Storia

Kwanon: la Canon che nacque in appartamento

Nel 1933 Leica e le Contax erano ambite ma in Giappone erano troppo costose. Poi una folle idea

Negli anni Trenta in Giappone esistevano una decina di produttori di fotocamere medio formato quasi sconosciute in Occidente che guardavano ai modelli tedeschi. Invece, già nel 1926, un anno dopo il lancio, la Leica veniva importata in Giappone da Shoten Ltd. Naturalmente, le Leica erano molto ambite ma, tra trasporto, dazi e tasse, costavano 420 yen quando un impiegato ne guadagnava 70.

Goro Yoshida (33 anni) con il cognato Saburo Uchida pensa di poter produrre una fotocamera 24x36mm tipo Leica che costasse la metà. A novembre 1933, nasce in un appartamento la Seiki Kogaku Kenku Sho (Laboratorio Ottico Strumenti di Precisione). Ai due si associano Tomitaru Kaneko e Takeo Maeda suo collaboratore, l’unico dei quattro a restare nella società fino a diventarne presidente nel 1974.

Smontata una Leica II, Yoshida si meraviglia della sua “semplicità” e realizza un prototipo che ricorda lo stile squadrato delle Contax: la Kwanon, da Kannon dea della misericordia. Uchida pensa in grande e si rivolge a Leitz per acquistare gli Elmar 50mm f/3,5, ma il preventivo (?), dice che la Kwanon sarebbe costata più dell’originale anche per l’innesto a baionetta. Coi piedi per terra, monta il 50mm KasyaPa (discepolo di Buddha), copia dell’Elmar a sua volta copia dello Zeiss Tessar. Lo fornisce Asahi Kogaku? Tokyo Optical? Forse una delle due visto che producevano un po’ per tutti.

kwanon

La pagina pubblicitaria sulla Kwanon

Nel 1934, una pagina di pubblicità sulla rivista Asahi Camera annuncia la Kwanon-A che non sarà mai posta in vendita. Dei prototipi B, C e forse D, che pure apparve su un giornale come mostra Peter Dechert sul suo Canon Rangefinder Cameras, non c’è traccia: sono stati davvero prodotti questi prototipi, oppure si trattava solo di corpi vuoti? Alla fiera di Osaka del 1961, il signor Noma si presenta allo stand dove Canon stava lanciando la “7” a telemetro. Un appassionato sì, ma con una Kwanon al collo! Alla notizia, i dirigenti di Tokyo prendono il primo aereo per contrattare l’acquisto di quel “primo mattone” in cambio di qualunque corredo Canon Noma-san volesse avere.

Da allora, il pezzo unico è esposto nel museo Canon di Tokyo, ma la sua evoluzione resterà un mistero. Sono circolati falsi o repliche da esposizione realizzate dalla stessa Canon, fatto sta che la Kwanon non avrebbe avuto futuro. Leica, infatti, brevettò anche in Giappone il meccanismo di accoppiamento al telemetro che Yoshida aveva copiato. Inoltre, per usare la pellicola 35mm nel nuovo caricatore Kodak (1934), la fotocamera andava modificata. Tanto valeva passare ad un altro progetto.

Dunque, i coraggiosi fondatori di Seiki Kogaku hanno bisogno di un partner esperto nella fabbricazione e pensano che il fratello di Saburo, consulente di Nippon Kogaku (Nikon), potrebbe fissare loro un incontro per l’acquisto di obiettivi. Toyoaro Hori, vicepresidente della grande azienda e in piena commercializzazione dei Nikkor riceve i due ai quali fornisce il Nikkor 5cm f/3,5 di Kakuya Sunayama, ma non solo. Nippon Kogaku infatti parteciperà alla progettazione della Original Canon, per la quale disegnò l’innesto a baionetta, il sistema telemetrico di messa a fuoco e il mirino a scomparsa. Una collaborazione che sarà di fondamentale importanza per il futuro di entrambe. Ci si domanda se per caso Nippon Kogaku non avesse cercato di farne un sol boccone.

Nel 1935 la distribuzione della Canon al prezzo di 275 yen fu affidata a Omiya Shashin Yohin negozio di accessori di Tokyo, che volle legare il proprio marchio commerciale al nome della fotocamera che fu pubblicizzata come Hansa Canon. La serie conta un migliaio di pezzi, tra i quali un piccolo quantitativo senza logo Hansa.

Nel 1937, con i venti di guerra e con una produzione in crollo, il Laboratorio si trasforma nella Seiki Kogaku Kogyo Kabushiki Kaisha (Industria Ottica di Precisione Società per Azioni) e muove l’attività nel distretto di Meguro. Di qui usciranno la serie S con tempi lunghi di esposizione e la J più economica senza telemetro. Allo stesso tempo dagli obiettivi sparirà l’incisione Nippon Kogaku Tokyo.

 

Da questo momento, le Canon monteranno solo obiettivi propri, i Serenar. In realtà, gli obiettivi saranno sempre forniti da Nippon Kogaku e Seiki sarà in grado di produrli solo dal 1947 quando Daiwa Kogaku, fabbrica di ottica acquistata tre anni prima, finito con le commesse militari potrà occuparsi dei Serenar 135mm f/4,5 e 35mm f/2 e f/3,5.

Canon esce dalla guerra con poche ferite e può ricominciare subito a produrre i modelli anteguerra distinguendoli come S II o J II.

Dal 1950/51 le Canon passeranno all’innesto a vite con la S II del 1946 l’ultima marcata Seiki Kogaku. In un primo tempo l’innesto noto come 39x1mm non fu perfettamente compatibile con le ottiche Leica perché in realtà il passo era di 0,977mm, ciò che le case europee, caduti tutti i brevetti Ernst Leitz dopo la sconfitta della Germania, scoprirono con un certo ritardo.

Il 15 agosto del 1947 la società assume il nome del prodotto diventando la Canon Camera Company Ltd.

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