fujifilm x100f
Test

In viaggio con la Fujifilm X100F

Non ci sono santi. Prima o poi quel maledetto zaino, con dentro un paio di corpi macchina, varie ottiche luminose e di lunga focale, due flash e magari pure un treppiedi, finisci per odiarlo. Risulta infatti tanto prezioso per il tuo lavoro quanto deleterio per l’integrità della tua colonna vertebrale.

Quando arrivano poi le tanto agognate ferie, allora il destino dello zaino è scontato: resterà a casa. Ecco che il più sfegatato geek della fotografia, ovvero il sottoscritto, avrebbe potuto affrontare le vacanze utilizzando la sola fotocamera integrata nello smartphone.

Ma un rapido sguardo alle fotocamere in prova mentre preparavo i bagagli, mi ha fatto pensare che ce n’era una che avrebbe potuto farmi riconciliare le fatiche di correre dietro alle mie due bimbe con qualche scatto degno magari anche di essere stampato.

La fotocamera in questione è la nuova Fujifilm X100F. Per me non è decisamente una novità impugnare quel corpo macchina. Ho utilizzato la prima Fujifilm X100 come secondo corpo macchina per ben 3 anni. La sua compattezza e leggerezza sono rimaste invariate.

Ma questa “quarta edizione” è ovviamente migliorata sotto vari aspetti, tra cui in particolare la reattività. Una reattività che si traduce in bimbe a fuoco senza impazzire. La sanità mentale è garantita dal joystick a portata di pollice, che consente di spostare il punto di messa a fuoco con estrema velocità, senza rischiare di perdere l’espressione della mia bimba.

Sempre a portata di pollice sulla Fujifilm X100F c’è la ghiera di compensazione  dell’esposizione, preziosa per schiarire o scurire la scena in modo rapido e istintivo. Io amo fotografare in priorità di diaframmi con lettura esposimetrica a matrice.

Con questo modalità ottengo foto correttamente esposte nel 90% degli scatti. Ma ci sono quelle situazioni in cui vorresti un cielo più cupo oppure un incarnato più brillante. Un tocco alla ghiera della compensazione e via.

In questo aiuta tantissimo il mirino elettronico. Personalmente non amo il mirino ibrido. Un fiore all’occhiello per gli ingegneri di Fujifilm. Si tratta infatti di un capolavoro sia di ottica che di elettronica, assolutamente senza pari nella concorrenza.

Ma lo trovo per l’appunto poco pratico nell’uso, specialmente se confrontato con il mirino elettronico, dove possiamo individuare e correggere istantaneamente qualsiasi errore di esposizione, di messa a fuoco, di inquadratura, di bilanciamento del bianco.

Il mirino ci permette anche in pieno sole di capire se preferiamo usare una simulazione pellicola Standard oppure la più accattivante Velvia. Avendo esposto centinaia di rullini di diapositive Velvia, la mia scelta è ricaduta proprio su questa simulazione, che garantisce un maggiore contrasto e una maggiore saturazione.

Cambiare la simulazione, come tutti gli altri parametri di scatto, risulta veloce grazie al menù rapido accessibile tramite il tasto Q. Se si ha la necessità di accedere rapidamente ad alcune impostazioni è poi possibile personalizzare cinque dei pulsanti sparsi sul corpo macchina.

Ad esempio io ho personalizzato il tasto sulla levetta per il cambio modalità del mirino, impostandolo per attivare e disattivare il filtro ND incorporato da 3 stop, indispensabile per fotografare a tutta apertura in pieno sole, evitando di trovarsi in impaccio con il tempo massimo di scatto a f/2 pari a 1/1000s.

Il bello della settimana di vacanza in cui ho utilizzato la Fujifilm X100F è stato proprio il fatto che una volta personalizzate le varie impostazioni, la fotocamera diventa un’estensione del proprio occhio: in pratica è come se scomparisse.

Quando la fotocamera scompare, allora il fotografo può concentrarsi completamente sul proprio lavoro. Oppure sulla propria vacanza, come nel mio caso.

In viaggio con la Fujifilm X100F
© Riproduzione riservata
Commenta

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

To Top