Glossario

Non solo ai neofiti, ma anche a chi è già esperto può capitare di non ricordare o conoscere il significato di una parola, un termine tecnico o una tecnologia. In questo glossario sono raccolte circa 600 voci relative alla fotografia analogica e digitale. Oggi più che mai non è necessario conoscere a fondo le teorie, le regole o gli strumenti per scattare una fotografia tecnicamente corretta, ma è certo che conoscere cosa c’è dietro il funzionamento di una fotocamera o a cosa serva una certa funzione può aiutare a scattare fotografie migliori o scegliere il modello più adeguato con maggiore consapevolezza.

  • ABERRAZIONI OTTICHE. Una lente perfetta dovrebbe riprodurre un punto o un segmento come tali. In genere, invece, specie nelle lenti più economiche ciò non avviene ed un punto può diventare un circolo ed un segmento una piccola curva. Questi difetti sono dovuti al tipo di vetro usato, al fatto che la superficie delle lenti è curva ed al comportamento della luce. Nel 1856 Ludwig von Seidel individuò cinque aberrazioni che si verificano in luce monocromatica: asferica, coma, astigmatismo, curvatura di campo, distorsione.

    ABERRAZIONE CROMATICA. Difetto delle lenti in presenza in luce bianca. L’indice di rifrazione delle lenti è legato alla lunghezza d’onda (colore) della luce. Ciò significa la stessa lente assume una focale diversa a seconda della radiazione che la attraversa. Quindi il punto di fuoco del rosso o del blu non coinciderà provocando un’immagine sfocata. Il difetto si compensa combinando due lenti costruite con vetri dotati di diverso indice di rifrazione (obiettivo acromatico) o con l’utilizzo di una o più lenti asferiche.

    ABERRAZIONE SFERICA. Il difetto si verifica nelle lenti semplici in quanto i raggi che passano attraverso i bordi più esterni della lente non vanno a fuoco nello stesso punto di quelli che passano per le zone centrali o l’asse ottico. Il difetto, sfocatura al centro dell’immagine, si compensa chiudendo il diaframma.

    ACCUMULATORE. Sistema capace di immagazzinare sotto forma di energia chimica l’energia elettrica che gli viene fornita al momento della carica e di restituirla fino all’esaurimento. L’accumulatore può essere ricaricato numerose volte. Negli apparecchi fotografici o nei flash vengono utilizzati accumulatori ricaricabili Ni-Mh (evoluzione di quelli al nichel cadmio) o Li-ion agli ioni di litio. Gli accumulatori devono essre scaricati completamente prima della ricarica per evitare l’effetto memoria che limiterebbe la ricarica al livello precedente.

    ACQUISIRE. Scaricare o ricevere un’immagine da una fotocamera o uno scanner.

    ACQUISIZIONE, DISPOSITIVO DI. Vedi sensore.

    ACTION CAMERA. Fotocamera compatta o compattissima per la ripresa video in movimento fissata a auto, moto o droni, o al proprio corpo (wearable camera). Dotata di obiettivi unltragrandangolari fino alla combinazione a doppia camera da 360°.

    ACUTANZA. Misura oggettiva della definizione di una pellicola sviluppata in modo standard ovvero del passaggio tra le densità maggiori e quelle minori. Di solito per questa prova si utilizza un soggetto con un elevato contrasto, come una sottile linea stampata a contatto. L’ampiezza della diffusione della luce all’interno dell’emulsione (linea più o meno netta) determina l’acutanza.

    AD/DC (Analog Digital Convertion). Sistema hardware che converte il segnale analogico proveniente dal sensore della fotocamera in digitale in un formato matematico binario per poter essere processato digitalmente.

    AEROGRAFO. Strumento ad aria compressa per il disegno ed il ritocco. Nei programmi di fotoelaborazione indica la Variante del Pennello strumento che riproduce l’effetto sfumato dell’aerografo classico. Le dimensioni e l’opacità del tratto possono essere regolate tramite a piacere.

    ALGORITMO. Matrice di calcolo che permette al computer di per eseguire una data operazione grazie ad una serie di istruzioni ad esempio per l’alterazione o la compressione di un’immagine. 

    ALIASING. Sullo schermo di un computer o di un tablet, le tracce diagonali e le linee curve, se ingrandite, appaiono con i bordi seghettati. L’effetto è causato dalla struttura a pixel delle immagini digitali. Le tecniche di Anti-aliasing (o di arrotondamento) rducono l’effetto adeguando il contrasto di due pixel adiacenti.

    ALTE LUCI. Le aree più chiare di un’immagine. Si dicono “bruciate” quelle talmente sovraesposte da mancare di qualunque dettaglio.

    ANALOGICO. Segnale o flusso di dati, sonoro o visivo, di tipo continuo. I dati analogici si fondono in modo continuo l’un l’altro senza la netta separazione tipica della forma digitale. E’ il caso dell’arcobaleno dove i colori si fondono passando da uno all’altro.

    ANELLI DI NEWTON. Si formano per interferenza quando due superfici simili non sono in perfetto contatto. E’ il caso del negativo posto tra i vetri del portanegativi di un ingranditore e delle iridescenze visibili su macchie d’olio sull’asfalto bagnato.

    ANELLO ADATTATORE. Consente l’utilizzo di obiettivi, filtro, paraluce, ecc. di diametro diverso da quello previsto per un determinato obiettivo. Altri tipi di adattatori consentono il montaggio di obiettivi non autofocus con innesto di una certa marca su fotocamere di marca diversa.

    ANELLO D’INVERSIONE. Adattatore per montare in posizione invertita l’obiettivo sulla fotocamera o su tubi di prolunga o soffietti per macrofotografia. L’inversione dell’obiettivo è consigliabile quando il rapporto di riproduzione supera quello di 1:1.

    ANGOLO DI CAMPO. Esprime, in gradi, il campo inquadrato da un obiettivo di una determinata lunghezza focale. Ovvero l’angolo sotteso tra la pupilla d’entrata dell’obiettivo e l’area delimitata dal formato. La misura è comunemente indicata in relazione alla diagonale del formato. Alcuni fabbricanti forniscono anche la copertura verticale ed orizzontale.

    ANGOLO DI COPERTURA. Indica in gradi l’angolo sotteso tra il punto nodale posteriore di un obiettivo ed il diametro dell’immagine formata il cui diametro è pari o superiore alla diagonale del formato.

    ANTEPRIMA. Visualizzazione immedata di un’immagine digitale, su monitor, schermo PD, tablet o smartphone.

    ANTI-ALIASING. Istruzione software per ammorbidire e fondere la scalettatura formata dai pixel sui bordi netti dell’immagine.

    APERTURA DEL DIAFRAMMA. Ampiezza dell’apertura del diaframma dell’obiettivo attraverso cui passa la luce per formare un’immagine. Se è l’apertura è ampia, la profondità di campo sarà ridotta e la scena si sfocherà quanto più gli elementi dell’inquadratuta si allontaneranno dal piano di messa a fuoco. Se l’apertura è ridotta, la profondità di campo aumenterà di coneguenza.

    APERTURE DI DIAFRAMMA. Vedi F, f/.

    APS (Advanced Photo System). Sistema fotografico su pellicola da 24mm introdotto nel 1996 da un pool di case: Fujifilm, Kodak, Minolta, Olympus e Nikon. Ebbe scarso successo nonostante la qualità e le caratteristiche innovative. Al momento della ripresa consentiva di scegliere fra tre formati di stampa C (normale 16x30mm), H (allargato) e P (panorama). Inoltre era possibile sostiruire la pellicola non completamente esposta con altra e poi terminarla. Nel mondo digitale la sigla APS è utilizzata per indicare sensori di formato simile allo C.

    ARTEFATTI. Difetti dell’immagine digitale creati dallo mezzo usato per registrarla (come il sensore delle fotocamere digitali) o per stamparla. Tipico difetto della compressione Jpeg dei sistemi di prima e seconda generazione. Gli artefatti si manifestano come microrettangoli o quadrati di “grana” colorata.

    ASCII. Set standard di caratteri adottati nei computer per i software. All’interno della codifica ASCII estesa sono compresi i simboli propri di ogni lingua.

    ASFERICA, LENTE. La moderna produzione delle lenti asferiche ha consentito di ridurre aberrazioni anche degli obiettivi più economici ricorrendo a soluzioni ibride con l’abbinamento di un strato polimerico su una lente sferica per ottenere la forma asferica con uno stampo. Lenti asferiche moderne in vetro, invece, vengono prodotte stampando ad alta temperatura la lente grezza. In passato realizzare la superficie asferica richiedeva una complessa e costosa lavorazione.

    ASTIGMATISMO. Si tratta di un’aberrazione ottica che si presenta lontano dall’asse ottico. Una lente astigmatica trasforma un punto in un piccolo segmento che si presenta in posizione radiale per una certa distanza di messa a fuoco e perpendicolare all’asse ottico per una distanza diversa. I segmenti sono ortogonali fra loro e la loro distanza indica il grado di astigmatismo. Il difetto procura la sfocatura delle relative immagini e viene ridotto con la chiusura del diaframma.

    AUTOCHROME. Tecnologia per la ripresa di immagini positive a colori trasparenti ideata dai Fratelli Lumiére (1907) utilizzando un sottile mosaico di particelle colorate nei tre colori additivi ottenute dalla fecola di patate. Il mosaico, applicato alla lastra per la ripresa e poi messo a registro con la sua stampa positiva ricompone i colori attraverso la visione per trasparenza.

    AUTOFOCUS. Sistema elettronico per la regolazione automatica della distanza di messa a fuoco. Dopo i primi sistemi a raggi infrarossi adottati sulle fotocamere compatte (autofocus attivo) sono seguiti, negli apparecchi reflex, sistemi dotati di sensori CCD per la determinazione dell’esatta distanza del soggetto in base al controllo del massimo contrasto (autofocus passivo). Nel tempo le funzionalità, a cominciare da precisione e velocità, sono cresciute in modo esponenziale per soddisfare le diverse esigenze degli utenti. Diverse le modalità disponibili: centrale, selettiva, continua, riconoscimento facciale, ecc.

    AUTOSCATTO. Dispositivo meccanico o elettronico che permette di impostare lo scatto ritardato dell’otturatore della fotocamera, ad esempio, per autofotografarsi o ridurre il rischio di vibrazioni con i tempi lunghi di esposizione usando il treppiedi.

  • BACK-UP. Procedimento di copia e archivio di sicurezza sul computer o per il trasferimento dei file da computer su supporti separati come dischi rigidi mobili o chiavette USB per garantirsi una riserva degli stessi in caso di perdita o cancellazione accidentale.

    BAGNO D’ARRESTO. Soluzione di acid acetico per bloccare l’azione dello sviluppo di una pellicola o di carta baritata (da barite, utilizzata nella pasta per sbiancare la base cartacea). Riduce la contaminazione del fissaggio prolungandone l’efficienza.

    BANK. Diffusore di luce di grandi dimensioni dotato di lampade flash di notevole potenza. Fornisce una elevata intensità luminosa su una superficie molto ampia a basso contrasto.

    BASCULAGGIO. Movimento sull’asse del piano pellicola o del piano ottico di una fotocamera grande formato a corpi mobili per controllare la forma dell’immagine ed ottimizzare la profondità di campo.

    BATTERIA. Insieme di pile o accumulatori.

    BAUD. La velocità alla quale si trasferiscono i dati. La velocità di 1 Baud (Baud rate) corrisponde approssimativamente 1 bit per secondo.

    BAYER PATTERN. Lo schema Bayer consiste in un retino di celle composto dai tre colori fondamentali (rosso, verde e blu, RGB). Ongi sincola cella conta quattro elementi due di colore verde, uno rosso e uno blu. Grazie tale retino si ottiene la formazione del colore per sintesi additiva. Sviluppato dal ricercatore di Eastman Kodak Bryce Bayer.

    BILANCIAMENTO DEL BIANCO. Funzione di misurazione che informa fotocamere digitali e videocamere per la migliore rappresentazione dei colori, basandosi sulla temperatura di colore delle diverse sorgenti luminose in gradi Kelvin. Quasi tutte le fotocamere digitali dispongono del bilanciamento del bianco automatico (white balance), ma consentono anche la regolazione manuale.

    BILANCIAMENTO DEL COLORE. Modo in cui i colori in un’immagine vengono, nel complesso, rappresentati. Essi potrebbero essere uguali a quelli che apparivano sulla scena o sul soggetto oppure modificati per generare una sensazione diversa.

    BINARIO, SISTEMA. Sistema numerico a base 2 che adotta esclusivamente i due simboli 0 e 1. I numeri maggiori sono pertanto costituiti dalla combinazione di serie di numeri 0 e 1.

    BIT (Binary Digit). Cifra binaria fondamentale delle informazioni digitali. Può avere valore 0 oppure 1, mentre 8 bit formano un byte.

    BIT PER PIXEL. Numero dei bit utilizzati in un’immagine digitale per rappresentare il colore di ciascun pixel. Con 1 bit per ogni pixel si ottiene un’immagine a 2 colori, con 2 bit a 4 colori, con 3 bit a 8 colori, e così via. Come regola, 8 bit rappresentano una profondità di 24 colori. Con 24 bit per pixel si rappresentano 16,7 milioni di colori

    BITMAP. Rappresentazione binaria di un’immagine, in cui ciascun bit del computer corrisponde a un dot su schermo o stampante.

    BLOCCO AF. Controllo, collegato al pulsante di scatto ed al blocco memoria o separato, per fissare temporaneamente la distanza di messa a fuoco delle fotocamere autofocus.

    BLOCCO MEMORIA. Collegato al pulsante di scatto ed al bocco AF o separato, memorizza temporaneamente la lettura esposimetrica della fotocamera in modalità automatica.

    BLOOMING. Difetto dell’immagine dovuto all’incapacità del sensore di gestire una sovraesposizione delle alte luci che porta ad un sovraccarico del singolo pixel. Questo coinvolge i pixel vicini provocando mancanza di dettaglio a volte con iridiscenze più o meno accentuate nelle parti più chiare della scena.

    BOBINATRICE. Apparecchio a tenuta di luce per il caricamento in caricatori standard 35mm pellicola a metraggio, normalmente da 5 o 10 metri.

    BRACKETING. Tecnica di esposizione a forcella che prevede la realizzazione di più scatti (di solito tre) dello stesso soggetto variando l’esposizione tra il primo e l’ultimo di frazioni di diaframam o diaframmi interi. Molte fotocamere dispongono di un sistema automatico per l’esecuzione del bracketing.

    BROWSER. Programma per la navigazione in internet che consente di accedere ai siti collegandosi ai relativi server e scaricare i contenuti multimediali.

    BRUCIATURA. Esposizione aggiuntiva effettuata in camera oscura su limitate aree in fase di stampa. Serve a compensare le zone del negativo ad alta densità che la carta non sarebbe in grado di registrare correttamente con il tempo di esposizione richiesto dalle altre aree. I software di fotoritocco offrono una funzione analoga applicando la bruciatura con un pennello appropriato.

    BUG. Piccolo errore di programma facilmente eliminabile. Dall’inglese: insetto, cimice.

    BUFFER. Detto anche memoria tampone o memoria di transito a seconda dell’impiego. Consiste in una memoria ad alta velocità di scrittura che riceve i dati e li conserva in attesa di registrarli oppure ad una periferica. Nelle fotocamere digitali, il buffer consente di salvare un certo numero di fotogrammi in sequenza continua prima che essi vengano registrati sulla scheda di memoria. Maggiore è la capacità del buffer maggiore la quantità di foto realizzabili nella raffica.

    BYTE. Unità di misura standard per indicare l’occupazione di memoria o di spazio su disco, dei dati. Formato da 8 bit, un byte può assumere qualsiasi valore compreso fra 0 e 255. Generalmente si utilizzano i multipli di otto anche per il Kilobyte (1KB=1024 byte), Megabyte (1MB=1.024 KB) e Gigabyte (1GB=1.073 MB)

  • CARTA A CONTRASTO VARIABILE. Carta sensibile bianconero capace di variare le caratteristiche di contrasto (gradazioni da 0 a 5) in funzione del colore della luce usata per l’esposizione che varia utilizzando una serie di filtri specifici sotto l’obiettivo dell’ingranditore.

    CARTA BARITATA. Carta sensibile bianconero per ingrandimenti d’arte in fibra naturale trattata in superficie con solfato di bario per esaltare il bianco di fondo. Offre i migliori risultati possibili. Può essere lucida o mat.

    CARTA INK-JET. Speciale carta per la stampa a getto d’inchiostro caratterizzata da una finitura atta ad incorporare e trattenere i coloranti o i pigmenti contenuti degli inchiostri stessi.

    CARTA POLITENATA (RC). Carta sensibile bianconero il suo supporto supporto è rivestito in polietilene (resin coated) per impedire alla carta (base) di assorbire i bagni di trattamento e quindi rendendo molto rapido il lavaggio e l’asciugatura.

    CALIBRAZIONE. Processo per adeguare le caratteristiche del colore e della luminosità di uno strumento (monitor o stampante) ad un determinato standard / profilo oppure al risultato desiderato.

    CAMPIONI COLORE. Serie di colori standardizzati che, in un programma di fotoelaborazione, può essere impiegata per l’uso con lo strumento Pennello o per altri interventi sul colore. È possibile aggiungere nuove serie di campioni di colore alle selezioni di base e gli utenti possono aggiungere nuovi colori usando lo strumento Contagocce. I campioni di colore sono generalmente raggruppati in un’unica finestra.

    CAMPO INQUADRATO. Lo schermo di messa a fuoco ottico o elettronico delle fotocamare reflex non sempre copre l’immagine intera come verrà registrata. Nei modelli professionali la copertura è del 100%. Normalmente, con le reflex amatoriali la copertura raggiunge il 95%, nei modelli più avanzati arriva al 100%.

    CANALE. Singolo elemento di colore all’interno della modalità colore. Per esempio, un’immagine RGB ha tre canali: rosso, verde e blu.

    CANALE ALFA. Canale separato che contiene le informazioni relative alla trasparenza di un pixel. Le mascherature possono essere registrate come canali alfa.

    CARICATORE PELLICOLA. Involucro standard adottato da Kodak nel 1935 per consentire il caricamento pellicola in piena luce. Nel caso del formato 35mm il caricatore è metallico, nel caso del sistema APS da 24mm (Advanced Photo System, fuori produzione) è in plastica a chiusura ermetica e dispone di simboli che indicano lo stato: vergine, utilizzata a metà, esposta ma non sviluppata, sviluppata.

    CARTONCINO GRIGIO NEUTRO 18%. Gli esposimetri sono tarati per misurare il tono medio (vedi) ovvero un grigio standard con riflettanza pari al 18%. Il cartoncino grigio neutro esposto alla stessa luce che cade sul soggetto fornisce allo strumento il riferimento ideale per la corretta esposizione. Una superficie bianca o nera, misurata con qualunque esposimetro apparirà sulla stampa sempre come grigia perché lo strumento valuta ogni superficie come fosse girigio neutro. Utile anche nelle riprese a colori.

    CAVETTO SINCRO. Collega il flash alla presa di sincronizzazione (PC) della fotocamera. Nei modelli reflex di fascia media più recenti o nelle compatte è quasi del tutto sparito, è presente invece nei modelli destinati all’uso professionale. In studio e in esterni si preferisce ricorrere all’uso di telecomandi radio o a infrarossi.

    CCD (Charge-Coupled Device). È stato il primo tipo di sensore immagine adottato sulle fotocamere digitali. Il sensore ad accoppiamento di carica vede in realtà solo immagini bianconero e impiega filtri rossi, verdi e blu per registrare i colori. I suoi elementi (pixel) emettono un segnale elettrico di tipo analogico che, a seconda dell’intensità della luce, viene trasformato in segnale digitale.

    CD (Compact Disc). Supporto di memorizzazione termoplastico su quale sono registrate informazioni (musica, video, foto) tramite laser. Nato dalla collaborazione tra Philips e Sony nel 1979.

    CD-R (Compact Disc-Recordable). CD registrabile una sola volta mediante un masterizzatore. La capacità può essere di 650 megabyte (CD-R 74) oppure 700 megabyte (CD-R 80)

    CD-ROM (CD Read Only Memory). Compact disk con memoria di sola lettura contiene dati che possono essere solo letti e non modificati o aggiornati.

    CD-RW (Compact Disc ReWritable). CD registrabile e cancellabile più volte mediante un masterizzatore.

    CdS. Fotoresistenza al solfuro di cadmio. Ha sostituito negli anni 1960 le meno sensibili cellule al Selenio. La cellula CdS, inserita in un circuito alimentato da una pila, offre una resistenza variabile in funzione del livello di luminosità. Sarà poi sostituita da cellule al gallio e al silicio.

    CELSIUS, °C. Grado della scala centigrada delle temperature. Concepita da Celsius, rappresenta il centesimo della differenza tra il punto di congelamento e quello di ebollizione dell’acqua.

    CHIAVE ALTA (high key). Con questo termine si identifica un’immagine caratterizzata da toni prevalentemente chiari tendenti al bianco.

    CHIAVE BASSA (low key). Con questo termine si identifica un’immagine caratterizzata da toni prevalentemente scuri.

    CHIP. Espressione colloquiale per indicare un semplice semiconduttore o circuito integrato.

    CIRCOLO DI CONFUSIONE. Esiste un limite oltre il quale l’occhio umano non riesce più a distinguere un circolo da un punto. Il più piccolo circolo ancora distinguibile è detto circolo di confusione. Il suo diametro, indicato in passato in 0,25mm per una distanza di 25cm era valido per gli obiettivi delle fotocamere grande formato i cui negativi venivano stampati a contato o con ingrandienti di sole 2 o 3 volte. Per compensare il maggiore ingrandimento dei negativi formato 24x36mm è stato necessario ridurre questo valore indicativamente tra 0,020 e 0,033mm a seconda della focale. Ogni produttore adotta arbitrariamente il valore ideale sul quale viene cancolata l’ampiezza della profondità di campo dei propri obiettivi. Obiettivi della stessa focale, ma di marche diverse possono dunque offrire risultati diversi.

    CIRCUITO INTEGRATO. Insieme di numerosi circuiti e componenti elettronici. Uno degli elementi costitutivi dei sistemi computerizzati.

    CMOS (Complementary Metal-Oxide Semiconductor). Sensore adottato per molte fotocamere, in particolare nelle reflex. Assorbe meno energia ed è meno costoso di un CCD, ma le loro prestazioni nonostante la diversa costruzione si equivalgono.

    CMYK (Cyan, Magenta, Yellow e Key-Black). Ciano, Magenta, Giallo, Nero identificato dalla lettera K, ovvero i tre colori primari sottrattivi più il nero per la stampa digitale a colori similmente alla stampa tipografica in quadricromia. Si contrappone alla modalità RGB del mondo elettronico.

    CODICE DX. Presente sui caricatori di pellicola 35mm per l’impostazione automatica della sensibilità e delle caratteristiche di una pellicola (tipo e numero di fotogrammi, il codice viene letto per mezzo di contatti elettrici nell’alloggiamento pellicola delle fotocamere predisposte. Il codice appare anche sul bordo della pellicola sviluppata per ytrasferoreo i propsi dati alle alle stampanti dei laboratori.

    COLOR MANAGEMENT. Per il miglior risultato di una stampa digitale occorre che tutti gli apparecchi coinvolti (monitor, scanner, stampante, ecc.) siano calibrati allo stesso modo affinché i colori visti a monitor siano correttamente riprodotti nella stampa. Sistemi di color management sono disponibili anche a costi molto accessibili.

    COLORE, RUOTA DEL. Comprende sia i colori della sintesi additiva sia quelli della sintesi sottrattiva posizionati in modo da formare una ruota nella quale colori analoghi sono vicini ma appaiono opposti al proprio complementare.

