Leica CL
Test

Leica CL: prima prova su strada, vediamo come va

Grazie all’amico Gilberto Benni, manager del Leica Store Roma Piazza di Spagna, ho avuto l’opportunità di provare la Leica CL un paio di giorni subito dopo il lancio ufficiale

di Gianni Galassi

Insieme alla nuova Leica CL, presentata lo scorso 21 novembre, mi sono stati messi a disposizione il nuovo grandangolare Elmarit TL 18mm e un adattatore M/TL. Con l’impegno di restituire il tutto appena tre ore più tardi, mi sono concesso una piacevole passeggiata tra Villa Borghese e Piazza di Spagna per farmi una prima impressione su questa nuova piccola Leica. 

Avendo iniziato a fotografare nell’era della pellicola, l’omaggio di Leica alla prima CL apparsa negli anni ’70 aveva aveva eccitato la mia curiosità. La vecchia CL era un magnifico apparecchio 35mm dotato di baionetta M e all’epoca ne ho possedute due, che affiancavo a due corpi M4P. Una vera goduria! In poche parole la CL a pellicola poteva essere considerata una mini-M a tutti gli effetti: stessi obiettivi, stesso formato, stesse regolazioni, stessa (grossomodo) qualità costruttiva. Il tutto in un’unità di dimensioni contenute, quasi tascabile e per di più a buon mercato.

Il corpo della nuova Leica CL

La prima domanda, dunque, è: la CL digitale può essere considerata a tutti gli effetti la mini-M del Nuovo Millennio? Seduto al tavolino di un caffè ho osservato la macchina. È sexy, non ci sono discussioni. I progettisti Leica sono riusciti a partorire un prodotto che ha nel DNA il glorioso design industriale del costruttore tedesco. Più che alla generazione M, strizza l’occhio alla genealogia dei vecchi apparecchi con innesto a vite 39mm, in conformità al mantra vintage-è-bello-hipster-è-meglio che ispira l’estetica di tanti recenti prodotti di consumo, dalle auto alle motociclette agli orologi da polso e, fatalmente, alle macchine fotografiche. Non che io abbia qualcosa in contrario, ma vale la pena di sottolinearlo. La qualità costruttiva è all’altezza dello standard Leica, eccezion fatta per lo sportellino dell’alloggiamento scheda/batteria, sul quale mi sarei aspettato maggior cura. Niente di scandaloso (e tra l’altro si tratta di un punto debole che accomuna molti corpi macchina in commercio), ma in un prodotto di questa fascia di prezzo mi sarei aspettato di meglio. Lungi da me contestare la politica dei prezzi Leica. Mi limito a fare una valutazione in base a un semplice criterio prezzo/sostanza. A parte questo difetto la nuova Leica CL è un concentrato di stupefacente ergonomia e ammirevoli soluzioni inedite, il tutto in uno strumento fotografico dall’architettura classicheggiante. Cito, tra le numerose virtù, la coppia di ghiere e pulsanti sulla calotta, che consente di impostare diaframma, otturatore, compensazione dell’esposizione e modi, oltre a numerose altre opzioni. Il piccolo ma leggibilissimo display posto tra le due ghiere svolge egregiamente il proprio lavoro, tanto che io stesso, fotografo M da (quasi) sempre, non ho sentito la mancanza di selettori ed anelli dedicati.

L’utilizzo

Quanto al menù, in casa Leica hanno fatto le cose per bene. Dieci e lode. Come nella recente Leica M10, premendo una volta il pulsante MENU appare un breve una prima schermata personalizzabile con le funzioni principali. Premendolo una seconda volta si palesa la versione completa, che brilla per concisione, essenzialità, consapevolezza fotografica e sobrietà stilistica.

Formattata una scheda, ho cominciato a scattare col nuovo pancake 18mm (28mm equivalente). L’autofocus si è dimostrato veloce ed affidabile. Non pratico fotografia sportiva né d’azione, ma l’impressione è che l’insieme corpo/obiettivo trovi il fuoco senza esitazioni e men che meno incertezze. Sotto questo profilo la CL surclassa a mani basse le ormai dismesse X e X Vario. Un’altra trovata dei progettisti Leica è il passaggio dalla messa a fuoco automatica a quella manuale: basta ruotare la ghiera sull’obiettivo e siamo in manuale, con l’assistenza opzionale dell’ingrandimento in-frame o, a scelta, del focus peaking. Di quest’ultimo è possibile scegliere il colore. Il che rende l’impostazione del fuoco un gioco da ragazzi, anche nell’impiego di focali corte.

