ginza
Lifestyle

Ginza Grandi Firme

Pensieri serali sulla grande avenue di Tokyo

C’è chi dice che fosse un’area semi sommersa dall’oceano che riempie l’enorme Baia di Tokyo, invece Ginza è il nome storpiato di una grande strada della capitale che ospita – sinonimo di ricchezza – le cosiddette grandi firme. Nel 1603 Ginza (si pronuncia Ghinza) era un distretto della città che allora si chiamava Edo dove lo shogun Tokugawa Ieyasu, capostipite della famiglia che mantenne il potere fino alla restaurazione Meiji del 1868, trasferì il governo lasciando a Kyoto la sede imperiale senza poteri.

Per suo ordine anche la zecca che stampava monete d’argento fu trasferita a Shin-ryugae-cho, nome  che significa “nuova città degli scambi monetari”, in breve detto Ginza. Quale assonanza ci fosse tra i due nomi non ci è dato sapere, ma se il buon giorno si vede dal mattino, e stampare monete d’argento procura un sacco di profitti, si può dire che quanto a money Ginza non si può proprio lamentare. Il quartiere diventa un indirizzo di classe visto che ci abitano i potenti dello shogunato. Aprono negozi di lusso e scuole d’arte. Piace agli artisti del Teatro del Noh e del Kabuki e non manca, giù al fiume, il mercato di frutta, verdura e bambù.

Il ritorno al potere dell’imperatore porta trasporti pubblici, libera professione, studi all’estero e la costituzione. Negli anni 1910, sulla Ginza aprono i café all’europea, una vera rivoluzione culturale. Arriva il Café Printemps, mentre a Yokohama un italiano (e chi sennò?) ne apre uno che offre anche liquori stranieri, cognac e whisky; molto apprezzato è subito frequentato da artisti e scrittori. Non ci vorrà tanto per l’inaugurazione del Café Paulista e del Café Lion. Negli anni ’20 la strada viene allargata e i salici rimossi per il furore degli abitanti, ma è sempre più elegante e internazionale.

 

Con la ricostruzione dopo un terribile terremoto, attorno al 1925 sulla Ginza sorgono i grandi magazzini Matsuya e Matsukoshi. Gli storici negozianti insorgono, terrorizzati per i loro affari a rischio. Dal punto di vista immobiliare, invece, Ginza diventa il quartiere più caro del Giappone mentre sulla più famosa avenue giapponese si contano 600 café e bar nel 1929.

Finita la guerra, sotto occupazione americana i grandi magazzini diventano i PX, Post Exchange, ovvero negozi dove (solo) le truppe americane potevano acquistare di tutto esentasse. Per le Olimpiadi del 1964, i tram di superficie diventano linee della metropolitana. Nel 1973 con la crisi del petrolio i negozi di Ginza si svuotano e riducono le ore di apertura. Di nuovo, tutto riparte negli anni ’80, i prezzi volano, i proprietari di case nel quartiere, però, non riescono a pagare le tasse.

1990, 2000… scoppia la globalizzazione. Le opinioni in merito sono diverse, ma una certa spersonalizzazione delle culture si noterà presto. I negozi o i banchi dei grandi magazzini dove il turista o il businessman che passava per Tokyo poteva acquistare cose che mai avrebbe trovato in Europa, svaniscono. Ginza cambia pelle. Come una signora di una certa età, si fa i primi ritocchini con l’apertura di qualche boutique francese. Il successo commerciale stimola le voglie dei gruppi del lusso e tempo pochi anni lo sfavillio delle Grandi Firme è irrefrenabile.

Passeggiare per Ginza o sulla Fifth Avenue, per Via Condotti o lungo gli Champs Elysées, lo scenario (con le dovute proporzioni) non cambia. Tutto il mondo è diventato paese. Quindi, stiamo sereni le Grandi Firme ci seguono ovunque, ovunque andiamo

Ginza Grandi Firme
© Riproduzione riservata
Commenta

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

To Top