Editoriali

Tre baci della storia della fotografia. Storia e recriminazioni

Quando si parla della fotografia di un bacio ci si ricorda che qualcuno, chissà quando, ha ripreso una coppia che si baciava in pubblico. Ma… era New York o Parigi? In realtà, erano tutt’e due; due sono le fotografie di due fotografi e due le coppie che in tempi diversi si sono baciate per qualche ragione in mezzo ad una piazza. L’occasione per rilanciare il tema è proprio il giorno di San Valentino.

Il riferimento è alle fotografie battute all’asta WestLicht dello scorso novembre di cui vogliamo raccontarvi il dietro le quinte. Baci che raccontano gioia e allegria prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale. Due sono famosissime, la terza è poco conosciuta, ma molto più intensa e vera. E allora cominciamo da qui.

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Soldier’s Farwells at Pennsylvania Station, Alfred Eisenstaedt.

Penn Station. Nel 1943 in piena guerra il settimanale americano LIFE seguiva con attenzione l’evoluzione del conflitto illustrando gli eventi con le immagini dei suoi fotografi inviati ai fronti in Europa e nel Pacifico, ma non solo. In aprile, incarica Alfred Eisenstaedt (1898-1995) di sviluppare un tema delicato e drammatico come la partenza delle truppe per le zone di guerra. Uno dei punti di raccolta era la Pennsylavania Station, la grande stazione ferroviaria di Manhattan dove Eisenstaedt ha eseguito un gran numero di scatti in giorni diversi.

Sono immagini romantiche e tragiche che trasmettono con grande efficacia l’atmosfera di commozione attraverso atteggiamenti e tenerezze al momento dell’addio al loro uomo di centinaia di mogli e fidanzate. Scatti delicati, rispettosi delle emozioni in una situazione corale in cui il privato non esisteva più. Si davano l’ultimo bacio “davanti ai cancelli che portano ai treni, [tenendosi] stretti tra le braccia senza curarsi di chi guarda o di chi pensa” scriveva LIFE nel numero del 14 febbraio 1944 uscito un anno dopo e, non a caso, il giorno di San Valentino con alcune delle fotografie di Eisenstaedt per ricordare un dramma fatto di lacrime che bagnano divise, rassicuranti sorrisi e la promessa che “ritornerò”.

Per approfondire vale la pena di spendere qualche minuto qui: webodysseum.com

Times Square. Il 15 agosto 1945 alle ore 12:00 la radio di Tokyo trasmette la registrazione con la quale l’Imperatore del Giappone Hirohito, persa guerra, annuncia la resa incondizionata. A New York sono le 22:00 del 14.

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Times Square, 15 agosto 1945 ore 17:51, Alfred Eisenstaedt. Striscia fotogrammi, Getty Images.

La notizia si diffonde rapidamente e già nella mattina del 15, ben prima dell’annuncio ufficiale del presidente Truman delle 7 di sera, le strade di New York si riempiono di una folla festante. Alfred Eisentaedt lascia gli uffici di LIFE al Rockefeller Center per Times Square dove nota un marinaio che correva come impazzito “donando” baci alla prima ragazza che riusciva ad accalappiare. Fece degli scatti, ma sapeva che non lo avrebbero soddisfatto. Poi il colpo di fortuna: il marinaio ghermisce qualcosa di bianco che attira l’occhio del fotografo. E nasce in quel momento la fotografia nota come V-J Day Kiss (Vitctory over Japan, vittoria sul Giappone) che diventerà il simbolo della fine della Seconda guerra mondiale. La scena mostra un uomo in divisa, alto e robusto, che stringe come una morsa la sua vittima. La testa della giovane infermiera è bloccata dal potente avambraccio dell’uomo, il suo braccio sinistro ciondola impotente, la gamba piegata, quasi vezzosa da far pensare a un gradimento per l’omaggio ricevuto.

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Alfred Eisenstaedt, con le sue Leica. A colori, la Leica IIIa usata quel giorno e venduta nel 2000 all’asta WestLicht per 114.000 euro.

Fosse stata vestita di scuro non avrei scattato”, ricorderà il fotografo in un suo libro, “ma visto quel lampo bianco” che contrastava con divisa scura del marinaio, d’istinto gli dedicò quattro scatti in pochi secondi con la sua Leica IIIa, e quello famoso è il fotogramma #25. Detto fra noi, un vero miracolo sapendo che allora le Leica non disponevano della leva per l’avanzamento rapido della pellicola. Comunque, la fotografia fu pubblicata in un ampio servizio di LIFE (27 agosto 1945) sulle celebrazioni per la vittoria. E vale davvero la pena di godersi lo slide show di TIME per avere un’idea dell’imponenza di quella giornata.

Va detto che esiste una seconda immagine semi sconosciuta dell’evento. Accanto ad Eisenstaedt c’era il fotografo della U.S. Navy, Victor Jorgensen, che scatta da un’angolazione leggermente diversa. La fotografia vene pubblicata dal New York Times il giorno dopo, quindi ben 12 giorni prima di quella di Eisenstaedt. Fatto sta che fu questa a diventare famosa forse perché meglio utilizzata dal settimanale, ma soprattutto per l’inquadratura più felice. 

