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L’elogio della luce di Gianni Galassi

Architettura e fotografia, due mondi paralleli che si unisco nelle fotografie di Gianni Galassi

Fino a fine febbraio presso la galleria Fondaco degli Angeli a Venezia, della Fondazione Wilmotte, sarà possibile gustarsi la mostra del fotografo Gianni Galassi “Elogio della luce – Visioni del razionalismo italiano”.  Un lavoro pensato ad hoc per la Fondazione che comprende 36 fotografie in bianconero di diversi formati, che trae ispirazione da Le città invisibili di Italo Calvino e che è stato realizzato a Roma e dintorni. Galassi inizia questo lavoro prendendo degli appunti visivi durante le sue passeggiate a piedi o in bicicletta ma con al collo, quasi sempre, la sua Leica M Monochrom per scoprire quale sia la migliore angolazione e il miglior momento della giornata per scattare. Solo così, con una pianificazione puntigliosa, il fotografo sarà pronto poi a portarsi a casa subito lo scatto giusto, rigorosamente in bianconero, aiutato da qualche filtro. Il motto “less is more” di Mies van der Rohe torna spesso nei lavori di Galassi, sia dal punto di vista operativo che poi, soprattutto, da quello delle fotografie che ci propone. Pulite e precise, dalle proporzioni perfette ma al tempo stesso taglienti e ricche di richiami a grandi autori, non solo della fotografia. La luce e le forme che riempiono ogni fotogramma racchiudono storie del passato ma estremamente attuali, racconta di atmosfere sospese, di antico e moderno. Come quasi solo uno scultore potrebbe fare. 

 

“La fotografia di Gianni Galassi riconosce all’architettura un’anima e ce la restituisce in paesaggi diagonali in cui il tempo risulta evidentemente verticale, e qui la fotografia si pone come ponte per il cambiamento e non arte del ricordo o della celebrazione”

Con queste parole Laura Ginapri presenta il lavoro di Galassi, raccontando come “Architettura e fotografia si incontrano per abitare il mondo” e “come il rapporto tra arte e città risulta oggi fondamentale per poter rendere davvero vive le città storiche nella loro verità e bellezza, salvandole dalla politica della finta comunicazione o dalla mancanza di una progettualità che tenga conto della vita quotidiana dei suoi abitanti”. 

 

 

L’elogio della luce di Gianni Galassi
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