Storia

Cosa cambiò con l’annuncio della Sony MAVICA

Nel 1824 Niepce realizza la prima fotografia, nel 1835 Daguerre lancia il suo sistema e Talbot ottiene la prima negativa. Dopo un secolo e mezzo la svolta che porta all’alternativa della fotografia chimica: Sony presenta la prima fotocamera digitale

Era il 24 agosto 1981 quando l’allora presidente di Sony, Akio Morita, annunciava al mondo quella che sarebbe stata la prima vera svolta nel mondo della fotografia dai tempi di Daguerre e Talbot, la prima fotocamera elettronica. Non solo per quanto riguardava la misurazione dell’esposizione o la precisione dei tempi dell’otturatore, ma la Sony Mavica (Magnetic Video Camera) registrava le fotografie scattate su un supporto elettronico. Era un piccolo disco magnetico a sostituire la pellicola ma comunque l’apparecchio manteneva nelle linee generali la forma di una reflex 35mm e ne manteneva anche alcune caratteristiche, tra cui il sistema di visione e l’obiettivo intercambiabile. 

La grande differenza che risiedeva nella Sony Mavica era il sistema di ripresa: per la prima volta si vedeva un sensore CCD, che riceveva le immagini dall’obiettivo, avendo la capacità di scomporre la fotografia in minime cariche elettriche che convertite ed amplificate venivano registrate sul disco magnetico.  C’è da specificare che non si trattava di una fotocamera digitale così come la intendiamo noi oggi, ma si trattava di una fotocamera analogica dotata di un sensore CCD in grado di produrre un’immagine analogica, come fosse un fermo immagine di un video nel formato NTSC. Il piccolo disco su cui venivano registrate le immagini, che aveva un’autonomia di 50 fotografie a colori, registrabili singolarmente o in sequenza alla cadenza di 10 immagini al secondo, aveva un diametro di poco più di 5cm e una volta esaurito lo spazio (un segnale dava l’opportuna informazione) lo si inseriva in un riproduttore che si poteva collegare ad un televisore per rivedere le immagini. 

Durante la presentazione alla stampa era chiaro come il progetto Sony Mavica, nella realtà, fosse ancora lontano dall’essere a punto, le immagini campione erano scarse di definizione e vi era una dominante rossa davvero intensa. Ma ciò che interessò più di ogni altra cosa, anche degli aspetti tecnologi, era sapere entro quanto tempo il sistema sarebbe stato commercializzato e cosa sarebbe cambiato nel mondo della fotografia una volta sdoganata la fotografia elettronica. Considerato lo sviluppo di cui ancora necessitava non si sarebbe vista prima di 18 mesi e si parlava di cifre che, compresi oltre alla fotocamera anche il disco e il riproduttore, superavano il milione di lire. Più di quanto costasse all’epoca una Nikon F3 per intenderci. 

Il sistema Sony Mavica, parlando di aspetti più tecnici, era caratterizzato ovviamente dal sensore CCD posizionato sul piano focale dietro lo specchio mobile che aveva anche funzioni di otturatore, forniva tempi di scatto da 1/60 a 1/1000 di secondo in modalità manuale e fino a 1/2000 in automatismo elettronico. Il mirino offriva qualche informazione, come Ready (apparecchio pronto all’uso), Error, indicazioni di sovra o sottoesposizione e altro ancora. Per quanto riguarda la risoluzione offerta avevamo totale di 280.000 pixel, per una immagine da 570×490 pixel. Pesava 800g e aveva un’autonomia di 200 scatti. 

All’epoca ci si chiedeva dove Sony con un sistema del genere volesse andare a parare e cosa sarebbe stato in grado di offrire al pubblico per giustificare tali cifre per guardare le fotografie in TV. Ma nella realtà il progetto Sony Mavica era il segno che l’alba di una nuova era per la fotografia era alle porte, ma forse si fece tutto un po’ troppo in fretta. La sensazione di molti fu, infatti, che Sony avesse bruciato qualche tappa pur di arrivare per prima e di non essere seconda a nessuno in questo ambito, provando in qualche modo a sfruttare il momento che era caratterizzato da qualche difficoltà finanziaria. 

Il nocciolo della questione intorno a quello che Sony proponeva come standard per il futuro era quello legato ai vantaggi che la Mavica avrebbe portato oltre all’immediatezza. Erano tanti gli scettici che non pensavano che la pellicola potesse essere sostituita da questo sistema o che quanto meno ci sarebbero volti molti anni prima che ciò potesse accadere. C’era Kodak che a quei tempi dettava le rivoluzioni tecnologiche e che ogni dieci anni circa rinnovava i propri sistemi. Nel periodo della Sony Mavica c’era il fotodisco di Kodak e quindi un parallelo tra il disco chimico e quello elettronico fu immediato, ma era lecito pensare che sarebbe stata Kodak poi a seguire Sony nella fotografia elettronica. Anche se la stessa Kodak faceva trapelare informazioni secondo cui non temeva assolutamente la concorrenza dell’elettronica. Sappiamo poi come sono andate le cose. 

In quegli anni la richiesta delle immagini stampate era ovviamente altissima e qui ci si trovò davanti alla problematica più evidente: la qualità di stampa. Per di più con un contrasto abbastanza forte. Da una parte apparecchi economici ma trattamenti costosi, dall’altra apparecchi costosi ma costi di utilizzo bassissimi. Già si diceva che la frittata sarebbe stata fatta nel momento in cui gli apparecchi elettronici sarebbero costati quanto quelli tradizionali. Non si temeva che ciò sarebbe accaduto a breve, e avevano ragione, ma poi quando è accaduto… 

Quello che invece era già certo è che la fotografia elettronica avrebbe portato tanti benefici soprattutto alle agenzie giornalistiche, che avrebbero potuto contare su immagini magari non di grande qualità ma che il reporter avrebbe potuto inviare alle redazioni centrali in un attimo. Non ci sarebbero più state le corse folli per raggiungere un aeroporto, per arrivare al laboratorio il prima possibile per sviluppare i rulli, sarebbe stata questione di attimi

E come mio padre immaginava già al tempo “lo stesso gioco potranno farlo due utenti che vogliono scambiarsi le proprie immagini. Telefoni a Gianni a Milano il quale, sul suo televisore, vedrà le fotografie che tu gli invii via telefono dalle Seychelles tanto per farlo morire di invidia” (da Reflex, ottobre 1981). Oggi posso dire che la sua supposizione era più che pertinente, con circa 30 anni di anticipo su WhatsApp

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