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Giovane, dinamico e soprattutto bravo. Chi è Mattia Bonavida

A soli 23 anni Mattia Bonvida è uno dei fotografi più in voga quando si parla di paesaggio. Contrasti forti colori saturi e presenza umana sono i suoi marchi di fabbrica

Per chi è un attento frequentatore del mondo social, Instagram e Facebook in particolare, sicuramente non sarà sfuggito il profilo di Mattia Bonavida, un giovanissimo fotografo che in soli tre anni ha saputo trasformare la sua passione in un lavoro a tempo pieno. Cresciuto sulle rive del lago di Garda, che ha fotografo da ogni angolo possibile, grazie al suo talento e ad uno stile ben definito oggi collabora con importanti brand e punta a girare il mondo in cerca di altri scorci suggestivi da immortalare con la sua fotocamera. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare qualcosa in più.

La tua passione per la fotografia ti ha portato in breve tempo a raggiungere già ottimi risultati, ci puoi raccontare da dove nasce e come l’hai trasformata così rapidamente in una professione a tutto tondo?

La mia passione verso la fotografia nasce all’incirca tre anni fa, scattando alcune fotografie con lo smartphone; mi capitava spesso di fare lungi giri in mountain bike sul Garda e ogni angolo o scorcio diventano uno spunto immancabile per una foto. Da li a pochi mesi ho incominciato a leggere diversi blog e siti web per apprendere la tecnica fotografica, il segreto vincente è stato quello di leggere e andare a provare sul campo immediatamente quanto letto, di li a breve ho comprato la mia prima reflex.

Essendo molto giovane sei nato nell’era della condivisione online e dei social media. Quanto ti sono serviti e come hai sviluppato i tuoi profili social?

I social media sono stati un mio cavallo di battaglia, ho una presenza costante e dinamica su quasi ogni piattaforma che sia inerente all’ambito fotografico. Sono partito due anni fa con una piccola pagina Facebook personale per la condivisione dei miei scatti e ora conta più di 28.000 iscritti. Mentre un altro social davvero fondamentale è stato Instagram sul quale sono cresciuto grazie a diverse opportunità di lavorare con brand e marchi internazionali.

Rimanendo sul tema dei social media, quali usi di più e quali sono le regole di base da seguire, secondo la tua esperienza, per promuovere il proprio lavoro su questi mezzi?

Su tutti i social media per poter emergere occorre improntare un proprio stile che sia il più possibile unico ed inimitabile. Le persone devono riuscire a riconoscere l’autore di una fotografia ancor prima di leggere il nome, se si ottiene questo traguardo si è già ad un buon punto. È importantissimo essere interattivi e dinamici in special modo su piattaforme come Instagram, commentare con il proprio audience è la chiave di vittoria di un buon profilo.

 

Grazie ai social ti sei fatto conoscere in particolare da Nikon, ma il rapporto con il colosso giapponese nasce in un modo curioso, ci vuoi raccontare cosa è successo prima di lavorare proprio con loro?

Con Nikon c’è stata una storia un po’ travagliata, un giorno dando uno sguardo ai vari profili dei brand presenti su Instagram ho notato che Nikon Italia non aveva alcun profilo ufficiale, dunque ho ben pensato di aprirlo io per conto loro; ovviamente ciò è assolutamente contro la legge per via dei trademarks e copyrights. Ho fatto crescere l’account fino ad una quota di 5000 followers, poi su richiesta di Nikon Europe è stato chiuso. Ma non mi sono perso d’animo e scrivendo una mail nella quale indicavo se c’era la possibilità di collaborare mi è stato riposto positivamente. Da qui nasce una collaborazione molto valida e forte con il brand Nikon.

Penso di poter dire che il luogo in cui sei nato e cresciuto ha indirizzato il tuo genere fotografico. Ma ipotizzando fossi nato in una metropoli o comunque da qualche altra parte, pensi che saremmo qui a parlare delle tue fotografie di paesaggio o credi che ti saresti lasciato conquistare da qualche altro genere fotografico? Magari sei sempre in tempo!

Sicuramente la vocazione naturale/paesaggistica del territorio del Garda, in cui vivo mi ha fortemente influenzato nella mia specializzazione fotografica. Sono dell’idea che il contesto in cui una persona nasce e cresce sia determinante per il suo approccio nei confronti della fotografia. Fossi nato appunto in una metropoli, magari mi sarei buttato molto di più sulla fotografia street piuttosto che nell’ambito della moda e del fashion.

Cosa vuoi trasmettere a chi guarda le tue fotografie?

Per me una fotografia deve riuscire sempre a far scaturire un emozione nello spettatore, l’impatto visivo è tutto. L’abbinamento cromatico, la composizione, le luci e il soggetto tutto deve essere ben amalgamato al fine di creare una impressione, positiva o negativa che sia non importa. Nelle mie fotografie spesso unisco la componente umana a quella naturale; questo per creare un confronto tra l’uomo e la natura, perché a volte un panorama per quanto spettacolare possa essere non è completo senza la presenza umana.

Hai delle tue regole che segui sempre per realizzare uno scatto o ti lasci guidare più dall’istinto?

Normalmente esco di casa senza avere in mente un’idea ben precisa, osservo il meteo, le condizioni di luce e mi reco in un luogo che penso possa ideale per catturare una scena in particolare condizioni di luci e colori. Altre volte invece quando per esempio lavoro a qualche progetto, ovviamente è essenziale avere in mente uno schema definito dal quale partire e programmare passo passo tutto quella che sarà il set e la realizzazione di ogni singolo scatto, la cura del particolare è fondamentale.

Quando parti per raggiungere la location di uno shooting, qual è l’accessorio a cui non puoi rinunciare e quali sono invece gli obiettivi che abitualmente porti con te?

L’accessorio essenziale è il mio treppiedi, spesso mi capita di usare i filtri a lastra nelle riprese e quindi l’utilizzo di un treppiedi è obbligatorio sopratutto per le lunghe esposizioni. Normalmente nel mio zaino porto un grandangolo sui 14mm, un medio tele 85mm e un tele dai 200 ai 500mm. In questo modo posso coprire un po’ tutte le necessità di scatto e composizione.

 

Tra tutti posti in cui sei stato, qual è quello a cui sei legato?

L’anno scorso il posto che maggiormente mi ha colpito è stato il fantastico lago di Braies, viverlo specialmente con le prime luci del giorno è qualcosa di surreale, fiabesco che ti lascia senza fiato. Il lago alla mattina presto è uno specchio perfetto e riflette le fantastiche dolomiti creando una cornice naturale senza eguali.

C’è una tua fotografia che consideri la tua preferita? Perché?

La mia foto preferita è quella realizzata al tramonto sul lago di Garda in cui ci sono io in silhouette controluce, secondo me questo è uno degli scatti più equilibrati che ho realizzato inoltre ogni volta che la osservo mi trasmette una sensazione di pace e tranquillità ed anche a distanza di anni da quando l’ho realizzata rimane lo scatto che mi rappresenta di più.

Infine, progetti per il futuro?

Al momento ho all’attivo alcuni progetti con brand e marchi di vario genere, ma nei prossimi mesi mi piacerebbe molto prendermi una pausa e viaggiare verso l’estero, Canada e paesi nordici in primis, per tutto il resto vedremo colgo ogni opportunità che mi viene proposta e cerco sempre di pensare positivo.

Giovane, dinamico e soprattutto bravo. Chi è Mattia Bonavida
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