    COMA. Aberrazione ottica che determina la riproduzione di un punto posto lontano dall’asse ottico in modo asimmetrico e disuguale che forma una coda simile a quella di una cometa. Il coma si attenua chiudendo il diaframma.

    COMPACT FLASH, CF. Una delle prime schede di memoria adotatta in particolare dalle fotocamere digitali reflex per la veloctità di scrittura e lettura e la capacità. Raggiunta nel tempo dalle schese dello standaed SD.

    COMPOSIZIONE. L’arte di preparare con attenzione un’immagine e decidere coscientemente come inquadrare una scena o un soggetto. Questo si può fare per creare un’inquadratura che dia maggior risalto ad un soggetto, per aggiungere drammaticità o per raccontare meglio una storia o creare un’emozione. (Vedi Regola dei terzi).

    COMPRESSIONE DATI. Utilizzo di un algoritmo per ridurre la quantità di dati necessari alla ricostruzione di un file allo scopo di occupare meno memoria o disporre di maggiore velocità di trasmissione al prezzo di una riduzione della qualità dell’immagine. Il diffuso formato Jpeg nel tempo si è evoluto fino a Jpeg Fine che si rivela più che sufficiente se non si devono ottenere stampe di grande formato per le quali sono consigliabili i fornati TIFF e RAW. 

    CONDENSATORE. (Elettr.) Componente elettronico in grado di accumulare e quindi restituire una certa quantità di elettricità con una scarica.

    CONDENSATORE. (Ott.) Sistema ottico costituito da lenti piano convesse, capace di concentrare e dirigere la luce emessa da una sorgente luminosa. E’ presente nel sistema ottico dei diaproiettori e degli ingranditori a luce condensata.

    CONNETTIVITA’. Comprende tutte le possibili connessioni con il mondo esterno o collegamenti utilizzabili da un apparecchio fotografico digitale oppure una periferica o un computer. Sotto questo termine si intende sia il collegamento ad una rete oppure ad Internet sia la possibilità di collegare, ad esempio, una fotocamera ad un computer via presa USB o, ancora, una fotocamera digitale ad un televisore mediante uscita video analogica.

    CONTAPOSE. Indica il numero dei fotogrammi che sono stati scattati. Il suo avanzamento è automatico negli apparecchi meccanici, mentre l’azzeramento avviene non appena si apre il dorso. Negli apparecchi autofocus e digitali il numero dei fotogrammi esposti appare sul display a cristalli liquidi.

    CONTATTO CALDO. Consente il collegamento elettrico diretto per la sincronizzazione del flash. E’ predisposto all’interno della slitta portaccessori sul corpo della fotocamera o sulla sommità del pentaprisma delle reflex. Può essere dedicato ai flash della stessa marca.

    CONTRASTO. Differenza tra i toni più chiari e quelli più scuri all’interno di un’immagine.

    CONTROLUCE. Quando il soggetto è posto tra la fotocamera e la sorgente luminosa si dice che la fotografia è realizzata in controluce. In questi casi è richiesta una particolare attenzione al momento dell’esposizione.

    COPYRIGHT. Termine legale che indica il diritto di possesso, e quindi di controllo, sull’utilizzo di testi, fotografie, vdeo o altri contenuti creativi. Se non altrimenti specificato, si presume che tutte le immagini siano soggette a copyright (simbolo ©) e che non possano essere utilizzate senza autorissazione del titolare.

    CPU (Central Processing Unit). L’unità di eleborazione centrale è il “cervello” di un sistema computerizzato. Essa comprende il processore (Intel o AMD) e i circuiti accessori per l’elaborazione dei dati in entrata e in uscita.

    CRISTALLI LIQUIDI (liquid cristal display, LCD). Utilizzati in moltissime apparecchiature, consentono la lettura di dati numerici, lettere, simboli ecc. Sono realizzati con materiali organici che si comportano come un liquido pur avendo una struttura molecolare simile a quella di un cristallo. Questo materiale è posto tra due lastrine di vetro dotate di elettrodi talmente sottili da essere invisibili i quali, creando un campo elettrostatico, modificano lo stato di trasparenza o riflettanza del materiale consentendo la lettura.

    CURVA CARATTERISTICA. Grafico che correla il logaritmo dell’esposizione con la densità dell’immagine sul negativo risultante in date condizioni di sviluppo. Altrimenti conosciuta come curva D-log H. Le zone più importanti della curva sono: il piede dove la densità sul negativo inizia a crescere, il tratto rettilineo che corrisponde allo spazio dell’immagine correttamente esposta e la spalla dove ha inizio la sovraesposizione.

    CURVA DI BEZIER. Linea o curva descritta da una formula matematica utilizzata per creare tracciati in un programma di fotoelaborazione. Una Curva di Bezier può essere regolata per definire con precisione i contorni di un oggetto creando e manipolando i punti di ancoraggio e i punti di direzione della curva.

    CURVATURA DI CAMPO. E’ una delle aberrazioni ottiche degli obiettivi. L’immagine invece di andare a fuoco su una superficie piana (piano focale) va a fuoco su una superficie curva. Di qui una notevole caduta della nitidezza ai bordi se la messa a fuoco è regolata per il centro del fotogramma e viceversa. Gli obiettivi macro, da ingrandimento o per riproduzione debbono essere particolarmente corretti contro questo difetto.

  • D-MAX. Densità massima.

    D-MIN. Densità minima.

    DAYLIGHT. Luce diurna fotografica standard che corrisponde a una temperatura di colore pari a 5500K (gradi Kelvin) emessa dai flash elettronici. Su quella temperatura sono tarate le pellicole invertibili a colori definite “per luce diurna”. Per luce articifiale le pellicole sono siglate T, dal filamento delle lampade al tungsteno.

    DECENTRAMENTO. Consiste nel far scorrere lateralmente uno o entrambi i corpi anteriore e/o posteriore di una fotocamera grande formato a corpi mobili, mantenendo l’asse ottico perpendicolare al piano pellicola. Può essere orizzontale per inquadrare con una corretta prospettiva soggetti decentrati lateralmente o verticale per inquadrare soggetti decentrati verticalmente onde evitare le linee cadenti tipche delle riprese di edifici. Serve a ricomporre l’inquadratura senza dover inclinare l’apparecchio.

    DEFINIZIONE. Con questo termine si indica la capacità di un obiettivo, di una pellicola e di un sensore di mostrare i dettagli più minuti del soggetto. Nel mondo analogico rappresenta, tuttavia, la somma di caratteristiche soggettive come la nitidezza e la granulosità, con caratteristiche oggettive come l’acutanza, il potere risolvente e la granularità. Allo stesso modo, indica la qualità complessiva (in termini di dettagli) di un’immagine digitale determinata dalla tecnologia del sensore (numero e dimensione dei pixel), dalla risoluzione scelta per la ripresa e dal contrasto. Anche in questo caso il giudizio è sostanzialmente soggettivo.

    DENSITA’. Valore numerico impiegato per indicare il grado di annerimento di un tono sul negativo. Log (in base 10) dell’opacità.

    DENSITOMETRO. Strumento opto-elettronico per effettuare la misurazione delle densità di un’immagine negativa o positiva.

    DETECTIVE CAMERA. Nella seconda meta dell’Ottocento esplose la moda di scattare, non visti, fotografie con apparecchi camuffati, detti detective. Molte le soluzioni: apparecchi erano nascosti dietro ampie cravatte, nei cappelli, nei bastoni da passeggio, nei libri, ecc.

    DIAFRAMMA. Sistema ad iride per la regolazione del passaggio della luce attraverso l’obiettivo. Costituito da più lamelle, può essere automatico o manuale. Gli obiettivi dotati di diaframma automatico lo mantengono sempre alla massima apertura per consentire una migliore luminosità dello schermo di messa a fuoco. Al momento dell’esposizione, le lamelle si chiudono di scatto al valore prefissato e si riaprono subito dopo la chiusura dell’otturatore. La ghiera del diaframma degli obiettivi è fornita di una serie di scatti che mantengono la posizione desiderata. Negli obiettivi più recenti la ghiera del diaframma è stata sostituita da una ghiera manuale sul corpo macchina. (Vedi F, f/).

    DIAPOSITIVA. Fotogramma trasparente in bianconero o a colori ottenuto con le pellicole grazie ad un procedimento chimico di inversione nel quale l’immagine negativa ottenuta in ripresa viene trasformata in positiva. Osservabile per trasparenza o proiezione.

    DIFETTO DI RECIPROCITA’. Una corretta esposizione (H) deriva dalla quantità di luce (E) che raggiunge l’emulsione sensibile di una pellicola per un dato tempo (t) da cui: H=Et. In base a questa relazione si deduce che la pellicola fornisce risultati sempre costanti per un’esposizione eseguita con coppie-tempo diaframma equivalenti. Nella pratica, però, fu scoperto che la sensiblità dell’emulsione si riduce nel caso di esposizioni estreme: brevissime (oltre 1/5000 di secondo) o lunghissime (oltre 1 secondo). Sebbene il fenomeno sia molto meno evidente nelle emulsioni di ultima generazione, i dati sulle correzioni necessarie sono fornite dalle case produttrici.

    DIFFRAZIONE. Cambiamento della direzione rettilinea dei raggi luminosi quando sfiorano o toccano un bordo opaco e sottile come le lamelle del diaframma. Quando quest’ultimo è molto chiuso, il fenomeno trasforma i punti luminosi in “stelline” con tanti raggi quante sono le lamelle del diaframma, si solito 5 o 7. Nel caso di obbettivi con diafranni da 9 o 12 lamelle il fenomero si riduce.

    DIFFUSORE. Schermo traslucido o smerigliato, solitamente in materiale plastico o acetato usato per ammorbidire e diffondere la luce di una sorgente luminosa artificiale. 

    DIGITALE. Tipo di segnale, o flusso di dati, le cui informazioni sono codificate in forma binaria. Il passaggio da un dato digitale ad un altro avviene per gradini e non in modo continuo.

    DIGITALIZZAZIONE. Conversione del segnale analogico in forma digitale. Prevede la lettura del segnale analogico nell’unità di tempo, la quantizzazione dei dati ricavati ad ognuno dei quali viene attribuito un valore numerico e la codifica di tale numero in forma binaria. Un’immagine digitale è formata da una griglia di pixel per cui non vi è continuità fra colore e luminosità degli elementi vicini. Ogni punto della griglia ha un suo specifico valore.

    DIMENSIONE FILE. Indica la quantità di memoria necessaria per immagazzinare e/o trattare un’immagine digitale. Maggiore è la dimensione del file, più spazio serve per immagazzinarla e più tempo richiede per l’elaborazione.

    DIN (Deutsche Industrie Normen). Standard tedesco, usato in passato Europa per indicare la sensibilità delle pellicole. Un incremento di 3 DIN indica una sensibilità doppia. Lo standard stato sostituito dalle norme ISO (International Organizarion for Standardization) che parificano l’ISO all’indice ASA statunitense.

    DIOTTRIA. Valore reciproco di un metro. Il potere diottrico di una lente è dato dalla sua lunghezza focale divisa per un metro. Una lente di 200mm di focale ha un potere di 5 diottrie (1000:200 = 5).

    DISCO FISSO. Vedi hard disk.

    DISPLAY. Piccoli display a cristalli liquidi (LCD) sono stati utilizzati sulle fotocamere reflex autofocus e compatte analogiche per mostrare i dati di tempo, diaframma, sensibilità, ecc. Sulle prime fotocamere compatte digitali un piccolo display LCD a colori a bassa risoluzione è stato applicato al posto del classico mirino. Le reflex digitali attuali montano display da 2.5 fino a 3 pollici per vsualizzare immagine e menu anche ad altissima definizione.

    DISPERSIONE. Nel passaggio aria-vetro, o aria-acqua la luce subisce un rallentamento diverso a seconda della lunghezza d’onda delle radiazioni che la compongono. Questo rallentamento provoca una deviazione che è maggiore per le radiazioni corte (blu) e minore per quelle lunghe (rosso). La dispersione è il fenomeno per cui la luce bianca, passando attraverso un prisma, si disperde nei vari colori. Essa risulta più o meno ampia a seconda della composizione del vetro. (Vedi Indice di rifrazione)

    DISSOLVENZA. Termine del gergo cinematografico per indicare l’effetto con il quale l’inizio o la fine di una scena vengono evidenziate da un passaggio dal buio alla luce (dissolvenza in apertura) o dalla luce al buio (dissolvenza in chiusura). La dissolvenza è incrociata quando il passaggio da una scena alla successiva è ottenuto con sovrapposizione delle due dissolvenze.

    DISTANZA IPERFOCALE. E’ quella che separa l’obiettivo regolato su infinito dal soggetto nitido più vicino. Regolando l’obiettivo su questa distanza la zona nitida si estenderà dalla metà della distanza iperfocale all’infinito.

    DISTANZA MINIMA. Si intende la minima distanza possibile di ripresa alla quale un obiettivo consente di mettere a fuoco un piano. Si misura a partire dal piano focale della fotocamera.

    DISTORSIONE. (Dig.) Funzione dei programmi di fotoelaborazione per cambiare la forma di una intera area selezionata all’interno di un’immagine.

    DISTORSIONE. (Ott.) Aberrazione ottica, tipica di alcuni obiettivi. E’ a barilotto quando l’immagine di un quadrato risulta più ingrandita al centro che ai bordi (l’immagine ricorda quella di un piccolo barile). E’ a cuscinetto quando un soggetto quadrato, viene riprodotto con un maggiore ingrandimento ai bordi rispetto al centro (l’immagine risultante ricorda la forma di un cuscino). Il difetto è dovuto al fatto che l’immagine formata dai raggi periferici viene riprodotta con un rapporto di ingrandomento diverso da quella riprodotta dai raggi che passano per l’asse ottico dell’obiettivo. E’ tipica degli obiettivi più economici e degli zoom.

    DITHERING. Procedimento dei computer/monitor a bassa definizione per far apparire più uniformi le immagini ed i colori del web che non riescono a mostrare nel caso di imamgini a 16 milioni di colori su monitor da 256. L’inserimento di pixel di vari colori simula i colori mancanti migliorando la percezione delle sfumature cromatiche. Le immagini dithered tendono ad avere un aspetto granuloso se ingrandite o osservate a breve distanza.

    DOMINANTE. Nella fotografia a colori, definisce quella tonalità monocromatica che invade tutta l’immagine a causa di un uso erroneo o intenzionale di filtri colorati o di pellicola non adatta alla temperatura di colore della luce. Una dominante può anche essere determinata da un errato trattamento in fase di sviluppo o dall’uso di una pellicola scaduta.

    DOPPIE ESPOSIZIONI. Per la realizzazione di immagini creative o di trucchi fotografici è possibile eseguire intenzionalmente due o più esposizioni sullo stesso fotogramma. Negli apparecchi reflex meccanici si ottiene premendo il pulsantino che sblocca il sistema di avanzamento della pellicola nel momento in cui si ruota la leva di carica. Negli apparecchi a motore spesso è previsto un comando per l’esecuzione automatica di una o più riesposizioni dello stesso fotogramma. Molte fotocamere reflex digitali consentono l’esecuzione di doppie esposizioni.

    DORSO. Sportello posteriore degli apparecchi fotografici analogici che consente l’apertura necessaria all’inserimento della pellicola. Il dorso può essere fisso o intercambiabile. In quest’ultimo caso può essere sostituito con altri dorsi speciali, ad esempio con i dorsi datario, di programmazione, o a grande autonomia dotati di magazzini pellicola per 250 fotogrammi.

    DORSO DIGITALE. Apparecchio intercambiabile dotato di sensore ad alto o altissimo numero di pixel e di software necessari per la ripresa digitale per fotocamere analogiche di medio o grande formato.

    DOS. Vedi MS-DOS.

    DPI (Dots per inch). Ovvero i punti stampati per pollice che indicano la risoluzione di una stampa su carta o altro supporto fisico. La regolazione della risoluzione di stampa determina una variazione del formato. Una immagine con base 1500 pixel per 72 dpi (risoluzione del web) porterebbe ad una stampa con base 52.9cm a bassa risoluzione. Aumentando la risoluzione a 300 dpi la base passa a 1181 pixel per una stampa con base 10cm.

    DOT. Elemento base di un’immagine digitale contenente gli elementi RGB. L’insieme di più dot produce un pixel.

    DOT PITCH. Letteralmente “passo dei punti”, indica la distanza fra i singoli dot che formano l’immagine a monitor. Più basso il valore, più alta è la definizione perché saranno più numerosi i punti per una data superficie. Ogni punto rappresenta i tre colori RGB che costituiscono il pixel. Gli schermi dei monitor LCD hanno valori tra 0,22mm (ottimo) e 0,28mm (economico).

    DSC (Digital Still Camera). Acronimo generico per fotocamera digitale per immagini fisse impiegato nelle tabelle dei sondaggi di mercato o nelle statistiche.

    D-SRL (Digital Single Lens Reflex). Definisce le fotocamere reflex digitali monobiettivo. Acronimo usato nel gergo fotografico anglosassone.

    DUOTONE. Metodo di stampa tipografica che utilizza due tipi di inchiostro (nero e grigio) per ottenere la migliore riproduzione dei toni di una fotografia in bianconero nei libri di pregio. Nella stampa digitale il modo Duotone viene usato per creare un’immagine da stampare con due inchiostri, di solito il nero ed un colore non CMYK. Può anche essere usato per aggiungere un effetto viraggio ad una fotografia in bianconero.

    DYE TRANSFER. Complessa ed ormai desueta tecnica di stampa a colori sottrattiva di Eastman Kodak che consentiva di ottenere ingrandimenti di elevatissima qualità. Consiste nell’applicare a registro, uno sull’altro, tre sottili pellicole nei tre colori primari esposte successivamente con adeguata filtratura per la separazione dei colori di una diapositiva. Tecnica molto costosa offerta ancora da selezionatissimi laboratori in Europa.

  • EFFETTO BORDO. Si manifesta con un contorno bianco sui confini più evidenti della fotografia digitale quando l’effetto del filtro nitidezza è eccessivo.

    EFFETTO CALLIER. I raggi di luce che attraversano le zone trasparenti del negativo vengono riflessi dalle zone più dense o diffusi fra i granuli d’argento in modo che l’assorbimento di luce è maggiore di quanto non dovrebbe essere. L’effetto Callier spiega l’aumento di contrasto nell’ingrandimento di negativi con zone molto dense con l’impiego di ingranditori a condensatore. Si attenua usando ingranditori a luce diffusa.

    ELABORAZIONE DELLE IMMAGINI. Insieme delle tecniche usate per modificare il valore dei pixel che compongono l’immagine digitale al fine di correggerne o alterarne il contrasto, la luminosità, cambiarne le dimensioni, la forma o il dettaglio.

    ELICOIDE. I gruppi ottici di un obiettivo vengono montati all’interno di un tubo di ottone o plastica detto elicoide. Questo è caratterizzato da scanalature o guide con andamento elicoidale per lo spostamento avanti indietro dei gruppi ottici ai fini della messa a fuoco o della variazione focale nel caso degli obiettivi zoom.

    EMOLLIENTE. Detergente utilizzato in minima quantità per abbassare la tensione superficiale dell’acqua. Serve anche a coadiuvare l’azione di soluzioni basiche e per facilitare l’asciugatura uniforme delle pellicole in modo che sulla superficie non restino residui calcarei. E’ anche detto imbibente.

    EMULSIONE. Insieme di sali d’argento sensibili alla luce sospesi uniformemente in finissima gelatina animale. L’emulsione viene colata ancora liquida sul supporto (base) della pellicola con speciali macchine dette “di stesa”.

    EPS (Encapsulated PostScript Format). Formato file largamente usato nelle applicazioni di editoria elettronica. Oltre ai dati, contiene dei comandi addizionali PostScript che incapsulano i dati e li rendono gestibili in altri tipi di documento.

    ESPOSIMETRO. Strumento per la misurazione dell’intensità luminosa capace di fornire i valori di tempo di esposizione e di diaframma per ottenere per una data sensibilità un negativo o file perfettamente esposto. Può essere incorporato nelle fotocamere o come strumento separato. I limiti della capacità di effettuare misurazioni attendibili da parte dell’esposimetro vengono indicati in valori luce (EV) o candele per metro quadro (cdm2, unità di misura della luminanza). Tanto più estesa è la gamma, tanto maggiore e la capacità dello strumento di misurare nelle basse come nelle alte luci. L’esposimetro utilizza un elemento sensibile alla luce che produce una corrente elettrica o una resistenza direttamente proporzionale all’intensità luminosa che lo colpisce. Il selenio, elemento principe fino agli anni Cinquanta, colpito dalla luce produce una modestissima corrente elettrica che, opportunamente amplificata, fa muovere l’ago di un galvanometro su una scala. Al contrario, il Solfuro di Cadmio (CdS), cosi come il fosfo-arseniuro di gallio o il silicio, producono una resistenza in un circuito elettrico alimentato da una pila. Il cadmio fu sostituito dal silicio (filtrato blu per ridurre la sua sensibilità al rosso). Due i metodi di misurazione: a luce incidente o a luce riflessa. Con il primo metodo si misura nei pressi del soggetto la quantità della luce che lo illumina (illuminamento), con il secondo si misura da una certa distanza la quantità di luce che esso riflette (luminanza). Il primo sistema consente di utilizzare la lettura senza necessità di correggere l’esposizione in presenza di toni molto più chiari o molto più scuri del tono medio (grigio 18%) per il quale sono tarati tutti gli esposimetri. Con il secondo la misurazione della luce tiene conto della capacità del soggetto di riflettere la luce, ma fornisce indicazioni precise solo se questo è di tono medio (grigio 18%). L’esposimetro incorporato nelle fotocamere misura la luce riflessa. Di solito gli esposimetri separati possono utilizzare entrambi i metodi. (Vedi Cartoncino 18%)

    ESPOSIMETRO SPOT. Tipo di esposimetro separato dotato di impugnatura a pistola in grado di effettuare una misurazione selettiva (spot) della scena. Di solito la lettura avviene su un angolo limitato a 1 – 2 gradi.

    ESPOSIMETRO TTL. Negli apparecchi reflex analogici e digitali l’esposimetro incorporato misura la luce in modo TTL (Through The Lens, attraverso l’obiettivo) per cui la cellula posta all’interno viene colpita dalla luce che passa per l’obiettivo di ripresa. In alcuni modelli analogici la cellula misura la luce che cade sul piano pellicola o che viene riflessa da uno specchio secondario. In questo modo l’esposimetro può effettuare la misurazione nel momento stesso dell’apertura dell’otturatore, ciò che è indispensabile per il controllo dell’esposizione usando flash dedicati (flash TTL). Gli esposimetri TTL adottano diversi sistemi per la misura dell’esposizione per la scena inquadrata. La “media” fornisce al fotografo la media delle luminanze della scena inquadrata, ma ciò può portare ad esposizioni errate in caso di scene particolarmente contrastate. La misurazione a “preferenza centrale”, fornisce un dato ponderato per il 60-80% sulla zona centrale dell’inquadratura. Consente una misurazione più selettiva e quindi più precisa della precedente. La misurazione “spot” consente al fotografo di misurare con estrema precisione e selettività punti nella scena inquadrata, circa 2-3%. Infine, la misurazione a settori (matrix, multi, tecc.) o a settori adottata da tutte le fotocamere più recenti include le digitali, le mirrorless e alcune compatte di alta gamma, si basa sull’analisi fatta dall’esposimetro fra punti diversi dell’inquadratura (da 8 a 48 e più), in base ad un algoritmo prestabilito.

    ESPOSIZIONE, TEMPO DI. Durata necessaria perché la pellicola o il sensore delle fotocamere digitali ricevano la quantità minima e sufficiente a riprodurre correttamente la gamma tonale. Dipende dalla sensibilità Iso adottata e dall’intensità della luce. ln manuale, il controllo della quantità di luce avviene attraverso l’uso dell’otturatore e dell’apertura del diaframma. Se la quantità di luce è eccessiva si ottiene una sovraesposizione, se e troppo poca una sottoesposizione.

