Storia

Hasselblad SWC: tempo, diaframma e messa a fuoco

Victor Hasselblad decide di creare un corpo in funzione dell’ottica e non viceversa

La fotocamera moderna che più ha reso onore al concetto di grandangolare è stata senza alcun dubbio figlia di Victor Hasselblad e di Carl Zeiss lo straordinario obiettivo Biogon 38mm. Il concetto supergrandangolare nasce nel 1954 con la Super Wide Angle formato 6x6cm e termina nei primi anni 2000. La sua presentazione fece scalpore come avvenne con la 1600F, reflex monobiettivo, presentata all’Athletic Club di New York nel 1948 ad un gruppo di giornalisti. La prima Hasselblad era dotata di otturatore a tendina da 1/1600 di secondo, Impreciso, adotta il più affidabile da 1/1000 di secondo. Come obiettivi montava gli Ektar di cui, Hasselblad, era distributore in Svezia. Per aumentare la gamma di obiettivi Hasselblad passa a Carl Zeiss, ma resta il problema dell’otturatore. La soluzione è di passare a obiettivi con otturatore centrale. Poiché Zeiss controlla Gauthier e Deckel (produttori degli otturatori Prontor e Compur nel gruppo dal 1910) fornire gli obiettivi “C” per la Hasselblad 500C e seguenti non sarà un problema. La cosa curiosa è che l’otturatore centrale arriva con il nuovissimo Biotar 38mm f/4,5 con un angolo di campo da 90° brevettato da Ludwig Bertele per Zeiss solo due anni prima. Il Biogon è un obiettivo grandangolare puro, adotta cioè lo schema simmetrico tipo Gauss, le cui lenti frontale e posteriore hanno un diametro quasi identico. Motivo per cui le reflex 35mm non potevano usare focali molto corte a meno di non sollevare lo specchio. Quindi, visto il tiraggio del Biogon di soli 18,8mm (distanza tra l’ultima lente ed il piano focale) utilizzarlo sulle 1000F reflex non è possibile.

 

Victor Hasselblad trova quell’obiettivo troppo interessante e quindi decide di creare un corpo adatto alle sue caratteristiche. Nasce così una “scatola di raccordo” obiettivo e il magazzino intercambiabile per la pellicola che ospitata la meccanica per l’avanzamento. Tuttavia, c’è la scomodità di dover caricare l’otturatore e scattare con le due tipiche levette dell’otturatore Compur integrato all’obiettivo. Le cose migliorano con la SW del 1957 che adotta un lungo pulsante obiettivo-corpo. Soluzione un po’ posticcia che diventa un ricordo due anni dopo quando la Hasselblad SWC (Super Wide Camera), è fornita di una manovella che arma l’otturatore e avanza la pellicola allo stesso tempo. Ovviamente, dotata di un mirino ottico esterno, questa fotocamera in tutte le sue serie resta una fotocamera unica per l’eccellente qualità dell’immagine e per la costruzione monastica che lasciava al fotografo il massimo della libertà: tempo, diaframma e messa fuoco. Seguono alcuni ritocchi estetici e ottici. Nel 1969, l’obiettivo della Hasselblad SWC viene fornito nero brunito per rendere più leggibili i valori dei diaframmi; alla Photokina del 1972 tutte le Hasselblad sono proposte anche in versione nera, mentre l’anno dopo, a cominciare delle focali fino a 80mm, gli obiettivi diventano dei  T* (T-star) ovvero con trattamento antiriflessi multistrato. A differenza delle consorelle reflex, per la Hasselblad SWC non ci sono troppi accessori, a parte filtri, magazzini, alcuni mirini ingranditori e uno speciale vetro smerigliato per una messa a fuoco di precisione (dopo aver staccato il magazzino in entrambi i casi). E due custodie subacquee. Nel 1979, la SWC/M monta il nuovo Biotar CF con la grande ghiera di messa a fuoco gommata. Tre anni dopo, la livella a bolla viene incorporata nel nuovo mirino bifocale che consente di leggere la scala delle distanze sull’obiettivo stesso senza staccare l’occhio. Nel 1988, con la nuova sigla 903SWC la fotocamera vanta all’interno una nuova verniciatura antiriflessi.

Il momento non è facile per l’azienda svedese che, tuttavia, nel 2001, propone alcuni obiettivi “CFi” con lenti prive di metalli come arsenico, cadmio e piombo.  Però, il Biotar CFi destinato alla 905SWC, dagli stessi test Zeiss perde qualcosa in definizione. L’otturatore disporrà di una molla più resistente in Nivarox e la presa sincro avrà finalmente un blocco di sicurezza. Nel 2002 Hasselblad presenta il sistema digitale H in collaborazione con Fujifilm. Il resto è storia contemporanea.

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