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Fotografare gratis o per visibilità? Ma anche no!

Trasformare la propria passione in un lavoro è sicuramente il sogno di tutti. In questo modo non andremmo a lavorare ogni giorno depressi e rassegnati come il Ragionier Fantozzi, ma piuttosto con l’entusiasmo di dare sfogo alla nostra creatività.

Però i lavori creativi hanno uno spiacevole rovescio della medaglia: vengono considerati come lavori non necessariamente da pagare. In fondo se ci stiamo divertendo, perché dovremmo essere pagati? Se siamo dei musicisti, dovremmo quindi suonare gratis a tutte le sagre del paese.

Se siamo dei pittori, dovremmo decorare saloni grandi come la Cappella Sistina, sempre ovviamente senza ricevere neppure un centesimo. Se siamo dei fotografi, visto che il nostro impegno è solo quello di premere un pulsante, lavorare per la gloria è probabilmente la nostra migliore aspettativa.

Infatti spesso il nostro generoso cliente ci offrirà una moneta decisamente più moderna e versatile dell’Euro, che ormai dopo la Brexit degli inglesi nessuno vuole più. Questa rivoluzionaria forma di pagamento si chiama “visibilità”.

Ovvero noi dedicheremo il nostro tempo e tutta la nostra professionalità, concretizzabile sotto forma di uno studio, di attrezzature, di formazione e soprattutto di bollette da pagare, mentre in cambio il sopracitato cliente ci garantirà unicamente di poter inserire il nostro nome nelle locandine dell’evento.

visibilità

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Un nome assolutamente inutile. Le aziende, quando cercano un professionista, non vanno di certo a guardare le minuscole scritte sulle locandine delle feste! Senza dimenticare quanto possa essere dannoso il passaparola di “quello fotografa gratis, in cambio di visibilità”!

Guai però a reagire con sarcasmo e magari con un minimo di comprensibile stizza! Verremmo rapidamente liquidati con una frase del tipo: “tanto ne trovo un altro che me lo fa gratis senza tante storie!”. Il problema è che purtroppo potrebbe aver ragione.

Quando si utilizzava la pellicola, andare a fotografare un evento era un vero rischio. Non potendo rivedere immediatamente lo scatto sul display, le botte di sfortuna in agguato erano davvero tante: l’esposimetro poteva far cilecca, il rullino si poteva sganciare, lo sviluppo poteva essere sbagliato.

Quindi solo pochi fotografi si accollavano questo rischio. Con il digitale invece lo stress da “come sarà venuta?” non esiste, consentendo a tanti giovani fotografi di proporsi senza particolari scrupoli. Giovani fotografi che poi magari non sono neppure interessati a fare della fotografia la propria professione.

Semplicemente danno sfogo alla loro passione, non fotografando paesaggi e amici, bensì improvvisandosi fotografi di eventi, di moda, di prodotto. La loro passione viene così appagata, potendo mostrare sui social i loro scatti a fine passerella della sfilata di abiti da sposa del paesello.

Ovviamente, al tempo stesso viene appagata l’esigenza degli organizzatori di contenere i costi. Pagheranno i tecnici del suono, i tecnici delle luci, il fioraio e il catering del rinfresco. Mentre neppure un Euro sarà dovuto al fotografo, solo visibilità come se piovesse.

L’aspetto triste di tutta questa storia è che c’è un grosso equivoco di fondo. I fotografi professionisti sono arrabbiati con i fotografi amatoriali, in quanto gli rovinano il mercato. I fotografi amatoriali sono arrabbiati con i fotografi professionisti, in quanto non vogliono avere limiti alla loro voglia di fotografare.

In realtà nessuno dei due contendenti in gioco ha alcuna ragione per essere arrabbiato.

Il professionista dovrebbe poter offrire un servizio di qualità, dimostrabile tramite un solido portfolio, tale da porre fuori discussione la concorrenza di fotografi alle prime armi.

Mentre l’amatore dovrebbe chiedere di poter fotografare un evento, specificando in modo chiaro che gli scatti saranno destinati solo e unicamente al suo personale portfolio. Se gli organizzatori vorranno anche solo visionare le sue foto, queste dovranno essere adeguatamente pagate.

In questo modo nessuno pesta i piedi dell’altro e tutti vivono felici. Ma soprattutto si dà il giusto valore alla fotografia. A questo proposito vi faccio una domanda: se siete bravi a cucinare i dolci, andate a regalarli in piazza a degli sconosciuti? Penso proprio di no.

Regalate quindi le foto solo a chi è importante per voi, come parenti e amici. A tutti gli altri chiedete di pagare il giusto. Usando gli Euro, eh!

