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Lino Manfrotto. 1937-2017

Un successo industriale italiano, più precisamente veneto. È quello di Lino Manfrotto che da amatore a fotografo, da piccolo imprenditore a grande industriale ha saputo esportare in mezzo mondo i primi stativi, i primi treppiedi e, per semplificare, tutto quanto si possa immaginare necessario in una sala di posa o in location. La leggenda di Lino Manfrotto racconta che insoddisfatto del treppiedi che usava, decise di farsene uno da sé; solo che non è leggenda. 

 Nel 1972 fonda la sua società con un prima fabbrica, nel 1974 espone i primi treppiedi Triminor alla Photokina di Colonia e all’edizione successiva incontra l’uomo che farà scattare la scintilla, il suo big bang verso l’America. Lester Bogen è il primo importatore di materiale fotografico professionale degli Stati Uniti. Alla Photokina, lo incontra il primo giorno e all’ultimo gli chiede il volume degli imballi dei suoi prodotti. Panico. Ottenuti i dati mister Bogen prende la calcolatrice e poi fa un ordine da migliaia pezzi, o quanti bastassero a riempire due container. Manfrotto ha sempre detto che quell’uomo era stato il suo vero mentore.

Lino Manfrotto, Bassano 1992. GF

La crescita costante di Manfrotto+Co con il socio Gilberto Batocchio, il progettista, si arricchisce di marchi, prodotti e acquisizioni come quella di Gitzo il concorrente francese produttore dei treppiedi di alta e altissima gamma; e come la stessa azienda di Bogen. Nel 1986 la ditta aveva 6 fabbriche nel bassanese ed altre a Feltre. Tre anni dopo, con una brillante operazione finanziaria cede l’azienda all’inglese Vitec Group di cui diventa il singolo maggior azionista. Oggi, Manfrotto ha due stabilimenti che danno lavoro a 700 dipendenti.

Tra le sue passioni le cose belle e i libri. Diventa “libraio” perché l’acquisto del Palazzo Roberti a Bassano lo pone di fronte ad un vincolo del Ministero, una libreria sotto sfratto. Manfrotto non si scompone, rileva la licenza e restaura la libreria che affida alle figlie Lavinia, Lorenza e Veronica. Lino è scomparso il 5 febbraio a Bassano. Alla moglie Elena, Abramo e le tre figlie il ricordo affettuoso di un vecchio amico.

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