    ESPOSIZIONE AUTOMATICA. Esistono diversi modi di esposizione automatica. Sulle reflex automatiche degli anni settanta era possibile scegliere tra: esposizione automatica a priorità dei diaframmi ed esposizione automatica a priorità dei tempi. Nel primo caso è possibile impostare un dato valore di diaframma sull’obiettivo e lasciare all’esposimetro incorporato nella fotocamera il compito di calcolare l’appropriato tempo d’otturazione grazie all’arrivo degli otturatori a controllo elettronico. Nel secondo, il sistema della fotocamera imposta automaticamente il valore di diaframma appropriato in funzione del tempo si esposizione scelto. Si sono poi diffuse altre modalità came il modo programmato generico che regola il tempo ed il diaframma in base a parametri di fabbrica e modi dedicati al tipo di ripresa (ritratto, azione, paesaggi, notturni, flash, ecc.). Nelle fotocamere compatte analogiche di ultima generazione (anni novanta), l’automatismo di esposizione era in genere programmato,mentre in quelle più avanzate erano disponibili funzioni dedicate. Le compatte digitali correnti offrono quasi tutte una gamma molto completa di modalità di scatto, spesso più di facciata che utili.

    ESPOSIZIONE, CORREZIONE DELLA. Poiché tutti gli esposimetri sono tarati per offrire la perfetta esposizione del tono medio occorre eseguire una correzione quando si misuri in modalità manuale un soggetto molto chiaro o molto scuro. Nel primo caso occorre aumentare l’esposizione con l’apposta funzione, nel secondo ridurla. In caso contrario, sia il soggetto molto chiaro che quello scuro verrebbero riprodotti in tono medio. Con le fotocamare digitali impostate sulla misurazione a settori la modifica può essere superflua.

    ESPOSIZIONE EQUIVALENTE. Vedi EV.

    ESPOSIZIONI MULTIPLE. Vedi doppie esposizioni.

    ETHERNET. Protocollo di connessione via cavo tra computer locali e periferiche per consentire uno scambio rapido di dati e la condivisione dei programmi attraverso una rete.

    EV (Equivalent Value, valore luce equivalente). Al raddoppio dell’intensità luminosa il valore incrementa di una unità. I valori luce rappresentano un puro riferimento quantitativo che si trasforma, grazie ad una tabella, in una serie di coppie tempo-diaframma equivalenti in funzione della sensibilità della pellicola. Il principio fu applicato nei primi anni cinquanta agli otturatori di tipo centrale con la possibilità di accoppiamento meccanico della ghiera dei diaframmi a quella dell’otturatore in modo che all’aumento dell’apertura di diaframma corrispondesse una riduzione del tempo di otturazione. Bloccando le due ghiere su un dato valore luce, era quindi possibile scegliere la coppia tempo-diaframma preferibile, ferma restando l’equivalente esposizione: 1/15 di sec. a f/5,6 è equivalente a 1/125 a f/2. I valori EV, sono tutt’ora forniti dagli esposimetri separati e si rivelano pratici nella valutazione delle diverse luminanze di una scena. Gli EV vengono anche utilizzati dai fabbricanti come unità di misura per indicare la gamma di sensibilità degli esposimetri ed i limiti di impiego dei sistemi autofocus.

  • F, f/. Questo simbolo, preferibilmente il secondo f/, indica il valore delle aperture del diaframma di un obiettivo. Per calcolare la luminosità di una singola lente si divide la sua lunghezza focale per il diametro. Una singola lente da 50mm di focale e del diametro di 25mm ha un’apertura relativa 2 che in gergo si chiama luminosità e si esprime con f/2 (focale : 2), F2. Questo valore che è costante in tutti gli obiettivi, consente di conoscere la quantità di luce che passa attraverso l’obiettivo nell’unità di tempo. I valori numerici attribuiti alle aperture di diaframma derivano dal fatto che moltiplicando il diametro dell’apertura per la radice quadrata di 2 (1,4142), l’area del cerchio raddoppia. Così, i valori f/ sono il risultato del prodotto delle successive moltiplicazioni di 1,0 per 1,4142. Ad esempio: 1,0×1,4142=1,4142 o f/1,4, da cui 1,4142×1,4142=2 o f/2, da cui 2×1,4142=2,828 o f/2,8 e così di seguito. In pratica, l’area del diaframma (e quindi la quantità di luce) varia di un fattore 2 ad ogni stop. Ciò significa che aprendo o chiudendo il diaframma di un valore, l’esposizione aumenta o si riduce di 2 volte rispettivamente; variandolo di 3 stop, invece, l’esposizione aumenta o si riduce di 8 volte. E cosi via. I valori f/ sono riportati sulla ghiera dei diaframmi degli obiettivi. Il valore più piccolo indica la luminosità massima dell’obiettivo. Un obiettivo 50mm per una fotocamera reflex ha una luminosità massima di f/1,4 o f/1,8 ed una minima di f/16 o f/22. Gli obiettivi per le fotocamere di medio o grande formato sono meno luminosi e raggiungono chiusure di diaframma minime di f/32 o f/45. Negli zoom economici in particolare la luminosità varia in quanto l’apertura relativa diminuisce all’aumento della focale. Solo i modelli professionali costruiti con una particolare disposizione dei gruppi ottici mantengono costante la luminosità per tutta la gamma delle focali.

    FAHRENHEIT, °F. Grado della scala delle temperature in uso solo negli Stati Uniti presenta il vantaggio di suddividere i gradi con maggiori intervalli rispetto alla scala Celsius in centigradi. Si basa su un punto di congelamento dell’acqua a 32°F e di ebollizione a 221°F. Il nome della scala è quello dello scienziato tedesco che la creò. Una formula approssimativa per trasformare i gradi Fahrenheit in Celsius è: C=F-32/2. Esempio: 221°F-32/2 = 94,5°C prossimo al velo punto di ebollizione di 100°C.

    FATTORE FILTRO. A seconda del colore e della densità, i filtri per la fotografia in bianconero soprattutto, assorbono un certo quantitativo di luce. Per compensare la perdita di luminosità occorre aumentare l’esposizione in base al fattore del filtro fornito dal produttore. Se questo è 2X occorre raddoppiare il tempo di esposizione o aprire il diaframma di uno stop. Usando una fotocamera dotata di esposimetro TTL, è possibile non tener conto del fattore filtro in quanto il suo assorbimento viene considerato, ma non così esattamente come lavorando in manaule.

    FILE. Un programma, un documento, un’utilità: in pratica qualunque elemento non possa essere descritto come hardware all’interno di un computer. Un file può contenere un messaggio, un’immagine o un programma di elaborazione.

    FILL-IN. Vedi Flash di schiarita.

    FILTRI (Fot.). I filtri fotografici sono degli elementi in vetro opttico o altro materiale otticamente trasparente, che si applicano all’obiettivo di una fotocamera (con o senza adattatori) per correggere la qualità della luce nella fotografia in bianconero (filtri di contrasto) o a colori (filtri di correzione e conversione) o ridurne l’intensità (filtri ND). L’uso dei filtri nella ripresa digitale può essere emulato al computer o in fase di ripresa sempre via software con le fotocamere che lo consentono.

    FILTRI (Dig.). Talvolta chiamati “effetti” perché non sono fisici, sono funzioni matematiche applicate ad un’immagine per fornire un effetto specifico, come sfocatura, distorsione, contrasto, bassorilievo o altri di tipo artistico. Si tratta di un’utilità software per modificare un’immagine, cambiando il valore di certi pixel, e creare effetti speciali.

    FILTRI CREATIVI. In esecuzioni diversissime consentono di creare effetti speciali in ripresa senza difficoltà. Si possono ottenere immagini multiple, ripetute, parzialmente sfocate, colorate, parzialmente colorate, effetti nebbia o arcobaleno, ecc. Il risultato non è sempre il massimo.

    FILTRI DI COMPENSAZIONE. Identificati dalla sigla CC (colour compensating) permettono una precisa, ma limitata correzione del colore sulla banda del rosso, del blu e del verde lavorando con pellicole a colori invertibili per diapositive. Offerti in 6 colori (3 additivi e 3 sottrattivi) con varie densità, sono utili nel caso di riprese con fonti di illuminazione non perfettamente compatibili con la taratura delle pellicole.

    FILTRI DI CONTRASTO. Le pellicole bianconero pancromatiche e specialmente le ortocromatiche sono più sensibili al blu che agli altri colori dello spettro. In questo caso l’uso di un filtro giallo filtrando la radiazione blu consente alle nuvole bianche di risaltare sul cielo. I filtri arancione, rosso e verde funzionano da barriera più o meno intensa per i rispettivi colori opposti, mentre lasciano passare totalmente il proprio colore, con il risultato che esso apparirà con un tono di grigio più chiaro.

    FILTRI DI CONVERSIONE. Consentono l’impiego di una pellicola per diapositive a colori per luce diurna in luce artificiale (e viceversa) senza il rischio di ottenere dominanti. Nel primo caso si utilizza la serie 80 color ambra, fotografando con pellicola per luce artificiale in luce diurna occorrera servirsi di un filtro della serie 85 blu. La numerazione è standard per tutte le marche. Comn fotocamere digitali si regola la temepratura di colore adatta da menu.

    FILTRI DI CORREZIONE. Permettono una correzione cromatica più fine di quella del filtri di conversione. Disponibili nelle serie 81 e 82 in tre gradazioni, consentono di raggiungere la temperatura di colore ideale. Per il loro miglior uso è necessario servirsi di un termocolorimetro.

    FILTRI DI SFOCATURA (Dig.) Serie di filtri concepita per sfocare un’immagine o la selezione di un’immagine. Include numerosi filtri, ma quelli denominati Controllo Sfocatura (per sfocature di tipo generale) ed Effetto Movimento (per creare effetti di moto) tendono ad essere i più utilizzati. Non consigliabili in ripresa a meno che non possa essere salvato lo scatto originale.

    FILTRO DICROICO. E’ il filtro, ottenuto per condensazione di vapori su una superficie trasparente (vetro o gelatina), che riflette le porzioni non desiderate dello spettro.

    FILTRI IN GELATINA. Forniti in formato (ad esempio 10x10cm) per essere usati con portafiltri specifici. Esistono in diversissime versioni e colori, molte di più di quelle disponibili per i filtri in vetro. Perfettamente tarati, sono abbastanza robusti e durano a lungo solo se manipolati con. Sono forniti anche in fogli di grande dimensioni da posizionare su lampade o flash da studio.

    FILTRI NEUTRI, ND (neutral density). Di colore grigio, assorbono in modo identico tutti i colori dello spettro permettendo di ridurre la quantità di luce che raggiunge la pellicola o il sensore, ad esempio per effettuare lunghe esposizioni in pieno sole. Possono essere usati sia con pellicola bianconero che a colori.

    FILTRO POLARIZZATORE. Consente la riduzione dei riflessi dalle superfici lucide escluso il metallo. Di color grigio neutro può essere usato con pellicola a colori e con le fotocamere digitali. In questo caso, consente anche di saturare i colori che assumono un aspetto più intenso. L’effetto maggiore di polarizzazione si ottiene quando la sorgente luminosa si trova a 90 rispetto all’asse ottico e può essere controllato nel mirino ruotando il filtro sul proprio asse tramite la ghiera posta sulla sua montatura. Per evitare interferenze con i sistemi autofocus, il filtro polarizzatore per le fotocmare digitali deve essere di tipo “circolare”.

    FILTRO SKYLIGHT. Di colore leggermente rosato, taglia le radiazioni ultraviolette, ma è soprattutto utile fotografando a colori per eliminare la colorazione azzurrina delle riprese in ombra o sotto il fogliame. In pieno sole, però, rende più rosso e sgradevole il tono pelle. Non è quindi adatto come filtro di protezione anti graffio o polvere da tenere fisso sull’obiettivo.

    FILTRO UV. Assorbe le radiazioni UV (inferiori a 400nm) presenti in alta montagna o al mare che favoriscono la perdita di dettaglio a grande distanza. Inoltre, producono una dominante azzurrina con le pellicole a colori, sovraespongono il cielo con il bianconero rendendo meno distinte le nuvole. Essendo incolore è ideale per proteggere la lente anteriore degli obiettivi.

    FINESTRA DI DIALOGO. Una finestra interattiva che si apre in un programma di fotoelaborazione quando si attivano determinati strumenti. L’utente può a quel punto regolare l’effetto dello strumento tramite la finestra stessa.

    FIREWIRE. Tipo di trasferimento di dati ad alta velocità tra periferiche (schede di memoria o hard disk esterni) ed il computer. E’ chiamata anche IEEE 1394 e iLink.

    FIRMWARE. E’ il software residente a bordo di una apparecchiatura fotografica, fotocamera, sistema di memoria o stampante che consente di svolgere una serie di funzioni tramite i menu di gestione. In diversi casi è possibile aggiornarlo scaricando gli aggiornamentio dai siti dei produttori per aumentare le funzioni dell’apparecchio oppure eliminare difetti che si sono manifestano nel corso della vita dello stesso.

    FISHEYE. Vedi Obiettivo fisheye.

    FISSAGGIO. Soluzione chimica che trasforma i sali d’argento non sviluppati in sali solubili. Viene utilizzato dopo lo sviluppo e prima del lavaggio finale di pellicole e carte. La funzione del fissaggio è quella di rimuovere dalla pellicola i sali d’argento ancora sensibili alla luce, per rendere perenne l’immagine d’argento sviluppata. La formulazione al tiosolfato di ammonio dei cosiddetti “fissaggi rapidi”, consente di abbreviare notevolmente i tempi del trattamento.

    FLARE. Vedi luce parassita.

    FLASH A LUNGO PICCO. Flash elettronico che utilizza il principio dello stroboscopio per fornire un lampo più lungo del normale. Questa emissione luminosa a impulsi (ma continua per l’occhio umano) consente di poter utilizzare efficacemente un otturatore a tendina anche con i tempi più brevi, ma con una potenza molto ridotta.

    FLASH ANULARE. Flash elettronico caratterizzato da una lampada di forma circolare, da montare sull’obiettivo della fotocamera. L’effetto fondamentale di questo tipo di flash e quello di fornire immagini prive di ombre. Particolarmente indicato per la macrofotografia e la fotografia scientifica o forense.

    FLASH DEDICATO. Flash integrato totalmente con l’elettronica della fotocamera. Seleziona il tempo di otturazione dell’apparecchio, emette la giusta quantità di luce in base al diaframma prescelto, determina la distanza a cui si trova un soggetto, provvede al fill-in automatico, ecc. I più complessi consentono anche la sincronizzazione a scelta sulla prima o la seconda tendina.

    FLASH DI SCHIARITA. E’ una tecnica che consiste nell’illuminare con il flash un soggetto in piena luce diurna allo scopo si schiarire le ombre e finalizzata a ridurre il contrasto.

    FLASH ELETTRONICO. L’evoluzione tecnica ha portato nel tempo moltissimi perfezionamenti, ma alla base del flash elettronico restano sempre: una fonte di energia elettrica (pila o batteria), un condensatore, un circuito di innesco e la lampada riempita di gas che produce il lampo con la scarica tra due elettrodi. La durata del lampo di un flash varia da 1/800 a 1/40.000 di secondo. Per l’uso con le fotocamere dotate di otturatore a tendina occorre impostare il tempo di sincronizzazione della fotocamera. La potenza, calcolata in joule ed espressa anche attraverso il numero guida (NG), varia enormemente a seconda dei modelli.

    FLASH INDIRETTO. Tecnica di illuminazione con la quale la torcia del flash invece di essere rivolta direttamente sul soggetto viene rivolta verso il soffitto di una stanza o contro un pannello riflettente o parete per ottenere una luce più diffusa e morbida. Con questa tecnica occorre ricalcolare i valori di esposizione.

    FLASH MEMORY. Scheda di memoria a stato solido disponibile in vari formati: la CompactFlash (CF) e la Secure Digital (SD) sono le versioni più utilizzate. Obsolete le Memory Stick, xD-Picture Card e SmartMedia. Queste schede hanno diversi vantaggi: sono leggere, non fanno rumore, sono affidabili, e salvano le immagini velocemente, non subiscono effetti dal passaggio ai raggi-X dei sistemi di sicurezza aeroportuale. La capacità è in costante aumento e si calcola termini di GigaByte.

    FLASH TTL. Si intende con questa terminologia la funzione di alcuni apparecchi fotografici di consentire il controllo automatico dell’esposizione con il flash dedicato grazie al circuito esposimetrico che misura la quantità di luce che passa effettivamente attraverso l’obiettivo al momento dello scatto.

    FLOPPY DISK. E’ il nome dato comunemente ai primi dischi rimovibili per computer per registrare dati. Il floppy da 3,5″ è stato usato fino agli anni Novanta con una capacità massima di 1,4Mb.

    FLUORESCENZA. Luce visibile emessa da alcune sostanze quando vengono eccitate dalle radiazioni ultraviolette emesse da una lampada di Wood (luce nera).

    FLUORITE. Sostanza utilizzata nella produzione di vetro ottico a base di fluoruro di calcio. E’ caratterizzata da un bassissimo indice di rifrazione e da una bassa dispersione. Si presta molto bene alla costruzione di lenti per obiettivi con un’ottima correzione delle aberrazioni cromatiche. Le lenti alla fluorite sono utilizzate soprattutto nei teleobiettivi luminosi.

    FLUSSO DI LAVORO. Una procedura (workflow) personalizzata da seguire quando si caricano, quando si fanno copie di sicurezza, si ritoccano e si archiviano le immagini. Nasce per processare in sicurezza ed efficientemente i file digitali.

    FOCALE. Esprime in millimetri la lunghezza focale di una singola lente o di un obiettivo.

    FOOTCANDLE. Unità di misura statunitense dell’illuminamento. Pari ad un lumen per piede quadrato, equivale a 10,764 lux.

    FORMATO (Fot.). Indica la dimensione del fotogramma fornito da una certa fotocamera con la pellicola adeguata. Il formato 135, che produce fotogrammi 24x36mm o 18x24mm usa pellicola perforata da 35mm. Il formato APS o IX240, usa pellicola da 24mm con un fotogramma di 16,7×30,2mm. Il formato 120 in rullo è utilizzato agli apparecchi medio formato che forniscono un fotogrammi da 4,5x6cm, 6x6cm, 6x7cm, 6x9cm, ecc. Il formato perforato 70mm è d’uso professionale e richiede speciali magazzini. I formati di pellicola piana vanno invece dallo standard 4×5 pollici, al 13x18cm, al 8×10 pollici (20x25cm).

    FORMATO FILE. La “lingua” in cui l’immagine digitale viene scritta su disco o altro supporto. Dice ad un programma come dovrebbe gestire i dati nel file per mostrarli correttamente. La scelta del corretto formato è importante per garantire la compatibilità fra programmi diversi. Esempi di formati file sono: Jpeg,TIFF, EPS, PICT. E’ detto formato file originale quello del file associato ad un programma specifico e che spesso è ottimizzato per questo programma.

    FORMATTAZIONE. Preparazione di un disco per l’uso da parte dell’hardware e del sistema operativo; operazione denominata anche inizializzazione. Quando un computer inizializza un disco, ne cancella in modo irreversibile le informazioni in esso eventualmente contenute. 

    FOTOCAMERA A CORPI MOBILI. Apparecchio di grande formato (4×5 e 8×10 pollici) con messa a fuoco su un vetro smerigliato posto sul piano focale, detto anche a banco ottico. Al momento dello scatto, un contenitore con la pellicola (chassis) viene inserito davanti al vetro smerigliato prendendo la sua esatta posizione. E’ così denominata per la particolarità di poter basculare e decentrare sia la standarta anteriore (piastra portaobiettivo) che quella posteriore (piano focale).

    FOTOCAMERA ANFIBIA. Questo tipo di apparecchio può essere usato sia a terra che in immersione ma solo entro i limiti indicati dal fabbricante. I modelli più semplici (ognitempo) sono in grado di giungere a tre o quattro metri, quelli professionali fino a 50m. La più famosa anfibia è stata la Nikonos ad obiettivi intercambiabili alla qual e ha fatto seguito la Nikon RS, la prima ed unica reflex subacquea ad obiettivi intercambiabili.

    FOTOCAMERA AUTOMATICA. Si intende l’apparecchio che, munito di un esposimetro incorporato collegato ad un sistema di controllo elettro-meccanico o elettronico, è in grado di regolare automaticamente il tempo e/o il diaframma in funzione della sensibilità della pellicola e del livello di illuminazione.

    FOTOCAMERA COMPATTA. Termine usato per indicare apparecchi fotografici analogici e digitali con obiettivo non intercambiabile a focale fissa o zoom di dimensioni ridotte e caratteristiche semplici.

    FOTOCAMERA DIGITALE. Del tutto simile alle analogiche, cattura l’immagine mediante un sensore elettronico. L’immagine analogica viene convertita in file digitale e salvata su schede di memoria o altro supporto adatto.

    FOTOCAMERA FOLDING. Di grande formato, per pellicole piane o formato 120 dispone di movimenti più limitati rispetto ad un modello a corpi mobili. Può essere piegata su se stessa per rendere più facile il suo trasporto sul luogo di ripresa. Molti i modelli furono prodotti in legno.

    FOTOCAMERA IMPERMEABILE. Alcuni apparecchi fotografici in particolare di tipo compatto sono fabbricati in versione ogni tempo (waterproof) per proteggere l’interno da schizzi d’acqua, umidità, polvere o sabbia. Questi apparecchi, tuttavia, non possono essere utilizzati sotto la superficie dell’acqua in quanto non sono adatti a sopportare alcuna pressione.

    FOTOCAMERA MANUALE. Alcune fotocamere del passato, anche se dotate di esposimetro incorporato, richiedono l’impostazione manuale del tempo e del diaframma. Molti apparecchi automatici, tuttavia, consentono anche l’uso in manuale.

    FOTOCAMERA PANORAMA. Fotocamera dotata di un obiettivo ultra-grandangolare fisso per sviluppare un fotogramma fortemente rettangolare (6x12cm o 6x17cm). Viene utilizzata da fotografi di paesaggio e architettura.

    FOTOCAMERA PANORAMICA. Questo tipo di fotocamera adotta un obiettivo rotante su un piano focale curvo allo scopo di per mantenere costante la distanza di messa a fuoco. L’esposizione avviene come per scansione attraverso una fessura o combinando l’ampiezza della fessura con la velocita di rotazione. In entrambi i casi non vi sono distorsioni apparenti fintanto che l’apparecchio è parallelo alla linea dell’orizzonte.

    FOTOCAMERA PRESS. Apparecchio tipico del fotoreporter dagli anni Trenta ai Cinquanta. Formato 4×5 pollici, pieghevole fu prodotta da diverse case.

    FOTOCAMERA REFLEX. Il sistema di visione della reflex moderna si rifa alla camera oscura dei pittori di fine Quattrocento e fu adottato anche per la fotografia a fine Ottocento. La Graflex nel 1902 fu il primo apparecchio reflex monobiettivo di grande formato. Molti apparecchi “biottica” seguirono utilizzando due obiettivi identici, uno per l’inquadratura e la messa a fuoco e l’altro per la ripresa. Nel 1936 la Exakta presentò il primo apparecchio reflex monobiettivo a specchio mobile per il formato 35mm. Il sistema ebbe successo solo trent’anni più tardi in particolare per la produzione giapponese.

    FOTOGRAFIA IMMEDIATA. Sistema inventato da Edwin Land fondatore della Polaroid per ottenere fotografie a sviluppo immediato dopo lo scatto anciato nel 1947. Le pellicole a sviluppo immediato (instant) prodotte da Polaroid e poi da Kodak e Fujifilm consentono di ottenere un’immagine positiva in pochi minuti a in piena luce. L’immagine positiva si forma per trasferimento grazie all’azione di reagenti contenuti in un guscio integrato in ciascun film sparsi uniformemente due rulli al momento dell’uscita della stampa dalla fotocamera. Kodak entrò nel settore nel 1976, ma ne uscì dopo aver perso una lunga causa intentata da Polaroid per violazione di brevetti.

