Storia

Le fotocamere italiane. Non mancò la fortuna, ma un sistema industriale

Negli anni Cinquanta molte aziende del settore in tutto il mondo copiarono la Leica. Le fotocamere italiane invece si ispirarono al concetto Leica, ma tutte adottavano soluzioni originali

Tornata la pace in Europa, Giappone e Stati Uniti, le aziende specializzate in ottica e meccanica di precisione in tutto il mondo vedono nella fotografia un settore con un futuro. Fu anche una cosa abbastanza facile, perché, con la sconfitta, i brevetti tedeschi prebellici erano diventati di dominio pubblico e chiunque poté copiare le Leica, le Contax o le Rolleiflex senza pagare alcuna royalty. La Leica IIIb fu il modello scelto, preferito alla Contax di Zeiss per la semplicità costruttiva, l’affidabilità e per la quantità di obiettivi compatibili in circolazione ovunque. Tra il 1947 e fine anni Cinquanta o poco più, anche una dozzina di industrie italiane si lanciò nell’impresa di produrre fotocamere di pregio. A parte il fenomeno romano della Rectaflex, molte erano le 35mm a telemetro, la maggioranza delle quali ad ottica fissa. Ma a differenza di molti altri marchi, le fotocamere italiane non erano affatto copie Leica, si ispiravano al brillante concetto, ma tutte proponevano soluzioni tecniche originali. In Italia non mancava l’esperienza nella meccanica di precisione né la capacità progettuale o l’inventiva, infatti dalla San Giorgio di Genova alla Ducati di Bologna molte decisero di aprire un settore fotografico. Quello che mancherà alla produzione italiana è stato il retroterra necessario per prosperare: un moderno modello industriale, la distribuzione e il marketing. Si aggiunga che non esistevano industrie nazionali in grado di produrre in quantità obiettivi capaci di rivaleggiare con i marchi tedeschi o francesi. Rifornirsi da Schneider, Steiner, Angenieux e Som Berthiot si rivelò una soluzione immediatamente pratica, ma senza futuro. Tuttavia, a fine Ottocento la Fratelli Koristka di Milano produceva obiettivi su licenza Carl Zeiss. Assorbita dalle Officine Galileo negli anni Trenta, dal 1947 fornisce ottiche equivalenti agli Elmar 50/3,5 e 90/3,5 e al Summitar 50/2 di Leitz. Qualche tentativo interno lo hanno fatto Ducati, San Giorgio e Iso per la loro produzione, ma non poteva funzionare. Alla fine degli anni Cinquanta le fotocamere italiane, fatta eccezione per la linee più economiche di Ferrania (che tra le altre vendeva le Condor a telemetro ad ottica fissa prodotte da Galileo) e Bencini, svaniscono da un giorno all’altro. Nessuno riuscì a spuntarla contro la ritrovata potenza dei marchi tedeschi. Molte case semplicemente chiusero l’attività, le maggiori finirono nell’orbita di quello che era noto come il sistema delle partecipazioni statali. E proprio mentre l’Italia abdicava ad un ruolo nel settore delle fotocamere di pregio, il Giappone poneva le basi di un successo che in vent’anni avrebbe piegato l’industria tedesca. Il collezionismo internazionale ha riscoperto da tempo le fotocamere italiane che vengono battute alle aste con un discreto successo. I modelli che seguono hanno un loro mercato con valutazioni fluttuanti, di cui riportiamo quelle più importanti tra il 2013 e 2017.

Janua

le fotocamere italiane

San Giorgio, Genova Sestri. È considerata la fotocamera italiana a telemetro meglio riuscita. Si tratta di un apparecchio del 1949 di ottima qualità che poteva rivaleggiare con la Leica. Il telemetro con base 60mm era accoppato al mirino dotato di correzione diottrica. Otturatore a tendina da 1 secondo a 1/1000, esposimetro ad estinzione e taglierina incorporata. L’obiettivo è un Essegi (San Giorgio) 50mm f/3,5 dotato di una originale baionetta. Ebbe vita brevissima. Valore €1920 (fotocamera), kit battuto all’asta Westlicht Photographica Nov. 2013 (foto) €5760. Grande industria di optomeccanica fondata nel 1905, fornitore di dispositivi militari, San Giorgio apre alla fotografia nel 1947 con la Janua. A causa del prezzo elevato rispetto ai modelli tedeschi esce di produzione nel 1952.

