Lumix GH5
Test

Panasonic Lumix GH5: la prova in strada

di Matteo Curti

Arrivo tardi perché è uscita da mesi, ma finalmente durante le vacanze di Natale ho avuto modo di provare la Lumix GH5, il modello di punta fra le mirrorless di Panasonic. Nel corso degli anni la serie GH è sempre stata un riferimento importante per chi avesse voglia di girare video con ambizioni professionali, e quest’ultima nata aggiunge tantissima carne al fuoco alle prestazioni della già notevole GH4.  

È potente, registra il 4.2.2 su scheda interna, è stabilizzata tanto da sembrare una steady ma l’unica domanda che mi è stata fatta da chi (un po’ competente) me la vedeva in mano, riguardava la questione cruciale legata alla profondità di campo e alla gestione della luce. Questo però è uno scontro filosofico che contrappone il micro 4/3 al full frame e descrive, nelle infinite pieghe della disputa, due scuole di pensiero che difficilmente troveranno un compromesso.

Qui stiamo parlando di uno strumento possente, che offre un girato ricchissimo di informazioni e che eclissa le rivali nella sua categoria, a patto di poter controllare la luce della scena ripresa.

Lumix_GH5 - Matteo Curti

COSA MI È ARRIVATO

Nella scatola c’era il corpo macchina e un 12-60MM f/2,8-4, più naturalmente batteria, caricatore, cinghia e cavo USB-C, per passare dalla scheda al computer con una velocità impressionante. La GH5 è leggermente più grande della GH4, è fatta in magnesio, è solida e tropicalizzata. Dal modello precedente non ha ereditato il flash, ma ha un joystick che velocizza le scelte sul menù e ha confermato il comodissimo monitor touch orientabile che permette, tra l’altro, di controllare la ripresa anche quando ci si trova di fronte all’obiettivo.

Il crop 2X permette alle ottiche di essere molto maneggevoli e leggere, e questo (equivalente) 24–120mm, sufficiente per fare praticamente tutto, resta leggero e comodissimo.

PRIMO APPROCCIO

È tutto molto intuitivo e anche senza leggere il manuale si arriva immediatamente ad una buona confidenza. La batteria ha bisogno di circa 4 ore per arrivare al massimo della carica, ma il caricatore spartano continua ad avere un solo led di “in carica”/”non in carica” e non dice le percentuali, quindi si aspetta alla cieca che il tempo passi. La disponibilità della batteria è generosa e, se non si ha l’ansia di riguardare frequentemente foto e video nel display, con una carica si va avanti a riprendere per ore. C’è un doppio alloggiamento per la scheda SD, i tasti funzione, se premuti per un paio di secondi, attivano il menù (chiarissimo e ordinato) da cui scegliere l’impostazione che si vuole assegnare. Rispetto alla GH4 il tasto di avvio riprese è stato spostato in alto, prima era a portata di pollice destro e forse era più comodo. Il display è superbo, capace di mille inclinazioni, reattivo al tatto e molto contrastato (e ancora visibile anche quando è illuminato dal sole). Buona la connettività wi-fi e bluetooth, l’app garantisce un collegamento piuttosto solido, ci sono ovviamente anche ingresso microfono, uscita cuffie e connettore HDMI grande a testimoniare la vocazione di macchina per videomakers.

LE FOTO

Immagino che Panasonic abbia voluto passare da un sensore con 16 megapixel a uno che arriva a 20,3 per aggiungere alla comprovata qualità video anche delle belle foto dettagliate, ma a mio avviso la GH5 bisogna continuare a considerarla più per i filmati che per le fotografie.

In ogni caso di tecnologia ne hanno messa molta e il passo in avanti rispetto alla GH4 è interessante. Raffiche da 8 scatti al secondo, la possibilità di fare video in 6K per scegliere quali fotogrammi da 18 megapixel estrarre, il comodo post focus (come tutte le Lumix touch screen) per stabilire in un secondo momento cosa sfocare e cosa lasciare nitido. In condizioni di buona luce la messa a fuoco è praticamente istantanea e in manuale il peaking è molto preciso. L’aver aggiunto altri megapixel ad un sensore già piccolo è un vantaggio nelle giornate di sole, ma complica un po’ la questione della luminosità al chiuso o di sera – e con gli ISO non si deve esagerare: sopra i 6400 meglio non andare, io ho preferito rimanere al massimo intorno ai 1600 per avere dei file lavorabili senza dover combattere in nessun modo con il rumore. Ho avuto delle sorprese dal bilanciamento automatico del bianco che tendeva molto al blu, ma a dire il vero soltanto al chiuso e con luci artificiali: lì ho scelto manualmente la temperatura giusta, ma avrei potuto risolvere rifacendo la procedura automatica e puntando l’obiettivo da un’altra parte nello stesso ambiente.