    FOTOGRAFIA STROBOSCOPICA. Fin dalle origini i fotografi hanno cercato di analizzare il movimento attraverso l’immagine fissa. I primi esperimenti di Eadweard Muybridge furono realizzati sfruttando serie di apparecchi fotografici uno a fianco all’altro che scattavano una immagine del soggetto in movimento in rapida successione. Con l’invenzione del flash elettronico e stato possibile studiare il movimento sfruttando un solo fotogramma. Con la tecnica dell’open flash e l’uso di un flash stroboscopico, che emette una serie di lampi a determinati brevissimi intervalli di tempo, è possibile registrare l’evoluzione del movimento ottenendo un effetto stroboscopico.

    FOTOGRAMMA. Singola immagine appartenente ad un’intera pellicola. E’ detta fotogramma anche l’immagine creativa ottenuta ponendo direttamente uno o più oggetti sulla carta da stampa e la sorgente luminosa, famosi i fotogrammi di Man Ray. L’immagine rappresenterà le ombre o le trasparenze dei vari oggetti utilizzati.

    FOTOLABORATORIO. Fornisce servizi di sviluppo e stampa professionale ed amatoriale. Conversione e stampa da file digitali, scansioni, elaborazioni, album, photobook, ecc. 

    FOTOMETRO. Misuratore del livello di illuminazione, dizione originale per esposimetro.

    FOTOMICROGRAFIA. Ripresa fotografica scientifica con l’utilizzo di microscopi ad alto ingrandimento.

    FOVEON. Sensore messo a punto dalla omonima ditta statunitense che emula, nel principio di funzionamento, una pellicola a colori. In pratica, il Foveon X3, questa la sigla completa del sensore, è un CMOS a tre strati ognuno dei quali sensibile ad un colore. L’immagine prodotta da questo sensore è caratterizzata da un’elevata nitidezza, ma bassa sensibilità

    FRAME GRABBER. Componente hardware che cattura il segnale analogico video di un dispositivo riproduttore quale un videoregistratore e lo digitalizza trasferendolo in un computer.

    FUOCO INTERNO. Alcuni obiettivi, specialmente di lunga focale, sono dotati di un sistema di messa a fuoco che sfrutta lo spostamento dei gruppo ottici e non comporta l’allungamento del barilotto. Ne consegue maggior robustezza e una migliore tenuta agli agenti atmosferici.

  • GABBIA DI LUCE. Metodo di illuminazione usato principalmente per soggetti altamente riflettenti. Il soggetto viene circondato da un’ampia struttura rivestita con fogli di carta, o altro materiale chiaro o traslucido, in modo che la luce sia perfettamente diffusa e sul soggetto non appaia il riflesso della fotocamera o delle lampade.

    GALVANOMETRO. Strumento di misura della corrente elettrica. E’ utilizzato negli esposimetri al selenio dotati di ago mobile.

    GAMMA (Sensometria.) Tangente dell’angolo formato tra la base e la porzione rettilinea della curva caratteristica di una pellicola. Un tempo veniva utilizzato come misura del contrasto. Al gamma si preferisce oggi l’indice di contrasto (vedi).

    GAMMA (Dig.). L’insieme di tutti i colori che possono essere visualizzati o stampati su un particolare sistema a colori. Per gamma si intende anche il rapporto fra la massima luminostà apprezzabile e la massima densità (nero) lancora leggibile.

    GAMMA DINAMICA. Differenza (contrasto) fra i valori più alti e quelli più bassi di un’immagine, ossia fra le alte luci più chiare e le ombre più scure.

    GAMUT. Estensione o gamma di colori che possono essere riprodotti o mostrati da un particolare dispositivo (come un monitor o una stampante).

    GELATINA. Proteina naturale usata per mantenere i sali d’argento utilizzati nella fabbricazione delle pellicole sotto forma di emulsione. Viene estratta dalla pelle e dalle ossa degli animali. Ha la caratteristica chimica di consentire l’assorbimento e la cessione delle soluzioni chimiche di trattamento.

    GIF (Graphics Interchange Format). Formato di file utilizzato per salvare (principalmente) file grafici per il Web. Supporta animazioni e può essere usato per creare animazioni compatte (in termini di ingombro su disco) per siti Web. Il formato GIF utilizza un sistema di compressione e non può gestire più di 256 colori. La risoluzione e il numero dei colori dell’immagine lo rende inadatto alla visualizzazione di fotografie.

    GIGABYTE, GB. Unità di misura dei dati digitali che vale approssimativamente un miliardo di byte (1024 Megabyte). La capacità di immagazzinamento degli hard disk dei computer, delle schede di memoria e dei microdrive delle fotocamere digitali viene indicata usando questa unità di misura.

    GOBO. Pannello o maschera ritagliata che serve per intercettare parte della luce che raggiunge il soggetto o per proiettare sul soggetto o sullo sfondo un effetto di luce concentrata particolare.

    GOST (Gosudarstvenny Standart). Standard di misura dell’Unione Sovietica per indicare la sensibilità delle pellicole prodotte. Simile all’indice aritmetico ASA.

    GRADAZIONE. Indicazione numerica da 0 a 5 per identificare il grado di contrasto delle carte da stampa. Più alto il numero, maggiore e il contrasto. Gli stessi numeri vengono usati per identificare i filtri da utilizzare con le carte a contrasto variabile. Si considera morbida una carta che offra una ampia gamma di toni grigi tra il bianco ed il nero, si considera dura quella che presenti pochi passaggi tonali dal bianco al nero. La gradazione di un’immagine deriva dal tipo di emulsione della pellicola o della carta da ingrandimento, ma può anche dipendere dal tipo di trattamento.

    GRADIENTE. Due o più colori mescolati temporaneamente.

    GRADI KELVIN. Vedi Temperatura assoluta.

    GRANA. Osservando un’immagine negativa al microscopio o un forte ingrandimento si possono notare i piccoli ammassi di argento metallico che formano l’immagine dopo lo sviluppo. Questi ammassi prendono il nome di grana.

    GRANDE FORMATO. Termine generico per indicare le fotocamere a corpi mobili o che comunque utilizzano pellicola di formato superiore al 6x9cm.

    GRANULARITA’. Quantificazione oggettiva del concetto di grana. Indica la mancanza di uniformità della densità di un’emulsione fotografica ovvero lo spostamento dei valori di densità rispetto ad uno standard. Questo dato viene espresso dai fabbricanti in termini di granularità RMS diffusa. Più alto è il valore, maggiore è la grossezza della grana. Un valore 8 è tipico per una pellicola bianconeroo da 100 Iso.

    GRANULOSITA’. Impressione soggettiva della grana che appare in un’immagine fotografica. Essa dipende dalla distanza di osservazione, dalle condizioni di visione e dal visus dell’osservatore.

    GRIGIO MEDIO. Tonalità standard di grigio che riflette il 18 per cento della luce che lo colpisce senza dominanti o sfumature cromatiche. E’ il valore tonale sul quale sono tarati gli esposimetri e per il quale essi propongono la migliore coppia tempo/diaframma.

    GUI (Graphical User Interface). Interfaccia utente grafica, che presenta le funzioni del computer con delle icone. Tipica dei sistemi Macintosh e del sistema operativo Microsoft Windows.

  • HARD DISK. Nome del disco di grande capacità, interno o esterno al computer, su cui vengono registrati o letti i dati. Gli hard disk sono caratterizzati da alta velocità e alta capacita nel leggere e scrivere i dati. Con file immagini che possono occupare molto spazio un hard disk di grande capacità si rende necessario. La capacità dei dischi rigidi è espressa in GB e TB, con partenza da 250 GB a 3. Hard disk esterni possono essere aggiunti come supporto di back-up.

    HARDWARE. Elementi fisici di un computer, come la CPU, il lettore di floppy, gli hard disk, il monitor e la stampante.

    HDR (high dynamic range). Tecnica per l’aumento della gamma dinamica per ottenere una immagine fotografica vicina alla visione dell’occhio umano che consente la lettura di aree aldalto contrasto grazie alla sua capacità di adattamento. In breve la fotocamera dotata di questa funzione (tipo bracketing) esegue tre o più scatti con diverso tempo di esposizione. Le immagini verranno poi combinate fra loro al computer. Per il buon rissultato è consigliabile l’uso del treppiedi per evitare ogni minimo movimento.

    HERTZ. Indica la frequenza con la quale un fenomeno si ripete nell’arco di un secondo.

    HIGH KEY. Un’immagine in bianconero viene definita high-key (in chiave alta) quando risulta spostata sulle alte luci grazie ad una particolare illuminazione in ripresa o ad una stampa che mette in risalto soprattutto i toni chiari della scala tonale.

    HYPO. Abbreviazione anglosassone per iposolfito di sodio, l’agente del fissaggio detto anche tiosolfato di sodio.

  • ICC. Un particolare profilo colore secondo lo standard messo a punto dall’International Color Consortium, un organismo fondato nel 1993 da Adobe, Agfa, Apple, Kodak, Microsoft, Silicon Graphics e Sun alle quali si sono unite molte altre aziende.

    ICONA. Semplice immagine descrittiva di un programma, un comando, un file o un concetto in computer dotati di interfaccia grafica come Windows o Macintosh.

    ILLUMINAMENTO. E’ la misura della quantità di luce incidente proveniente da una sorgente luminosa e che cade su una superficie. Viene misurato in lux. Un piano posto ad 1m da una sorgente di luce da 1 candela riceve un illuminamento di 1 lux.

    ILLUMINATORE AF. Piccola sorgente di raggi infrarossi o luce continua visibile, presente in molte fotocamere autofocus per consentire la messa a fuoco al buio (entro 3 o 4 metri). L’illuminatore proietta un fascio di luce sul soggetto aumentandone il contrasto il modo che l’autofocus possa rilevarne la massima nitidezza. Talvolta viene usata, al posto di un illuminatore, la stessa lampada del flash che emette una breve serie di lampi.

    IMAGING. Termine generico che indica l’insieme dei prodotti e delle attività industriali o commerciali collegate alla produzione di immagini con qualunque sistema, sia analogico che digitale.

    IMMAGINE A TONO CONTINUO. E’ quella che presenta un’ampia gradazione di toni intermedi di grigio fra il bianco e il nero con una variazione continua della densità.

    IMMAGINE AL TRATTO. Immagine ad alto contrasto priva di mezzi toni.

    IMMAGINE AL VIVO. Espressione usata nel gergo grafico per indicare una fotografia che si estende ai limiti del formato di una pagina di giornale senza alcun margine.

    IMMAGINE BITMAP. Immagine composta da pixel o punti. Ingrandendo un’immagine Bitmap se ne ingrandiscono semplicemente i punti di cui è composta. Ha una risoluzione determinata. Talvolta denominata Grafica Bitmap, si contrappone all’Immagine Vettoriale.

    IMMAGINE DIGITALE. E’ la fotografia scattata con una fotocamera digitale o ottenuta attraverso la scansione di negativi, diapositive o stampe. Al contrario dell’immagine all’alogenuro d’argento, quella digitale può essere duplicata senza perdita di qualità. Può essere ritoccata con relativa facilità per creare effetti speciali, aggiustamento cromatico o per restaurare originali danneggiati con un programma di fotoelaborazione.

    IMMAGINE FLOU. La fotografia che pur essendo perfettamente a fuoco mostra un dettaglio molto sfumato e morbido è detta flou. L’effetto, molto usato in passato nel ritratto con l’uso di speciali e costosi obiettivi, si ottenere ponendo davanti all’obiettivo di ripresa un filtro diffusore, una semplice calza di nylon o, infine, spalmando un sottilissimo strato di vaselina sul bordo più esterno di un filtro UV incolore.

    IMMAGINE LATENTE. L’esposizione alla luce di una pellicola fotografica produce un mutamento invisibile dello stato dei grani di alogenuro d’argento sospesi nella gelatina dell’emulsione. Questo mutamento produce un’immagine latente che diventa visibile dopo il trattamento di sviluppo che ne moltiplica il segnale originale di circa un miliardo di volte.

    IMMAGINE VETTORIALE. Immagine composta da elementi vettoriali determinati da espressioni matematiche invece che da pixel. Le immagini vettoriali possono essere ridimensionate senza influire sulla risoluzione, al contrario, nelle immagini ingrandite composte da pixel, la presenza dei singoli elementi risulta evidente.

    IMMAGINI PANORAMICHE. Fotografie o stampe dal formato allungato, appunto panoramico, ottenute con grandangolari spinti o fotocamere speciali. Molte fotocamere digitali offrono una modalità che aiuta a scattare sequenze di immagini che si possono poi unire un singolo scatto panoramico. Questa operazione si chiama “spillatura delle immagini”.

    INATTINICA, LUCE. E’ la luce prodotta dalle lampade di sicurezza (rosse o gialle) per camera oscura che non ha effetto sull’emulsioni della carta bianconero. La luce attinica ha la capacità di alterare o creare effetti chimici o elettronici.

    INCHIOSTRO INK-JET. Le stampanti a getto d’inchiostro utilizzano speciali inchiostri per trasferire su carta le immagini digitalizzate. Esistono inchiostri a base di coloranti (dye) o a pigmenti. Il primo viene utilizzato nei modelli più economici, ma assicurano permanenza nel tempo. L’inchiostro a pigmenti dà risultati di qualità superiore o “fine art” con una stabilità nel tempo che, secondo i test accelerati delle case produttrici superano i 100 anni fino a 200. Per le migliori prestazioni, i due inchiostri richiedono l’uso di carte adeguate.

    NDICE DI CONTRASTO. L’indice di contrasto serve a determinare la gradazione di carta ideale per la stampa in bianconero. L’indice di contrasto si determina utilizzando una speciale scala graduata trasparente da sovrapporre alla curva caratteristica della pellicola, ma l’esperienza pratica è spesso più che sufficiente.

    INDICE DI RIFRAZIONE. Quando un raggio di luce monocromatica attraversa un cristallo la sua velocità (circa 300.000km al secondo) si riduce di circa 1/3 a causa della densità del mezzo. Questo rallentamento determina una deviazione dal suo andamento rettilineo detta rifrazione. L’angolo costituito dal raggio incidente con la normale del mezzo che deve attraversare è detto angolo di incidenza. L’angolo formato all’uscita del mezzo è detto angolo di rifrazione. Il rapporto tra il seno dell’angolo di incidenza ed il seno dell’angolo di rifrazione fornisce l’indice di rifrazione che rappresenta la capacità di un vetro ottico di deviare più o meno i raggi che lo attraversano. Ogni mezzo (aria, acqua, diamante, ghiaccio, vetro, oli, ecc.) ha un suo indice di rifrazione costante calcolato quando il primo mezzo è l’aria. L’indice varia a seconda della radiazione (lunghezza d’onda): i raggi blu, ad esempio, subiscono una deviazione superiore a quella del rosso. Per questo motivo, grazie al diverso indice di rifrazione dei colori dello spettro visibile, un prisma separa la luce bianca nei colori dell’arcobaleno.

    INFINITO. Distanza ideale pari a circa 30-40 lunghezze focali di un obiettivo. Nella posizione di infinito i gruppi ottici di un obiettivo si trovano alla minima distanza dal piano focale. La lunghezza focale di un obiettivo è calcolata per l’infinito, di conseguenza aumenta leggermente con l’allungamento del gruppo ottico quando menttendo a fuoco distanze ridotte.

    INFRAROSSO. Radiazione invisibile all’occhio umano. All’interno dello spettro elettromagnetico si estende da 720 a 1200 nanometri.

    INGRANDIMENTO. Indica il rapporto fra le dimensioni di un originale (diapositiva o negativo) e la relativa stampa di dimensioni maggiori. Un ingrandimento dieci volte il formato del negativo si indica con 10X.

    INGRANDITORE. Apparecchio per la stampa dei negativi. E’ costituito da una sorgente luminosa, un condensatore, un portanegativi ed un obiettivo. Gli ingranditori a luce diffusa (privi di condensatore) producono una illuminazione meno contrastata.

    INNESTO OBIETTIVI. Consente l’intercambio rapido degli obiettivi di una fotocamera. Una volta il più diffuso era quello a vite (come l’innesto Pentacon-Pentax 42x1mm), oggi sono tutti a baionetta proprietaria.

    INQUADRATURA. E’ la parte della scena o dell’ambiente che viene selezionata dal fotografo attraverso il mirino.

    INTENSIFICATORE. Soluzione chimica in grado di aumentare (rinforzare) la densità generale o il contrasto di un’immagine mediante aggiunta di sali d’argento metallico.

    INTENSITA’ DELLA LUCE. Data una sorgente luminosa puntiforme, l’intensità di luce che arriva su una determinata superficie è inversamente proporzionale al quadrato della distanza dalla sorgente luminosa stessa. Al contrario, dimezzandosi la distanza, aumenta di quattro volte l’intensità. (Vedi Inverso del quadrato, legge).

    INTERNEGATIVO. Negativo (generalmente a colori) ottenuto riproducendo una diapositiva per ricavarne stampe a colori. Il sistema e stato superato dalle carte positive per la stampa diretta da diapositiva e dai sistemi di scansione digitale.

    INTERPOLAZIONE. Calcolo matematico che stima valori intermedi tra due valori esistenti. Nel caso delle immagini digitali, quando una foto viene ingrandita o comunque se ne modificano le dimensioni, il procedimento spesso fa uso dell’interpolazione di colori, luminosità e contrasto dei pixel per creare nuovi pixel intermedi che vanno a riempire i vuoti fra i pixel originali. La qualità dell’immagine può diventare inaccettabile qualora fosse richiesto un ingrandimento eccessivo.

    INVERSO DEL QUADRATO, LEGGE. L’intensità della luce che cade sul soggetto (illuminamento) da una sorgente puntiforme, è inversamente proporzionale al quadrato della distanza. Cio significa che fatto 1 l’illuminamento alla distanza di un metro, esso sara pari a 1/4 a due metri, a 1/9 a tre metri e cosi via. Considerata infinita la distanza del sole, la legge non si applica alla luce diurna.

    ISO (International Standards Organization). Ente preposto alla normativa degli standard internazionali. In fotografia la sigla ISO indica la sensibilità di pellicole e sensori. Gli indici ISO hanno sostituito, accorpandoli, i vecchi indici aritmetici ASA americani e gli indici logaritmici Din tedeschi. La sensibilità di una pellicola poteva variare da 25 a 3200 ISO, nel caso dei sensori varia da 100/200 ISO a 104400, con punte di 328.000 e 409600 ISO La serie delle sensibiltà cresce raddoppiando il valore o scende dimezzandolo. La sensibilità 400 ISO è del doppio sensibile della 200 ISO e richiede quindi un’esposizione dimezzata. La sensibilità 200 Iso di conseguenza è sensibile la metà della 400 Iso e quindi richiede un’esposizione doppia. Le sensibilità più estreme di un sensore possono determinare “rumore” che causa una perdita di definizione dell’immagine ed un’alterazione dell’equiilibrio cromatico.

    ISTOGRAMMA. Rappresentazione grafica unica dei toni dell’immagine digitale su cui si sta lavorando che mostra la distribuzione dei livelli di grigio o di colore. Può essere visualizzato dai più difdusi programmi di fotoelaborazione e sugli schermi LCD delle fotocamere digitali.

  • JOULE. Unità di energia pari a 1 watt-secondo. In fotografia, il joule e utilizzato per misurare la scarica del flash elettronico.

    JPEG (Joint Photographic Experts Group). Formato capace di comprimere fortemente le dimensioni di un file, rendendo l’immagine ideale per l’invio via e-mail o impieghi sul web. Molto più efficace del GIF, non è in grado di riprodurre esattamente l’immagine originale. Sono disponibili vari livelli di compressione, a cui corrisponde una perdita più o meno grande di qualità. Il file JPEG è ottenuto per compressione a perdita di informazioni, ossia con lo scarto di quelle non necessarie alla visualizzazione. Le immagini JPEG conservano comunque tutte le informazioni cromatiche RGB.

    JPEG 2000. Formato file derivato dal formato JPEG originale. Utilizza una tecnologia wavelet per comprimere le immagini con un minor grado di deterioramento riscontrabile nel formato JPEG originale.

  • KELVIN (K). Unità di misura della temperatura assoluta dal nome del fisico William T. Kelvin. Lo zero in questo caso è posto a –273,16°Celsius. I gradi Kelvin sono usati in fotografia per misurare la temperatura di colore della luce. La luce diurna fotografica di 5500K equivale quindi a 5500°C –273,16°C.

    KILOBYTE (Kb). Un’unità di misura di dati che equivale a 1024 byte. La memoria necessaria per immagazzinare un’immagine di bassa qualità viene spesso indicata con questa unità di misura.

  • LAMPADA ALOGENA. Piccola e potente lampada a filamento di tungsteno. L’ampolla allungata (in quarzo) contiene tracce di un gas alogeno (iodio, sodio) che, al momento dell’accensione, si combina con le tracce di tungsteno depositate all’interno dell’ampolla formando ioduro di tungsteno il quale, a contatto del filamento incandescente, si decompone in tungsteno. Questo ciclo impedisce, da una parte, il deposito di tungsteno all’interno dell’ampolla che resta perfettamente trasparente e, dall’altro, ricostituisce il filamento stesso la cui durata risulta doppia di uno normale. Per questo motivo le lampade al quarzo-iodio mantengono sempre costante la temperatura di colore (3200 K) e l’intensità. Sono disponibili da 250 a 1000W.

    LAMPADA FLASH. Usata fino agli anni Cinquanta, è stata uno dei simboli del fotogiornalismo. Disponibili con vari innesti, erano costituite da un bulbo in vetro nel quale un lungo filamento di alluminio ricoperto di un innesco esplosivo in un’atmosfera di ossigeno a bassa pressione veniva fatto bruciare con elevatissimo potere illuminante chiudendo un circuito elettrico alimentato da una pila. A seconda della curva di scarica, le lampade lampo possono essere di tipo M (medio), S (a lunga combustione) o FP (focal plane) adatte a sincronizzare con tutti i tempi degli otturatori a tendina.

    LAMPADA PHOTOFLOOD. Lampada ad alto voltaggio con riflettore incorporato. Temperatura di colore 3400 K.

    LAMPADA PILOTA. Abbinata alle torce dei flash professionali da studio consente di previsualizzare con buona approssimazione, grazie alla luce continua che forniscono, l’effetto finale della luce lampo.

    LAMPADA SURVOLTATA. Utilizzando una lampada ad un voltaggio superiore si ottiene un sostanziale incremento del potere illuminante. Le lampade survoltate, proprio per questo, hanno però una durata di poche ore. Sono state sostituite dai sistemi di illuminazione a luce fredda.

    LAMPEGGIATORE ELETTRONICO. Vedi flash.

    LASER (Light Amplification by the Stimulated Emission of Radiation). Dispositivo ottico capace di emettere radiazioni luminose monocromatiche di tipo coerente. Il suo funzionamento si basa sull’enunciazione di Albert Einstein (1917) dell’emissione stimolata. Tra i vari impieghi è ormai ampiamente utilizzato nelle fotocopiatrici e nelle stampanti digitali.

    LASTRA. Supporto in vetro per emulsioni sensibili utilizzato fino agli anni Sessanta e superato dai supporti in triacetato di cellulosa o poliestere. Alcune emulsioni speciali sono ancora offerte su lastra che assicura la massima planeità dello strato sensibile.

    LATENSIFICAZIONE. Antiquata tecnica per incrementare la sensibilità delle pellicole bianconero. Dopo l’esposizione la pellicola viene esposta per una o due ore in camera oscura alla luce di una lampada di sicurezza verde scuro da 15 watt. La seconda azione della luce produce un incremento della densità e del contrasto che si traducono in un aumento di sensibilità. E’ possibile anche la latensificazione in via chimica.