Passeggiando mi sono ricordato dell’adattatore TL/M che avevo in tasca, e ho deciso di provare la CL a mo’ di Leica M in versione light e in formato APS-C. Così ho estratto dalla borsa il mio Elmarit-M 28mm codificato e ho scattato qualche immagine nella bizzarra focale equivalente di 42mm. Ed è qui che cominciano le rogne. Accoppiare obiettivi non-nativi (anche di grande qualità) a corpi macchina dal tiraggio corto è una pratica dall’innegabile seduzione e feticisticamente irresistibile. Ma che io trovo, purtroppo, deludente. Sotto il profilo dell’ergonomia, innanzitutto (ma, spesso, anche qualitativo). Anche con la nuova Leica CL la musica rimane la stessa. Persino con un piccolo obiettivo come l’Elmarit 28 l’insieme risulta sbilanciato. Quanto alla messa a fuoco, o si fa affidamento all’iperfocale o si è costretti a cercare manualmente il fuoco con il diaframma a tutta apertura, per poi ripristinare (sempre manualmente) il valore di apertura desiderato. Macchinoso. A meno che non si scatti sempre a tutta apertura, che non è propriamente la condizione d’impiego ideale per un grandangolo (ancorché “allungato” dal sensore APS). Più in generale, non vedo vantaggi nell’accoppiamento di obiettivi pieno-formato ai sensori di formato ridotto. Vignettatura, curvatura di campo, distorsione e minore luminosità sono un prezzo pesante da pagare. Se si aggiunge il costo di un buon adattatore il conto è fatto: il gioco non vale la candela. Ma le cose cambiano con i mediotele e i tele. Il sensore ridotto permette di sfruttare la porzione migliore del cerchio di copertura e l’accresciuta lunghezza focale, in certe circostanze, può costituire un apprezzabile bonus.

E guardacaso avevo in borsa anche il mio Elmarit-M 90mm codificato, col quale mi sono divertito a scattare qualche immagine “street” (specialità, va detto, per la quale ho scarsissima inclinazione!) con un 135mm equivalente. Ecco un caso in cui lavorare a tutta apertura dischiude prospettive interessanti. In più la scarsa profondità di campo di tali ottiche consente al focus-peaking di dare il meglio di sé. Grazie all’eccellente rapporto segnale/rumore di cui è capace la Leica CL alle alte sensibilità, ho fotografato i turisti che affollano Piazza di Spagna senza riscontrare problemi, malgrado la luce scarsa del pomeriggio invernale e l’assenza di sistemi di stabilizzazione. Nondimeno, se posso elargirvi un consiglio, nel caso meditiate di acquistare la Leica CL lasciate perdere quei bellissimi obiettivi (d’epoca e non) che accumulano polvere in qualche cassetto di casa vostra e mettete in preventivo un paio di buone focali fisse Leica TL. È una decisione che vi renderà felici. Non costano poco, è vero, ma in fondo si vive una volta sola. Se forse il pancake 18mm non vi sbalordirà per qualità d’immagine (è un’ottica compattissima, leggera e più che affidabile), per contro il Summicron-TL 23mm è considerato da molti il mediograndangolare APS-C migliore che ci sia al mondo.

 

Conclusioni

Dopo tre ore a spasso con la nuova Leica CL sono riuscito a rispondere alla domanda dalla quale ero partito: no, secondo me la CL digitale non è considerabile come una mini-M. Da pluridecennale utilizzatore delle Leica M, sia a pellicola che digitali, sono persuaso che non vedremo mai una versione Terzo Millennio della CL dei bei tempi andati. Ciò non toglie che, nella sua categoria, la nuova Leica CL vince a mani basse: è bellissima, offre soluzioni geniali, è costruita molto bene e produce immagini di alta qualità. Il meglio del mondo APS-C, probabilmente. Non costa poco, ovviamente, come non costano poco i vini, i ristoranti, gli hotel e le automobili di alta gamma. E 24 megapixel sono più di quanto la maggior parte di noi avrà mai bisogno. La corsa alle alte definizioni degli ultimi anni non è altro che un interessante prodezza tecnologica o, tuttalpiù, una perversa trovata di marketing.

Leggo sui blog che il kit CL/Elmarit 18 potrebbe costituire una plausibile alternativa alla Leica Q. Non ne sono sicuro. Ancorché priva dell’intercambiabilità degli obiettivi, la Leica Q con sensore pieno formato è uno strumento fotografico, a mio parere, più potente della CL. Ne ho avuto la prova l’anno scorso, quando con la Leica Q ho realizzato buona parte di un portfolio sull’architettura e i paesaggi della Norvegia Artica, che tra l’altro verrà esposto il prossimo febbraio a Roma. Dalla Q mi sono separato solo dopo aver trovato una M Typ 262 di seconda mano a un prezzo ragionevole, che è andata ad affiancarsi alla mia cara vecchia Monochrom CCD e a un corredo di ottiche da 21, 28, 35, 50 e 90mm. Il mio kit ideale.

Nondimeno, se fossi in cerca di un apparecchio di formato ridotto, a obiettivi intercambiabili, senza fronzoli, dalla vocazione fortemente fotografica, col bollino rosso Leica sul frontale, con una resa cromatica piacevolmente naturale, che consente la più ampia flessibilità nella conversione in bianco e nero dei file e genera un jpg di gran luga superiore alla media, correrei a comprare la Leica CL senza pensarci due volte. In particolar modo se fossi appassionato di street photography.

 

 

Leica CL: prima prova su strada, vediamo come va
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