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Se nessuno dovesse vedere questa foto, la scatterei comunque?

Ranthambore, India – Oggi ho visto una tigre per la prima volta in vita mia. Ero su una jeep sulle strade sterrate di un parco nazionale in India e quando siamo arrivati al fiume, era lì, davanti a noi, elegante, misteriosa, bellissima. Cammina lentamente verso di noi e si ferma a due metri da me fissandomi negli occhi, intensamente, come se volesse che la guardassi. Invece di fissarla a mia volta e godermi quell’istante, ho preso in mano la macchina fotografica e ho iniziato a scattare – non avevo scelta, stavo lavorando. Nel giro di pochi secondi scompare nel bosco e a me non rimangono che un paio di scatti mediocri e l’amarezza di essermi persa un momento incredibile che forse non si ripeterà mai più.

india tigre

Uno dei pochi scatti alla tigre

È stato quasi come se non l’avessi mai vista, come se non fossi nemmeno stata lì. Quando sono tornata in hotel mi sentivo inquieta, non riuscivo a scrollarmi di dosso l’amarezza della mattina e una domanda che non mi sono mai fatta prima ha iniziato a tormentarmi:

“La fotografia mi sta impedendo di vivere la mia vita appieno?”

 

Quando lavoravo come fotografa di moda non ho mai avuto questi pensieri. Prendevo in mano la macchina fotografica solo quando ero sul set e la lasciavo a casa in qualsiasi altra occasione. Ma ora che viaggiare è diventato un lavoro a tempo pieno sono quasi costretta a guardare la vita attraverso il mirino. La fotografia di viaggio è fatta per lo più di attimi catturati, non si sa mai quando un’immagine apparirà di fronte ai nostri occhi; quindi lasciare la macchina fotografica a casa non è un’opzione. La paura di perdersi qualcosa di importante è troppa e di conseguenza devo averla con me 24 ore su 24, dall’alba al tramonto! Ma così facendo, sono sempre impegnata a scattare e non riesco mai a vivere pienamente i bellissimi momenti di cui il viaggio è fatto, perché la macchina fotografica si frappone sempre tra me e la scena.

 

La fotografia è per me sia una benedizione che una maledizione. Senza di essa non sarei in grado di vivere il tipo di vita che vivo, viaggiando costantemente e avendo la fortuna di vedere ciò che di bello il mondo offre. Ma allo stesso tempo la fotografia stessa mi impedisce di godermi a pieno questo tipo di vita. Essere fotografa a volte vuol dire dover sacrificare il presente per il futuro. Perdendosi i momenti in sé per creare ricordi di un istante mai vissuto del tutto. Questo non è un problema che hanno solo i fotografi, anzi penso che oggi più che mai, in questa realtà governata dai social media e dalla condivisione, questo argomento colpisce ancora di più chi le fotografie non le fa per professione.

Ultimamente, durante i miei viaggi, mi sono accorta di provare invidia per chi non deve fare foto e può invece rilassarsi e godersi il momento liberamente. E allo stesso tempo mi fa quasi arrabbiare vedere tante persone talmente perse nel farsi foto inutili con i loro selfie stick che non si prendono nemmeno la briga di guardare la bellezza che hanno davanti, buttando via la fortuna di godersi un momento magico. E per cosa? Per avere un ricordo da guardare in futuro o forse per avere prove visibili che dimostrano “io ero qui”? Non sarebbe meglio ESSERE lì e vivere il momento, invece di buttare via quella fortuna per una foto probabilmente sfuocata e di bassa qualità? Forse non tutti i momenti dovrebbero trasformarsi in una fotografia. A un certo punto dovremmo mettere giù i nostri smartphone e le nostre macchine fotografiche e iniziare a usare i nostri occhi e i nostri cuori. 

Forse, dovremmo chiederci: “Se nessuno dovesse vedere questa foto, la scatterei comunque?

Se nessuno dovesse vedere questa foto, la scatterei comunque?
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3 Commenti

3 Commenti

  1. Giorgio De Polo

    25 aprile 2017 at 1:41 pm

    Ciao,
    innanzitutto spero non ti dispiaccia se ti do del tu! Ho letto (e riletto, e riletto…) con molto interesse il tuo articolo e, se permetti, vorrei fare alcune considerazioni (non critiche!).

    Facendo le dovute proporzioni, quando riesco a dedicarmi tempo libero (quantitativamente parlando si parla di circa tre-quattro volte al mese.. purtroppo), il mio primo pensiero è quello di prendere la macchina fotografica e cercare, nei pressi dei luoghi dove abito, di vedere le cose in maniera diversa, di cercare qualcosa che mi provochi emozioni, anche nelle cose più comuni o banali. Certo la mia è una passione alla quale posso dedicare il tempo che riesco a ritagliarmi e non una professione, ma non c’è niente di meglio (o quasi..) che riesca a farmi stare veramente bene.

    Per come vivo io la cosa, la macchina fotografica deve essere un tramite, non una barriera che si pone tra noi e le emozioni che vorremmo trasmettere e soprattutto ricevere. Non voglio fare il supponente, lungi da me non è questo che voglio dirti, ma quando scatto cerco di farlo partendo dal cuore attraverso gli occhi, usando come “oggetto di transizione” la macchina fotografica! Probabilmente non sempre riesco in questo, ma l’importante è come mi sento io, cosa riesco ad avere in tutto questo.

    Sono d’accordo con te quando parli di gente impegnata a farsi selfie, quando hanno intorno a loro bellezze straordinarie delle quali non riescono a cogliere niente.. peccato, problemi loro!

    Quindi tornando alla domanda di partenza: “Se nessuno dovesse vedere questa foto, la scatterei comunque?” la mia risposta è ferma e decisa.. sì! 🙂

    Scusandomi per la lunghezza, nella speranza di essermi spiegato bene e facendoti i complimenti per il tuo splendido lavoro, ti saluto e ti ringrazio per lo spunto di riflessione!

    Ciao, Giorgio

    • Sara Melotti

      27 aprile 2017 at 6:23 pm

      Ciao Giorgio,
      Ti prego dammi del tu se no mi sento vecchia 😉 Grazie mille per aver condiviso i tuoi pensieri con noi!

      E’ molto bello che la fotografia ti dia quel tipo di emozione, non c’è sensazione migliore di quel sentire dentro che si sta facendo ciò che più si ama!

      Che bella questa frase “quando scatto cerco di farlo partendo dal cuore attraverso gli occhi, usando come “oggetto di transizione” la macchina fotografica!” non potevi metterla in maniera più poetica. E la fotografia dovrebbe essere anche poesia infatti! Io sento questo tipo di sensazione solo quando faccio i miei ritratti di viaggio, mi serve una persona davanti per arrivare a quel livello emotivo! Questi ormai per me sono gli unici momenti in cui non mi sembra di star ‘perdendo il momento’, quando c’è un trasferimento di emozione.
      Mi fa veramente felice che la tua risposta invece sia cosi decisa! Cheers to that! Grazie ancora per esserti fermato a pensare a questa domanda e ti auguro tantissime belle cose 🙂

      Sara

      • Giorgio De Polo

        3 maggio 2017 at 9:14 pm

        Ciao Sara,
        grazie di cuore per la tua risposta. Giovane e con una carriera spettacolare davanti a te, ti auguro il meglio!

        P.S.: se vuoi facciamo cambio di età… 🙂 🙂 🙂

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