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Tutorial

Come realizzare una fotografia con la tecnica del Focus Stacking

E come la Nikon D850 può venirci in aiuto per ottenerne uno perfetto!

Quando si parla di fotografia digitale molte tecniche vengono da lontano ed attingono a piene mani da quelle della pellicola (che mantiene una nutrita base di estimatori!). Con la fotografia digitale in molti casi ad essere cambiato è solamente il supporto, ma non le tecniche di ripresa utilizzate. Esistono però dei casi in cui la tecnologia ci ha permesso di realizzare in modo semplice fotografie che sarebbe stato estremamente costoso o addirittura impossibile scattare con la pellicola: il Focus Stacking è una di queste.

MA PERCHÉ NASCE E CHE COS’È IL FOCUS STACKING?

Iniziamo col dire che il Focus Stacking è una tecnica che nasce dall’esigenza di massimizzare la profondità di campo quando sarebbe tecnicamente impossibile farlo con un solo scatto. Ci sono situazioni nelle quali chiudere il diaframma non è possibile o non è comunque sufficiente per avere la profondità di campo voluta. Per realizzare un Focus Stacking occorre eseguire una serie di fotografie a differenti distanze di messa a fuoco in modo da coprire l’intero arco di messa a fuoco dell’obiettivo che stiamo usando per poi poterle unire in fase di postproduzione. Se questa procedura vi è familiare non è un caso: è una tecnica simile a quella che probabilmente usate per realizzare i vostri HDR, variando in quel caso l’esposizione. Per questo motivo all’inizio il Focus Stacking veniva anche chiamato HFR.

In quali campi si usa il Focus Stacking? Principalmente in macro e microfotografia in quanto la distanza ravvicinata fra l’obiettivo ed il soggetto consente una profondità di campo molto limitata anche chiudendo il diaframma. Sarebbe infatti inutile ricorrere al Focus Stacking in una fotografia di paesaggio dove è facile avere una profondità di campo molto estesa semplicemente chiudendo il diaframma ad un valore intermedio.

COME SI REALIZZA UN FOCUS STACKING

Realizzare un Focus Stacking è più semplice del previsto, ma vi avvisiamo sin da subito che per la sua realizzazione con Photoshop è necessaria una potenza di calcolo non indifferente, specialmente considerando che noi abbiamo utilizzato una Nikon D850 con sensore a pieno formato da 45.7 megapixel (qui la prova completa).

Per prima cosa dovete utilizzare un treppiedi che sia abbastanza solido e dotarvi di uno scatto remoto, meglio se senza fili. Oggi con la tecnologia Wi-Fi presente su molti modelli in commercio anche il vostro smartphone può diventare un telecomando pratico da tenere sempre in tasca. Cercate quindi di trovare la giusta posizione e, se possibile, andate in luoghi privi di vento. Nel giorno della prova tirava un fortissimo vento e abbiamo inizialmente tentato di realizzare dei Focus Stacking all’aperto tra una raffica e l’altra con molte difficoltà, ma siamo stati costretti infine alla resa.

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In questa foto abbiamo cercato di avere a fuoco solamente i fiori dello stesso genere e colore, purtroppo però il forte vento che muoveva i fiori in primo piano ha reso inutilizzabile la foto finale che evidenzia uno sdoppiamento delle linee fastidioso da vedere.

Può essere conveniente utilizzare una inquadratura generosa che consenta un ritaglio in fase successiva, soprattutto se lavorate con macchine fotografiche con tantissimi megapixel a disposizione come quella che abbiamo usato noi.

Quando andrete a cercare la voce Focus Stacking sulla Nikon D850 avrete una prima sorpresa: non esegue in realtà il Focus Stacking, ma il Focus Shifting. Questo vuol dire che la reflex non si occuperà di unire le fotografie, ma semplicemente di automatizzare la variazione della messa a fuoco in fase di esecuzione degli scatti.

La fotocamera si occupa della parte più importante di un Focus Stacking, ma per finire il lavoro avrete comunque la necessità di sedervi davanti ad un computer. La Nikon D850 non rende purtroppo questa operazione intuitiva, infatti in mezzo a tanti termini inglesi che compaiono nel menù i tecnici Nikon hanno deciso di tradurre proprio l’opzione “focus shifting” con un più didascalico “ripresa con cambio messa a fuoco”; inoltre, per avviare la fase di ripresa dovrete scegliere una qualsiasi funzione tranne quella di scatto temporizzato che sarebbe però la più logica per non rischiare di avere del micromosso sul primo scatto. Consigliamo di utilizzare la modalità manuale o quella di priorità dei diaframmi perché in questo modo il diaframma rimarrà fisso. A questo punto potrete scegliere il numero di scatti totale che la macchina eseguirà automaticamente e potrete programmarne fino ad un massimo di 300, decidendo anche l’intervallo di messa a fuoco fra uno scatto e l’altro. Più piccolo sarà l’intervallo e più foto dovrete scattare, ma maggiore sarà la possibilità di successo, anche se il tempo di post produzione aumenterà di conseguenza. Se scattate in manuale con la selezione della sensibilità impostata su automatico potrete scegliere l’opzione “uniforma esposizione” che tiene conto di eventuali cambi di luce durante la fase di ripresa per ottenere una luminosità il più possibile omogenea. Opzione importante quando siete all’aperto e non potete controllare le luci, ma avete comunque bisogno di scattare molte fotografie per arrivare al risultato sperato. Per scattare le fotografie la Nikon D850 infatti ha bisogno di tempo, per questo se invece di un soggetto inanimato vorrete riprendere un insetto sarà preferibile farlo di prima mattina quando sarà meno reattivo rendendo il vostro Focus Stacking più semplice. Alcuni fotografi usano insetti morti per evitare questo genere di problemi, ma a me non piace utilizzare trucchi per cui sconsiglio questa pratica.
A questo punto conoscete tutte le regole per iniziare a scattare.