    LATITUDINE DI POSA. Con questo termine si indica (in valori di diaframma) la capacità più o meno estesa di una pellicola o di un sensore di sopportare sovra o sottoesposizioni continuando a fornire risultati accettabili.

    LAYOUT. Bozzetto o disegno che mostra le dimensioni proposte e l’aspetto generale di un progetto grafico. Tipicamente mostra dove tutti gli elementi andranno disposti e i loro rapporti reciproci.

    LCD. Vedi cristalli liquidi

    LED (Light-Emitting Diode). Semiconduttore (diodo) che emette una luce nella zona infrarossa quando attraversato da corrente. A seconda del tipo può emettere luce rossa, verde o arancione. Utilizzato per realizzare piccoli segnali alfanumerici o spie luminose di piccole dimensioni, è ultimamente adottato anche nelle torce elettriche, per le luci dei semafori e delle automobili.

    LENTE. Elemento in vetro lavorato di forma circolare che modifica il percorso rettilineo dei raggi di luce. Le lenti convergenti (concave o positive), concentrano i raggi verso lo stesso punto sul proprio asse. Le lenti divergenti (convesse o negative) fanno divergere verso infiniti punti i raggi come se essi provenissero dallo stesso punto posto davanti alla lente. Si distinguono diversi tipi di lente: piano-convessa (una delle due superfici e piana), piano-concava, bi-convessa, bi-concava e concavo-convessa. La combinazione di queste lenti fondamentali e di tipi di vetro ottico ha consentito la realizzazione di migliaia di sistemi ottici (obiettivi) diversi. Tradotto dall’inglese lens, la parola viene usata malamente al posto di “obiettivo”.

    LENTE ADDIZIONALE. Elemento ottico positivo aggiuntivo. Applicata davanti ad un obiettivo, consente di ridurre la sua distanza minima di messa a fuoco consentendo la ripresa a distanza molto più ravvicinata ma il campo di utilizzazione (zona di messa a fuoco) risulta però limitato in funzione della potenza della lente e della focale dell’obiettivo.

    LENTE ASFERICA. Lente caratterizzata da una o anche due superfici non sferiche. In un obiettivo possono essere presenti una o più lenti asferiche a seconda del progetto. Queste lenti roiducono le aberrazioni sferica, cromatica e l’astigmatismo. La loro produzione richiede tecniche particolari assai delicate e quindi il loro costo è solito elevato e fa lievitare quello degli obiettivi. Lenti asferiche composite vengono realizzate per stampaggio di uno strato polimerico sulla superficie di una lente sferica. Le lenti asferiche sono adottate principalmente sugli obiettivi grandangolari e negli zoom.

    LENTE DI FRESNEL. In vetro o plastica, questa particolare lente è un condensatore molto compatto e leggero nel quale una serre cerchi concentrici tagliati in modo di risultare ciascuno la sezione di una superficie convessa offrono lo stesso effetto di una lente condensatrice convenzionale e per questo è usata nelle lampade spot. Utile anche a diffondere la luce, il principio della lente di Fresnel viene utilizzato negli schermi di messa a fuoco delle fotocamere reflex e grande formato.

    LENTI ALLA FLUORITE. Vedi fluorite. 

    LENTI FLOATING. Tutti gli obiettivi sono progettati per fornire il massimo della resa per una certa distanza di ripresa per cui alle altre distanze il controllo delle aberrazioni risulta ridotto. Per mantenere la migliore resa soprattutto alle brevi distanze, in alcuni obiettivi è inserito un meccanismo che modifica la distanza fra alcune delle lenti o gruppi ottici di cui è composto per ottimizzare il risultato a prescindere dalla ridotta distanza di messa a fuoco.

    LENTI, PRODUZIONE. Dopo aver prodotto il vetro ottico per fusione, si procede al taglio del materiale in blocchetti del diametro e dello spessore richiesti. I blocchi vengono lavorati in una macchina levigatrice che produce una prima curvatura grezza. Questi sbozzi vengono poi riscaldati in forni speciali e quindi pressati per ottenere una forma prossima a quella finale che viene raggiunta con la lucidatura grazie grazie ad una cupola rotante. La lente lucidata passa poi al centraggio pe rla verifica che l’asse ottico passi effettivamente per il centro della lente. Una volta rifinita, la lente subisce uno o più trattamenti superficiali (vedi multicoating) per la riduzione dei riflessi e l’ottimizzazione della resa cromatica.

    LETTURA. Termine per indicare la misurazione effettuata dall’esposimetro. In campo digitale indica la lettura di dati di un dispositivo da una scheda di memoria.

    LIMBO. Grande fondale continuo da studio chiuso da tre lati, generalmente costituito dalle pareti dello stesso studio unite al pavimento da una curvatura morbida ed ampia che consente un effetto senza soluzione di continuità. Il limbo ha la prerogativa di apparire invisibile per la mancanza di angoli. Con luce diffusa consente di ottenere l’effetto di far “galleggiare” gli oggetti.

    LINEE PER MILLIMETRO. Valore che rappresenta il potere risolvente di un obiettivo sottoposto a test. La misurazione viene effettuata osservando al microscopio un negativo ottenuto riprendendo con l’obiettivo in esame una speciale mira ottica ad una determinata distanza. La capacità di separare coppie di linee bianche e nere sempre più sottili della mira ottica consente di individuare il numero di linee per millimetro che un obiettivo (o anche una pellicola) è in grado di separare. Più alto il numero delle linee separate, maggiore è il potere risolvente dell’obiettivo

    LIVELLA A BOLLA. E’ montata su alcuni apparecchi fotografici di grande formato o treppiedi. La sua funzione è quella di facilitare il perfetto posizionamento orizzontale dell’apparecchio di ripresa.

    LIVE VIEW. La funzione consente alle reflex digitali di osservate l’inqudratura delìobiettivo diretamente sul display posteriore delle fotocamere. In questo caso lo specchio delle reflex deve essere sollevato per illuminare il sensore.

    LOCATION. Il luogo, al di fuori dello studio, dove si effettuano riprese fotografiche professionali.

    LOG. Logaritmo. In fotografia si utilizzano normalmente logaritmi in base 10.

    LUCE AL TUNGSTENO. Luce emessa dalle normali lampadine quando il filamento di tungsteno viene attraversato da una corrente elettrica. Questo tipo di illuminazione è detto anche ad incandescenza. La sua temperatura di colore varia tra i 2000 e i 3500K.

    LUCE AMBIENTE. Luce (naturale o artificiale) esistente in un ambiente prevalentemente in interni non modificata con luci aggiuntive dal fotografo. Ovvero la situazione di ripresa in cattive condizioni di illuminazione.

    LUCE ARTIFICIALE. Illuminazione generata da flash elettronici o da lampade, usata negli studi. Viene impiegata anche in esterni per controllare le ombre ed il contrasto o quando quella naturale è insufficiente .

    LUCE ATTINICA. Capacità della luce di modificare lo stato dei materiali sensibili ad essa esposti. Sono più attinici degli altri i raggi della zona blu-violetto.

    LUCE BIANCA. Illuminazione contenente tutte le lunghezze d’onda (radiazioni) dello spettro visibile che è compreso tra 400 e 700nm.

    LUCE DI CONTORNO. Sorgente luminosa secondaria usata per delineare una piccola porzione del soggetto e dare risalto ad elementi dello stesso.

    LUCE DI RIEMPIMENTO. E’ la sorgente (flash o lampada) che viene usata per rendere più chiare le zone in ombra, senza causarne di nuove. Deve essere più debole (1/2 o 1/4) di quella principale.

    LUCE DI SICUREZZA. Si intende quella fornita dalle lampade per camera oscura. Inattinica, non ha effetto sul materiale fotosensibile. La luce di sicurezza rossa o giallo-verde è la classica fonte di illuminazione utilizzata per il trattamento della carta da stampa in bianco e nero. La luce rossa è invece adatta al trattamento del materiale ortocromatico.

    LUCE FREDDA. E’ quella prodotta da lampada fluorescente utilizzata in alcuni ingranditori professionali. Essendo estremamente diffusa e morbida, consente di ridurre l’effetto dei granelli di polvere o di graffi eventualmente presenti sul negativo. Lampade a luce fredda vengono anche usate per illuminare i set fotografici e in studio. Il vantaggio sta nella potenza a basso consumo e nella bassa temperatura di esercizio.

    LUCE INCIDENTE. Si considera quella che cade direttamente sul soggetto proveniente da una sorgente luminosa naturale o artificiale.

    LUCE PARASSITA. Viene prodotta dai riflessi che si verificano tra le lenti dell’obiettivo e che, pur raggiungendo la pellicola, non produce immagine. Per questo motivo, la luce parassita (o flare) comporta un notevole abbassamento del contrasto dell’immagine.

    LUCE PENNELLATA. Illuminazione ottenuta sfruttando una piccola lampada come un pennello di luce con il quale si possono eseguire effetti di luce localizzati. In questo caso, l’esposizione va eseguita con l’otturatore aperto su posa.

    LUCE POLARIZZATA. Le radiazioni luminose vibrano in tutte le direzioni, ma quando la luce è polarizzata essa vibra su un unico piano. Ciò accade o dopo che la luce si è riflessa su una superficie lucida non metallica (acqua, vetro, vernice) oppure se filtrata attraverso un filtro polarizzatore.

    LUCE PRINCIPALE. Sorgente luminosa base usata come illuminazione generale di un set. E’ solitamente la luce più viva ed intensa, che serve a definire le ombre e quindi il carattere dell’immagine.

    LUCE RIFLESSA. Porzione di luce che viene riflessa verso l’obiettivo dai soggetti illuminati da una sorgente luminosa.

    LUCE SPOT. Sorgente luminosa che emette un fascio di luce concentrato su di un’area ristretta.

    LUCE UV. Settore dello spettro luminoso situato oltre il violetto è invisibile all’occhio umano, ma ha forti effetti sulle pellicole fotografiche. Presente ad alta quota in montagna, si estende da 300 a 400nm.

    LUMINANZA. Indica l’intensità luminosa riflessa da una superficie. Il suo valore non cambia con la distanza. La legge dell’inverso del quadrato, infatti, non si applica alla luminanza in quanto la caduta di luce viene compensata da un aumento proporzionale della superficie. La luminanza viene misurata in candele per metro quadrato (cd/m2).

    LUMINOSITA’. Viene così definita l’apparente intensità di una sorgente di luce. Si tratta di un valore soggettivo non misurabile a causa della capacità di adattamento dell’occhio umano. Il termine viene usato anche per indicare l’apertura massima relativa di un obiettivo.

    LUNGHEZZA D’ONDA. Misura delle radiazioni elettromagnetiche all’interno dello spettro; il blu ha una lunghezza d’onda di 450nm, il verde di 550nm, il giallo di 600nm, l’arancione di 650nm ed il rosso di 700nm.

    LUNGHEZZA FOCALE. Distanza compresa tra l’immagine nitida prodotta e la lente, quando è a fuoco un soggetto all’infinito. Nel caso degli obiettivi, è la distanza tra l’immagine sul piano focale ed il punto nodale posteriore dell’obiettivo.

    LUNGHEZZA FOCALE EQUIVALENTE. I produttori indicano la lunghezza focale degli obiettivi in funzone della dimensione del formato del sensore cui sono dedicati. Gli obiettivi per le reflex digitali full-frame (24x36mm) mostrano la classica focale. Nel caso di obiettivi dedicati alle reflex con sensore APS-C, viene sempre indicata l’effettiva la lunghezza specificando per chiarezza l’equivalenza con il formato il 24x36mm. In effetti più il sensore è piccolo rispetto al formato 24x26mm più l’angolo di campo utile diminuisce facendo virtualmente crescere la lunghezza focale. L’equivalenza con le focali clsssiche si ottiene moltiplicando la focale vera per il fattore relativo al sensore. Ad esempio: 55mm APS-C x 1,5X = 83mm full-frame..

    LUX. Unità di misura europea della luce incidente. E’ pari all’illuminamento prodotto su una superficie posta ad un metro da una candela.

  • MACRO, FUNZIONE. Regolazione della fotocamera digitale compatta o ad ottica fissa identificata con l’icona di un fiore, permette di mettere a fuoco soggetti a pochi centimetri di distanza.

    MACROFOTOGRAFIA. Termine specifico per indicare la tecnica di ripresa molto ravvicinata per fotografare insetti, piccoli oggetti, ecc. per i quali è necessario un rapporto di riproduzione vicino a 1 o superiore. Per superare i limiti della messa a fuoco, occorre interporre tra fotocamera e obiettivo un anello di prolunga o un soffietto distanziatore che ne allunghi la focale. In questo modo è possibile mettere a fuoco a pochi centimetri, ma non più all’infinito.

    MAGAZZINO. Corpo posteriore delle fotocamere medio formato intercambiabile a tenuta di luce. Disponendo di due magazzini caricati con pellicola diversa, è possibile usare quella più indicata alla ripresa con una semplice sostituzione.

    MAGAZZINO DIA. Contenitore lineare o circolare per proiettare le diapositive tramite un diaproiettore. Sono utilizzabili anche per l’archiviazione.

    MARGINATORE. Accessorio utilizzato per mantenere la carta da stampa sotto l’ingranditore perfettamente in piano. E’ molto utile per stampare più copie dallo stesso negativo senza dover ricontrollare fuoco e inquadratura. Fornisce un sottile bordo bianco attorno all’immagine e può essere utilizzato entro certi limiti per dare un taglio diverso (dall’originale) alla stampa.

    MASCHERATURA. Tecnica di camera oscura utilizzata per limitare parzialmente o totalmente l’esposizione su una zona dell’immagine in fase di stampa onde compensare eventuali sovra-esposizioni. Per mascheratura si intendono anche quegli interventi tesi a modificare selettivamente toni, colore e contrasto di un negativo o una diapositiva prima della stampa.

    MAVICA (Magnetic Video Camera). Nome della prima fotocamera still video presentata dalla Sony nel 1981 e successivamente per una serie di fotocamere digitali della stessa azienda che registrano le immagini su floppy disc o CD.

    MEGABYTE (MB, Mb). Unità di misura che equivale ad un milione di byte o 1024 kilobyte. Indicava la capacità di immagazzinamento di una scheda di memoria di una fotocamera o di un hard disk o le dimensioni di un’immagine, oggi la memoria dei dispositivi si conta in giga e tera.

    MEGAPIXEL (MP). Unità pari a un milione di pixel. Misura delle dimensioni delle immagini che un particolare sensore è in grado di produrre. Si determina moltiplicando l’altezza del sensore (in pixel) per la larghezza e dividendo per un milione. Per esempio: 3872×2592=10.036 che, diviso per un milione, dà 10 MP.

    MEMORIA (Dig.). Area di immagazzinamento temporaneo per informazioni ed applicazioni. RAM e ROM, sono i nomi di diversi tipi di memoria utilizzati dai computer. RAM e spazio sull’hard disk non devono essere confusi: la RAM è un magazzino temporaneo, mentre l’hard disk offre una memorizzazione permanente.

    MENISCO. Lente caratterizzata da una faccia convessa ed una concava. Nonostante non corregga alcun tipo di aberrazione, il menisco è stat usato come lente semplice utilizzabile come obiettivo fotografico per fotocamere economiche fino agli anni Cinquanta.

    MESSA A FUOCO FISSA. Adottata sugli apparecchi più economici detti focus-free e sulle monouso è basata sulla distanza iperfocale. L’obiettivo medio grandangolare di luminosità molto ridotta (circa f/11) è regolato su una distanza di 8-10m per garantire la nitidezza tra 2m e l’infinito.

    MESSA A FUOCO SELETTIVA. Tecnica di messa a fuoco per far risaltare il soggetto sullo sfondo. Il risultato massimo si ottiene usando un medio tele a tutta apertura. In queste condizioni infatti la profondità di campo disponibile è minima.

    MEZZO FORMATO. Indica la categoria di apparecchi fotografici che, pur utilizzando pellicola 35mm, producono un fotogramma di 18x24mm, esattamente la metà del formato standard 24x36mm. Questo tipo di fotocamere ha avuto un certo successo negli anni Sessanta.

    MEZZO TONO. Si chiamano mezzi toni quelle gradazioni di grigio intermedie tra il bianco ed il nero.

    MICROFILM. Pellicola bianconero ad alta risoluzione per la riproduzione in miniatura di documenti per consentirne l’archiviazione e la consultazione.

    MICROFOTOGRAFIA. Ripresa di immagini di soggetti di dimensioni assai ridotte attraverso il microscopio con alti ingrandimenti.

    MICROPRISMI. Generalmente abbinati al sistema di messa a fuoco ad immagine spezzata degli schermi di messa a fuoco delle fotocamere reflex manuali. I microprismi sono delle piccolissime piramidi ottiche che scompongono l’immagine in quattro parti quando il fuoco non è stato raggiunto, rendendo perfettamente visibile la sfocatura.

    MIRED (Micro-reciprocal-degrees). I gradi (o valori) mired di una sorgente di luce si ottengono dividendo la temperatura di colore della luce espressa in gradi Kelvin per un milione. Una temperatura di colore di 1.000.000/5000K = 200 mired. Questo sistema consente di trovare con facilità il filtro di correzione adatto alla ripresa a colori con una certa pellicola a colori ed una determinata illuminazione. La scala di valori è costante per cui uno scarto di 300 mired resta tale in qualunque posizione della scala.

    MIRINO A POZZETTO. E’ costituito da un paraluce metallico con ante pieghevoli e dotato di una lente di ingrandimento, per proteggere lo schermo di messa a fuoco delle fotocamere dalla luce circostante. E’ presemnte in tutti gli apparecchi medio formato biottica e disponibile come accessorio per le reflex monobiettivo dotate di mirino intercambiabile.

    MIRINO ALBADA. Mirino ottico utilizzato sugli apparecchi a telemetro e su alcune compatte analogiche. Progettato da Van Albada, negli anni Trenta, vi appaiono per riflessione una cornice o dei riferimenti bianchi che indicano il limite del campo inquadrato dall’obiettivo.

    MIRINO D’AZIONE. Speciale mirino a pentaprisma di grandi dimensioni disponibile solo per le fotocamere reflex dotate di mirino intercambiabile. Consente di osservare da circa 20cm o 30cm l’immagine su un grande oculare usando entrambi gli occhi.

    MIRINO GALILEIANO. Mirino ottico semplice costituito da due lenti secondo il principio del telescopio galileiano invertito.

    MIRINO REFLEX. Consente l’inquadratura utilizzando lo stesso obiettivo di ripresa. A seconda della sua costruzione ottica fornisce un ingrandimento 0,7 – 0,8 con l’obiettivo da 50mm all’infinito. Più il valore si avvicina all’unità più l’immagine che appare nel mirino si avvicina alla grandezza naturale.

    MIRINO SPORTIVO. Obsoleto sistema a traguardo dotato di un mirino ed una cornice di dimensioni proporzionate alla focale dell’obiettivo impiegato che delimita l’inquadratura. Metallico e pieghevole, era usato sugli apparecchi tipo press e su alcune fotocamere biottica 6x6cm e a telemetro 35mm.

    MIRRORLESS. Termine diffuso per identificare le fotocamere digitali ad ottica intercambiabile dotate di mirino elettronico e che, pur matenendo il profilo tipico delle reflex, è privo dello specchio mobile.

    MISURAZIONE TTL. Vedi esposimetro TTL.

    MODALITA’ AUTOMATICA. Regolazione che demanda alla fotocamera tutte le decisioni riguardanti esposizione, messa a fuoco, flash, bilanciamento del bianco, ecc. In automatico è possibile impostare modalità più specifiche adatte a determinati tipi di ripresa: ritratto, paesaggio, sport, notturno, ecc.

    MODALITA’ MANUALE. Esclude ogni intervento automatico della fotocamere. Il fotografo prende tutte le decisioni su esposizione, messa a fuoco, flash, bilanciamento del bianco, ecc.

    MODALITA’ PROGRAM. Di solito denotata da una P, la funzione controlla alcune regolazioni più o meno elaborate e sceglie la combinazione più adatta alla scena quanto a tempo, diaframma, ISO, colore.

    MOIRE’. Trama maculata che appare sulle immagini quando due o più retini tipografici sono disposti l’uno sull’altro. Il moirè è di solito causato da un disallineamento o da una scorretta angolazione degli stessi. Si verifica riproducendo un originale retinato con un retino tipografico.

    MOLTIPLICATORE DI FOCALE. Accessorio ottico afocale che, interposto tra l’obiettivo e la fotocamera incrementa la focale dell’obiettivo. L’impiego del moltiplicatore di focale comporta la riduzione della luminosità dell’obiettivo ed una certa perdita di definizione. Sono disponibili moltiplicatori 1,4x e 2x. Alcuni di alta qualità sono progettati per specifici obiettivi e quindi per fornire le migliori prestazioni.

    MONITOR. Componente hardware che permette di visualizzare l’uscita video di un computer. I modelli CRT catodici sono stati sostituiti dai monitor LCD a cristalli liquidi. Disponibili in varie dimensioni e prestazioni, dai modelli base fino ai più costosi modelli professionali per grafica.

    MONOBAGNO. Soluzione usata per procedimenti di trattamento rapido dei negativi bianconero che contemporaneamente sviluppa e fissa la pellicola. Alcuni agenti rivelatori lavorano con normale attività quando sono presenti nella soluzione quantità funzionali di agenti fissatori.

    MONOCROMIA. Colore singolo. Termine generico con il quale si indicano tutte le forme di fotografia in bianco e nero.

    MONTAGGIO A SECCO. Metodo di incollaggio di una stampa fotografica ad un supporto di cartone rigido (passepartout), senza l’ausilio di composti umidi. A questo scopo si utilizza uno speciale tessuto termoadesivo posto tra il cartoncino e la stampa. Per l’esecuzione, occorre una speciale pressa a caldo, ma con le debite attenzioni è anche possibile servirsi di un comune ferro da stiro.

    MTF (Modulation Transfer Function, Funzione di modulazione della frequenza). Metodo di valutazione della capacità di un obiettivo basata sulla percentuale di informazione che riesce a far passare attraverso i suoi gruppi ottici rispetto ad una mira originale. Le prestazioni dell’obiettivo vengono valutate in percentuale in base al rapporto tra il contrasto dell’immagine riprodotta e quella dell’oggetto originale. Questa misura elimina l’elemento di giudizio soggettivo di chi esegue la valutazione come nel caso della lettura delle linee per millimetro. La curva MTF mostra la resa di un obiettivo in base al contrasto (asse verticale) e una serie di frequenze che aumentano per simulare la maggior finezza di dettaglio (asse orizzontale).

    MULTICOATING. Trattamento superficiale per ridurre i riflessi fra le lenti all’interno degli obiettivi. Ad ogni passaggio aria-lente, il 4-5% della luce viene riflessa ciò che determina una forte perdita di luminosità e di definizione. Per ridurre al minimo questo problema, le lenti vengono protette con uno o più strati antiriflesso facendo evaporare in una campana sotto vuoto metalli come lo zirconio, il titanio, il magnesio, ecc. che poi si depositano sulle lenti. Lo spessore dev’essere pari ad 1/4 della lunghezza d’onda della radiazione che si vuole controllare. Questo trattamento serve anche a controllare la resa cromatica delle lenti e quindi degli obiettivi.

    MULTIGRADE. Vedi carta a contrasto variabile.

    MULTIVISIONE. Tecnica spettacolare di proiezione di diapositive con l’impiego di numerosi proiettori gestiti da una centralina che controlla la successione e/o la combinazione di singole immagini con l’impiego di effetti speciali anche sonori se in collegamento con un impianto audio. 