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La fotografia pubblicata dal New York Times, Victor Jorgensen.

Le rivendicazioni. La fotografia di Times Square è tornata alla ribalta lo scorso settembre alla morte di uno dei protagonisti. Ma chi era il marinaio e chi l’infermiera? Di solito i fotografi accompagnano i loro scatti con data, luogo e possibilmente con i nomi dei soggetti eventualmente ripresi. Nel trambusto di quel giorno Eisenstaedt non ebbe il tempo di farlo, del resto il luogo era inequivocabile…

La corsa all’identificazione era scattata a fine anni Settanta quando Edith Shain, allora ventisettenne infermiera nel Doctor’s Hospital di Manhattan, scrive a Eisenstaedt dichiarando di essere lei l’infermiera in camice bianco della fotografia. Racconta che quel giorno era corsa in Times Square con una collega dopo aver sentito alla radio (erano le 7 di sera) il presidente Harry Truman che confermava agli americani che la guerra era finita e che il Giappone si era arreso. Un marinaio che la vide sbucare dalla metropolitana, l’abbracciò stretta e la baciò.

Nel 1980 la mossa della Shain convinse LIFE ad invitare il marinaio ignoto a farsi riconoscere. Due mesi dopo, in ottobre, la redazione contò undici dichiarazioni di uomini e tre di donne: Greta Friedman, Barbara Sokol e Edith Shain. Di fronte ai troppi pretendenti (c’è chi parla di una quarantina di uomini e sei o sette donne) LIFE preferì abbandonare il caso. Seguirono invece polemiche, interviste televisive, interpretazioni diverse dei giornali. Babara Sokol sparì rapidamente e la sfida continuò tra l’igenista dentale Greta Friedman, austriaca emigrata negli Stati Uniti nel 1938, e Edith Shain infermiera d’ospedale a Manhattan. Passa il tempo e, nel 2008, la Shain sfila a Washington in camice bianco in una parata rievocativa da protagonista del bacio. Due antropologi, George Galdorisi e Lawrence Verria dopo interviste alle persone che appaiono nei vari scatti concludono che lei era anche molto più bassa della vera infermiera. Lo dimostrano molte fotografie scattate in occasione del sessantesimo anniversario.

Non solo per esclusione fu Greta Friedman l’involontaria protagonista del bacio a Times Square: la ventiduenne, indossava il camice tipico degli studi dentistici dell’epoca e aveva la statura compatibile con la fotografia. Nel 2012, racconta alla CBS di non aver notato il marinaio arrivare, ma di essersi sentita abbracciata all’improvviso: “Fu lui a baciare me!”, disse. Edith Shain morì nel 2010 a 91 anni; Greta Friedman lo scorso 16 settembre 2016 a 92 anni.

Se Greta Zimmer Friedman è stata individuata con certezza, con il marinaio ignoto c’è ancora chi continua a pubblicare un nome e chi un altro. Lois Gibson (loisgibson.com), famosa disegnatrice forense collaboratrice della polizia di Houston per gli indentikit, aveva sostenuto l’ipotesi Glenn McDuffie, che pur non facendo parte degli undici pretendenti, aveva reclamato il posto nel 2007. La Gibson dopo la misurazione di orecchie, cranio, polsi e delle forti nocche della sua mano, dopo aver scattato un centinaio di fotografie di lui in divisa abbracciato ad un cuscino nella posa dello scatto originale, certificò senza esitazione: “E lui!”. McDuffie aveva superato due sedute alla macchina della verità e fu l’unico a dare un nome ai marinai che appaiono nella fotografia. Imbarcato dopo i festeggiamenti del 15 agosto, seppe della storia solo dopo molti anni. Nel 2003, in occasione del suo 81mo compleanno, McDuffie viene riconosciuto come il marinaio del bacio in un intervallo di una partita a Houston tra Astors e Mets. Morì nel marzo del 2014 ed il New York Times lo ricorda nel necrologio per la Friedman come il vero marinaio.

Nel 1995, Carl Muscarello, ex-poliziotto del NYPD, affermò di aver aver baciato, piuttosto sbronzo, numerose fanciulle quel giorno aa Times Square. Sua madre però lo identifica per la macchia sulla mano “identica” a quella del marinaio. La Shain, che in un primo tempo lo aveva riconosciuto, smentì successivamente.

George Mendonsa e la fidanzata Rita raccontano di essere giunti a Times Square “verso le due” dopo aver visto un film al Radio City Music Hall. Lui, un po’ brillo dopo alcuni drink, vede la bella ragazza in bianco l’abbraccia e la bacia scambiandola per un’infermiera militare. Anche Mendonsa non seppe della fotografia se non per l’iniziativa di LIFE, 35 anni dopo quando fa causa al settimanale per la ripresa non autorizzata sostenendo che sarebbe di Rita il viso che spunta dietro la “sua spalla”. Alcuni volontari del Naval War College nel 2005 lo identificano dopo un’analisi con strumenti capaci di evidenziare cicatrici e tatuaggi. Mendonsa riconosce senza dubbi la Friedman, ma la sua testimonianza viene contestata da due professori di fisica della dell’università del Texas e uno della Iowa State University. Studiando l’inclinazione delle ombre nella fotografia collocano lo scatto di Eisenstaedt alle 17:51, ora che coincide con le lancette di un grande orologio che si intravede di scorcio sulla destra nella O dell’insegna BOND. Per cui: scatto avvenuto molto dopo la dichiarazione di Mendonsa e molto prima di quanto affermava la Shain. Ciò nonostante, il Washington Post, the Guardian, RollingStone ed altri giornali lo citano nel loro necrologio per Greta Friedman come il marinaio ignoto.

