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Test

Dentro la nuova Lumix GH5s

La nuova Panasonic Lumix GH5s nasce quasi esclusivamente per il video, ma fa il suo dovere anche in ambito fotografico

di Matteo Curti

La settimana scorsa ero in centro, avevo con me la macchina fotografica e giravo nell’attesa che il buio arrivasse. Ad un certo punto sono stato avvicinato da un ragazzo che guardando la nuova Lumix Gh5s mi ha detto: “è quella nuova, vero? La riconosco dal bottone rosso”. “”, gli rispondo, “sto aspettando di alzare gli ISO per capire cosa succede quando non c’è luce”. “Lascia stare le foto, l’ho usata e ti dico di no. Ma sul video, con le altre, non c’è storia”.

Racconto di questo incontro perché tocca in pochi secondi (è vero, molto superficialmente), tutti i temi che nelle recensioni devono essere approfonditi per arrivare ad avere gli elementi di valutazione: differenze dal modello precedente, versatilità nell’utilizzo foto e video, e validità rispetto alla concorrenza. Questa nuova Lumix è una cornucopia di soluzioni, e per capirla davvero non basta certo la frase di un passante.

Cos’è

L’ultima nata della serie Gh è una mirrorless micro 4/3 che si colloca nell’offerta Panasonic come variante video della Gh5: è stata fatta una scelta di campo, in evidente controtendenza rispetto a chi studia il compromesso per salvare foto e video. Sebbene abbia la forma di una macchina fotografica, non ho mai visto nulla di più simile ad una telecamera per prestazioni e menù. Sensore con pochi megapixel, tanto per il 4k non ne servono più di 10, due slot per schede veloci da riempire secondo lo schema classico: foto e video separati / backup una dell’altra / finita una inizia l’altra. Ogni elemento mira alla resa video e il risultato offre una qualità davvero impressionante, specialmente per via dei vantaggi che si hanno in postproduzione con un girato così pieno di informazioni.

Nella scatola

Il kit che ho ricevuto in prova è il body only, che quindi ha corpo macchina, cinghia, cavetteria, il supporto in plastica per bloccare il connettore HDMI, una batteria generosa e un nuovo caricatore con attacco micro usb che può ricevere alimentazione anche da un computer. Separatamente è possibile acquistare il battery grip, che regala alla macchina un’autonomia  sufficiente per giorni di utilizzo medio, e l’adattatore XLR che attraverso la slitta flash accoglie connettori microfonici bilanciati.

Per il test ho usato un’ottica Leica Dg Summilux 15mm f/1.7 e una Xeen 50mm T1.5 con adattatore metabones.

Appena accesa

Di poco più leggera della Gh5, l’impostazione dei comandi è grosso modo la stessa che si può ritrovare nel resto della famiglia Gh. L’ottimo display è rimasto ribaltabile e orientabile sulla sinistra, ed è abbastanza inevitabile che l’inserimento di un connettore HDMI o di un jack cuffia ne limitino la rotazione. Il joystick facilita lo scorrimento dei menù (peccato che non accetti lo spostamento in diagonale) e il touch screen completa l’interfaccia intuitiva e ricchissima.

Buona l’idea di utilizzare una connessione bluetooth a basso consumo per avere un collegamento costante fra la Gh5s e l’app di gestione minima (start/stop registrazione e poco più) mentre si rivela provvidenziale il passaggio al wi-fi nel caso si voglia trasferire un file pesante.

Peccato che non sia possibile ricaricare la batteria (o alimentare la fotocamera) direttamente dal connettore usb (type c) presente sul lato sinistro del corpo macchina.

Il sensore

Apparentemente il sensore è lo stesso micro 4/3 delle altre Lumix, ma leggendo le specifiche della Gh5s ci si accorge che la svolta passa tanto da quel rettangolo di silicio quanto da una doppia circuiteria che lavora sugli iso per rendere questo modello un predatore notturno.

10.2 megapixel e vari crop delle focali a seconda delle configurazioni (nel mio caso x1.8 con il Summilux e x1.2 con Xeen e SpeedBooster XL) e un po’ di numeri per rendersi conto di cosa sia capace il processore Venus.

