Nikkormat, nikon
Nikon

Hanno fatto la storia: La Nikkormat da 1 milione di pezzi

Nata per spingere le vendite di obiettivi, la Nikkormat si è rivelata una serie di successo, anche tra i professionisti

Dopo l’esperienza delle Nikon S a telemetro 35mm (1948-1958) che hanno fatto conoscere al mondo il marchio Nikon, Nippon Kogaku K. K., decide di passare al sistema reflex. Nel 1959, appare la Nikon F che conquista professionisti e amatori e l’anno dopo propone la Nikkorex, una reflex 35mm ad ottica fissa un po’ goffa che non ebbe alcun successo, seguita dalla versione con obiettivo zoom Nikkor 43-86mm f/3,5.

Il successo della Nikon F porta ad una aumento della domanda di obiettivi, un buon motivo per spingere le vendite affiancando all’ammiraglia una reflex più economica dotata dello stesso innesto a baionetta. Nel 1962, esce la modesta Nikkorex F come le precedenti fornita da Mamiya. Dotata dell’otturatore Copal Square a scorrimento verticale e specchio a ritorno immediato, come accessorio poteva montare un esposimetro al selenio che si accoppiava al bottone dei tempi e alla famosa forcella sulla ghiera dei diaframmi di tutti gli obiettivi Nikkor.

Anche questo tentativo non ha successo e Nippon Kogaku cambia passo dando il via ad una serie di eccellenza. La Nikkormat FT arriva nel 1965: reflex a pentaprisma fisso, con otturatore Copal Square S da 1 secondo a 1/1000 più posa B con sincronizzazione flash fino a 1/125 di secondo per usare il flash di giorno. Il design è leggero e si fa notare per la pulizia della calotta dove manca il bottone dei tempi. L’impostazione infatti avvene attraverso una ghiera che circonda l’innesto obiettivi e che ricorda il sistema degli antichi otturatori centrali Compur tipo “ring”. Ancora sulla calotta, un pulsantino permette il controllo della profondità di campo chiudendo il diaframma all’apertura impostata. Rispetto alla Nikkorex F, la nuova reflex con esposimetro incorporato TTL a cellule al Solfuro di Cadmio (CdS) offre la misurazione media a piena apertura. L’ago del galvanometro è visibile nel mirino. L’alimentazione è fornita da una batteria al mercurio PX13 da 1,3 volt.

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La famosa Nikkormat FTn

Perché tutto funzioni a dovere, nel montare l’obiettivo occorre regolare il diaframma su f/5,6 per agganciare con la tipica forcella Nikon il perno di accoppiamento all’esposimetro che è fissato ad una seconda ghiera attorno all’innesto a baionetta. Bloccato l’obiettivo, una doppia rotazione della ghiera dei diaframmi imposta meccanicamente l’apertura massima, parametro necessario per i calcoli dell’esposimetro. Accanto alla FT c’è la versione FS senza esposimetro. La fotocamera esce in Giappone con il nome Nikomat, ma per il mercato estero viene adottato il marchio Nikkormat come accadde nel caso delle Nikon F per la Germania. Nel 1963, infatti, fu marcata Nikkor F su richiesta di Zeiss per evitare confusione con il marchio Ikon (ma era una scusa). 

Due anni dopo, nel 1967, la FT viene sostituita dalla FTn, la più famosa della serie. Esteticamente identica, si riconosce per la lettera N sopra la finestrella esterna dell’esposimetro che diventa a preferenza centrale, una sorta di semi-spot che calcola l’esposizione per il 60% al centro dello schermo di messa a fuoco attorno all’area del dispositivo ottico a microprismi per la messa fuoco di precisione. Lo schermo verrà sostituito dalla versione ad immagine spezzata circondata da un cerchio di 12mm che indica l’area della misurazione preferenziale.

A fine 1972 la Nikkormat FTn riceve piccoli ritocchi come l’estremità della leva di carica in plastica nera, ma viene affiancata dalla Nikkormat EL dotata di otturatore Copal Square SE a controllo elettronico da 4 secondi a 1/1000. L’elettronica consente l’esposizione automatica a priorità dei diaframmi già adottata da Pentax, ma con una novità: la possibilità di bloccare la misurazione dell’esposimetro spingendo verso l’obiettivo la levetta dell’autoscatto. Il design è rivisto a partire dal bottone dei tempi che torna sulla calotta e dal pentaprisma con slitta portaccessori squadrato per ospitare i circuiti elettronici di controllo dell’otturatore, una scelta forzata perché quello del progetto originale avrebbe violato dei brevetti. Il mirino della EL mostra ben leggibile l’intera scala dei tempi sulla quale scorre l’ago dell’esposimetro, lo schermo di messa fuoco presenta un collare di microprismi attorno al dispositivo a immagine spezzata. Poi è un correre a sfornare modelli con piccole variazioni per dare al mercato il senso della novità non sempre significativa come nel caso della Nikkormat FT2 che sostituisce la FTn con minimi ritocchi.

Invece, nel 1976, la FT3 viene predisposta per gli obiettivi Nikkor AI privi della forcella, mentre la ELW può montare un motore elettrico (winder) per riprese a 2 fotogrammi secondo. Infine, nel 1977 la EL diventa Nikon EL2 per adottare i Nikkor AI. Il successo della serie Nikkormat, che dal lancio ha venduto più di un milione di unità, sorprese la casa stessa perché fu scelta anche dai professionisti come un secondo corpo affidabile e più leggero.

Abbandonato il nome Nikkormat, la nuova linea prenderà il nome Nikon, come i modelli le FM, FE e la FA del 1984 la prima ad adottare il sistema di misurazione dell’esposizione Matrix a più punti.

Hanno fatto la storia: La Nikkormat da 1 milione di pezzi
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