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Storia

Topcon, la prima nella corsa all’esposizione TTL

Prima reflex 35mm TTL, la RE Super aprì la via al sistema che rivoluzionò la misurazione dell’esposizione

Se la marina imperiale del Giappone portò alla fondazione della Nippon Kogaku (Nikon) nel 1917, su richiesta dell’esercito, il primo settembre del 1932 nasce la Tokyo Kogaku Kikai Kabushiki Kaisha (Tokyo, società ottica) che diventerà famosa tra il pubblico con la reflex 35mm Topcon RE Super nel 1963. La società nasce con la fusione della divisione ottica di Seikosha (oggi Seiko) controllata dal gruppo Hattori produttore di orologi e pendole, con la Katsuma Kogaku fornitore della stessa Hattori. I primi obiettivi Tokyo Kogaku sono i due tripletti anastigmatici Toko e State forniti ai fabbricanti giapponesi a prezzi molto più bassi rispetto a quelli importati dalla Germania e il Simlar con schema Tessar.

Per l’esercito imperiale, invece, Tokyo Kogaku produce fotocamere per ricognizione aerea, vari strumenti ottici e mirini. Importanti gli obiettivi Simlar per riprese aeree con focali da 7,5 a 400mm in concorrenza con Nippon Kogaku con la quale copriva quasi il 50% delle richieste. Notevoli, i progetti per la fotografia notturna come i 50mm f/0,7 e f/1,5 dei primi anni Quaranta disegnati da Ryoij Tomita ispiratosi agli schemi Sonnar e Biotar di Zeiss.

Nel 1938 Tokyo Kogaku lancia la sua prima fotocamera, la Minion, una 4x5cm a soffietto per pellicola 127 dotata di obiettivo Toko 6cm e otturatore Seikosha. La società si specializza della produzione di otturatori centrali tipo Compur (1930) per passare ai famosi Copal Square a scorrimento verticale nel 1960.

Nel 1948, la Minion diventa una 35mm, mentre nel 1950, come molti altri marchi Tokyo Kogaku sforna diverse fotocamere biottica sullo stile Rolleiflex. Nel 1953 debutta la Topcon 35A ad ottica intercambiabile nel formato giapponese 24x32mm corredata di obiettivi Topcor 4,2cm f/3,5 e 8cm f/5,6. Tra il 1957 ed il 1960 le prime Topcon R reflex 35mm, manuali ma con mirino intercambiabile, vengono dotate dell’innesto a baionetta Exakta, una scelta non proprio felice sul lungo termine, ma che sull’immediato consentiva l’uso della vasta gamma di obiettivi delle diffusissime Exakta ad eccezione di quelli a preselezione in quanto il pulsante di scatto delle Topcon era posto a sinistra, mentre le Exakta era a destra.

Nel 1962, con tutti i principali marchi al lavoro sul sistema di misurazione dell’esposizione through-the-lens (TTL), Tokyo Kogaku allestisce in fretta e furia una minima produzione di Topcon RS manuali come anteprima della definitiva RE Super che sarà posta in vendita a maggio 1963 vincendo la corsa al TTL. La RS poteva montare un esposimetro separato al CdS che veniva accoppiato al bottone dei tempi,

La soluzione dei tecnici di Toshiba (gigante dell’elettronica e maggiore azionista di Tokyo Kogaku) è stata quella di incorporare le cellule al CdS nello specchio realizzando un reticolo di sottilissimi “solchi” semitrasparenti sull’intera area attraverso i quali misurare l’intensità della luce proveniente dall’obiettivo. La luce che giungeva allo schermo di messa a fuoco si riduceva del 7%, ma consentiva di mantenere la misurazione TTL anche con il mirino a pozzetto, accessorio. La misurazione, tuttavia, poteva essere falsata dalla luce proveniente dall’oculare tanto che, per evitarlo, una conchiglia di gomma era fornita di serie. 

