigio, da una torretta con quattro pulsanti per le funzioni di ripresa principali collocata nella parte superiore a sinistra del pentaprisma. Si tratta di una soluzione che i nikonisti conoscono bene ed altrettanto efficace rispetto alla ghiera rotante con il vantaggio che non vi possono essere spostamenti accidentali. Sul retro, la disposizione dei comandi è anch’essa stile Nikon con l’aggiunta di un secondo controllo Joystick, oltre quello principale, a portata di pollice per la selezione rapi-da del punto Af. Il display è un bel 3,2 pollici, orientabile verso l’alto ed il basso (anche con un notevole angolo) con funzioni touch per la selezione del punto di fuoco oppure lo scatto durante il Live View. Al contrario della sorella maggiore, però, permette di scorrere le immagini in fase di riproduzione ed anche di ingrandirne un particolare toccando lo schermo con due dita ed allargandole; non è possibile l’impostazione di altre funzioni oltre quelle citate. E questo ci dispiace… Le prestazioni dello scatto a raffica, abbina-to al super veloce autofocus consentono alla D500 di scattare alla velocità di dieci foto-grammi al secondo mantenendo sempre a fuoco il soggetto.

Davvero impressionante è la reattività con la quale la fotocamera aggancia il soggetto e lo mantiene a fuoco nella sequenza. Tutto ciò dovrebbe diventare un nuovo punto di riferimento nella fotografia sportiva e d’azione; insieme al già citato fattore di au-mento della focale effettiva la velocità di questo apparecchio consente lunghe raffiche di ottima qualità. Il numero massimo dei fotogrammi è di 200 sia in Raw sia in Jpeg. Novità anche per quel che riguarda le comunicazioni con il mondo esterno. La Nikon D500 adotta infatti la nuova tecnologia Snapbridge mediante la quale la fotocamera è in costante collegamento con uno smartphone o tablet tramite un protocollo Bluetooth a basso consumo. Ciò significa che non bisogna collegare ogni volta lo smartphone alla fotocamera per scaricare le foto ma questa operazione avviene in tempo reale appena la foto è stata scattata. La memorizzazione di foto e filmati avviene su due schede di memoria alloggiate sul lato destro della fotocamera, una formato XQD (più veloce ma meno diffusa e più costosa) ed una SD. Utilizzando una scheda di qualità e molto veloce come la SD Toshiba Exceria Pro non abbiamo mai avuto problemi di rallentamenti in attesa della scrittura del buffer.

Novità anche nella sezione video la quale vede la presenza della registrazione in formato 4K, ormai una necessità per le fotocamere di categoria superiore che diventano sempre più appetibili per i videomaker oltre che per i fotografi. Per la registrazione del video la D500 impiega una scheda a scelta tra le due disponibili ed ha un limite di trenta minuti per ogni singolo filmato fino al completamento dello spazio totale della scheda. 

Quanto all’alimentazione, vista la mancanza di un flash incorporato e con un uso sporadico del Live View si ottengono autonomie molto interessanti; se invece si abbonda con Live View, video ed obiettivi con stabilizzatore, essa si riduce, ma non in modo così drastico. La Nikon D500 è disponibile nei negozi ad un prezzo che supera i 2300 euro solo corpo. Una cifra importante, ma per un apparecchio altrettanto importante.

Nikon D500: una professionale in miniatura
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