  • NANOMETRO (nm). Unità di misura usata per indicare la lunghezza d’onda della luce. Corrisponde ad un miliardesimo di metro. Lo spettro della luce visibile all’occhio umano si estende da 400 (luce violetta) a 700 nanometri (luce rossa). Ha sostituito l’Angstrom (Å) pari ad un milionesimo di millimetro.

    ND. Neutral density, grigio neutro.

    NiCd (Nichel Cadmio). Accumulatore ricaricabile usato per alimentare flash e fotocamere.

    NiMH (Nichel Metalidrato). Accumulatori ad alta efficienza a ricarica rapida diffuso per alimentare fotocamere, cellulari e PC portatili.

    NUMERO DI ABBE. Da Ernst Abbe, è un numero detto adimensionale che indica un valore di riferimento all’interno di un sistema. In questo caso indica le caratteristiche di un certo vetro ottico tenendo conto della suo indice di rifrazione e della dispersione in rapporto alla lunghezza d’onda della radiazione visibile.

    NUMERO GUIDA. Indica la potenza del flash. Ovvero l’apertura di diaframma da utilizzare con sensibilità 100 Iso per illuminare un soggetto posto ad un metro di distanza. Dividendo il numero guida (NG) per la distanza in metri a cui si trova il soggetto, si ottiene il valore di diaframma da utilizzare, per una corretta esposizione con un flash manuale.

  • OBIETTIVO A SPECCHI. Vedi obiettivo catadiottrico.

    OBIETTIVO ACROMATICO. Sono acromatici tutti gli obiettivi fotografici in quanto corretti in modo che i raggi dei colori primari (blu e verde) cadano virtualmente nello stesso punto di fuoco. Il classico obiettivo acromatico è costituito da due lenti caratterizzate da aberrazioni opposte che si annullano a vicenda.

    OBIETTIVO AFOCALE. Sistema ottico privo di lunghezza focale che funziona con lo stesso principio del telescopio con l’occhio umano producendo un ingrandimento. Applicato davanti ad un obiettivo ne aumenta o riduce la lunghezza focale determinando un cambiamento dell’angolo di campo.

    OBIETTIVO ANAMORFICO. L’immagine che si forma attraverso un obiettivo anamorfico è caratterizzata da una scala differenziata per la quale la larghezza risulta più compressa rispetto all’altezza dell’inquadratura. Il sistema utilizza per questo scopo una lente cilindrica. Questo obiettivo, ampiamente usato nel cinema, deve essere impiegato anche in proiezione per ripristinare le proporzioni originali della scena. Il risultato è un fotogramma con una base molto allungata cone l’originale CinemaScope, il Panavision, VistaVision.

    OBIETTIVO ANASTIGMATICO. Obiettivo progettato per correggere tutte le aberrazioni compreso l’astigmatismo. Tutti gli obiettivi attuali sono anastigmatici.

    OBIETTIVO APOCROMATICO. Si tratta di un obiettivo corretto in modo tale che almeno due dei raggi dei tre colori primari (blu, verde e rosso) vadano a fuoco esattamente nello stesso punto sull’asse ottico. Realizzati con lenti molto particolari e costosi, gli obiettivi apocromatici (in genere teleobiettivi luminosi) garantiscono una qualità superiore specie alle massime aperture.

    OBIETTIVO ASFERICO. L’impiego di una o due lenti asferiche consente una ideale correzione delle aberrazioni (sferica e cromatica) e quindi permette di ottenere una migliore definizione ai bordi dell’immagine alle massime aperture. La maggioranza degli obiettivi asferici è costituita da grandangolari.

    OBIETTIVO CATADIOTTRICO. Di lunga focale (500-1000mm) utilizza uno schema ottico basato su uno specchio principale che riflette i raggi su uno specchio secondario incollato all’interno della lente frontale che li rinvia al piano focale passando attraverso un gruppo di lenti. Lo schema consente di dimezzare la lunghezza effettiva dell’obiettivo. Gli obiettivi catadiottrici per loro costruzione sono privi di diaframma e soffrono di aberrazione sferica.

    OBIETTIVO DECENTRABILE. Per la correzione delle linee cadenti nelle foto di architettura sono stati progettati obiettivi da 35mm o 28mm decentrabili per gli apparecchi reflex. Il decentramento permette di mantenere il parallelismo delle linee anche inclinando la fotocamera. Questo tipo obiettivo è anche detto shift (spostabile) o PC (perspective control).

    OBIETTIVO FISHEYE. Obiettivo ultragrandangolare (180° sulla diagonale o in orizzontale) non corretto contro la distorsione.

    OBIETTIVO FLOU. La speciale costruzione ottica o l’utilizzo di speciali diaframmi a forellini, consente a questi obiettivi non più in produzone di fornire effetti morbidi nella fotografia di ritratto. Il risultato viene ottenuto esaltando l’aberrazione sferica residua.

    OBIETTIVO MACRO. Obiettivo particolarmente corretto per fornire un’ottima definizione quando si fotografano soggetti a distanza molto ravvicinata. Può essere ugualmente utilizzato anche per riprese normali.

    OBIETTIVO NORMALE. Si intende per normale o standard l’obiettivo la cui lunghezza focale sia pari o, quantomeno, vicina alla diagonale del fotogramma o del sensore dell’apparecchio. Tale focale è ritenuta quella che meglio si avvicina alla visione dell’occhio umano.

    OBIETTIVO RETROFOCUS. Obiettivo caratterizzato dal punto nodale posteriore posto oltre il suo elemento posteriore. Con questo disegno (detto anche teleobiettivo invertito) sono prodotti gli obiettivi supergrandangolari per gli apparecchi reflex così che la distanza tra l’ultima lente ed il piano focale risulti superiore al tiraggio tanto da lasciare spazio sufficiente al movimento verso l’alto dello specchio.

    OBIETTIVO ROTANTE. In alcuni apparecchi fotografici panoramici viene utilizzato un obiettivo rotante su un’angolo di circa 200-220° che consente di ampliare il campo orizzontale di visione. Perché la fotocamera produca un’immagine non distorta l’obiettivo deve ruotare sul suo punto nodale posteriore e il piano focale dev’essere curvo a raggio costante.

    OBIETTIVO SIMMETRICO. Si definisce così quell’obiettivo il cui schema ottico è simmetrico rispetto alla posizione del diaframma. Questo schema è usato negli obiettivi per il grande formato o per i grandangolari delle fotocamere a telemetro.

    OBIETTIVO STABILIZZATO. La tecnologia ha consentito di realizzare obiettivi dotati di un sistema di stabilizzazione dell’immagine per la ripresa a mano libera anche con tempi di esposizione più lunghi del normale di due o tre diaframmi. Uno speciale elemento ottico posto all’interno dello schema vibra in modo opposto alle vibrazioni subìte annullando l’effetto del mosso.

    OBIETTIVO TELE. E’ dotato di un angolo di campo inferiore a quello di uno standard. E’ costituito da un gruppo ottico anteriore convergente e uno posteriore divergente. Nei teleobiettivi, la distanza tra la lente frontale ed il piano focale è inferiore alla lunghezza focale, ciò consente di contenere le dimensioni. Il punto nodale posteriore, in questo caso, si trova davanti alla lente frontale.

    OBIETTIVO ZOOM. Obiettivo complesso a focale variabile. Consente di coprire con variazione continua tutti gli angoli di campo consentiti tra la minima e la massima focale mantenendo inalterata la messa a fuoco. Soffrono di distorsione che si presenta a barilotto nella posizione grandangolare e a cuscinetto nella posizione tele. Da tempo ha sostituito l’obiettivo standard fornito di corredo con le reflex 35mm e digitali.

    OCCHI ROSSI. Vedi riduzione Occhi rossi.

    OLOGRAFIA. Tecnica per la realizzazione di immagini che restituiscono una visione tridimensionale del soggetto, compresi gli effetti dello spostamento del punto di vista. Fu inventata dal premio Nobel Dennis Gabor nel 1948, ben prima della scoperta del laser, che è la sorgente di luce coerente indispensabile per questo genere di riprese. Questa tecnica non ha trovato impiego in fotografia, ma è ampiamente utilizzata per realizzare marchi o sigilli di sicurezza non falsificabili su diversi prodotti tra cui le carte di credito.

    OMBRA. In termini di esposizione o sensitometrici, l’ombra o meglio le ombre, rappresentano il tono o i toni più scuri presenti nell’inquadratura nei quali sia ancora leggibile un dettaglio.

    OPACO. E’ opaco qualunque oggetto o materiale che non consente il passaggio della luce.

    OPEN FLASH. Tecnica utilizzata originariamente per l’uso del lampo al magnesio che consiste nel far partire il lampo dopo aver aperto l’otturatore della fotocamera. Questa procedura, utilizzabile anche con il lampeggiatore elettronico, consente di sfruttare la luce del flash per l’illuminazione generale della scena, ma di poter impressionare sulla pellicola (grazie ad una esposizione più lunga di quella eventualmente prevista per la sincronizzazione) anche le luci dell’ambiente. La tecnica dell’open flash, è superata dalla funzione slow-sync adottata nei flash dedicati delle fotocamere reflex e in alcuni casi anche di quelli incorporati nei modelli compatti.

    ORTHO. Termine utilizzato per indicare materiali ortocromatici, cioè sensibili al verde e al blu, ma non al rosso.

    OTTURATORE. Consente alla luce di raggiungere la pellicola o il sensore per il tempo necessario ad ottenere la giusta esposizione. Il controllo dei tempi di esposizione può essere meccanico o elettronico, in questo caso il funzionamento è subordinato all’alimentazione di una pila. Ne esistono di due tipi. L’otturatore a tendina è costituito da due tendine che scorrono in orizzontale o in verticale sul piano focale dell’apparecchio. Le tendine possono essere realizzate in stoffa, metallo (tra cui il titanio) o materiali compositi come policarbonato e carbonio. Il tempo di esposizione è dato dall’intervallo di tempo che passa tra lo scatto della prima (si apre l’otturatore) e quello della seconda tendina (si chiude l’otturatore). L’otturatore centrale, collocato tra le lenti di un obiettivo nei pressi del diaframma, funziona grazie ad una serie di lamelle che si aprono e si chiudono ad iride. Controllato meccanicamente o elettronicamente, permette l’uso del flash elettronico con qualunque tempo di scatto.

  • PANNELLO RIFLETTENTE. In studio o in esterni, serve ad ammorbidire le ombre che appaiono sul soggetto riflettendo verso di esso la luce proveniente dalla sorgente principale. Vi sono pannelli in stoffa fabbricati allo scopo, ma qualunque superficie chiara di adeguate dimensioni capace di riflettere la luce può diventare un pannello riflettente (fogli di polistirolo, cartoni bianchi, fogli di giornale, muri, ecc.).

    PANNING. L’effetto prodotto dal panning (panoramica cinematografica) consente in fotografia di fotografare nitidamente un soggetto in su fondo mosso. Si ottiene ruotando il busto per inseguire con la fotocamera il soggetto e scattando con un tempo di espisizione abbastanza lungo (1/15 di secondo).

    PANNO NERO. E’ quel mantello di stoffa nera che i fotografi si mettono addosso per impedire che la luce cada sullo schermo di messa a fuoco. All’oscuro l’immagine sullo schermo risulta brillante e quindi può essere meglio controllata.

    PARALLASSE, ERRORE. L’errore di parallasse si presenta come una diversità tra l’inquadratura della scena osservata attraverso il mirino e quella registrata dall’obiettivo di ripresa. Si verifica, tuttaiva, solo con le fotocamere biottica o dotate di mirino galileiano come i modelli a telemetro per i quali l’asse ottico non coincide con quello dell’obiettivo di ripresa. Questo errore non comporta problemi nelle riprese a media o lunga distanza. A distanza ravvicinata, invece, la pellicola o il sensore non registreranno esattamente ciò che è stato inquadrato nel mirino. In alcuni apparecchi l’errore viene contenuto in quanto l’asse del mirino viene adeguato alla distanza di messa a fuoco, in altri occorre occorre inquadrare seguendo cornicette di riferimento se previsti.

    PARALUCE. Applicato all’obiettivo scherma la lente frontale dai raggi diretti del sole. A seconda della focale dell’obiettivo occorre usare un paraluce più o meno svasato per evitare vignettature. La luce che colpisce l’obiettivo determina una serie di riflessioni fra le lenti che riducono il contrasto dell’immagine.

    PASSEPARTOUT. Cornice in cartone per riquadrare stampe fotografiche di qualità, disegni, incisioni. I passepartout migliori sono quelli bianchi tipo “conservazione” o “museo” che non contengono acidi. Il taglio dei passepartout deve avere uno smusso di 45°, mentre lo spessore deve essere di almeno 15/10 in modo che la stampa non sia a contatto con il vetro. In questo modo la stamapa può dilatarsi o contrarsi liberamente a seconda del livello di umidità.

    PELLICOLA. La pellicola è il mezzo sul quale viene registrata l’immagine prodotta dall’obiettivo. E’ costituita da una base trasparente e flessibile (triacetato) sulla quale viene stesa l’emulsione all’alogenuro d’argento sensibile alla luce. Viene offerta in rullo, perforata anche in bobine a metraggio e nei formati piani (lastre) per gli apparecchi professionali.

    PELLICOLA CROMOGENICA. L’immagine sul negativo non è più costituita da argento metallico, ma da coloranti formati chimicamente durante lo sviluppo. Nelle pellicole a colori essi riproducono le tinte dell’immagine finale.

    PELLICOLA INFRAROSSA. L’emulsione di questo tipo di pellicole ha una sensibilità estesa alla radiazione infrarossa grazie all’impiego di opportuni sensibilizzatori ottici. E’ utilizzata per scopi scientifici, per studiare la composizione dei terreni, lo stato di salute delle piante, ma anche in mineralogia, criminologia e medicina. E’ disponibile in bianconero, ma fu prodotta anche che a colori. In questo caso forniva immagini positive con colori molto diversi da quelli reali. Al di là dell’uso scientifico, con questa pellicola si ottenevano risultati molto suggestivi.

    PELLICOLA INSTANT. A sviluppo immediato per trasferimento dell’immagine negativa su un supporto positivo integrato grazie all’azione dell’agente rivelatore incorporato nel film attivato dopo lo scatto. (Vedi fotografia immediata).

    PELLICOLA INVERTIBILE. Un procedimento di inversione negativo-positivo, con questo tipo di emulsione consente di ottenere direttamente un’immagine positiva visibile per trasparenza (diapositiva).

    PELLICOLA LITH. Speciale materiale per arti grafiche. Non consente la riproduzione dei mezzi toni di grigio.

    PELLICOLA NEGATIVA. Registra le immagini con i valori tonali invertiti rispetto al soggetto. Nelle negative a colori oltre all’inversione dei toni si verifica anche quella dei colori così che, ad ogni colore del soggetto, corrisponde il suo complementare. L’immagine positiva si ottiene attraverso una stampa.

    PELLICOLA ORTOCROMATICA. Pellicola in bianconero sensibile alle radiazioni dal verde, verso il blu e l’ultravioletto, pocxo o nulla nel campo dell’arancione intenso e del rosso. Usata in passano per ritratto e paesaggio. Poteva essere trattata in canera oscura con luce rossa.

    PELLICOLA PANCROMATICA. Pellicola in bianconero sensibile in modo a tutti i colori dello spettro.

    PELLICOLA PER DIAPOSITIVE. Vedi pellicola invertibile.

    PELLICOLA PER LUCE ARTIFICIALE. Pellicola invertibile o negativa a colori. Tipo A per luce artificiale a 3400K. Tipo B o “tungsten” bilanciata per l’uso con sorgenti luminose a 3200K.

    PELLICOLA PER LUCE DIURNA. Pellicola invertibile a colori bilanciata per soggetti illuminati da una sorgente luminosa a 5500K (daylight) adatta alle riprese di giorno o in luce lampo.

    PELLICOLA PIANA. Pellicola professionale a fogli singoli disponibile nei diversi formati. Per l’uso deve essere inserita in camera oscura in appositi chassis. Una volta in vetro, sono prodotte su supporto di triacetato o poliestere.

    PENNELLO ANTISTATICO. Strumento utilizzato per rimuovere la polvere da diapositive e negativi prima della stampa con l’ingranditore o della scansione.

    PENTAPRISMA. E’ blocco ottico a cinque facce montato nei mirini degli apparecchi reflex per raddrizzare l’immagine prodotta dall’obiettivo che, in mancanza, la mostra rovesciata e con i lati invertiti.

    PERMANENZA. L’abilità di un’immagine a resistere al deterioramento nel tempo. Il termine indica la durata possibile, in base a test accelerati di una pellicola o una stampa sia analogica che digitale negli anni. La luce, l’umidità ed il calore sono gli elementi che più influiscono sul deterioramento dell’immagine fotografica: perdita di contrasto, sbiadimento del colore, attacco di muffe.

    PHOTOFLOOD. Lampada survoltata ad incandescenza, con vita limitata, usata per produrre un’illuminazione molto viva ed intensa.

    pH. Scala delle acidità/alcalinità da 0 a 14, basata sulla concentrazione degli ioni idrogeno in una soluzione. L’acqua distillata ha un pH 7. Le soluzioni con valori di pH inferiori a 7 sono acide (fissaggio), quelle superiori a 7 sono alcaline (rivelatore).

    PHOTO CD. Sistema di archiviazione delle fotografie sviluppato originariamente dalla Kodak e che usa il CD come supporto.

    PIANO FOCALE. Piano posto ad una distanza per la quale una singola lente o un obiettivo forma un’immagine nitida. La distanza tra la lente ed il piano focale rappresenta la lunghezza focale della lente stessa. Su questo piano dovrà trovarsi la pellicola o il sensore per registrare un’immagine perfettamente definita.

    PILA. Sistema elettrochimico generatore di elettricità continua. E’ costituita da un anodo, un catodo ed un elettrolita. L’assemblaggio di più pile produce una batteria. Negli ultimi anni la tecnologia relativa alle pile ha consentito di ottenere prestazioni sempre migliori e prodotti più sicuri (ecologici). Le pile più adatte per alimentare fotocamere analogiche, flash ed accessori sono quelle alcaline tipo stilo AA anche ricaricabili o al litio tipo CR2. Le reflex analogiche meccaniche e manuali richiedono di norma pile a bottone all’ossido d’argento per alimentare l’esposimetro. Le fotocamere digitali vengono fornite di una batteria al litio dedicata e caricabatteria.

    PIXEL. E’ il più piccolo elemento immagine dell’immagine digitale. Deriva da “picture element” (elemento immagine) da cui pix-el. Elemento base di un dispositivo di acquisizione. Il numero totale dei pixel presenti in un sensore è un indice della massima risoluzione possibile dell’immagine.

    PIXEL MORTI. Negli schermi LCD, sono i pixel che smettono di funzionare. Se sono numerosi, l’effetto può essere molto fastidioso e può impedirne l’utilizzo.

    PLUG AND PLAY. Uno standard che consente al sistema operativo del computer di riconoscere un dispositivo o una periferica e di installarla facilmente.

    PLUG-IN. Piccola applicazione software che si aggiunge ad una principale per estenderne la funzionalità. Le applicazioni di elaborazione immagine utilizzano come moduli aggiuntivi filtri che permettono di ottenere effetti speciali supplementari. Questi plug-in permettono anche alle applicazioni di comunicare meglio con diverse periferiche, come gli scanner e alcune fotocamere digitali.

    PMS (Pantone Matching System). Sistema di corrispondenza dei colori che permette un’esatta selezione degli stessi in un’estesa gamma di colori predeterminati.

    PORTFOLIO. Accurata selezione di immagini rappresentativa dello stile di un fotografo. Una presentazione professionale richiede stampe montate in passepartout raccolte nelle apposite scatole con apertura a 180°.

    POSA B o T. Impostazione dell’otturatore della fotocamera per la quale è possibile eseguire lunghe esposizioni tenendo l’otturatore aperto oltre il tempo più lungo consentito. Impostando la posa B (bulb) l’otturatore resta aperto per tutto il tempo per il quale viene tenuto premuto il pulsante di scatto. In alcuni apparecchi e obiettivi dotati di otturatore centrale è disponibile la posa T (time): l’otturatore si apre ad una prima pressione del pulsante di scatto e si richiude solo ad una successiva pressione. Per evitare vibrazioni durante l’esposizione è bene utilizzare uno scatto flessibile.

    POTERE RISOLVENTE. Indica la capacità di un obiettivo di separare i dettagli più minuti. Attraverso una serie di test consistenti nella ripresa sotto determinate condizioni di una speciale mira ottica, si determina la capacità di fornire immagini più o meno dettagliate in linee per millimetro. La prova è comunque influenzata da tutti i componenti utilizzati: obiettivo, pellicola, metodo di sviluppo, ingrandimento, osservazione, eccetera.

    PPI (Pixel per Inch). Il numero di pixel per pollice (inch) che una fotocamera digitale o uno scanner sono in grado di processare. I ppi sono spesso erroneamente confusi con i dpi.

    PRE-ESPOSIZIONE. Tecnica obsoleta ed empirica per aumentare la sensibilità delle pellicole. Si esegue inquadrando una qualunque zona omogenea (un muro) ed esponendo con una riduzione di 3 diaframmi rispetto all’indicazione dell’esposimetro. Per evitare che i dettagli della superficie possano influenzare il risultato occorre sfocare completamente la superficie scelta. Poi (usando il comando per le doppie esposizioni), si esegue l’esposizione corretta per il soggetto sullo stesso fotogramma pre-esposto.

    PRESA SINCRO. La maggioranza dei flash viene collegata alla fotocamera e sincronizzata attraverso il contatto caldo incorporato nella slitta portaccessori delle reflex. Con i flash professionali e da studio, tuttavia, è necessaria la presa sincro universale (PC) per il cavetto di sincronizzazione. E’ sconsigliato collegare flash molto potenti se non dedicati ad alcune fotocamere autofocus e digitali, verificare sul libretto di istruzioni è consigliabile. Sugli apparecchi classici o da collezione è si usa la sincronizzazione X per tutti i flash elettronici; la FP e la M per le lampade lampo (ormai scomparse) secondo le indicazioni del fabbricante.

    PROFILO COLORE. Importante serie di specifiche salvate in un file ottenuto dopo una calibrazione di una periferica (monitor, stampante) oppure fornite dallo stesso produttore dell’apparecchiatura. Serve ad ottenere un comportamento equilibrato nella resa colore per fare in modo che le tonalità siano esattamente le stesse indipendentemente dalla periferica utilizzata per riprodurle.

    PROIETTORE DIA. Apparecchio per la proiezione di diapositive montate su telaini ospitate in magazzini (vedi). Con potenza di 150 o 250 watt, offrono, come minimo, la messa a fuoco manuale o automatica ed il cambio di dispositiva avanti-indietro. I più professionali possono essere collegati ad altri per la realizzazione spettacoli di multivisione con accompagnamento di suoni o musiche.

    PROIETTORE DIGITALE. Dall’esperienza dei proiettori professionali per sale meeting, sono stati realizzati proiettori digitali per uso domestico. Le soluzioni tecniche sono diverse ed in evoluzione. Di solito debbono essere collegati ad un computer, ma alcuni dispongono di lettore DVD incorporato.

    PRIORITA’ DIAFRAMMI. Questa modalità viene di solito indicata con “Av” sulla ghiera delle esposizioni o sul menu. Permette di scegliere l’apertura del diaframma lasciando che sia la fotocamera a scegliere il tempo di scatto.

    PRIORITA’ TEMPI. In questa modalità (indicata di solito da “Tv”), scelto il tempo di scatto, la fotocamera determina l’apertura di diaframma più adatta alla scena.

    PROFONDITA’ COLORE o BIT. Talvolta descritta come “Bit per Pixel”, è un valore che descrive la quantità di colori o di toni di grigio che una fotocamera o un scanner sono capaci di rappresnetare. Determina in qual modo uno scanner sia in grado di tenere distinte diverse tonalità di colore. La maggiore Profondità Bit aumenta il numero di grigi e di colori che possono essere registrati e riprodotti in un’immagine.

