Impossible Project I-1
Test

Impossible Project I-1, la fotografia istantanea nel nuovo millennio

A volte è bello vivere nell’incertezza.

In ambito fotografico, il digitale ci ha abituati a poter vedere il risultato ancora prima di premere il tasto di scatto, grazie all’anteprima in tempo reale sullo schermo del nostro smartphone oppure della nostra fotocamera.

Ma il brivido di dover aspettare per capire se abbiamo realizzato una splendida foto oppure qualcosa da relegare al cestino, rimane se ci approcciamo alla fotografia analogica. Un’attesa più o meno lunga a seconda del tipo di supporto che scegliamo.

Se non amiamo le attese troppo lunghe possiamo scegliere una pellicola istantanea, che ci mostrerà il risultato finale dopo qualche minuto. Un brivido da incertezza quindi ben misurato e che a volte può creare anche dipendenza.

Questa, forse, la ragione dell’enorme successo che sta ottenendo recentemente la fotografia istantanea. Un successo giustamente accompagnato dalla presentazione di tante fotocamere sotto i marchi di Fujifilm, Leica, Lomography, Mint, Polaroid e Impossible Project.

Quest’ultima ha poi una storia alquanto rocambolesca, in quanto ha intrapreso nel 2008 la “missione impossibile” di recuperare i macchinari Polaroid, quando questa ha interrotto la produzione delle sue leggendarie pellicole istantanee.

Una missione davvero impegnativa, in quanto la Impossible Project non poteva utilizzare gli stessi chimici della Polaroid, ormai vietati per la loro tossicità. Le prime pellicole della Impossible Project erano infatti non esenti da vari problemi.

Otto anni dopo, tali problemi sono stati risolti e il successo delle vendite delle pellicole ha spinto l’azienda a presentare la sua prima fotocamera istantanea: la Impossible Project I-1.

Design

Il primo impatto con la Impossible Project I-1 è sicuramente “WOW”! Il design è minimalista ma al tempo stesso accattivante, con la sua finitura satinata nero opaca, su cui spiccano il mirino e l’ottica circondata da luci a led.

Il mirino è di tipo sportivo: si deve allineare il puntino sul primo vetrino con i due semicerchi del secondo vetrino. Un mirino ovviamente molto approssimativo nell’inquadratura, specialmente a distanza ravvicinata. Lo stesso mirino può essere richiuso e anche rimosso, grazie a un aggancio di tipo magnetico.

Le luci a led che circondano l’ottica hanno varie funzioni. Innanzitutto all’accensione ci indicano il numero di scatti rimasti nel caricatore. Poi svolgono la funzione di flash anulare, avendo tra l’altro 8 led a alta potenza e 4 a bassa potenza, utili per avere una luce diffusa anche con soggetti a breve distanza.

C’è anche il led che ci indica l’attivazione della connessione Bluetooth, utile per sfruttare l’app dedicata per smartphone, tramite la quale possiamo controllare manualmente tutti i parametri di scatto e sfruttare tecniche creative come le esposizione multiple oppure il light painting.

Senza l’aiuto dell’app su smartphone la Impossible Project I-1 risulta infatti completamente automatica. Abbiamo solo la possibilità di attivare/disattivare il flash e di compensare l’esposizione.

Il funzionamento della fotocamera è garantito da una batteria ricaricabile integrata. La ricarica avviene tramite una presa MicroUSB. Troviamo nella dotazione infatti due cavi USB, uno per gli eventuali aggiornamenti e uno per l’appunto dedicato alla ricarica.

Completa la dotazione una cinghia da fissare con due apposite viti al retro della fotocamera.

Esperienza d’uso

Il mio primo scatto con la Impossible Project I-1? Sfuocato. Il secondo? Pure. Il terzo? Anche.

Dopo i primi tre scatti ero convinto di aver ricevuto un esemplare non funzionante. Questo perché i primi tre scatti di prova erano stati effettuati su treppiedi e con messa a fuoco manuale.