Con la misurazione dell’esposizione a piena apertura, è necessario che si parlino tre fattori: sensibilità della pellicola, tempo di esposizione e luminosità dell’obiettivo. Allora, la soluzione non poteva che essere meccanica, e nella RE Super i dati giungevano al sistema fotometrico con tre catenelle e relative pulegge. Ciò detto, la storia ci stupisce ancora perché ci ricorda due brevetti per la misurazione della luce attraverso l’obiettivo di Karl Nüchterlein progettista di Ihagee (Exakta) datati 1935 e 1938. Per il resto la RE Super era una reflex dalle caratteristiche standard, ma predisposta all’uso del motore elettrico senza gli adattamenti richiesti dalle Nikon F.

Accanto all’ammiraglia, nel 1965 appare la Topcon RE-2 che costa un 30% in meno in quanto dotata di pentaprisma fisso, otturatore Copal Square, niente motore, ma sempre TTL. Accolta bene in Italia, non ebbe successo negli Usa e nemmeno in Giappone.

Nel corso della sua carriera la RE Super e seguenti, ha conosciuto minimi miglioramenti. Delle quattro versioni, ad esempio, solo l’ultima del 1972 disponeva di blocco dello specchio per ridurre le vibrazioni, funzione disponibile in quasi tutti i modelli della concorrenza, e godeva di una riduzione della corsa della leva di avanzamento a 135°. Ritocchi che passano alla Topcon Super D che affiancherà la RE Super per qualche mese restando in produzione poco più di due anni. A parte la nuova finitura brunita degli obiettivi, il blocco del pulsante di scatto ed il tettuccio rifinito in pelle nera, si è lavorato per risparmiare sui costi semplificando la meccanica e ricorrendo a componenti più economici come l’interruttore on-off di plastica sul fondello. La Super D fu fornita all’esercito e alla marina americane e all’FBI in poche migliaia di pezzi. Una scelta, però, che diede un notevole impulso alle vendite negli Stati Uniti.

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Il sistema Topcon nella pubblicità di Beseler

Nel 1973, l’ultima Topcon è la Dm, cioè la Super D in kit con il winder e dotata di un mirino pentaprisma più sporgente per la lettura del diaframma sulla ghiera dell’obiettivo. La Dm resta in catalogo ad esaurimento (1978) accanto a modelli popolari ma di scarso interesse come le automatiche ad ottica intercambiabile Unirex e IC-1 dotate di otturatore centrale.

Tra il 1977 e 1978, esaurita la spinta iniziale, la casa cerca di restare sul mercato con tre modelli più moderni: le Topcon RE 200/300 e la RM 300, quest’ultima, con innesto Pentax K. Sempre manuali, sono reflex personalizzate di Cosina (produttore per conto terzi). In seguito, Cima Kogaku produrrà la Cimko LS-1, ovvero la Topcon AM-1 ad esposizione automatica rimasta sulla carta e venduta anche con i marchi Exakta e Carena. Nel 1981 Tokyo Kogaku esce ufficialmente dal settore.

La RE Super e derivate erano robuste e di facile impiego. Il design semplice e squadrato, pare voluto da Beseler, potente importatore americano, indica una ricerca di bassi costi di produzione, per compensare quello elevato dell’esposimetro. Ricco il corredo di obiettivi e degli accessori (schermi intercambiabili, tubi e soffietti macro, magazzino da 250 pose), che non furono sempre disponibili.

Tokyo Kogaku, forse per scarsi capitali, ha seguito una strategia modesta. Non ha pagato l’aver puntato troppo a lungo sul fortunato progetto RE Super cambiando nome quando la concorrenza scommetteva sulla continua innovazione. In Italia, ebbe successo ben commercializzata dalla ditta Baumberger, ma esageratamente propagandata come la vera concorrente delle Nikon F Photomic. Alla fine, il pubblico fedelissimo non si riconobbe giustamente nei modelli Cosina e, di nuovi non se ne contarono molti. Nelle varie versioni si calcola che la RE Super sia stata prodotta in 3 milioni di unità.

Topcon, la prima nella corsa all’esposizione TTL
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