IL VIDEO

C’è poco da fare, la GH5 nasce per fare questo e i numeri dicono che lo fa meglio delle rivali nella sua categoria. Da un certo livello in poi diventa solo una questione di gusto, le schede tecniche sono online ovunque, quindi qui mi limito soltanto alle mie impressioni a caldo: ha un 4K a 60 fotogrammi che lascia senza parole per qualità e nitidezza, un rolling shutter praticamente inesistente anche quando lo si cerca appositamente, tre le stabilizzazioni possibili (ottica, sensore e digitale) che se usate insieme fanno scorrere su binari immaginari le riprese fatte a mano. Anche il microfono interno fa un gran lavoro concentrandosi sulle voci e attenuando il rumore di fondo, il tracking del fuoco non è infallibile ma è buono ed è un piacere riguardare il girato per sorprendersi puntualmente di cosa sia stata capace questa belva in miniatura. Non scalda, non prosciuga le batterie, gira in v-log (app da comprare a parte) e immagazzina così tante informazioni sui fotogrammi che anche la postproduzione più pesante non intacca la qualità finale. Avrà anche un sensore piccolo, ma con la GH5 si fa sul serio: per video musicali, spot o cortometraggi (e in tutte le situazioni in cui è possibile controllare l’illuminazione) rappresenta un ottimo compromesso fra resa e spesa, dove ottimo significa che con ottiche appropriate e un po’ di cura si può arrivare ad una grazia cinematografica.

SI MA…

Potrei parlare per ore di quanto mi abbia sorpreso il girato ottenuto da questa macchina, e di quanto sia accontentata la necessità di offrire foto da buon amatore e contemporaneamente video sbalorditivi, ma nella testa di molti resterà ben fermo il dubbio legato alla dimensione del sensore, alla luce che è in grado di raccogliere e alla quantità di pixel che sono stati aggiunti rispetto al vecchio modello. Il problema non è della Lumix GH5, ingegnerizzata con grande raffinatezza, ma di chi vuole tutte le alternative racchiuse in un solo strumento: la coperta è sempre corta, non esiste ancora una macchina che faccia ai massimi livelli e senza compromessi sia foto che video. L’unica è conoscere le proprie esigenze, il proprio gusto e scegliere di conseguenza i ferri del mestiere.

Un sensore piccolo non restituirà mai lo sfocato di un full-frame, ma ha dalla sua velocità di messa a fuoco e nitidezza che il pieno formato raggiunge solo spendendo ben altre somme. Se hai voglia di far galleggiare il protagonista delle tue riprese in una nebbia cremosa e indistinta, se il tuo stile prevede una profondità di campo cortissima, forse è meglio cercare un sensore più grande. Al contrario se il tuo set è ben illuminato e hai bisogno di essere efficace, leggero e con ottiche poco ingombranti, quella di Panasonic può essere la scelta giusta: matrimoni, corti, produzioni indipendenti o progetti ambiziosi, in uno zaino hai tutto quello che serve per fare le cose in grande, e che fino a pochi anni fa andava trasportato con un furgone. Infine, per tornare all’inizio, c’è un vantaggio nell’esser arrivato così tardi a parlare dell’ammiraglia Lumix: gli ingegneri hanno ascoltato le richieste degli utenti e infatti è appena stata presentata una novità per il mercato. Al CES di Las Vegas, in corso in questi giorni, è stata presentata la nuova GH5, ma con una S in più nella sigla, che sta ad indicare una maggiore sensibilità alla luce (arriva a 51.200 ISO) quindi prestazioni migliori di notte o al chiuso. La differenza principale la troviamo nella quantità di pixel sul sensore, che comunque rimane micro 4/3: si passa da 20 a 10 megapixel, ma pixel più grandi catturano più luce. 

Questa potrebbe davvero essere una rivoluzione per la debolezza congenita della serie GH ma resta inteso che la GH5s dovrà rinunciare ad altre qualità che invece celebrano la GH5 come regina nell’uso misto. Ed è proprio per questo che di recente Panasonic aveva presentato anche un’altra sorella della GH5, la Lumix G9 che invece è chiaramente votata più al lato foto, a confermare il fatto che una vera ibrida forte sia nel comparto fotografico che in quello video è davvero difficile da realizzare. 

Perché è vero: la coperta resterà pure corta per definizione, ma gli appassionati dei prodotti che nascono ad Osaka hanno iniziato a credere ad un futuro (più) luminoso.

Panasonic Lumix GH5: la prova in strada
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