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Kodak. Dalle ceneri risorge l’Ektachrome

Sono passati poco più di quattro anni da quando Kodak annunciò lo stop della pellicola Ektachrome per diapositive. Ne sono passati anche 10 da quando a Kodak Park, lo storico sito produttivo di Rochester acquistato nel 1890 da George Eastman, il Building 23 venne demolito con la dinamite e la produzione delle pellicole passò alla fabbrica di Guadalajara in Messico. Chiusa nel 2013 per il crollo della domanda, tutto torna a Rochester. Ai primi di gennaio, a 2300 miglia di distanza, la casa americana annuncia la retromarcia. Steve Overman, responsabile del marketing e presidente della divisione Consumer and Film, al Consumer Electronics Show di Las Vegas, ha infatti spiegato che, vista “una notevole rinascita della passione per la cattura di immagini su pellicola”, la Ektachrome tornerà nei negozi a fine anno. Un’importante affermazione che conferma l’intuizione di Film Ferrania in procinto di mettere sul mercato le sue invertibili nei formati 35mm, 120 e Super 8.

Dunque, la casa gialla riprenderà la produzione di una Ektachrome E100 “riformulata” che sarà disponibile in 35mm da 36 pose e in formato Super 8 per la cinepresa presentata sempre al CES dello scorso anno. Kodak Alaris, società indipendente nata quattro anni fa in Gran Bretagna a seguito della crisi di Eastman Kodak, avrà l’esclusiva per la distribuzione della pellicola in 35mm. La versione Super 8, resterà invece a Rochester visti i rapporti con il mondo del cinema.

Nel 1940 Kodak sviluppa l’Ektachrome per l’Esercito perché il trattamento del Kodachrome richiedeva troppo tempo”

La Ektachrome nasce attorno al 1940 come pellicola piana a 4×5” a colori per l’esercito degli Stati Uniti con una piccola produzione nella fabbrica inglese di Harrow. Lo U.S. Army premeva per una pellicola a colori perché capace di fornire più informazioni del bianconero, soprattutto nel caso della ricognizione aerea. Certo, esisteva lo straordinario Kodachrome, ma il problema era nei tempi lunghi del trattamento che, tra l’altro, doveva essere eseguito a Rochester. Le pellicole Ektachrome, invece, potevano essere trattate in piccoli laboratori e i risultati essere esaminati rapidamente. Di qui il suo futuro successo planetario.

Uno scatto realizzato con la Ektachrome Infrared Aero. Le verdi chiome degli alberi sono rosse, l’acqua nera. Roma, Laghetto di Villa Borghese. 

Ektachrome viene offerta in versione civile in rullo nel 1947 e dal 1954 sarà disponibile in versione 35mm da 32 Asa (ISO). Nel 1959 con la High Speed raggiunge una sensibilità di 160 Asa. La qualità del film migliora nel 1963 con la nuova Ektachrome-X che arriva alla sensibilità di 200 Asa nel 1976 con il nuovo processo E-6 per arrivare nel 1984 alla P800/1600 (Asa) per la quale occorre uno sviluppo forzato. Per il progetto Apollo, Kodak fornì alla NASA diverse pellicole tra cui le Ektachrome SO-68 e SO-121 nel formato 70mm per le Hasselblad di Aldrin e Armstrong. Famosa, la Ektachrome Infrared Aero che negli anni settanta affascinò il pubblico per la curiosa resa dei colori. Con la sensibilità estesa all’infrarosso i prati diventavano rossi!

Negli anni quaranta George Waters direttore marketing di Eastman Kodak invitò alcuni fotografi “bianconero” tra cui Ansel Adams, Paul Strand e Edward Weston a sperimentare la pellicola a colori con l’accordo di acquistare le fotografie ritentute utili per la pubblicità. Waterfront, una di queste, fu scattata nel 1946 da Weston nel porto di Monterey, California. (Archivio Eastman Kodak).

A pochi giorni dall’annuncio del CES, si diffonde la voce di una possibile riesumazione del Kodachrome. Operazione ambiziosa ma poco credibile sia dal lato pellicola visto che molti dei componenti originali sono ecologicamente vietati, sia per la complessità del trattamento che conta molti passaggi critici. Certo potrebbe essere allo studio una rivoluzione chimica dell’antica formula o, peggio, uno spudorato uso del marchio di una pellicola unica ed irripetibile per saturazione e definizione. Il Kodachrome dopo molti rinvii fu abbandonato definitivamente nel 2009. L’ultimo rullo scattato da Steve McCurry fu sviluppato nel 2013 in Texas da Dwayne’s Photo l’unico laboratorio al mondo dotato della speciale sviluppatrice. La sua cromaticità può essere ritrovata in Kodachrome, il pezzo di Paul Simon del 1973.

“… I love to take a photograph / So mama don’t take my Kodachrome away…”  

 

Kodak. Dalle ceneri risorge l’Ektachrome
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