Ho però contattato Alan Marcheselli, testimonial di Impossible Project per Nital, scoprendo così una caratteristica della fotocamera da tenere bene presente.

La maggior parte delle ottiche per fotocamere permettono di mettere a fuoco tramite una lente oppure un gruppo di lenti che si muovono avanti e indietro all’interno del barilotto dell’obiettivo. Questo consente di posizionare la messa a fuoco a qualsiasi distanza tra quella minima e quella massima.

La Impossible Project I-1 ha invece un sistema di messa a fuoco basata su cinque lenti su un piattello rotante. In base alla distanza di messa a fuoco misurata tramite infrarossi oppure scelta manualmente, una di queste cinque lenti viene posizionata nel gruppo ottico.

Ognuna di queste lenti ha però uno “sweet spot”, ovvero una distanza ben precisa dove viene collocato il piano di messa a fuoco. Ve le riporto qui sotto:

    • Macro (0.3-0.5m): sweet spot a 0.41m
    • Close Up (0.5-1m): sweet spot a 0.74m
    • Vicino (1.0-2.2m) sweet spot a 1.81m
    • Medio (2.2-4.5m): sweet spot a 3.27m
    • Lontano (4.5- ∞): sweet spot non indicato

Questo comporta che se si fotografa a tutta apertura e a distanze ravvicinate, quindi con ridotta profondità di campo, il fuori fuoco è un’eventualità tutt’altro che improbabile.

Se si vogliono foto ben nitide ci sono due strade quindi tra cui scegliere. La prima è utilizzare un metro e misurare con attenzione la distanza tra la lente frontale e il soggetto. La seconda è avere tanta ma tanta luce.

Infatti, se siamo in pieno sole oppure se abbiamo una sala posa attrezzata con potenti luci da studio, riusciremo a utilizzare diaframmi chiusi sia in modalità automatica che manuale, aumentando quindi la profondità di campo.

Una volta compreso come gestire la messa a fuoco, l’utilizzo della Impossible Project I-1 risulta semplice. L’esposimetro funziona perfettamente sia in automatico che tramite la lettura fatta dall’app per smartphone.

Il flash anulare crea una bella illuminazione e riesce a tenere sotto controllo anche gli occhi rossi. Se poi si vuole giocare, la già citata app permette di divertirsi con tante modalità, tra cui mi piace ricordare quella che attiva lo scatto appena rileva un suono particolarmente forte, come per esempio un battito di mani.

Risultati

Le foto realizzate con la Impossible Project I-1 sono nel classico formato Polaroid 600, ovvero un rettangolo di 8.8 x 10.7 cm, dove l’immagine copre un’area di 7.9 x 7.9 cm. La versione a colori risulta non troppo satura, ma comunque con una resa cromatica naturale. La versione in bianco e nero risulta ben contrastata, ma si notano in alcune aree delle dominanti di tono marrone.

Se poi ci si vuole avventurare nella manipolazione, le pellicole istantanee della Impossible Project si prestano tranquillamente. Io ho provato a effettuare il trasferimento dell’emulsione. Un procedimento che richiede pazienza e mano delicata, per quanto la stessa emulsione sia meno fragile di quanto si possa pensare.

Se volete anche voi avventurarvi in questo procedimento, vi rimando al tutorial del già citato Alan Marcheselli: https://www.youtube.com/watch?v=otbsM3g4nbI

Conclusioni

L’emozione dell’incertezza. Un’emozione che la fotografia digitale ha spazzato via senza tanti complimenti. Ma la fotografia analogica esiste ancora. Anzi, oggi è più viva che mai. Una vitalità particolarmente evidente nel settore della fotografia istantanea.

Nel caso della Impossible Project I-1, che potremmo definire la Polaroid del nuovo millennio, le emozioni sono davvero tante. Iniziano dal design originale e accattivante della fotocamera. Proseguono con la messa a fuoco che ha fatto passare qualche brutto momento anche al sottoscritto. Ma finiscono col trovarsi in mano qualcosa di unico e irripetibile.

Impossible Project I-1, la fotografia istantanea nel nuovo millennio
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