    PROFONDITA’ DI CAMPO. E’ la zona più o meno ampia che appare nitida nell’immagine fotografica finale. E’ possibile controllarne l’ampiezza grazie all’uso del diaframma: più il diaframma è aperto più ridotta sarà l’ampiezza della profondità di campo. Più il diaframma è chiuso più la profondità di campo sarà ampia. Sulla profondità di campo, tuttavia, agiscono anche la distanza di ripresa (più è vicina più, a parità di apertura del diaframma, la profondità di campo è ridotta) e la lunghezza focale dell’obiettivo (più è corta più la profondità di campo, a parità di diaframma e di distanza di ripresa, sarà ampia). Conoscere prima dello scatto di quanto sarà ampia la profondità di campo significa poter controllare i dettagli della ripresa. Per questo si può far riferimento alle tabelle della profondità di campo o alle indicazioni previste sul barilotto degli obiettivi. Con gli apparecchi reflex è possibile osservare l’ampiezza della profondità di campo direttamente nel mirino. In questo caso occorre chiudere il diaframma dell’obiettivo al valore scelto per la ripresa e osservare sullo schermo di messa a fuoco l’estensione dei piani nitidi (il mirimo sarà tanto meno luminoso quanto più il diaframma sarà chiuso).

    PROFONDITA’ DI FUOCO. Un obiettivo perfettamente a fuoco forma un’immagine nitida su un preciso piano (piano focale). Tuttavia avanti e dietro questo piano esiste una limitata zona di nitidezza ancora accettabile che prende il nome di profondità di fuoco.

    PROGRAM. Automatismo dell’esposizione programmato dalla fabbrica. Ad ogni livello di illuminazione corrisponde un’adeguata coppia tempo diaframma.

    PROVINO A CONTATTO. Stampa a contatto o a basso ingrandimento di strisce di negativi per l’archivio. Facilita la ricerca del fotogramma desiderato.

    PROVINO DI STAMPA. Per trovare il giusto tempo di esposizione della carta sensibile per un determinato negativo bianconero, si deve eseguire un provino. L’operazione consiste nell’esporre una striscia di 10-15cm carta uguale a quella che verrà utilizzata per la stampa finale con esposizioni successive di identica durata: ad esempio 4, 8, 12 e 16 secondi. La porzione che sembra più vicina all’ideale sarà quella di riferimento per arrivare al miglior risultato.

    PULSANTE DI SCATTO. Comanda l’apertura dell’otturatore e di conseguenza l’esposizione della pellicola. Quelli di tipo meccanico spesso incorporano una filettatura sulla quale è possibile avvitare uno scatto flessibile. Quelli di tipo elettromeccanico o elettromagnetico offrono una corsa brevissima e sono molto sensibili alla pressione. Può essere previsto un sistema di blocco di sicurezza meccanico o elettrico per evitare lo scatto accidentale dell’otturatore e la perdita di un fotogramma. Al pulsante di scatto è accoppiata in genere la funzione del blocco della memoria dell’esposizione e l’avvio del sistema autofocus.

    PUNTO NODALE. Corrisponde più o meno al centro di una lente semplice o del sistema ottico di un obiettivo, nel qual caso, si distingue un punto nodale anteriore ed un punto nodale posteriore. Il primo corrisponde all’intersecazione fra il prolungamento del raggio incidente e l’asse ottico, mentre il secondo corrisponde all’intersecazione fra il prolungamento del raggio che esce dall’obiettivo e l’asse ottico. La lunghezza focale di un obiettivo viene calcolata dal punto nodale posteriore, mentre la distanza di messa a fuoco dal punto nodale anteriore.

  • QUADRO (video). Le immagini video sono trasmesse in due campi interlacciati che ne compongono il quadro. In un sistema a 50Hz un frame completo viene trasmesso ogni 1/25 di sec.

    QUANTIZING. Nel mondo digitale si intende come la conversione dei dati analogici in digitali. Ovvero la trasformazione della gamma tonale dell’immagine analogica in un numero di bit generalmente otto.

    QUARZO. Minerale utilizzato per i più diversi impieghi, tra cui tubi delle lampade alogene per la sua trasparenza e resistenza alle alte temperature.

    QUICK TIME. Formato di registrazione di dati realizzato dalla Apple e utilizzato, da diversi software, per la memorizzazione e riproduzione di riprese audio e video.

    QWERTY. Indica la tastiera alfanumerica dei computer attraverso la serie dei primi sei tasti da sinistra in alto. Le macchine per scrivere invece adottano la sequenza QZERTY.

  • RAGGI-X. Gli effetti dei raggi-X utilizzati nelle ispezioni di sicurezza negli aeroporti possono procurare danni all’emulsione delle pellicole fotografiche. Se un solo passaggio non procura alcun effetto, la somma di più passaggi può diventare pericolosa specialmente con le pellicole oltre 1000 ISO di sensibilità. Le apparecchiature “film safe” sono generalmente sicure nei paesi occidentali. Più a rischio i sistemi di ispezione dei paesi in via di sviluppo. In questo caso è bene conservare le pellicole vergini o esposte nel bagaglio a mano in un sacchetto di plastica e richiedere ai funzionari l’ispezione manuale delle pellicole. A causa dei nuovi e più potenti sistemi di ispezione per il bagaglio consegnato, occorre evitare di inserire pellicole nelle valigie. I raggi-X, scoperti da Röntgen nel 1895, non danneggiano i file digitali.

    RAM (Random Access Memory, Memoria ad Accesso Casuale). Memoria utilizzata dalle applicazioni per effettuare i relativi compiti quando il computer è acceso. Il termine “accesso casuale” si riferisce alla capacità del processore di accedere immediatamente a qualunque parte della memoria. È facile confondere la RAM con lo spazio sul disco fisso: la RAM è un immagazzinamento temporaneo di dati che risiede su speciali circuiti chiamati in gergo “memorie”. L’hard disk provvede alle memorizzazioni semi-permanenti, che cioè non vanno perdute allo spegnimento del computer.

    RAPPORTO DELLE DIMENSIONI. Comparazione tra l’altezza di un’immagine e la sua larghezza. Per esempio, un fotogramma di pellicola 35mm è alto 24mm e largo 36, per cui la proporzione delle dimensioni è 1:1,5.

    RAPPORTO DI RIPRODUZIONE. Viene calcolato dividendo l’altezza o la larghezza dell’oggetto originale per quella della sua immagine riprodotta sulla pellicola. In macrofotografia, se sul negativo l’immagine dell’oggetto risulta due volte più grande dell’originale si avrà un rapporto di riproduzione 2:1. Tale valore può anche esprimersi con 2X.

    RAPPORTO FRA I LATI. Rapporto fra larghezza e altezza dell’immagine. Il formato 24x36mm detto anche full-frame come il 6x9cm hanno un rapporto 2:3, il rapporto dell’immagine televisiva corrente è di 16:9, i televisori a tubo catorico avevano rapporto 3:4.

    RAPPORTO SEGNALE/DISTURBO. Rappresenta la differenza di livello tra il rumore e l’immagine vera e propria. Più è alto questo valore più l’immagine sarà priva di disturbi.

    RASTERIZZAZIONE. Alcuni lavori grafici (che comprendono i testi) sono composti da linee disegnate seguendo delle equazioni matematiche. La rasterizzazione causa la conversione di queste linee in punti immagine (pixel).

    RAW. Formato di salvataggio di una fotografia digitale ottenuto registrando i dati grezzi di una immagine non compressa. Grazie al formato RAW è possibile salvare ciò che proviene direttamente dal sensore della fotocamera, senza alcun artefatto successivo, per poi elaborarlo in seguito tramite specifici software. E’ il sistema che consente di ottenere la massima qualità possibile ed anche di gestire, in modo efficiente, dopo lo scatto, l’esposizione e la tonalità cromatica di una immagine digitale.

    RECIPROCITA’. Vedi Difetto di reciprocità.

    REFLEX. Sistema di visione adottato dagli apparecchi fotografici che portano lo stesso nome. Utilizzato originariamente sulla camera oscura dei pittori del Seicento, consiste in uno specchio posto a 45° dietro l’obiettivo per rinviare l’immagine su uno schermo smerigliato nella parte superiore dell’apparecchio.

    REGOLA DEI TERZI. Per una corretta inquadratura si ricorre tradizionalmente alla regola dei terzi secondo la quale il fotogramma va suddiviso in tre porzioni in orizzontale e tre in verticale. Il soggetto principale, per ottenere un miglior equilibrio, va posizionato nei punti di intersecazione piuttosto che al centro.

    RETICOLATURA. Crepatura dell’emulsione delle pellicole che può verificarsi a causa di un forte sbalzo di temperatura durante il trattamento di sviluppo. Portando una pellicola da un bagno con temperatura maggiore ad uno a temperatura molto più bassa, la gelatina ammorbidita dal precedente bagno può contrarsi bruscamente per effetto dello shock termico. Con le pellicole attuali il rischio è molto contenuto.

    RGB (Red, Green, Blue). I colori primari (rosso, verde, blu) della sintesi additiva. Modalità colore in cui le fotocamere digitali, gli scanner ed i monitor catturano o mostrano il colore.

    RIAVVOLGIMENTO. La pellicola 35mm contenuta in un caricatore metallico universale, deve essere riavvolta al suo interno appena scattato l’ultimo fotogramma disponibile. Il riavvolgimento è generalmente automatico, ma negli apparecchi più vecchi è manuale.

    RIDUZIONE OCCHI ROSSI. L’effetto occhi rossi che appare spesso nelle fotografie di persone in interni o scarsa luce è dovuta al colpo di flash che illumina il fondo degli occhi. La funzione “riduzione occhi rossi” di molte fotocamere fa partire un prlmo lampo per far restringere la pupilla dei soggetti (piuttosto aperta in luce scarsa) riducendo le probabilità che il secondo lampo per la ripresa illumini la retina. Nel caso, è possibile effettuare un ulteriore ritocco ad hoc dai vari programmi di fotoelaborazione.

    RIFERIMENTO IR. Quasi tutti gli obiettivi manuali, più raro negli zoom ed in quelli per la fotografia digitale, dispongono sulla scala delle distanze di un indice di riferimento (rosso) per la messa a fuoco usando pellicola infrarosso. Poiché la lunghezza d’onda della radiazione infrarossa è maggiore di quella del rosso, occorre, dopo aver messo a fuoco normalmente, portare la distanza indicata sulla scala metrica sul riferimento infrarosso per evitare una sfocatura come se il soggetto fosse più vicino del reale.

    RIFRAZIONE. Cambiamento di direzione di un raggio di luce quando passa da un mezzo trasparente a un altro. L’azione ottica del prisma o di una qualunque lente (che è un insieme infinito di prismi) è basata su questo fenomeno dovuto al rallentamento della velocità delle singole radiazioni nel passaggio da un mezzo meno denso ad uno più denso.

    RINFORZO. E’ possibile rinforzare con trattamento chimico negativi non stampabili per la loro trasparenza eccessiva, cioè per la mancanza di densità dovuta ad una forte sottoesposizione. Il rinforzo veniva utilizzato in passato per spingere al massimo la sensibilità delle pellicole di media sensibilità, ciò che oggi non è più necessario.

    RISOLUZIONE. E’ la capacità di registrare o riprodurre i dettagli più fini di un’immagine. Nella fotografia all’argento viene misurata in linee per millimetro o con la curva MTF. Nella fotografia digitale i sensori CCD o CMOS offrono una risoluzione totale data dai pixel disponibili in orizzontale ed in verticale. Per i monitor, la risoluzione si esprime in termini di pixel e linee, per esempio un monitor 640×480 presenta 480 linee da 640 pixel (che si chiama anche risoluzione VGA). Per mostrare più informazioni sullo schermo, la maggior parte dei modelli presentano anche almeno una impostazione Super VGA, spesso 800×600 o 1600×1280 pixel. Alcuni monitor offrono regolazioni a risoluzioni ancora più alte. La risoluzione delle stampanti è data in punti per pollice (dpi), per esempio 300 dpi.

    RITARDO DI SCATTO. Esiste un tempo (Time-Lag) tra il momento in cui si preme il pulsante di scatto su una fotocamera digitale e lo scatto dell’otturatore. Con le prime fotocamere digitali, era molto difficile scattare fotografie d’azione prorpio perché lo scattao, sia pur di poco, avveniva con ritardo a causa delle necessarie elaborazioni si sistema. Le fotocamere dogotali attuali non presentano più questo difetto.

    RIVELATORE. L’immagine latente su una emulsione fotografica è resa visibile (rivelata) solo dopo l’azione chimica del rivelatore o sviluppo. Esistono moltissime formule per i bagni di sviluppo delle pellicole bianconero, tutte però trasformano in argento metallico i sali d’argento dell’emulsione colpiti dalla luce. L’azione del rivelatore moltiplica per un miliardo di volte il segnale dell’immagine latente. Nel caso delle pellicole a colori i trattamenti sono standardizzati: C41 per le negative ed E-6 per le invertibili.

    RUMORE. Aspetto granuloso delle immagini digitali che appare quando si usano ISO molto elevati o che può essere aggiunto volontariamente usando un programma di fotoelaborazione per creare un aspetto desiderato.

  • SABATTIER, EFFETTO. Intervento per la realizzazione di una semplice solarizzazione. Esponendo brevemente a luce bianca (attinica) un foglio di carta sensibile non esposto, ma non del tutto sviluppato, si ottiene un’inversione di toni nelle zone bianche dell’immagine che non sono state ossidate dall’azione dello sviluppo.

    SALI D’ARGENTO. Composti sensibili alla luce formati da sali di vari alogeni, come bromo, cloro e iodio utilizzati per sensibilizzare la carta fotografica per ingrandimenti.

    SATURAZIONE. Si dice saturo un colore dall’aspetto pieno, carico e non contaminato da altri colori. Indica la vivacità o l’opacità che un colore può assumere, ossia quanto esso è vicino al grigio oppure al colore pieno. Una bassa saturazione produce colori pastello; un’elevata saturazione mostra colori pienamente saturi senza grigi.

    SBIANCA. Il trattamento di sbianca rende pressoché invisibile l’immagine all’alogenuro d’argento (sia positiva che negativa). La tecnica viene utilizzata prima di eseguire il viraggio o altri trattamenti di elaborazione. L’immagine torna visibile dopo un nuovo bagno di sviluppo.

    SCADENZA. Ogni emulsione fotografica (chimica) deve essere utilizzata entro un determinato periodo di tempo dal momento della fabbricazione per offrire la massima qualità. Su ogni confezione di pellicola è indicata dalla fabbrica la data di scadenza. Dopo tale data, soprattutto se la pellicola non è stata ben conservata (in ambiente asciutto ed a temperatura non superiore ai 20-22°C), si determina un calo di sensibilità e, per le pellicole a colori, una possibile alterazione della resa cromatica.

    SCALA DEI GRIGI. Consiste in un cartoncino sul quale appaiono numerose tonalità di grigio comprese tra il nero ed il bianco attraverso gradini che variano con densità costante e nota. Tra un gradino e l’altro può esserci una differenza di densità pari a 1/3, 1/2 o un diaframma intero. La scala dei grigi è utile per valutare il comportamento delle pellicole quanto alla latitudine di posa o all’uso di rivelatori diversi. Nella fotografia digitale è la modalità cromatica (monocanale) di un’immagine che mostra un’immagine monocromatica o, più precisamente, composta da nero puro, bianco puro e 254 tonalità intermedie di grigio..

    SCANNER. Dispositivo per l’acquisizione digitale di immagini o documenti (input). A tamburo: tipo professionale usato dall’industria tipografica per l’acquisizione di immagini ad altissima qualità. Film: dedicato all’acquisizione di fotografie da diapositive o negativi. Piano: concepito per acquisire immagini su supporto opaco, come stampe fotografiche, grafica o altre illustrazioni; molti consentono anche l’acquisizione di trasparenti come negativi e diapositive.

    SCATTO CONTINUO. Rappresenta il numero di fotogrammi che una fotocamera è in grado di scattare in rapida sequenza prima di doversi fermare e processare i file. Tempi di scatto continuo veloci sono molto utili per fotografi che amano scattare immagini di azioni veloci come nello sport.

    SCATTO FLESSIBILE. Consente di poter azionare l’otturatore (o di mantenerlo aperto usando la posa B) senza trasmettere vibrazioni all’apparecchio fotografico. Perché sia efficace, dev’essere lungo almeno 30cm ed perfettamente flessibile.madre.

    SCHEDE DI MEMORIA. Supporto di memoria dove vengono registrati i file immagine. Diversamente dalle pellicole, le schede di memoria si possono riutilizzare più volte. Nonostante siano alle volte chiamate “pellicole digitali”, le schede di memoria non registrano le immagini, ma immagazzinano dati (vedi Flash Memory)

    SCHERMO DI MESSA A FUOCO. I raggi che passano attraverso l’obiettivo degli apparecchi reflex vengono rinviati da uno specchio posto a 45° all’interno della fotocamera verso uno schermo finemente smerigliato dove si forma l’immagine visibile attraverso l’oculare. Grazie ad esso è possibile comporre l’inquadratura e mettere a fuoco il soggetto. Al centro dello schermo di messa a fuoco degli apparecchi manuali è presente un sistema ottico per la messa a fuoco di precisione. Negli apparecchi reflex autofocus lo schermo mostra l’area del sensore o i riferimenti dei sensori AF impiegati. Alcuni apparecchi reflex consentono la sostituzione dello schermo di serie con altri adatti ad impieghi specifici.

    SCHERMO LCD. Monitor sul dorso di una fotocamera digitale usato per accedere ai menu, per fare le inquadrature e rivedere le fotografie.

    SENSIBILITA’. Rappresenta la proprietà dell’emulsione di una pellicola a reagire può o meno velocemente alla luce. La sensibilità viene misurata in base alla luce necessaria per ottenere un determinato annerimento o densità secondo gli standard stabiliti dalla ISO. La sensibilità è data dalla dimensione dei grani d’argento utilizzati. In pratica più i grani sono grandi più la pellicola è sensibile in quanto essi sono più capaci di catturare fotoni al momento dell’esposizione. Ciò spiega perché le pellicole di alta sensibilità producono immagini con grana più evidente specie nei forti ingrandimenti. I grani di alogenuro d’argento reagiscono al momento dell’esposizione alla luce e quelli che hanno ricevuto la giusta quantità si trasformeranno in argento metallico durante lo sviluppo. Nella fotografia digitale, la sensibilità del sensore, che emula quella della pellicola (pari esposizione a parità di intensità della luce), viene gestita in via elettronica amplificando il segnale proveniente dai pixel.

    SENSORE. Elemento sensibile alla luce di una fotocamera digitale per la cattura dell’immagine. Il sensore, posto sul piano focale di una fotocamera, trasforma in segnale analogico la luce che lo colpisce. Il segnale viene poi trasformato in codice binario da un convertitore analogico-digitale. Può essere un CCD o un CMOS. Un sensore alternativo è il Foveon, sensore CMOS, costituito da tre strati di pixel ognuno dedicato ad uno dei tre colori primari.

    SENSORE, PULIZIA. I sensori delle fotocamere digitali sono soggetti ad attirare pulviscolo, minime tracce di unto o particelle metalliche dovute agli attriti dei leveraggi o delle lamelle dell’otturatore. La sua pulizia richiede molta attenzione e, preferibilmente, l’intervento di un centro di assistenza. Può essere tuttavia pulito con specifici prodotti adottando la massima attenzione. Eventuali danni provocati da una pulizia non corretta non sono coperti dalla garanzia del fabbricante.

    SET. E’ la scenografia costruita in studio o in esterni nella quale vengono posti e composti oggetti e/o modelli con luci appropriate.

    SEZIONE AUREA. E’ il rapporto proporzionale che esiste tra due parti di un segmento quando quella più corta sta a quella più lunga come quest’ultima sta all’intero segmento. In base a questa proporzione, che si ritrova nelle spirali delle conchiglie e nelle stesse galassie, per secoli gli artisti hanno cercato di posizionare i soggetti in rapporto all’ambiente circostante in base a questa relazione matematica che ne garantisse il valore estetico.

    SINCRO FLASH. Indica il tempo di otturazione più breve che è possibile usare con gli otturatori impiegando il flash elettronico. In particolare, con gli otturatori a tendina il flash deve lampeggiare nell’istante in cui l’otturatore scopre completamente la pellicola o il sensore. Il tempo di sincronizzazione più o meno breve dipende dal tipo di tendine (a scorrimento verticale o orizzontale) e dalla velocità di scorrimento delle tendine stesse. Gli otturatori muniti di tendine a scorrimento verticale consentono tempi di sincronizzazione più brevi (da 1/125 a 1/300 di sec.) rispetto a quelli a scorrimento orizzontale (da 1/60 a 1/90 di sec.). Il vantaggio del tempo breve di sincronizzazione sta nel fatto che è possibile utilizzare il flash di giorno per schiarire le ombre senza rischiare di ottenere una doppia immagine dovuta al tempo di esposizione troppo lungo. Gli otturatori centrali a lamelle posti tra le lenti degli obiettivi offrono una sincronizzazione integrale in quanto per qualunque tempo di esposizione essi debbono aprirsi completamente e perché la loro posizione, così come il diaframma, non determina alcuna vignettatura dell’immagine.

    SINTESI ADDITIVA. Processo che riproduce i colori del soggetto sommando insieme differenti quantità di luce dei colori primari (blu, verde, rosso).

    SINTESI SOTTRATTIVA. Processo con il quale si rappresentano i colori del soggetto, sovrapponendo immagini gialle, magenta e cyan. Ciascuno di questi colori sottrae rispettivamente dalla luce bianca quantità di blu, verde e rosso. Per ottenere una certa tonalità cromatica si debbono sottrarre alla luce bianca percentuali di colori complementari.

    SISTEMA ZONALE. Tecnica avanzata per la fotografia in bianconero elaborata dal fotografo Ansel Adams che mette in relazione la gamma delle luminanze del soggetto con il tipo di sviluppo del negativo per giungere ad una esposizione capace di portare ad un risultato di stampa eguale a quello immaginato al momento della ripresa. La gamma di luminosità della scena viene suddivisa in nove zone corrispondenti ad altrettanti toni di grigio sulla stampa finale. La differenza tra una zona e l’altra, dal nero al bianco, è quella che si ottiene variando l’esposizione di un diaframma. La zona V centrale è quella considerata media e sulla quale sono tarati tutti gli esposimetri. Considerato che questi leggono ogni area più o meno illuminata come se fosse di tonalità media, il fotografo è in grado di calibrare l’esposizione in modo che ogni zona assuma nella stampa finale il giusto annerimento. Esponendo una parete bianca senza alcuna correzione essa risulterebbe in stampa di tono grigio medio. Lo stesso accadrebbe fotografando una lavagna. La differenza di esposizione tra le varie zone è pari ad un diaframma, pertanto, correggendo l’esposizione, il fotografo potrà determinare prima dell’esposizione l’intensità di grigio che assumerà una certa area e, di conseguenza, tutte le altre. Fotografando con fotocamere grande formato a lastre, è possibile abbinare al tipo di correzione il tipo di sviluppo più o meno energico del negativo, per giungere a risultati di stampa di estrema efficacia.

    SLITTA PORTACCESSORI. Di tipo universale, permette di fissare un flash o altri accessori, sull’apparecchio. La slitta è dotata di uno speciale sistema di contatti elettrici (contatti dedicati) per il controllo automatico dei flash speciali adatti a singoli apparecchi. Un contatto centrale (contatto caldo) consente anche con gli apparecchi recenti di utilizzare in modo manuale o semiautomatico i flash non dedicati.