 

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3 Commenti

3 Commenti

  1. Michele Rallo

    5 ottobre 2017 at 4:22 pm

    …condivido in pieno. Sono un appassionato di fotografia da diversi anni, arte con la quale mi diletto e mi rendo disponibile spesso per collaborazioni di vario genere;
    più volte diverse persone, per vari generi di lavori da realizzare, hanno chiesto una mia collaborazione in quanto dopo aver visitato il mio sito e le mie gallery… erano interessate a quel che so fare. Arte che costantemente cerco di fare mia, attraverso l’esperienza che di tanto in tanto acquisisco sul campo… o cmq studiando online… aggiornandomi, sperimentando. Purtroppo non è il mio mestiere questo, motivo per cui non pretendo certo di considerarmi un professionista…
    Tuttavia, prendendo spunto da questo servizio… c’è da dire anche che spesso i cosiddetti professionisti… sono i primi che a giudicare dai loro lavori mostrati con tanto orgoglio sui propri siti web dimostrano una scarsa padronanza della macchina fotografica, o delle situazioni. Eppure è sotto gli occhi di tutti, basta fare un giro su siti di rilevanza globale di photo-sharing come Flickr.com…
    Migliaia se non milioni di persone sparse nel mondo, cosiddetti “fotoamatori”… che realizzano lavori ed immagini strepitose…
    Eppure, quando (tornando al punto di cui sopra) qualcuno ti contatta… la prima considerazione che fa è “ah ma io credevo che …sai tu facendolo per passione… non chiedevi compenso…”.
    la mia risposta? “si, certo che lo faccio con passione. La fotografia è la mia passione. MA se mi chiedi un lavoro, una realizzazione, ci vuole tempo, nel fare le fotografie e nella fase di post-produzione, che comporta dei costi, del tempo, la corrente elettrica… ”

    E attenzione, non parliamo certo di cifre milionarie … richieste…
    ma le persone preferiscono affidarsi al “gratis”… alla “visibilità”… (visibilità di che poi? me la faccio da me la pubblicità… con un sito web autoprodotto e ben indicizzato… ad esempio)…

    • Gianluca Bocci

      6 ottobre 2017 at 8:20 am

      Michele, hai ragione su tutto. Specialmente sul fatto che alcuni fotografi professionisti dimenticano di curare proprio la loro “visibilità”. Vai a vedere le loro pagine Facebook/Ingragram/web e le trovi non aggiornate e con immagini che non mettono in evidenza le loro capacità. Quindi quei professionisti che si lamentano degli appassionati che gli “rovinano del mercato”, potrebbero piuttosto impegnare il tempo delle lamentele ad aggiornare le proprie vetrine online.

  2. francesco

    7 dicembre 2017 at 5:44 pm

    Carissimi, ormai ho i capelli bianchi e quasi 30 anni di professionismo alle spalle….sul tema ci sarebbe da scrivere un libro…Premetto che, secondo me, un grave declino del valore delle immagini è stato dato da Internet con la relativa facilità di reperire (ed anche copiare illegalmente) tutto quello che serve senza sborsare una lira…Adfesso fotografo solo per passione dato che farlo per lavoro ha ben poco senso..ed anche il fervore della gioventù è venuto meno… Ormai ho qualche amico/cliente e mi accontento. Ma…tornando a noi mi sono sempre posto alcune domande…perchè ai fotografi viene richiesto di lavorare gratis??? Ho collaborato con numerose agenzie (parliamo di giornalismo) fino a qualche mese fa, e forse nn tutti sanno che il fotografo lavora, spende per podurre immagini che poi, FORSE verranno vendute e pagate (poco). E’ come se io chiamassi un idraulico e gli dicessi…bene, lei faccia il lavoro che poi vedrò se mi piace ed eventualmente la pago..tra 3 mesi.. Peccato che il mio idraulico solo per guardare un guasto voglia i soldini per l’uscita ed il tempo impiegato..il fotografo no, investe capitali in attrezzatura, si sposta con l’auto, passa ore magari al freddo pe ottenere scatti che…..l’agenzia magari non vende o ne vende uno a 15 euro di cui al fotografo vanno 7,50 lordi e a 60 giorni se va bene…E’ un non senso…semplicemtente assurdo. Ogni tanto, almeno qualche tempo fa, nasceva qualche gruppetto di fotografi o di agenzie che stilava listini dal prezzo “intrattabile” salvo poi commercializzare le immagini a prezzi lontanissimi dal listino…perchè bisogna pur campare. Nel settore della fotografia industriale/pubblicitaria le cose sono sempre andate decisamente meglio dato che il fotografo ha un suo cliente con il quale pattuisce un dato prezzo e sono tutti felici e contenti, anche se negli ultimi decenni l’avvento dell’informatica anche qui ha avuto il suo peso…avevo un cliente a cui facevo decine di foto di bottiglie di vino ognuna con la sua etichetta…negli ultimi tempi usava una sola foto a cui il grafico cambiava l’etichetta in 5 minuti…Per quanto riguarda il fatto che i professionisti nn aggiornano i siti nn mi sembra abbia alcuna correlazione logica con l’andamento del mercato….io sono uscito dalla fotografia per età e perchè nn aveva più senso stare in un mercato assurdo…nn penso che se avessi aggiornato il mio sito mi sarebbe cambiato il rendiconto a fine anno…usavo il mio tempo per fotografare, per cercare contatti e per vedere di recuperare i mancati pagamenti…dato che dovevo mantenere uno studio che mi costava più di 30.000. all’anno…e confermo che ho perso alcuni clienti (piccole aziende è vero ma pur sempre clienti) perchè le foto si erano messi a farle i dipendenti appassionati di fotografia ai quali l’azienda dava piccoli benefit in cambio…Forse chi ritiene che gli appassionati che fanno un certo tipo di fotografia nn portino danno probabilemente nn vive di questo, e potrei portare qualche decina di esempi re<li e tangibili. L appassionato deve esistere m nn deve fare foto che vanno a coprire ambiti professionali (matrimoni, eventi, cataloghi)…si concentri sulla ragazzina di turno o sulla margherita nel prato sotto casa… Con cordialità

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