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Test

DJI Spark, il drone che ti segue docilmente come un cagnolino

I droni sono ingombranti. I droni sono difficili da pilotare. I droni sono costosi.

Tre affermazioni che stanno lentamente crollando di fronte alle ultime novità presentate sul mercato, come nel caso del DJI Spark, un quadricottero dalle dimensioni particolarmente ridotte che spicca rispetto alla concorrenza per una modalità di controllo tramite gesti: possiamo utilizzarlo senza dover usare il radiocomando oppure lo smartphone.

Un drone presentato poi con un prezzo di lancio di 599 euro, una cifra che sicuramente calerà sensibilmente appena arriverà nei negozi. Sarà quindi probabilmente l’oggetto dei desideri del Natale 2017, sia per gli appassionati di fotografia e video che per gli appassionati di tecnologia in generale.

Ho avuto l’occasione di provarlo in anteprima in un evento dedicato nella splendida cornice di Villa Dino a Roma.

Design 

Piccolo sì, ma non piccolissimo. Rispetto al fratello maggiore DJI Mavic, il DJI Spark non ha i bracci dei motori ripiegabili. Ma se rimuoviamo i paraeliche e le eliche stesse, allora le dimensioni di 143×143×55mm risultano comunque compatibili con una piccola borsa o anche con il tascone di un giubbetto.

Il corpo centrale, disponibile in cinque colorazioni differenti, risulta comunque più piccolo di uno smartphone con schermo da 5”. All’interno del corpo troviamo però tantissimi sensori, dal GPS con GLONASS alle telecamere che rilevano ostacoli.

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Abbiamo poi ovviamente la telecamera principale di ripresa, dotata di sensore da 1/2.3”, capace di registrare foto da 12 megapixel e video Full HD 30p, ottica 25 mm equivalente con apertura f/2.6 e stabilizzazione meccanica tramite gimbal a due assi. Il terzo asse viene gestito elettronicamente.

La connettività viene garantita dal Wi-Fi integrato, che permette il controllo tramite smartphone entro i 100 metri. Utilizzando il radiocomando dedicato si può controllare il drone fino a 2km di distanza. Infine la batteria garantisce 16 minuti di autonomia.

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Sulla batteria troviamo l’unico tasto, tramite il quale accendere e avviare il decollo dalla mano. Poco sopra la batteria c’è il vano dove inserire una scheda di memoria MicroSD. Completano la dotazione del DJI Spark le luci a led multicolore collocate sotto ogni motore.

Queste luci non servono solo per rendere il drone più facilmente individuabile in volo, ma anche per comunicare il proprio stato di funzionamento.

Esperienza d’uso

Mi duole ammetterlo: il DJI Spark odia il mio bel faccione.

Quando infatti si utilizza la guida tramite gesti, il DJI Spark cerca di individuare il volto del “pilota”. Il riconoscimento facciale si avvia con una doppia pressione del tasto sul pacco batterie, dopodiché la telecamera principale va alla ricerca di un volto in primo piano.

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Nel mio caso ci sono voluti più di 10 tentativi prima di riuscirci. Ho provato a cambiare posizione, a cambiare drone, a togliere cappello e occhiali da vista. Solo quando ho provato a mettermi all’ombra sono riuscito a far riconoscere al DJI Spark il mio volto.

Un fatto frustrante anche perché il DJI Spark riconosceva senza il minimo problema i volti di tutti i miei colleghi presenti all’evento. Sapevo di non essere bellissimo, ma perché non farmelo notare con più delicatezza?

A parte le battute gli esemplari di DJI Spark che avevamo in prova avevano un firmware provvisorio: questa sicuramente la causa del problema di riconoscimento facciale in cui mi sono imbattuto.

Una volta ottenuto il riconoscimento facciale, il DJI Spark decolla dal palmo della mano e si mette in attesa di comandi. Comandi che vengono inviati semplicemente usando le mani. Il palmo aperto ci permette di cambiarne il posizionamento.

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Il gesto di salutare con una mano lo fa allontanare. Il gesto di inquadrare con le dita fa avviare lo scatto. Il gesto di salutare con due braccia lo fa avvicinare. Se poi mettiamo una mano sotto al drone lui atterrerà sul palmo.

Sembra un cagnolino ben addestrato! Simpatico e funzionale al tempo stesso.

Ovviamente se utilizziamo lo smartphone abbiamo molte più possibilità, come avviare la funzione rocket: il drone fissa l’inquadratura sul soggetto che gli indichiamo e poi sale in verticale durante la ripresa. Possiamo anche farci seguire mentre ci spostiamo anche rapidamente.

Il massimo del divertimento arriva però utilizzando il radiocomando dedicato. Non solo perché aumenta il raggio di azione da 100m a 2km, ma soprattutto perché ci consente di spingerlo fino alla massima velocità di 50km/h!

A questa velocità il drone diventa dannatamente divertente, anche se richiede un po’ di pratica prima di riuscire a controllarlo adeguatamente. Ci viene in aiuto l’elettronica, che come già detto include dei sistemi di rilevamento degli ostacoli e quindi cerca di evitare qualsiasi collisione.

Risultati

La prova del DJI Spark si è svolta in una splendida giornata di sole. Quindi non mi ha sorpreso vedere come le foto e i video fossero ben saturi e contrastati, oltre che privi di rumore digitale. Si notano invece spesso aree sovraesposte, evidenti proprio per i forti contrasti creati dal sole. Resta inoltre tutta da verificare la resa in condizioni di scarsa illuminazione.

Nei video comunque il fatto che impressiona è la stabilizzazione. Il drone sembra inchiodato a un “palo virtuale” per come riesce a mantenere la proprio posizione in volo, nonostante durante la prova ci fossero anche delle folate di vento.

Un appunto infine per chi vuole utilizzarlo per delle riprese ravvicinate con il parlato: il rumore delle eliche è decisamente forte, quindi entro i 3 metri di distanza rientra in modo evidente nei microfoni.

DJI SPARK, Review

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Conclusioni

Siete degli atleti, volete delle riprese aeree per controllare i vostri movimenti oppure per fare gli spacconi su YouTube? Ma non volete rompere le scatole agli amici per venire a pilotare il drone? Ecco che il DJI Spark diventa un aiuto semplicemente unico.

Volete poi utilizzarlo per andare a fare i matrimoni senza patentino ENAC? Ecco, in quest’ultimo caso è meglio andare cauti. Vero che l’ENAC consente di pilotare per scopi professionali un drone di peso massimo di 300 grammi anche senza il cosiddetto “patentino”. Vero anche che il DJI Spark pesa 300 grammi.

Ma siccome per l’ENAC i paraeliche sono obbligatori, basta aggiungere proprio questi accessori per sforare il sopracitato limite dei 300 grammi. Quindi serve tutta la classica trafila burocratica per documentazione, visita medica, assicurazione.

Resta però indubbio come il DJI Spark stia aprendo la strada a dei droni letteralmente più “smart”, che rendono l’approccio a questi dispositivi più divertente e soprattutto più facile, garantendo risultati soddisfacenti e accattivanti senza particolari difficoltà.

Ovvero proprio quello che vuole la maggior parte delle persone. Non stupitevi quindi se troverete il DJI Spark in vendita sugli scaffali dei Mediaworld oppure degli Euronics sotto casa. È un prodotto rivolto maggiormente al grande pubblico piuttosto che ai professionisti del settore

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