    SLOW SYNC. Tecnica di sincronizzazione della luce lampo nei notturni che consiste nell’impiego di un’apertura di diaframma corretta per il soggetto vicino illuminato dal flash e di un tempo di otturazione sufficientemente lungo tale da consentire l’esposizione corretta delle zone illuminate dalla sola luce ambiente. In molte fotocamere sia reflex che compatte questa funzione, che si ispira alla classica tecnica dell’open flash, viene eseguita in totale automatismo.

    SLR (Single Lens Reflex, Fotocamera reflex monobiettivo). Acronimo usato nel gergo fotografico anglosassone.

    SOFFIETTO. Tubo in stoffa o pelle costruito in modo da potersi estendere e comprimere ad organetto restando sempre a tenuta di luce. E’ utilizzato sugli apparecchi di grande formato d’uso professionale. La sua flessibilità consente di poter effettuare il basculaggio ed il decentramento.

    SOFFIETTO MACRO. Inserito tra il corpo di un apparecchio fotografico e l’obiettivo consente di aumentare la distanza tra obiettivo e piano pellicola e quindi di mettere a fuoco soggetti molto piccoli a brevissima distanza. Il soffietto, montato su un binario a cremagliera consente di regolare in modo continuo la distanza tra corpo ed obiettivo. Con obiettivi di corta focale è possibile raggiungere ingrandimenti fino a 4 o 5 volte quelli dell’originale.

    SOFTBOX. Sorgente luminosa contenuta in una struttura riflettente dotata di un frontale traslucido usata per diffondere ed ammorbidire la luce. Ha minori dimensioni di un bank.

    SOFTWARE. Serie di istruzioni che permettono all’hardware di un computer di lavorare. Il software può esistere sotto forma di programmi, sistemi operativi, driver di apparecchiature e macro.

    SOLARIZZAZIONE. L’effetto creativo ottenuto esponendo alla luce bianca una negativa o una stampa bianconero durante lo sviluppo per un tempo brevissimo da individuare in via sperimentale. La luce bianca provoca l’inversione di toni nelle zone non esposte in fase di ripresa e quindi non ossidate, nemmeno parzialmente, dall’azione dello sviluppo.

    SORTER. Termine americano per indicare i visori per diapositive dotati di piano inclinato retroilluminato con luce standard (5000K).

    SOTTOESPOSIZIONE. Errore di esposizione dovuto all’impiego di un tempo troppo breve o di un’apertura di diaframma troppo chiusa rispetto all’intensità luminosa per la sensibilità della pellicola. A seconda della pellicola impiegata produce un negativo trasparente o un positivo molto scuro. Nella fotografia digitale produce un’immagine molto densa.

    SOVRAESPOSIZIONE. Errore dovuto all’impiego di un tempo di esposizione troppo lungo o di un’apertura di diaframma troppo aperta rispetto all’intensità luminosa per la sensibilità della pellicola. A seconda della pellicola impiegata produce un negativo molto scuro o un positivo molto trasparente. Nella fotografia digitale produce un’immagine slavata.

    SPAZIO COLORE (dig.). Spazio, oppure modello tridimensionale all’interno del quale è possibile rappresentare i tre attributi del colore: sfumatura, saturazione e luminosità (per esempio, spazio colore CIE ).

    SPECCHIO. E’ l’elemento fondamentale del sistema reflex. Uno specchio posto a 45° davanti al piano focale dell’apparecchio rinvia i raggi luminosi in alto verso uno schermo smerigliato posto orizzontalmente alla stessa distanza dalla flangia anteriore dell’innesto degli obiettivi del piano focale. Attraverso un prisma (pentaprisma) l’immagine formata sullo schermo viene convogliata ad un oculare attraverso il quale il fotografo potrà inquadrare esattamente il campo abbracciato dall’obiettivo usato. Lo specchio, in alcuni apparecchi reflex, può essere sollevato manualmente per ridurre le vibrazioni nelle riprese ad alto rapporto di riproduzione; in questo caso la fotocamera deve essere fissata ad un treppiedi o ad uno stativo per riproduzioni. In passato, il sollevamento consentiva anche l’uso dei supergrandangolari di tipo non retrofocus, che penetravano molto all’interno del corpo e che avrebbero impedito il movimento dello specchio. In questi casi veniva adottato un mirino ottico separato per l’inquadratura.

    SPETTRO. All’interno delle radiazioni elettromagnetiche, dai raggi gamma alle frequenze radio, è compreso lo spettro, cioé l’insieme delle radiazioni monocromatiche rese visibili all’occhio umano da un prisma colpito da un sottile fascio di luce solare. Lo spettro si estende dai 400nm del blu ai 700nm del rosso. A queste radiazioni è sensibile l’emulsione di una normale pellicola pancromatica in bianconero o a colori.

    SPUNTINATURA. Intervento eseguito con pennelli finissimi o speciali matite mirato all’eliminazione di eventuali puntini bianchi o neri dalle stampe bianconero causati da graffi o granelli di polvere non eliminati dal negativo prima della stampa.

    STABILIZZAZIONE IMMAGINE. Sistema ottico o meccanico per stabilizzare l’immagine fotografica con tempi di esposizione che, a mano libera, provocherebbero un’immagine mossa. Può essere incorporato negli obiettivi, o nella fotocamera digitale. In questo caso il sensore viene mosso in modo opposto e contrario a quello della vibrazione imposta all’apparecchio. Alcuni modelli economici adottano un artificio impostando la più alta sensibilità disponibile per usare il tempo di esposizione più breve possibile.

    STAMPA A CONTATTO. Si ottiene mettendo a contatto il negativo con la carta sensibile curando che l’emulsione della pellicola (parte opaca) sia rivolta verso il basso. E’ stato il primo sistema di stampa fotografica. Si utilizza per la stampa dei provini o per la stampa di negativi di grande formato. Per assicurare il perfetto contatto si usa un pesante cristallo perfettamente pulito.

    STAMPANTE INK-JET. Tipo di stampante delle immagini digitalizzate che attraverso speciali testine trasferisce milioni di microscopici getti d’inchiostro al secondo su carta o altri supporti. I recenti inchiostri per stampanti ink-jet assicurano un risultato ed una durata nettamente superiore a quelli delle prime stampanti. Le gocce vengono espluse dalla testina con un sistema piezoelettrico (Epson) o a caldo (Canon, Bubble-jet).

    STAMPANTE LASER. Destinata soprattutto all’uso commerciale o da ufficio. Impiega un raggio laser che traccia su un tamburo rotante fotosensibile al selenio i pixel dell’immagine. Questa viene trasferita su carta con un principio elettrostatico grazie al quale il tamburo attrae i necessari pigmenti in polvere che vengono fissati a caldo sul supporto.

    STAMPANTE A SUBLIMAZIONE. Tipo di stampante delle immagini digitalizzate a trasferimento termico in cui colori solidi, contenuti in una membrana semi-permeabile vengono rapidamente riscaldati fino allo stato gassoso (sublimazione) e poi trasferiti e solidificati sulla carta. Poiché occorrono tre passaggi uno per colore più uno strato protettivo la velocità è ridotta.

    STATIVO DA RIPRODUZIONE. Supporto a colonna con braccio regolabile in altezza cui fissare la fotocamera per eseguire riproduzioni di documenti, disegni, fotografie, piccoli oggetti, reperti, ecc.

    STIGMOMETRO. Dispositivo ottico applicato agli schermi di messa a fuoco. Non più utilizzato, consiste in una lente cilindrica che spezza l’immagine quando è fuori fuoco. Spesso confuso con il telemetro ad immagine spezzata molto più semplificato.

    STILL LIFE. Termine per indicare la fotografia professionale di oggetti per pubblicità, cataloghi, documentazione, ecc. Viene generalmente eseguita in studio con fotocamere di grande formato.

    STILL VIDEO. Termine obsoleto usato per indicare i primi sistemi di fotografia elettronica sfruttando la tencologia video per ottenere immagini fisse.

    STRATO ANTIALONICO. È uno degli strati non sensibili presenti le pellicole in bianco e nero e a colori. Interposto tra il supporto e l’emulsione ha il compito di assorbire la luce in eccesso non assorbita dall’emulsione per impedirle di venir riflessa verso l’emulsione oscurando le zone adiacenti a quelle delle alte luci e creando una sorta di alone attorno ai bordi delle zone più chiare.

    SUBLIMAZIONE. Passaggio di una sostanza dallo stato solido a quello gassoso senza l’intermedia fase della liquefazione.

    SVILUPPO. Vedi rivelatore.

    SVILUPPO FORZATO. Per salvare un negativo sottoesposto o per spingere oltre il valore nominale la sensibilità di una pellicola è possibile forzare lo sviluppo utilizzando tempi più lunghi del normale. Il risultato è accettabile pur con una certa perdita di definizione. Alcune pellicole, tuttavia, sono fabbricate anche in funzione del trattamento forzato e possono quindi essere esposte per sensibilità diverse con ottimi risultati

  • TELEMETRO AD IMMAGINE SPEZZATA. Posto al centro dello schermo di messa a fuoco degli apparecchi reflex manuali è costituito da due cunei ottici opposti che deviano l’immagine che cade in quel punto in opposte direzioni quando il fuoco non è perfetto. Una linea sfocata che passi attraverso questo dispositivo risulta spezzata. Generalmente è circondato da una corona di microprismi. E’ la versione semplificata dello stigmometro.

    TELEMETRO. Dispositivo ottico per valutare le distanze per sovrapposizione di due immagini provenienti da due punti diversi (base) sul principio della triangolazione. Incorporato nelle fotocamere permette di mettere a fuoco il soggetto collegato alla ghiera di messa a fuoco dell’obiettivo.

    TELEOBIETTIVO. Vedi obiettivo tele.

    TEMPERATURA ASSOLUTA. E’ quella misurata a partire dallo zero assoluto quando cessa in teoria ogni movimento molecolare. Lo zero assoluto corrisponde a -273°C. I gradi della scala assoluta (K, Kelvin) sono intervallati come i gradi centigradi (C, Celsius), per cui volendo passare dalla scala centigrada a quella assoluta basta sommare alla temperatura in C il valore 273. In fotografia, la temperatura di colore delle sorgenti luminose è sempre espressa utilizzando la scala assoluta, ovvero in gradi Kelvin.

    TEMPERATURA DI COLORE. Scala per la valutazione della qualità della luce espressa in gradi Kelvin. La qualità del colore (tendente al rosso o al blu) è importante per l’equilibrio cromatico nella fotografia a colori. Una lampada domestica ha una temperatura di circa 2900K, una lampada fotografica di 3200K, la luce diurna (fotografica) di 5500K. La qualità del colore è pari al colore assunto da un teorico corpo nero riscaldato e reso incandescente, calcolando i gradi a partire dallo zero assoluto (-273°C). Più s’innalza la temperatura più il corpo nero passa al colore rossastro fino al bianco.

    TEMPO DI ESPOSIZIONE. Durata dell’esposizione nella quale l’otturatore della fotocamera resta aperto. Usando un tempo di scatto lungo, i soggetti in movimento verranno “mossi” nell’immagine; usando un tempo di scatto breve, i soggetti in movimento verranno immobilizzati nell’immagine.

    TENDINA OCULARE. Alcuni apparecchi reflex dispongono di una tendina per la chiusura dell’oculare. Questo dispositivo è utile quando si effettuano riprese con l’autoscatto o dal treppiedi. In questa situazione la luce che entra dall’oculare potrebbe indurre in errore il sistema di controllo dell’esposizione automatica. Si evita questo errore chiudendo la tendina o applicando all’oculare il tappo (se fornito di serie).

    TERMOCOLORIMETRO. Strumento simile ad un esposimetro, è dotato di due filtri (rosso e blu) per fornire la misura esatta della temperatura di colore.

    TEST ACCELERATO. Metodo scientifico per valutare l’efficienza nel tempo di un’apparecchiatura sottoponendola ad un superlavoro in un breve periodo di tempo e nelle diverse condizioni di impiego (calore, umidità, vibrazioni, cadute, ecc.). Test accelerati vengono anche eseguiti per valutare la permanenza probabile delle immagini fotografiche (negativi, diapositive, stampe su carta fotografica o ink-jet). I campioni vengono sottoposti per un determinato periodo di tempo nelle condizioni più varie: esposte alla luce diurna o ultravioletta, al buio, ad esalazioni di gas, in alta e bassa umidità e temperatura, eccetera. In dati ottenuti consentono di poter certificare la permanenza di un’immagine nel tempo, ovvero la capacità di mantenere inalterate le caratteristiche cromatiche e di contrasto. Occorre tuttavia considerare che la durata probabile è da considerarsi tale se la conservazione avviene entro determinate specifiche: come minimo in ambiente asciutto, non fortemente illuminato a temperatura costante 20-24°C).

    TESTA A SFERA. Il puntamento del soggetto con la fotocamera sul treppiedi avviene in ogni direzione e con un solo sistema di bloccaggio. Più pratica della testa classica in esterni.

    TESTA PANORAMICA. Dotata di una scala graduata, permette di eseguire fotografie panoramiche a 360° facendo combaciare più fotogrammi regolando le successive inquadrature in base all’angolo di copertura dell’obiettivo impiegato. Nella fotografia digitale, i fotogrammi di una panoramica vengono uniti elettronicamente.

    TESTA TRE VIE. Per la ricerca della posizione ideale della fotocamera sul treppiedi. La regolazione sui tre assi (orizzontale, verticale e laterale) consente di trovare la perfetta posizione orizzontale su qualunque terreno.

    T-GRAIN (Tabular Grain). Cristallo di alogenuro d’argento caratterizzato da una struttura piatta che garantisce una maggiore capacità di assorbimento della luce. Grazie a particolari procedimenti di maturazione dei cristalli è stato possibile far crescere i grani d’argento in forme regolari che hanno portato ad un aumento della sensibilità a parità di definizione.

    THUMBNAIL. Letteralmente unghia del pollice: piccola immagine a bassa risoluzione, detta miniatura, che può essere usata come segnaposto dell’immagine effettiva, per esempio in un archivio elettronico.

    THYRISTOR. Componente elettronico costituito da un diodo speciale che permette il passaggio variabile della corrente che lo attraversa. Viene impiegato nei flash elettronici per consentire il recupero ed il riutilizzo dell’energia elettrica fornita da un condensatore quando il sistema di controllo sospende l’emissione luminosa. Grazie al thyristor si ottengono tempi di ricarica più brevi e quindi più lampi in minor tempo.

    TIF, TIFF (Tagged Image File Format). Comune formato di file per memorizzare immagini, compatibile su diverse piattaforme di computer. Utilizza una compressione senza perdita di qualità, che non riduce i file immagine in maniera così radicale come il sistema Jpeg, ma mantiene la qualità e la definizione dell’immagine originale.

    TIRAGGIO. Distanza prevista dal fabbricante tra la flangia dell’innesto degli obiettivi intercambiabili ed il piano focale della fotocamera. Tutti gli obiettivi previsti per un certo modello hanno lo stesso tiraggio. Montando, ove possibile, un obiettivo con tiraggio più corto del previsto su un apparecchio non verrebbe consentita la messa a fuoco all’infinito.

    TLR (Twin lens reflex, Fotocamera reflex biottica). Acronimo usato nel gergo fotografico anglosassone.

    TONI MEDI. Tutti i toni in un’immagine che non sono né alte luci né ombre.

    TONO ALTO. Vedi high-key.

    TONO BASSO. Vedi low-key.

    TONO CONTINUO. L’effetto di una riproduzione sfumata del bianconero o dei colori in una fotografia.

    TONO MEDIO. Densità o tonalità di un punto intermedio fra il valore delle alte luci e quello delle ombre indipendentemente dal suo colore. Illuminato da una sorgente di luce ne riflette il 18%. Sul tono medio sono tarati tutti gli esposimetri. E’ considerata media la densità della zona V del sistema zonale.

    TRAMA. Superficie caratterizzata da disegni o lavorazioni omogenee (in inglese pattern). Sequenza ripetuta di dati che possono essere usati come riempimento.

    TRATTAMENTO D’ARCHIVIO. Serie di procedure utilizzate al termine del trattamento delle pellicole e delle stampe all’argento per conferire la massima stabilità possibile alle immagini nel tempo.

    TREPPIEDI. Supporto a tre gambe allungabili per apparecchi fotografici. Regolabile in altezza grazie alla possibilità di allungamento delle gambe e/o per mezzo di una colonna centrale. E’ detto erroneamente cavalletto, nome del supporto usato dai pittori.

    TRIACETATO. Supporto e base delle pellicole sul quale viene stesa l’emulsione. Ha sostituito il supporto in celluloide altamente infiammabile.

    TRIPLETTO. Termine per indicare un obiettivo semplice a tre lenti. Classico il Tessar della Carl Zeiss.

    TROPICALIZZAZIONE. L’umidità, la polvere, la sabbia e la pioggia, sono particolarmente dannose per gli apparecchi fotografici. Alcuni modelli reflex e compatti (ognitemppo) sono tropicalizzati. Ciò significa che sono costruiti con particolari accorgimenti di tenuta all’umidità, alla polvere o alla pioggia sufficienti a proteggere le parti o i circuiti interni in condizioni climatiche difficili.

    TTL (Through The Lens). Vedi esposizione TTL.

    TUBI DI PROLUNGA. Serie di elementi di varia lunghezza per aumentare la distanza obiettivo-piano focale e consentire riprese a distanza molto ravvicinata (vedi macrofotografia). A differenza del soffietto macro, consentono di raggiungere diversi rapporti di riproduzione fissi.

  • ULTRAVIOLETTO, UV. Radiazione invisibile all’occhio umano. Ha una lunghezza d’onda inferiore a 390nm. L’eccesso di radiazioni UV nell’atmosfera, specie in alta montagna, determina una sorta di velo che riduce la nitidezza. Per ridurne l’effetto occorre usare il filtro UV.

    USB. (Universal Serial Bus, Bus seriale universale). Tipo di collegamento seriale tra computer e periferiche come fotocamere digitali, stampanti, scanner e lettori di memorie diventato lo standard sia su piattaforma Macintosh che PC. Consente di utilizzare fino a 128 apparecchi. La velocità di trasferimento è aumentata nel tempo: da USB 1.0 da 125 KB/secondo a USB 3.0 da 400 MB/secondo.

  • VALORE LUCE. Vedi EV.

    VALORE TONALE. Termine usato per esprimere la maggiore o minore brillantezza di un soggetto. I valori bassi rappresentano le aree scure, quelli alti le zone chiare.

    VELO. Densità indesiderata o aspetto velato di una negativa o diapositiva. Può essere causato da un’esposizione accidentale alla luce oppure un errato trattamento chimico.

    VELO ATMOSFERICO. Con questo termine si indica la foschia. Varia in funzione dei seguenti fattori: altitudine e direzione dell’illuminazione con un massimo nel caso del controluce. Si attenua con l’uso di filtri colorati, si elimina con la fotografia all’infrarosso. Anche il filtro polarizzatore può essere usato vantaggiosamente purché l’angolo formato dall’asse di ripresa e dalla direzione dei raggi del sole sia prossimo ai 90°.

    VETRO OTTICO. E’ il materiale usato per produrre obiettivi di qualità per la sua trasparenza e le sue proprietà rifrattive. I primi vetri ottici per obiettivi furono le varietà crown e flint. Dal 1880 con l’aggiunta altri elementi come il bario, il boro, il fosforo, il tantalio e le cosiddette “terre rare” come il lantanio ed il torio (tossici e leggermente radioattivi, oggi in disuso) si ottennero vetri a bassa o alta rifrazione ed alta o bassa dispersione che consentirono agli ottici una sempre più ampia scelta per la realizzazione dei loro progetti. Il vetro ottico è identificato dal numero di Abbe in funzione della rifrazione e della dispersione. Il vetro ottico è prodotto facendo fondere e poi raffreddare lentamente la materia prima.

    VIDEODISCO. Antenato del CD. Sistema ottico per registrare dati sperimentato dalla Philips e dalla MCA nel 1975. Fu un clamoroso fallimento commerciale e tecnico.

    VIGNETTATURA. Oscuramento degli angoli del fotogramma dovuto in genere all’uso di un paraluce o di un filtro inadatto all’obiettivo. Può verificarsi con i grandangolari usati alla massima apertura inquadrando superfici uniformi a causa della caduta di luce che aumenta all’aumentare dell’angolo di campo dell’obiettivo per il maggior tragitto che debbono compiere i raggi che vanno ai bordi del fotogramma rispetto al centro. Ciò comporta una sottoesposizione anche di 2 o 3 diaframmi. Il fenomeno (legge del coseno) è presente in tutti i grandangolari e non dipende dalla qualità dell’obiettivo. Nei programmi di fotoelaborazione, consiste nello scurire i bordi di un’immagine per attirare l’attenzione dell’osservatore verso un soggetto o una scena più centrali. In alcuni casi (di solito immagini con sfondi estremamente chiari), schiarire i bordi della fotografia può creare lo stesso effetto.

    VIRAGGIO. Trattamento chimico con il quale si modifica il colore di una stampa fotografica in bianco e nero. Classico è il colore seppia, molto bella anche l’intonazione verde. Il viraggio agisce, dopo un bagno di sbianca, cambiando colore al nero dell’immagine. Oltre al suo valore estetico il viraggio rappresenta un utile trattamento per la conservazione nel tempo delle stampe. A questo proposito è particolarmente indicato il viraggio al selenio.

    VISORE A LUCE STANDARD. Sistema di visione per diapositive costituito da uno schermo bianco retroilluminato con una sorgente luminosa a 5000K. Ideale per visionare, ordinare e valutare le diapositive a colori.

    VOLET. Sottile lamina di metallo o plastica che protegge dalla luce le pellicole caricate nei magazzini intercambiabili degli apparecchi medio formato o degli chassis degli apparecchi grande formato. 

  • WATT. Unità di misura della potenza. Un watt è uguale alla potenza di un joule per un secondo.

    WETTING AGENT. Vedi emolliente.

    WINDER. Semplice motore di avanzamento della pellicola fino a due fotogrammi al secondo applicabile alla base delle fotocamere predisposte. E’ stato soppiantato dai motori di caricamento ed avanzamento incorporati.

    WWW (World Wide Web). Complesso di informazioni e risorse diffusa sulla rete Internet attraverso specifici protocolli. Quella parte della rete internet in cui testi, immagini e grafica sono riuniti in pagine navigabili dall’utente. L’idea è nata ed è stata sviluppata presso il Cern di Ginevra nel 1989 elaborando la rete Arpanet nata per scopi militari e poi utilizzata dalle università prima di assumere il nome di Internet.

    WRATTEN. Serie di filtri di compensazione del colore, dal nome dell’inventore la cui ditta fu acquistata all’inzio del Novecento dalla Kodak.

    WYSIWYG. Acronimo dell’espressione inglese What You See Is What You Get che indica la corrispondenza fra quanto si vede a schermo e il risultato finale.

  • X. Simbolo utilizzato per indicare il tempo di sincronizzazione con il flash elettronico degli otturatori.

    XEROGRAFIA. Sistema elettrofotografico messo a punto nel 1938 da Chester Carlson (inventore di quello che diventerà il fotocopiatore Xerox). Il principio è alla base delle comuni fotocopiatrici. Un’immagine elettrostatica latente formata su un fotoconduttore viene resa visibile dalle particelle di un toner costituito da polvere di carbone. L’immagine diventa permanente con il trasferimento su un altro supporto come la carta sul quale viene fissata a caldo. 

  • ZOOTROPIO. Sistema di visione dell’immagine in movimento nato in Cina nel 180 d.C. effettuato attraverso un tamburo rotante dotato di piccole fessure. Osservando attraverso le fessure in movimento la serie di immagini o disegni all’interno del tamburo e opposte a ciascuna fessura veniva ricreato il movimento. Insieme al prassinoscopio, fu uno degli apparecchi sperimentali dell’Ottocento che portò alla realizzazione del cinematografo.

    ZOOM. Vedi obiettivo zoom.

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