Sogno

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Ducati, Milano. Progetto del 1938, fu realizzata per l’aeronautica e l’esercito italiani e commercializzata dopo la guerra. Compattissima, adottava il formato 18x24mm per pellicola 35mm in caricatori speciali e un otturatore a tendina da 1/20 a 1/500 ma con pulsante di scatto sulla sinistra. Discreto il corredo ottico composto da 8 focali  da 19 e 120mm con innesto a baionetta prodotte internamente. Tra queste lo standard Ducati Vitor 35mm rientrante. Vari gli accessori per riproduzione e camera oscura tra cui un box tipo Visoflex per la visione reflex battuto a 1320 euro. Valore €1320. Fondata nel 1926, Ducati è attiva nel settore radio e telecomunicazioni e dal 1939 nell’ottica. Dopo le forniture belliche, nel 1949 costruisce motociclette e lancia la Sogno una fotocamera mezzo formato derivata dall’esperienza precedente ma che viene fermata nel 1953.

Kristall R

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Chinaglia Domenico, Belluno. Con un corpo in acciaio squadrato molto Contax, la R fa parte di una serie (anche senza telemetro) che durerà una decina d’anni. Oculare unico per mirino e telemetro. Otturatore da 1/20 a 1/1000, monta obiettivi a vite Koristka, Schneider e Som Berthiot. La serie verrà offerta con marchi diversi come C.D. per Chinaglia Domenico e G.N.M per Guido Nonini Milano distributore esclusivo. Valore €2160. Azienda elettrotecnica, Chinaglia lancia la Kristall 2a “la prima in acciaio inossidabile” con diverse varianti tra cui la Kristall 53 con mirino multifocale da 28 a105mm. Nel 1955, AFIOM produttore delle analoghe Wega passa la fabbricazione a Chinaglia che lancerà nuove Kristall identiche alle Wega fino ai primi anni Sessanta.

Gamma III

Gamma, Roma. Di certo una copia Leica molto innovativa perché dotata di un otturatore con tendine metalliche curve alle quali sono dedicati i due semicilindri sul frontale. Il telemetro era prodotto dalle Officine Galileo come gli obiettivi a baionetta Koristka. Delle varie versioni la più perfezionata è la III che fu esportata con successo in Europa. Valore €840. Azienda di meccanica fine di Ireneo Rossi, nel 1947 Gamma presenta la fotocamera alla Fiera di Milano. Nel 1950 circa la produzione termina, Rectaflex acquista i brevetti che poi rivenderà.

Sonne C4

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Antonio Gatto, Pordenone. Interessante questa versione, ultima della serie, caratterizzata dall’ampio e luminoso mirino al quale era abbinato il telemetro che la rende massiccia. Anche la Sonne adotta un otturatore da 1/20 a 1/1000. Ispirata alla Leica III montava un 50mm a vite Galileo Elionar. Restò in commercio fino al 1956. Valore €2640. Finita la guerra, Antonio Gatto rileva una piccola fabbrica di meccanica di precisione delle Officine Galileo e mette in produzione la linea Sonne (sole in tedesco). 

ISO Lux

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ISO, Milano. È la prima ISO prodotta in 250-300 pezzi nel 1948, con telemetro accoppiato ad orientamento verticale con finestrella circolare sul frontale. Dotata di esposimetro ad estinzione montava un obiettivo Iriar 50mm con innesto Leica 39x1mm. Messa a fuoco tipo Contax con rotella zigrinata sul frontale. Le versioni Reporter e Standard furono distribuite in Germania da Hensoldt con marchio Henso. Valore €6600L’Industria Scientifica Ottica nel 1947 dopo la Lux diventa famosa con la Standard e la Reporter, la cui produzione cesserà nel 1956.

Per gli appassionati della produzione italiana il più completo testo è Made in Italy, un lavoro certosino del 1983 di Marco Antonetto e Mario Malavolti. Gli autori hanno raccolto la storia di 61 produttori italiani dalla Jest del 1839 alla Benci che cessa l’attività nei primi anni Ottanta. Purtroppo questo testo che racconta le fotocamere italiane è quasi introvabile.

(I valori indicati sono quelli più alti battuti alle più recenti aste Westlicht e relativi al singolo modello in funzione della rarità e della conservazione).

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