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Lifestyle

Il falso mito dei pescatori sui pali nello Sri Lanka

Sara Melotti

Il più della gente quando sente il nome Sri Lanka pensa a bellissime spiagge, palme, elefanti e piantagioni di the. Non io. Quando sento il nome Sri Lanka la prima immagine che mi viene in mente è quella iconica dei pescatori seduti sui pali in mezzo al mare mosso di Steve McCurry. Pensateci bene, l’avrete vista sicuramente!

Non mi vergogno a dire che gran parte del motivo che mi ha spinto a voler andare in Sri Lanka è proprio quella foto. Lo stilt fishing è un mesterie che sta svanendo e io sono sempre stata attratta da pratiche e tradizioni antiche, in generale da culture che rischiano di perdersi con il passare degli anni e per le quali sento una fortissima attrazione che spesso mi porta a fare viaggi estremi per riuscire a vedere con i miei occhi ciò che domani potrebbe non esserci più.

A gennaio, così, sono finalmente andata in Sri Lanka. Dopo due settimane on assignemt ero libera di andare dove volevo. Non vedevo l’ora di fare dei ritratti agli iconici pescatori, avevo sognato quel momento per anni… ma ciò che mi aspettava non è stato proprio come me lo ero immaginato.

È andata più o meno così.

È il 13 febbraio ed è una bellissima giornata a Colombo. Ho finito il mio lavoro ieri e ho appena lasciato il mio passaporto all’ambasciata indiana per ottenere il visto (sarà pronto in una settimana). Oggi mi dirigo verso il sud del paese. Solo un viaggio in treno non troppo scomodo di 4 ore nei fantastici 37 gradi e 80% di umidità mi separa dai miei amati pescatori!

Arrivo a Unawantuna un paio d’ore prima del tramonto, lascio le borse in hotel e corro fuori a prendere un classico tuk tuk. Si muore di caldo. Gocce di sudore scendono imperterrite dalla mia fronte e come sempre mi sono dimenticata la bottiglia d’acqua in hotel, sono già disidratata e mi pulsa la testa. Ma va tutto bene, sto per vedere una cosa che volevo vedere da anni! Per strada noto molti pali in acqua ma sono vuoti, non ci penso tanto perché sto già montando l’85mm sulla mia macchina fotografica. “Farò dei ritratti fighissimi oggi!” e’ l’unica cosa che mi gira in testa.

Arriviamo dunque a Waligama (la zona dove a detta di tripadvisor si trovano più pescatori). L’autista si ferma sul lato della strada, lo pago e se ne va. Ho la mia Canon al braccio, sono felice di essere qui e sono pronta a scattare!

Cammino verso il mare e di nuovo vedo i pali in acqua ma nessuno su di essi. Cammino ancora un po’ più avanti e sulla riva vedo un gruppo di uomini che si fanno gli affari loro. Uno di loro mi vede e subito urla qualcosa agli altri. C’è un momento di panico generale, mollano tutto quello che stavano facendo, prendono in mano un bastone e iniziano a correre in acqua.

Sono molto confusa.

Si arrampicano con agilità animale sui pali e con la nonchalance più priva di vergogna che abbia mai visto iniziano a far finta di pescare, come se fossero lassù da ore…

“Che sta succedendo?” sono le uniche parole che il mio cervello può concepire al momento. “Cosa… Come… Perché…” sono le 3 che seguono.

Sono nella confusione più totale, non capisco cosa stia succedendo ma appena un uomo mi si avvicina e mi chiede dei soldi tutto diventa cristallino.

Il gentlemen che mi sta di fronte vuole 800 rupie per lasciarmi fare una foto. La spiegazione mi chiarisce ancor di più la situazione: “Perché è il tramonto miss, l’ora migliore!” aggiungendo che “è l’ora più costosa del giorno, di solito sarebbero solo 200 rupie!”.

 

Guardo l’uomo, guardo i finti pescatori che fanno finta di pescare, riguardo l’uomo in faccia che credo senta la mia profonda disperazione nello sguardo di orrore che gli lancio perché improvvisamente mi sorride e dice: “ok ok, vedo la tua big camera, non sei turista, sei fotografa, posso fare prezzo speciale per te, 500 rupie”.

