Storia

Le reflex dell’innovazione in passerella

Sguardo sui modelli reflex analogici dal 1936 che hanno proposto nuove soluzioni

Il primo apparecchio che utilizza uno specchio per la visione di un’immagine, da cui il termine reflex, è la camera oscura del monaco Johann Zahn, che nel 1485 utilizzò uno specchio a 45° per ricalcare l’immagine proiettata dall’obiettivo su un vetro smerigliato orizzontale. L’immagine appariva dritta, ma sempre con i lati invertiti, un passo avanti per i disegnatori dal vero e i pittori che con questo strumento potevano lavorare con la massima precisione, specie per quanto riguarda la prospettiva. In fotografia lo specchio fu adottato e brevettato dal fotogrfo imglese Thomas Sutton nel 1861, ma solo a fine Ottocento con la Graflex il sistema reflex diventa praticabile.

Il boom della fotocamere reflex è legato soprattutto al formato 35mm. Nel 1936, a Dresda, Jhagee fondata dall’olandese Johan Steenberger ai primi del secolo scorso, annuncia la Kine Exakta I, la prima reflex 35mm con mirino a pozzetto. Un apparecchio rivoluzionario con tanto di otturatore da 12 secondi a 1/1000, autoscatto, leva di avanzamento e caricamento con sollevamento dello specchio. Caratteristica la posizione a sinistra di leva e pulsante di scatto. In ottime condizioni, il modello anteguerra con oculare tondo e Tessar 50mm, può spuntare anche i 3000 euro. Ricco il sistema di obiettivi con innesto a baionetta (adottato nel 1957 sulle Topcon), tubi marco e schermi di messa a fuoco intercambiabili.

Lo stesso anno, Gomz di Leningrado, mette in vendita in URSS la Cnopm (Sport), reflex 35mm con mirino a pozzetto “scoperta” dopo la caduta del Muro di Berlino. Tecnicamente povera, produce 50 negativi 24x38mm o 24x36mm a seconda del tipo di perforazione della pellicola cine e in rullo con protezione di carta come la classica medio formato 120. L’otturatore è costituito da due lamelle metalliche che scorrono in verticale e accolte con lo specchio nel castelletto che alloggia l’oculare per la visione su schermo smerigliato e un mirino tipo galileiano. Il bottone di avanzamento e caricamento incorpora la ghiera dei tempi. Il pezzo più raro è il prototipo Gelveta del 1935 battuto da Westlicht Photographica a 21.000 euro, mentre il valore della Sport con Industar 50mm f/3,5 intercambiabile ad innesto a baionetta, va da 400 a 600 euro. Cinque le versioni note.

Nel 1937, Zeiss Ikon lavorava al progetto Syntax evoluzione della Contax a telemetro in chiave reflex accantonato per l’impegno della casa nelle forniture belliche. Finita la guerra, divisa la Germania con Dresda caduta nella zona russa, la “nuova” Veb Zeiss Ikon (Veb significa impresa a proprietà popolare), nel maggio 1949 presenta a Lipsia la Contax S dotata di pentaprisma e innesto a vite per gli obiettivi ereditato dalla Praktina. Erroneamente considerata la prima reflex a pentaprisma, fu prodotta in cinque versioni con minime differenze ed in piccole quantità. Di scarsa affidabilità, nel 1952 viene sostituita dalla versione D mentre la Veb Zeiss Ikon si fondeva nella gigantsca Veb Pentacon.

Fatto sta che il primato della reflex a pentaprisma appartiene alla Rectaflex Standard (900 euro), l’italiana progettata da Telemaco Corsi. Marco Antonetto nel magnifico Rectaflex. La reflex magica, spiega che la Standard, evoluzione della “947” prototipo presentata alla Fiera di Milano del 1947, fu annunciata nel giugno del 1948 e messa in commercio in settembre, quindi esposta alla Fiera di Milano l’anno successivo. Il prototipo Contax, invece, fu mostrato riservatamente a possibili clienti americani nel 1948, ma entrò in commercio solo nell’ottobre 1949, cinque mesi dopo la presentazione a Lipsia e un anno dopo la Rectaflex. A Milano la fotocamera fa molto rumore per il design cui collaborò Giò Ponti, il ricco corredo di accessori e per la messa a fuoco di precisione grazie allo schermo smerigliato dotato di stigmometro, dispositivo ottico che spezza le linee non a fuoco. Per questo fu considerata adatta alla fotografia d’azione.

Sempre nel 1949 lo svizzero Jacques Bolsky presenta la Alpa, il cui sistema di visione tuttavia restituiva l’immagine a 45° e non a 90°. Nel 1950 di nuovo Ihagee con la Exakta Varex annuncia la prima reflex con mirini intercambiabili. A partire da questa (250-350 euro) la casa tedesca passa quasi definitivamente la mano al Giappone che resterà protagonista dell’innovazione delle fotocamere.

La Topcon RE Super è una delle più importanti reflex mai prodotte perché per prima adotta nel 1963 la misurazione dell’esposizione attraverso l’obiettivo (TTL, through-the-lens) grazie ad un circuito esposimetrico sviluppato con Toshiba incorporato nello specchio. La soluzione consente di mantenere la funzione anche sostituendo i mirini. Nonostante l’ottima costruzione e la gamma di ottiche la Topcon si trovò commercialmente schiacciata tra le Pentax Spotmatic e le Nikon F. Il formato 18x24mm del cinema 35mm, in fotografia è conosciuto come “mezzo formato” ma poiché nelle fotocamere la pellicola scorre in orizzontale l’inquadratura è verticale, quella tipica, e il più delle volte sbagliata, degli scattini con lo smartphone. Adotta questa soluzione la Olympus Pen F del 1963 (250-350 euro), un modello compattissimo dotato di mirino con prismi di Porro, dell’originale otturatore rotante e di un rimarchevole corredo di obiettivi.