  • 4K – 50 e 60p  4.2.0
  • 4K – 30 / 25 / 24p  4.2.2
  • 1080 a 240 p

 

Il tutto senza preoccuparsi dei limiti di tempo imposti alle fotocamere che registrano video, perché per la legge la Gh5s è una videocamera. Il cuore di questa Lumix ha pixel molto grandi che captano la luce con avidità, il rolling shutting è praticamente assente, così come è assente lo stabilizzatore sul sensore – dettaglio che apre una questione ampiamente dibattuta sui forum. Gli ingegneri giapponesi non hanno conservato la stabilizzazione presente sulla Gh5 per due ragioni principali: la prima è legata al poco spazio che resta dopo aver alloggiato un sensore leggermente più grande del precedente, l’altra nasce per evitare un effetto “risonanza” che l’utilizzo di un crane o un gimbal potrebbero innescare.

Con questo modello Panasonic si rivolge a un’utenza che ha confidenza con sistemi di stabilizzazione esterni al corpo macchina, ed è per questo che ai loro occhi il rinunciare all’I.S. non rappresenta un gran sacrificio. Ma il videomaker di medio livello che non dispone di un Ronin e non usa treppiedi si dispiace di quella mancanza e rimpiange la steady nascosta nella Gh5.

Dual Native ISO

Sarà capitato a molti di salire su un taxi ibrido, che associa ad un normale motore termico anche la propulsione elettrica. In genere nel cruscotto c’è lo schema di funzionamento aggiornato in tempo reale, dal quale, anche i meno esperti, possono capire che si va a batteria quando non si corre e che si attivano i pistoni per le salite o gli allunghi. Una versione fotografica di questa modalità mista esiste anche sulla Gh5s, primo modello della serie G ad implementarlo. Si chiama Dual Native ISO ed è una tecnologia già presente in alcuni modelli della concorrenza e che finalmente approda in casa Lumix. Il primo di questi due circuiti si attiva quanto l’impostazione ISO è compresa fra i valori 160 e 640 e non dovendo ridurre il rumore si occupa di massimizzare la gamma dinamica. Da 800 in poi (fino a 51200) entra in gioco il secondo circuito, specializzato nel vedere al buio, pulire grana e artefatti e ovviamente sacrificare parte del campo di luminanza. Sulle foto il risultato è buono, ma è sul video che si rimane esterrefatti di fronte all’utilità fondamentale di questa doppia astuzia.

Le foto

Se non fosse già abbastanza chiaro, le foto non rappresentano l’asso nella manica della Gh5s. Nasce per fare altro ed è dichiarato da subito, quei 10,2 megapixel senza troppi dettagli devono essere intesi come il piattino gustoso che lo chef offre prima di iniziare a mangiare tutt’altro.

Non è consigliabile croppare le immagini, che sono ottime per il web se lasciate nella dimensione originale, è interessante la modalità 4k Photo che consente un’acquisizione a 60 fps con una risoluzione di circa 8 megapixel. Comodo l’otturatore elettronico che vola a 1/16millesimo di secondo e superlative le prestazioni dell’autofocus con poca luce.

Per avere un’idea di cosa significhi “superlativo” basti pensare che una fotocamera entry level mette a fuoco senza difficoltà anche con valori di esposizione -1 o -2.

Quando lo scenario diventa più cupo bisogna avere le spalle larghe, la Canon 1Dx Mark II si ferma ad ev -3 mentre la Nikon D5 vede fino a -4. La Gh5s trova il fuoco velocemente ancora ad un ev di -5, praticamente uno strumento militare.

Come detto la nuova Lumix Gh5s non ha nel comparto fotografico il suo punto di forza, ma le fotografie qui sotto dimostrano comunque la discreta qualità offerta. 