L’uomo cerca di dirmi quanto sarebbe bello se mi facessi fare un foto su uno dei pali come fanno tutti i turisti ma ormai non sono nemmeno più li. Sto sprofondando in un profondo buco nero, tra la depressione e il disgusto.

Vi ricordate il momento in cui avete capito che Babbo Natale non esiste? Ecco come mi sono sentita! Qualcosa è andato a pezzi a Waligama quel giorno e alcuni dei pezzi sono ancora dispersi oggi!

Esco dal mio tunnel di tristezza e disgusto e guardo di nuovo l’uomo davanti a me che adesso ha la mano tesa a palmo in su e aspetta che ci metta dei soldi. Non dico niente. Sono persa in un vortice di pensieri. Sono sicura che quando McCurry ha fatto la foto nel ’95 questa era ancora una pratica usata in Sri Lanka. Ma oggi è più che evidente che si è persa da tempo e tutto quello che ne è rimasto è una farsa imbarazzante. Una bugia. L’ennesima trappola per turisti.

“Allora che faccio? Dico chi se ne frega, faccio finta di non aver notato niente di strano e scatto la foto comunque perché so che mi darà un sacco di likes su Instagram e farà diventare il mio portfolio migliore?” — il mio stomaco si ritorce un po — “O faccio la cosa giusta da fare, non faccio nessuna foto e non contribuisco nello spargere un falsa idea su una tradizione ormai morta?”.

Fino a quel momento volevo quello scatto. Lo volevo davvero. Ma lo scatto, ora, era diventato solo l’emblema di un mare di cazzate. E scusate il termine. Quegli uomini lì seduti su quei pali non sono pescatori, sono attori, modelli in posa per me.

È un grossissimo schiaffo in faccia realizzare che una cosa a cui hai pensato per anni come verità assoluta sia invece una grossa grassa bugia. Con i miei ritratti, quello che voglio far vedere sono le culture che incontro per quello che realmente sono. Da fotografa e studente del mondo mi sento in dovere di essere veritiera, o almeno di raccontare ciò che vedo (non sono una giornalista, ho un punto di vista molto forte su quello che dico e quello che fotografo).

Guardo in faccia l’uomo un ultima volta, mi chiede “Allora, vuoi fare la foto miss?”

“No man. Non voglio. Ciao!”

E me ne vado sentendo un senso di sconfitta che va molto oltre il non aver fatto la foto.

Non potevo farla. Non aveva senso. Non volevo che un altra persona arrivasse qui e si sentisse come mi sentivo io in quel momento.

A volte è semplicemente meglio girarsi, andare via e non portare a casa ‘lo scatto’. 

Il falso mito dei pescatori sui pali nello Sri Lanka
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3 Commenti

3 Commenti

  1. Pingback: THE FAKE STILT FISHERMEN OF SRI LANKA – Behind The Quest

  2. L.

    6 luglio 2017 at 6:41 am

    Articolone…è un attrazione turistica…l’arte di quel tipo di pesca non esiste praticamente piu…bastava informarsi prima di partire…fatto sta che la spiaggia è favolosa e sul tramonto regala colori ed emozioni forti…che fanno dimenticare anche i finti pescatori.

  3. Dario

    8 dicembre 2017 at 1:10 pm

    Beh, non riesco a evitare di farmi e farti due domande. Tu, che a quanto pare sei una travel photographer professionista, usi Tripadvisor come fonte per le tue informazioni? E cosa ti aspetti di trovare se non cos’è per turisti? Mi fa pensare chissà quante altre volte hai fotografato delle messe in scena senza neanche accorgetene.
    E se davvero la tua missione è raccontare ciò che vedi, non ti sei resa conto che avevi davanti a te una storia molto più interessante dei cazzo di pescatori già fotografati (veri finti) da migliaia di turisti e fotografi? Una foto di quell’uomo con la mano resa con sullo sfondo i finti pescatori sui pali…quello era lo scatto da fare, non il classico turistic-glamour shot delle suggestive silhouette al tramonto come ti aspettavi. Non so, ma questo mondo digitale di fotografi armati di super tele, che fanno foto stando a trenta metri dal soggetto, viaggiano in paesi poveri dormendo in hotel che le persone che fotografano non potrebbero mai permettersi, mi disgusta un po’. Ciao

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