Nel 1972, a dieci anni di distanza, l’Olympus OM-1 (130-150 euro), è la prima reflex 24x36mm davvero compatta. Pochi sanno che la sigla scelta in origine era M-1 (500-600 euro), ma per evitare azioni legali con Ernst Leitz per la similitudine con la linea Leica M, fu ritoccata in OM, Olympus-M.

In tema di design, la reflex più ardita fu la Rolleiflex SL 2000 F (300-450 euro) che photojournal ha appena presentato in dettaglio. Lanciata nel 1980, era una 35mm a cubo come una piccola Hasselblad con obiettivi, magazzini e mirini intercambiabili. Si tratta di un  progetto Zeiss Ikon ereditato da Rollei nel 1973 con l’acquisto dalla Voigtländer, fabbrica, personale, marchio e progetti reflex che presero il marchio delle Rolleiflex.

 

Il 24 agosto 1981, una notizia bomba giunge da Tokyo. Il fondatore di Sony Akio Morita annuncia la Sony EX-50 meglio nota come Mavica, ovvero la prima fotocamera che non usa pellicola. La Magnetic Video Camera è una reflex che registra gli scatti su un dischetto magnetico in modo analogico. Si tratta di immagini still video, stretto parente del fermo immagine video-cinematografico. Inizia così l’era della fotografia elettronica che esploderà con il digitale 20 anni più tardi.

Anche la Minolta 7000 autofocus del 1985 (100-150 euro) sconvolge il mercato, ma senza distruggere come accadrà con il digitale. Su alcune cineprese Super 8 la messa a fuoco automatica era realtà poco sfruttata da 10 anni, che passa alla fotografia nel 1976 quando Leitz rese pubblico il sistema Correfot derivato dai telemetri elettronici dei carri armati Leopard. Commercialmente non lo utilizzò mai perché avrebbe dovuto investire pesantemente in una nuova gamma di fotocamere e obiettivi. Lo vorrebbe Honeywell, ma lo vende a Minolta con la quale esistevano rapporti di collaborazione tra microscopi e obiettivi. Honeywell si mette a lavoro e crea il sistema Visitronic utilizzato per la prima volta sulla compatta Konica C35 AF. La Minolta 7000 diventerà la numero uno in tutti i mercati, ma con altri produttori è portata in tribunale da Honeywell per violazione di brevetti. Condannata a pagare 127 milioni di dollari di risarcimento entrò in crisi. In complesso l’americana riuscirà ad incassarne 500 da tutti gli altri.            

PER SAPERNE DI PIU’

CRONOLOGIA DELLE PIU RILEVANTI INNOVAZIONI

Asahiflex IIb (1954): specchio a ritorno istantaneo (già presente nella Gamma Duflex del 1947 che non ebbe seguito). Nikon F (1959): copertura mirino 100%. Contarex (1960): magazzini intercambiabili. Canon Pellix (1963): specchio fisso semiriflettante. Nikkorex 35 (1963): zoom fisso. Praktina FX (1966): winder a batteria o molla. Nikon F Photomic TN (1967): misurazione a preferenza centrale. Edixa Electronica (1970): autoscatto a coltrollo elettronico. Miranda dx-3 (1975): spia autoscatto lampeggiante. Pentax K2 (1975): innesto a baionetta K. Konica FS1 (1979): motore incorporato. Hanimex Flash Reflex (1980): flash incorporato. Pentax ME-F (1981): autofocus con obiettivo zoom motorizzato. Ricoh XRS (1981): alimentazione a celle solari. Nikon FE2 (1983): sincro lampo 1/250 di secondo. Yashica Samurai (1987): fotocamera verticale formato 18x24mm. Yashica Samurai ZL (1989): impugnatura per mancini. Contax RTS 3 (1990): piano focale aspirante. Minolta Dynax 7xi (1991): flash wireless. Canon EOS 5 (1992): messa a fuoco pupillare. Nikonos RS AF (1992): subacquea a ottica intercambiabile. Contax AX (1996):  autofocus con piano focale per obiettivi Zeiss non AF.

EVOLUZIONE DRGLI OTTURATORI

Canonflex R 2000 (1960): 1/2000 di secondo. Konica F (1960): otturatore a scorrimento verticale Copal Square. Praktica Electronic (1966): otturatore a controllo elettronico. Nikon FM2 (1981): 1/4000 di secondo. Canon T90 (1986): sincro flash sulla seconda tendina. Nikon F-801 (1988): 1/8000 di secondo. Minolta Dynax 9xi (1992): 1/12.000 di secondo.

MISURAZIONE  ESPOSIMETRO INCORPORATO

Savoyflex Automatic (1959): automatica priorità tempi. Edixa Electronica (1962): automatica priorità tempi e program con otturatore centrale. Konica Auto Reflex (1966): automatica priorità dei tempi. Mamiya Sekor 1000 DTL (1966): esposizione media e spot. Mamiya/Sekor Auto XTL (1971): automatica priorità tempi e diaframmi a controllo meccanico. Pentax Electro Spotmatic (1972): automatica a priorità diaframmi con otturatore elettronico. Olympus OM-2 (1972): misurazione TTL su piano focale anche flash. Nikkormat EL (1972): blocco memoria esposimetro. Canon A1 (1978): modo program. Minolta XD-7 (1978): automatica a priorità tempi e diaframmi con otturatore elettronico. Nikon FA (1983): misurazione matrix. Contax 167 MT (1987): bracketing.

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