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Il polarizzatore: i segreti del filtro più usato da sempre

C’è stato un tempo, quando si usava la pellicola al posto dei moderni sensori digitali, in cui nella borsa di un fotografo, amatore o professionista che fosse, non poteva mancare un piccolo corredo di filtri ottici che gli permetteva di cavarsela al meglio in ogni situazione. Molti di questi filtri oggi non vengono più utilizzati e sono stati in parte sostituiti da quelli digitali da applicare direttamente tramite software; in particolare quelli per il bianco e nero oggi hanno perso tutta la loro utilità. C’è però un filtro ottico che ha mantenuto integralmente la sua importanza e che è passato indenne alla tagliola del tempo: il filtro polarizzatore. Spiegare il funzionamento del filtro polarizzatore non è semplice e richiede nozioni di fisica, molto più semplice è capirne gli effetti sulle nostre fotografie e su questo aspetto ci concentreremo nel resto dell’articolo. Per quanto riguarda il principio di funzionamento vi basti sapere che non è differente da quello degli occhiali da sole, nei quali la polarizzazione si utilizza per schermare la parte di raggi solari dannosa per l’occhio umano, mentre in fotografia questo effetto viene sfruttato in modo creativo.

come si usa un filtro polarizzatore

Il filtro polarizzatore è costituito da un doppio anello che, una volta montato il filtro sulla lente frontale dell’obiettivo, permette di farlo ruotare liberamente per scegliere il piano di polarizzazione ideale. Come vedremo fra poche righe questo filtro può essere utilizzato per eliminare i riflessi, per ridurre la foschia e per aumentare i contrasti. Molte peronse, la prima volta che si ritrovano alle prese con il polarizzatore, hanno l’istinto di farlo ruotare più e più volte, in realtà in mezzo giro si ottengono tutti i piani di polarizzazione possibili.

La parte zigrinata del polarizzatore aiuta a fissarlo sulla lente frontale dell’obiettivo, quella anteriore rimane così libera di ruotare per consentire di selezionare il piano di polarizzazione desiderato dal fotografo. Quando si usano dei grandangoli è preferibile utilizzare filtri più sottili, i cosiddetti Slim od Ultraslim, per scongiurare il rischio di vignettatura ai bordi.

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Basta ruotare la lente del polarizzatore per visualizzarne l’effetto. Un arco di rotazione di 180° vi farà tornare alle condizioni originarie, quindi con massimo mezzo giro di rotazione potrete trovare la posizione ottimale. Se si ha difficoltà nel capire qual è l’angolo giusto da utilizzare basta provare ad inquadrare verso le nuvole o su uno specchio d’acqua e sarà immediatamente chiaro quale sia la posizione corretta.

non solo vantaggi

Prima di parlare dei vantaggi vediamo gli svantaggi: se non ce ne fossero ognuno lo terrebbe sempre montato sulla lente frontale dell’obiettivo. Dobbiamo intanto considerare che non sempre eliminare i riflessi può aiutarci ad avere una fotografia migliore, poi bisogna dire che il polarizzatore è una lente scura (non a caso li abbiamo paragonati a degli occhiali da sole) e questo comporta una perdita di luminosità di circa due stop, facendo conseguentemente allungare i tempi di posa. Ci sarebbe poi da valutare un aspetto che potrebbe sembrare secondario, ma che a tutti gli effetti non lo è: aggiungere una lente in più davanti all’obiettivo porta con sé sia un potenziale peggioramento delle prestazioni ottiche che un possibile aumento dei lens flare, considerando che quando la luce arriva lateralmente su un obiettivo grandangolare il paraluce di serie può non essere sufficiente a schermarla.

Un aspetto importante da ricordare è che, anche se ormai sono praticamente spariti dalla circolazione, bisogna fare attenzione nei mercatini dell’usato a non comprare un filtro polarizzatore di tipo lineare, perché questo potrebbe influire negativamente sul funzionamento dell’autofocus delle reflex. Per essere sicuri di acquistare un polarizzatore circolare dovete cercare la sigla C-PL sul fianco del filtro stesso.

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Ci sono occasioni nelle quali usare il polarizzatore può risultare controproducente, in questo caso avere il cielo riflesso nel lago è sicuramente più interessante che vedere le rocce sommerse.

aumentare il contrasto nella fotografia di paesaggio

Quando c’è umidità nell’aria spesso il cielo tende ad assumere una colorazione lattiginosa che toglie intensità alle nostre fotografie. Il filtro polarizzatore riesce ad attenuare il riverbero della luce del sole fra le gocce in sospensione nell’atmosfera permettendo di avere un cielo più saturo ed aumentando il contrasto delle nuvole.

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In questi due esempi si percepisce bene l’effetto che il filtro polarizzatore permette di ottenere quando c’è una leggera foschia. Nel primo esempio non è tanto l’intensità del cielo a cambiare quanto il contrasto con le nuvole in alto a sinistra (che nella prima fotografia quasi non si riescono a vedere), e l’eliminazione del riverbero sui vetri del grattacielo che lo fa spiccare con maggiore intensità. Nel secondo esempio la colorazione del cielo è notevolmente diversa fra le due fotografie. Inoltre l’eliminazione del riverbero del sole sul cartellone pubblicitario permette di visualizzarlo al meglio senza che sia stato fatto nessun intervento in postproduzione.

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Anche in presenza di un paesaggio naturale ridurre il fastidio della foschia può aiutarci ad ottenere una fotografia migliore: non solo il cielo non risulterà più lattiginoso, ma anche il contrasto e la saturazione dei vari elementi che compongono l’immagine ne gioveranno.

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Questo è un altro caso emblematico: se il cielo è terso, come in questa fotografia scattata in alta montagna in inverno, il polarizzatore può creare un effetto esagerato rendendo il cielo eccessivamente blu. In questi casi è consigliabile non utilizzarlo, a meno che non lo si faccia con consapevolezza per fini creativi.

può il polarizzatore aiutarci ad esporre correttamente? 

Questa è una domanda che mi è stata rivolta in passato da un appassionato di fotografia e la risposta secondo me non è univoca. Nel caso che vi propongo in basso vi mostro in dettaglio un riflesso sull’acqua: è palese come eliminare il riverbero aiuti ad ottenere una maggiore uniformità di esposizione sul fotogramma. Se un fotografo decidesse di prendere l’esposizione proprio in un punto colpito dal riverbero l’esposimetro potrebbe rimanere ingannato dalla maggior luminosità di questa zona rispetto a quella del resto della fotografia portandoci ad avere una misurazione errata. Tuttavia si tratta di casi specifici, normalmente quello che ci interessa veramente quando usiamo questo filtro è riuscire ad attenuare i riflessi sgraditi, ridurre la foschia e ottenere un miglior contrasto generale fra le varie zone della fotografia, se poi questo va a creare più uniformità generale a favore della misura dell’esposizione possiamo considerarlo un gradito effetto secondario.

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