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Stenopeika 45SE2, il banco ottico pieghevole Made in Tuscany

Ha senso acquistare una fotocamera a corpi mobili, più comunemente definito come banco ottico, nel 2018? Le ragioni per farlo potrebbero essere principalmente due. La prima per utilizzarlo come un vistoso soprammobile, così da esibire in modo inequivocabile la nostra immensa passione per la fotografia. La seconda per tecniche e supporti che possono essere utilizzati solo su questo tipo di fotocamere.

Avete presenti per esempio la fotografia al collodio umido oppure la regola di Scheimpflug? Probabilmente, se non possedete un banco ottico, non ne avrete sentito mai parlare. Serve infatti un banco ottico per poter utilizzare come supporto una lastra di vetro, resa fotosensibile grazie a una soluzione di nitrato d’argento fissato tramite del collodio. Serve sempre un banco ottico per inclinare il piano di messa a fuoco secondo la regola di Scheimpflug, ottenendo un maggiore controllo della profondità di campo.

A questo punto se vi è venuta voglia di acquistare un banco ottico, tenete presente che oltre tutto non è così difficile trovarne uno. C’è un’ampia scelta sia sul mercato dell’usato che su quello del nuovo. Infatti nel 2018 vengono ancora progettati e costruiti nuovi banchi ottici in tutto il mondo, compreso il nostro Belpaese. In Italia ci sono infatti alcuni artigiani che costruiscono a mano banchi ottici, come il pistoiese Samuele Piccoli, ideatore del banco ottico che vedete in queste pagine. Si tratta della Stenopeika 45SE2, un banco ottico pieghevole, folding secondo la terminologia anglosassone, capace di ospitare dorsi in formato 4×5”.

CORPO MACCHINA

La Stenopeika 45SE2 è realizzata in ergal e legno di iroko macchiato ciliegio. Trattandosi di un prodotto artigianale, si può richiedere l’utilizzo di legni diversi così come di materiali come la fibra di carbonio, al fine di rendere l’insieme ancora più leggero. Il vantaggio di usare un banco ottico pieghevole consiste infatti nell’avere una maggiore facilità di trasporto. Richiuso misura infatti 27x27x13,5cm, con un peso di 3.1kg: non proprio un peso piuma, ma comunque trova spazio facilmente in qualsiasi zaino fotografico.

Il passaggio poi da richiuso a pronto all’uso risulta facile e veloce grazie a un ingegnoso sistema di aggancio magnetico, sfruttato sia per il soffietto che per entrambe le standarde. Il cambio ottica risulta altrettanto rapido, grazie a un fermo meccanico a scorrimento. Serve ovviamente dedicare qualche minuto per fissare inizialmente l’ottica alla piastra. Nel mio caso ho utilizzato un Rodenstock Geronar 150mm f/6.3, ovvero quasi un’ottica normale sul formato 4×5”, considerando la diagonale di 161mm. Serve un po’ di pazienza anche per il dorso Polaroid 405, destinato all’uso con pellicole istantanee a strappo, come la Fujifilm FP-100C che ho utilizzato per gli scatti di prova. La pazienza è necessaria per via dello spessore del dorso, che rende difficoltoso l’inserimento dietro il vetro smerigliato.

Certamente le tante manopoline distribuite su tutto il corpo della Stenopeika 45SE2 possono mettere inizialmente in difficoltà, anche perché al momento il suo progettista non ha pubblicato un manuale di istruzioni. Il neofita dovrà magari farsi aiutare da qualche esperto o dai vari tutorial disponibili in rete. Mentre chi conosce già le possibilità offerte da un qualsiasi banco ottico, dopo qualche tentativo riesce facilmente a individuare la giusta manopolina da sbloccare per ogni movimento.

ESPERIENZA D’USO

Dallo zaino al treppiedi in meno di due minuti. Certo, se si fosse trattato di una reflex avrei parlato di secondi e non di minuti, ma per un banco ottico pieghevole è comunque un tempo davvero ridotto. Specialmente perché tutte le operazioni successive ci porteranno via molto più tempo.

Tanto per iniziare inquadrare e mettere a fuoco con un banco ottico non è affatto semplice. L’immagine rovesciata sia in verticale che in orizzontale e la granulosità tipica del vetro smerigliato richiedono calma e pazienza. Proprio per questo si apprezza il doppio metodo di controllo della messa a fuoco offerto dalla Stenopeika 45SE2. Possiamo infatti sbloccare del tutto il binario della standarda anteriore, ottenendo così una messa a fuoco veloce. Possiamo poi utilizzare una vite a corsa lunga, ottenendo così una messa a fuoco di precisione.

Se invece vogliamo sperimentare basculaggi e decentramenti, potremo anche apprezzare l’ampiezza dei movimenti possibili sulla Stenopeika 45SE2. Mi sono infatti imbattuto prima nei limiti della copertura dell’ottica, piuttosto che nei limiti dei movimenti delle due standarde.

I risultati

Un caricatore di Fujifilm FP-100C contiene dieci fotogrammi. Dopo le mie prove mi sono trovato con 5 foto buone, indice che la Stenopeika 45SE2 svolge egregiamente il suo lavoro, anche in situazioni complesse. Non mi sono limitato infatti a fare solo i classici paesaggi e ritratti: mi sono anche avventurato in situazioni di architettura e still life dove erano necessari i movimenti sia di decentramento che di basculaggio.

Nella fotografia di architettura ho evitato in particolare di inclinare verso l’alto la fotocamera, fatto che avrebbe comportato la deformazione prospettica degli edifici. Ho invece sfruttato il decentramento, che permette di spostare l’inquadratura mantenendo sempre il corpo macchina in bolla.

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Nella fotografia di still life ho invece volutamente posto il soggetto su un piano inclinato rispetto alla fotocamera. Per avere il soggetto interamente a fuoco avrei dovuto chiudere di molto il diaframma, al fine di ottenere una sufficiente profondità di campo. Ho però preferito sfruttare il basculaggio, in modo da avere secondo la regola di Scheimpflug la piena messa a fuoco del soggetto indipendentemente dal diaframma utilizzato.

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Conclusioni

Molti pensano che fotografare con il banco ottico sia inutilmente complicato. Ma gli sfugge che la complessità è dovuta alle tante possibilità che ci vengono offerte. Possibilità dei movimenti, possibilità di scelta del supporto.

In particolare quest’ultimo è uno dei punti di forza delle fotocamere a corpi mobili. Possiamo usare pellicole istantanee, pellicole piane, pellicole in rullo, carta autopositiva, lastre in metallo o vetro, dorsi digitali: in pratica qualsiasi cosa sia sensibile alla luce! Questo rende il banco ottico una fotocamera senza tempo, attuale un secolo fa così come tra cento anni.

Quindi anche se in tanti hanno pianto per la decisione della Fujifilm di interrompere la produzione della FP-100C, un supporto eccezionale visto che restituisce sia la stampa istantanea che la pellicola negativa, resta indubbio che un banco ottico come la Stenopeika 45SE2 può regalare oggi come domani tante splendide fotografie.

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