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Repubblica Democratica del Congo, Marte è sulla terra

Circa tre anni fa mi trovavo nella Repubblica Democratica del Congo per un lavoro commissionato; dovevamo promuovere e fotografare un furgone 4×4 e la fortuna ha voluto che il concessionario della zona avesse organizzato l’evento di lancio dentro la cava di rame e cobalto di Kolwezi, una delle più grandi al mondo.

Eravamo nella regione del Katanga, nel sud del Congo, quasi al confine con lo Zambia; dopo aver ottenuto innumerevoli permessi governativi e passato decine di checkpoint siamo entrati in questo posto totalmente anomalo con un paesaggio incredibile; sembrava di essere su Marte! Eravamo accerchiati da mezzi colossali, i camion a cui siamo abituati noi sembravano delle micro-machine.

 

Abbiamo documentato la vita della miniera; gli operai passano intere settimane all’interno, perché una volta che si è dentro non si può uscire per diversi mesi per ragioni di sicurezza. La miniera è piena di materiali preziosi e i mezzi che circolano all’interno trasportano fino a 400 tonnellate di cobalto o rame per volta. I controlli di sicurezza sono continui e la gente che ci vive dentro è soggetta a perquisizioni la mattina prima del lavoro e la sera prima di andare nelle camerate.

Mentre facevo le fotografie che servivano per il lavoro, ne ho approfittato per realizzare questo reportage. Accompagnato da una Pentax K5 II, ho avuto la possibilità di scattare fotografie in zone che sono praticamente inaccessibili al pubblico. In una situazione così polverosa avere una fotocamera ed un obiettivo resistenti alla polvere è stato fondamentale. Ancora oggi, riguardando queste immagini, mi sembra di essere stato nello spazio. 

Le condizioni per fotografare non erano certo delle più semplici. La miniera aveva degli orari molto rigidi e siamo dovuti entrare nelle ore peggiori di luce, dalle 11 del mattino fino alle quattro del pomeriggio. Oltre a questo ci è stato imposto anche di utilizzare solamente un’ottica perché non si poteva portare dentro troppo materiale fotografico: ho deciso di utilizzare il 18-135mm per la sua ampia copertura focale e perché resistente alla polvere. Devo dire che mi sono trovato bene perché sono riuscito a fare praticamente tutto quello che mi serviva senza rinunciare più di tanto alla qualità. Le fotografie che, invece, ho realizzato con una focale più lunga (in alcuni casi mi era imposto di stare molto distante dalle operazioni), sono state scattate direttamente in jpeg con la telecamera che utilizzavo, una Sony AX 100 4K che ho avvolto in un asciugamano per proteggerla e che così infatti ha resistito alla polvere senza problemi. Infine, piuttosto complicato è stato riuscire a fotografare le persone; non sono abituate a giornalisti e fotografi, ma la fotografia, come spesso accade, è stata il pretesto per creare un bel legame tra culture completamente diverse.

di Ludovico de Maistre 

Repubblica Democratica del Congo, Marte è sulla terra
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1 Commento

1 Commento

  1. Dario

    8 dicembre 2017 at 12:32 pm

    Non una parola sul fatto che le popolazioni africane vengono schiavizzate (stavolta nel proprio paese) per due spicci? E tutto ciò per garantire a noi i preziosi materiali che fanno funzionare gli smartphone con cui postiamo le nostre foto fighette? Ah no beh, immagino avresti perso il cliente se lo avessi fatto. Complimenti comunque, sei molto figo e fai bellissimi viaggi. Bravo!

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