Parigi. Nel 1950 l’America passava un periodo di esagerata pudicizia tanto che nei film marito e moglie dormivano su letti separati. LIFE, forse per dare un po’ di pepe alle sue pagine assegnò a Robert Doisneau (1912-1994) un servizio per mostrare una città disinibita come Parigi dove “i giovani innamorati si baciano dove vogliono e nessuno sembra preoccuparsene”. Così reciterà il malizioso sottotitolo della rubrica Speaking of Pictures… di LIFE 12 giugno 1950.

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Le Baiser de l’Hotel de Ville. Robert Doisneau, 1950

Il 9 marzo, Doisneau si muove con la sua Rolleiflex nel quartiere latino. Si siede in osservazione al Le Villarsin uno dei café nei pressi del museo Rodin che, sarà un caso, ospita il famoso bacio in marmo scolpito nel 1889 dall’artista. Nota due ragazzi e capisce che prima poi si sarebbero baciati. Si tratta di Françoise Delbart, 20 anni, e Jacques Carteaud, 23, entrambi aspiranti attori presso la scuola di recitazione René Simon, proprio dietro l’angolo. I due studenti si lasceranno poco tempo dopo, Françoise sposò il produttore Alain Bornet, Jacques si ritirò in campagna a fare il viticultore.

La ripresa un po’ dal basso ha il tipico taglio Rollei ed è molto street con persone che passano, mentre i soggetti sono al centro della scena in un abbraccio gradevole quasi un Rodin ben vestito dietro il quale sbuca una vettura. Sullo sfondo si intravede la prospettiva del municipio, ciò che fa capire che Doisneau abbia scattato stando seduto in un café sulla Rue de Rivoli.

Il servizio fu pubblicato a doppia pagina, una fotografia grande di apertura e cinque più piccole tra cui Le Baiser de l’Hotel de Ville. Nel breve commento si legge che “il fotografo ha scattato fotografie non posate (…) a mezzogiorno quando uffici e università chiudono per pranzo (…) e tra le 5 e le 7 di sera quando i giovani maschi muovono i primi passi della campagna serale”. Ma la descrizione verrà contraddetta molti anni dopo dallo stesso autore.

Strapubblicata, la fotografia torna alla ribalta solo nel luglio del 1988 quando la rivista Telerama la ripropone in copertina. Subito alcune coppie, smemorate o truffaldine, reclamano di essere i soggetti del bacio. Nel 1992, più convinti sono Denise e Jean-Louis Lavergne che vanno in televisione per raccontare la loro storia che prevede un indennizzo di 500.000 franchi (90.000 euro) per essere stati fotografati senza permesso. In tribunale Doisneau, smentendo LIFE, spiegò che la fotografia era posata, anzi che tutto il servizio lo era proprio per evitare rivendicazioni in denaro. La storia diventa di dominio pubblico, ma le pretese cessano di colpo quando Françoise si fa avanti mostrando la stampa originale che Doisneau le aveva inviato con tanto di timbro. Allo stesso tempo scrisse che “la fotografia non è stata una posa perché noi ci stavamo baciando spontaneamente”. Ciò non impedisce alla giornalista Hélène Fouquet di svelare che nel 1993 anche la ex-attrice Françoise Bornet aveva richiesto a Doisneau 100.000 franchi più una percentuale sulle vendite dell’immagine.

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Robert Doisneau con Rolleiflex, Bracha L. Ettinger, 1992

A Rudolph Chelminski (Smithsonian Magazine, giugno 2005), Françoise racconta quel giorno. “Ci ha detto che eravamo carini e chiesto se l’avessimo rifatto davanti alla macchina fotografica. Doisneau era adorabile. Ci ha portato in tre luoghi diversi, abbiamo camminato ma è stato molto bello per noi. Tutto quello che dovevamo fare era di stare a 4 metri da lui e baciarci. Prima a Place de la Concorde, poi in Rue de Rivoli e infine all’Hotel de Ville”. 

Nell’aprile del 2005 Françoise Bornet mette la stampa di Le Baiser all’asta presso Artcurial Art Gallery di Parigi che la vendette per 155.000 euro ad un collezionista svizzero. Il valore di 8 volte superiore a quello battuto all’asta di Vienna (19.200 euro) per la stessa fotografia può stupire, ma il maggior prezzo della copia “svizzera” è dovuto al fatto che la stampa è vintage, di proprietà del soggetto a cui fu inviata personalmente dal fotografo. Chiamasi valore aggiunto.

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