Editoriali

Koichiro Nakatani: “Le buone foto si fanno con le fotocamere”

Nel dare il suo “buon anno” ai soci della Joint PhotoImaging Enterprises Association International (JPEA), il presidente Koichiro Nakatani ha detto del difficile momento che vivono le case della fotografia citando i due passaggi tecnologici che hanno contribuito alla rivoluzione dell’industria.

Ricorda l’autofocus che ha messo fuori gioco gran parte dei produttori indipendenti di obiettivi a metà anni ottanta, mentre con la rivoluzione digitale dal record del 2010 (130 milioni di unità), la produzione di fotocamere ha conosciuto un declino costante. “Se crollano i produttori di fotocamere, noi crolliamo con loro”, afferma tristemente Nakatani presidente di Velbon Corp., treppiedi, aggiungendo che “in queste circostanze per risolvere i problemi abbiamo bisogno di fortuna, fegato e intelligenza”.

Insomma, occorre un misto di fortuna e di impegno dei produttori per tornare ai livelli del passato, commenta Nakatani. “Credo che la risposta sia nello sviluppare fotocamere in modo che i consumatori pensino che le buone foto si fanno con queste. Non con gli smartphone di oggi, ma con fotocamere capaci di telefonare. Strumenti da tenere nel taschino sui quale si possa montare uno zoom 3X per essere una fotocamera perfetta e non un cellulare. Il mio sogno è vedere le nostre industrie sviluppare questa idea. E questo è quello che mi aspetto e che chiamo fortuna”.

Quanto all’intelligenza il presidente di JPEA afferma che l’industria della fotografia non deve dipendere solo dal settore dell’imaging e questo è quello che da tempo sta avvenendo, ma forse non basta ancora.

In realtà Nakatani non svela un segreto industriale né fa una predizione, perché di questo tema si discute da almeno 10 anni. Tuttavia, il fatto che oggi ne parli apertamente fa pensare che i motori siano già stati accesi: ma è solo una possibilità. Del resto non dimentichiamo che le case della fotografia e dell’ottica di esperimenti alternativi ne avevano fatti diversi. Nel 2002 Fujifilm e Pentax già fornivano moduli fotografici ai pionieri dei fotocellulari, Konica addirittura prevedeva di produrre un milione di moduli al mese tempo tre anni. Già allora l’Ericsson T68i e il Nokia 7650 potevano inviare fotografie via email e c’era chi intravedeva il rischio che milioni di questi oggetti avrebbero preso il posto di milioni di fotocamere, ciò che puntualmente avvenne.

 

Il cammino per avvicinarsi al sogno di Nakatani-san si è sviluppato con lentezza, ma la sensazione è che sia in accelerazione come testimoniano i momenti più significativi. Nel 2005, Nokia presenta il modello N90 con sensore 2MP e schermo da 2,1”. È il primo cellulare dotato di un avanzato software fotografico e di obiettivo Carl Zeiss che permetteva stampe 50x70cm piuttosto impressionanti. Kodak, produttore di eccellenti sensori, nel 2008 presenta alla Photokina il Motozine ZN5, cellulare Motorola con sensore Kodak da 5MP. In pieno crollo della domanda di compatte digitali, nel 2012 Nikon annuncia la Coolpix S800C Android. L’anno successivo Panasonic svela la Lumix FH10 dallo stile smartphone, seguita dalla zampata del fenomeno Samsung con la Galaxy Camera e addirittura la Galaxy NX mirrorless. Tentativi tutti falliti, questi ultimi, ma lo stesso importanti perché come sempre è così che iniziano i lavori per una nuova strada.

Nell’attesa che il sogno di Nakatani si avveri, lo scorso anno abbiamo visto Leica collaborare al Huawei P9 (vuoi vedere che ci prova pure lei!), spuntare l’elegante Kodak Ektra, nome caro alla storia della casa gialla, e il modulo fotografico Hasselblad TZ (true zoom) da applicare come dorso digitale alla base Moto Z la serie di dispositivi configurabili di Lenovo.

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