Video

Finalmente siamo arrivati al dunque. Nella Lumix Gh5s il senso metaforico del “premere il pulsante rosso”, cioè del passare ai fatti senza altri indugi, corrisponde ad un’azione concreta (il pulsante rosso c’è davvero) che trasforma questi 660 grammi in pura potenza. Al momento è l’unica mirrorless che permette il 4k 4.2.2 10 bit interno ed è un accorgimento tecnico che distanzia notevolmente la concorrenza. Il software va ben oltre l’effetto zebrato e il focus peaking, qui ci sono grafici e forme d’onda per valutare la corretta esposizione, il VlogL è di serie e non più a pagamento, quindi la possibilità di registrare un video facendo crollare la gamma dinamica per avere più margine in post non costa più quelle 100 euro da spendere appositamente. Si possono caricare vari tipi di Lut per cambiare al volo la fotografia e avere nel display un’anteprima di come verranno modificati i colori in montaggio, si può girare in 4/3 anamorfico e con un desqueezer interno vedere immediatamente il girato nelle giuste proporzioni del 16/9. Per i formati di compressione si ha l’imbarazzo della scelta Mpeg4 / H264 / h265, per un flusso video che tocca al suo massimo i 400 Mbps. Oltre all’incredibile qualità dei file prodotti, vorrei sottolineare un dettaglio che testimonia la cura che ha mosso questo progetto dedicato ai videomakers. In aggiunta al microfono principale, che lavora in maniera impeccabile, c’è una seconda capsula che capta e cancella i rumori che si potrebbero creare maneggiando il corpo macchina o facendo girare le ghiere. I progettisti hanno realizzato un piccolo gioiello.

Rispetto alla GH5

Anche se finora si è già detto più volte, ribadisco che la S è indirizzata esclusivamente ai videomaker senza tentare la strada del compromesso. Conserva lo stesso corpo tropicalizzato della Lumix Gh5, del VlogL preinstallato già si è detto (la macchina è pensata per chi sicuramente ne ha bisogno), l’ingresso microfonico ha l’alimentazione phantom e la possibilità di modificare l’impedenza per usarlo come line-in. Sulle alternative video c’è un abisso: la Gh5 permette il 4k a 24 fps, qui il DCI 4k è anche in 60/50/30/25 fps. Sul 1080 invece lo slow motion va oltre i 180 fps della Gh5 e arriva a 240 fps.

Il sensore ha la metà dei megapixel (10.2 vs 20.2) ed è studiato per il 4k senza salti di linee o pixel binning. Dei lut nel display già sapete e, non ultimo, il caricatore delle batterie è stato ripensato leggermente alleggerito (ma ancora mancano i led dello stato di carica).

E rispetto a Sony?

Non ci giriamo troppo intorno, la curiosità è solo una: riesce la Gh5s a tenere testa alla A7sII quando la luce va giù?

La risposta è sì, e detto pure con molta decisione. Poi ci sono delle differenze di resa legate principalmente alle dimensioni dei sensori – e chi ama gli effetti del full frame difficilmente farà passi indietro. Anche la A7sII ha un sistema Dual Iso e a parità di F e Shutter speed può contare su un sensore 3 volte e mezzo più grande, prerogativa che condiziona la profondità di campo e la relativa sfocatura. La Gh5s risponde alla compressione 8 bit 4.2.0 con una definitiva 10 bit 4.2.2 – che tradotto significa sporadici artefatti rossi o blu per la Sony e immagini limpide ma più pesanti per Lumix. La A7sII ha batterie più piccole, che vengono divorate, e la battaglia dell’autonomia è vinta dalla Gh5s. Sony ha nel frattempo studiato un alloggiamento più ampio sulla A7III e in questo caso la durata della batteria è equivalente a quella della Lumix. Un braccio di ferro continuo che tiene vivo il mercato e fa felici i tifosi di questa o quella marca.

Conclusioni

Alla luce di tutta questa disamina il mio consiglio è semplice: se siete dei professionisti e se avete voglia di sbattervi per fare sul serio, la Gh5s è una miniera di frecce al vostro arco e più chiederete più lei sarà disposta a dare. Non è però uno strumento semplice, perché per ottenere il massimo va usata con esperienza, pazienza e consapevolezza. Nelle mani di un inesperto è ovvio che si accenda e funzioni, ma perché comprarsi una Ferrari per andare sempre in prima?

Dentro la nuova Lumix GH5s
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1 Commento

1 Commento

  1. Gianpiero

    4 maggio 2018 at 8:34 am

    Articolo molto utile, grazie! Se ero già abbastanza sicuro di scegliere la nuova Gh5S, ora ne sono convinto al 100%.

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