Storia

Mamiya ad ottica intercambiabile: la rivale di Rollei

Le biottica Mamiya, fanno parte di in una gamma diversificata di 150 modelli dalle reflex 35mm alle professionali 6x7cm

Il 10 maggio 1940 Mamiya Koki Seisakusho viene fondata da Tsunejiro Sugawara, il finanziatore, e Seiichi Mamiya, il progettista. In quel momento Hitler era appena arrivato a Parigi mentre il Giappone era in guerra con la Cina per proteggere le sue fonti di approvvigionamento di materie prime e petrolio in Manciuria. Il futuro non prometteva bene, ciò nonostante i due soci realizzarono la Mamiya Six (I) a soffietto, un prototipo 6x6cm dotato di un telemetro che invece di eseguire la messa a fuoco con l’obiettivo, agiva sul piano focale mobile.

Scoppiata la guerra con gli Stati Uniti, da fine 1941 le industrie della fotografia sono autorizzate a produrre solo quanto possibile con i componenti di scorta. Inoltre, si comincia a proibire di fotografare, mentre è subito vietato scattare panoramiche da un’altezza oltre i 20 metri. I fotografi, però, continuano a lavorare nascondendo le fotocamere in borse o sotto i vestiti e passando alle fotocamere 35mm.

Una produzione ridotta continua per alcuni mesi con la Mamiya Six III, poi l’industria ottico-fotografica sarà impegnata esclusivamente nelle forniture militari. Il mercato crolla anche perché le tasse sulle fotocamere nel 1944 arriveranno al 120%.

Negli ultimi mesi di guerra, Mamiya vede distrutta la fabbrica nel quartiere di Hongo a Tokyo, per cui acquista un edificio a Setagaya nella zona ovest della città per produrre con le parti sopravvissute fotocamere che vengono vendute solo agli occupanti americani. Mancano gli otturatori della Chiyoda, e Mamiya comincia a produrli da sé. Li fornisce anche a Olympus in cambio di obiettivi.

 

Nel 1948 con la Mamiyaflex Junior nasce la prima della lunga serie di fotocamere biotticamedio formato accanto alla quale viene aperta una linea per fotocamere 35mm a telemetro fino alle reflex e microcamere da 16mm.

Nel 1951 cambia nome in Mamiya Camera ed il salto di qualità nel medio formato avviene nel 1956 con la Mamiyaflex C ad obiettivi intercambiabili: i Sekor 80mm f/2,8, 105mm f/3,5 e 135mm f/4,5, messa a fuoco anche ravvicinata con soffietto allungabile.

La C2 (1958) offre il doppio bottone per la messa a fuoco, il mirino intercambiabile e due obiettivi da 65 e 180mm. Dopo quattro anni la la C3 viene dotata di avanzamento pellicola a manovella, contapose automatico e blocco contro le doppie esposizioni. Nuovi obiettivi arricchiscono il sistema, lo standard è il nuovo Mamiya-Sekor 80mm con otturatore

Seikosha-S da 1 a 1/500 sec. e posa B. Con la C33 del 1965 dotata di correzione automatica della parallasse, la manovella di avanzamento arma l’otturatore e il dorso intercambiabile consente l’uso di pellicola 220 da 24 pose. La C22 è una C2 migliorata e più leggera; da questa derivano la C220 e la C220 F.

Con la Mamiyaflex C330 Professional del 1969 la serie termina. Derivata dalla C33 è dotata di schermi di messa a fuoco intercambiabili mentre l’obiettivo di visione è dotato di un diaframma per il controllo visivo della profondità di campo. Nel 1976 e poi nel 1983 seguiranno la Professional C330 F e la C330 S alleggerita con un’indice nel mirino che indica la compensazione della parallasse.

Con l’arrivo del digitale, nel 2001, Mamiya lancia la 645DF medio formato con dorso digitale che condivide con Leaf.

A fine 2015, Phase One acquista il 100% di Mamiya, ricerca, design e produzione.

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