LA POSTPRODUZIONE

Quello che otterrete sarà qualcosa di simile a quel che vedete qui sotto: una serie di fotografie nelle quali l’unica cosa a cambiare è la distanza di messa a fuoco.

I singoli fotogrammi usati per realizzare il nostro Focus Stacking

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A questo punto arriva una delle parti più onerose in termini di tempo, ma se avrete fatto tutto bene nella fase di ripresa i risultati vi premieranno. Per realizzare il nostro Focus Stacking abbiamo usato Photoshop, ma esistono anche altri programmi in commercio adatti allo scopo. Aprite Photoshop e dal menù file selezionate la voce “Automatizza” che farà apparire un menù secondario e cliccate su “Photomerge”. Probabilmente avrete già sentito parlare di questo comando perché è lo stesso che si usa anche per realizzare una fotografia panoramica.

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A questo punto dovrete selezionare le foto che intendete unire facendo attenzione che nella sezione “Layout” l’opzione selezionata sia “Automatico” e che nella parte bassa della finestra non sia spuntata nessuna delle opzioni disponibili. Fate attenzione perché normalmente la funzione “Fondi le immagini” è preselezionata dal programma. A questo punto spingete su “OK” e preparatevi ad aspettare.

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Quando Photoshop avrà ultimato il lavoro vi ritroverete con un file molto pesante che contiene tanti livelli quante erano le foto selezionate, nel nostro caso ben 15. Dovrete selezionare tutti i livelli e poi dal menù “Modifica” dovrete selezionare “Fusione automatica livelli…”

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Nella finestra di dialogo che si aprirà a questo punto dovrete cliccare su “Crea una serie di immagini” e controllare che siano selezionate entrambe le opzioni in basso, quindi spingete su “OK”. Questa è la seconda fase nella quale dovrete avere un po’ di pazienza.

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Alla fine avrete un’immagine come questa, nella quale i soggetti saranno tutti a fuoco. Sul livello più in alto ci sarà la fusione di tutti i livelli inferiori, ma se sentite l’esigenza di agire sulle maschere dei singoli livelli potrete farlo senza problemi selezionandoli uno alla volta.

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E SE VOLESSI FARE TUTTO IN AUTOMATICO?

La Nikon D850 come abbiamo detto non dà la possibilità di finalizzare lo scatto in macchina, ma come abbiamo visto anche se la postproduzione è piuttosto semplice risulta anche molto lenta. Abbiamo così deciso di mettere alla prova oltre alla Nikon D850 anche una più economica e semplice Panasonic Lumix G80. In questo caso è sufficiente spostare la ghiera superiore a sinistra sulla funzione “Post Focus” e scattare, possibilmente mantenendo la fotocamera fissa sul treppiedi e comunque scegliendo soggetti statici. Andando a rivedere l’immagine sul menù si potrà chiedere alla fotocamera di eseguire il Focus Stacking e di salvare la foto con la massima profondità di campo possibile.

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Lo stesso soggetto che con la Nikon D850 risultava mosso dal vento grazie alla velocità di esecuzione della Panasonic Lumix G80 è risultato invece sufficientemente fermo.

Vista la differenza di prezzo fra la Nikon D850 e la Panasonic Lumix G80 però deve esserci un rovescio della medaglia e ve lo riveliamo immediatamente: con questa mirrorless avrete un minor controllo sui risultati finali visto che è possibile scattare solamente in jpeg. Inoltre, visto che per realizzare questo effetto la G80 in realtà registra un piccolo video in 4K variando la messa a fuoco, la risoluzione massima sarà di circa 8 megapixel, contro i 16 effettivi del sensore Panasonic. La differenza di risoluzione dell’immagine è quindi impressionante fra i due casi visto che parliamo di 8 megapixel contro i 45,7 della Nikon. È naturale che un prodotto dal prezzo di gran lunga più competitivo e che riesce a lavorare in completo automatismo non possa offrire quelle possibilità prestazionali di solito ricercate nel professionismo di alto livello. Ciò non toglie che può essere questo un modo per chi scatta questo genere di fotografie solamente per diletto e non ha necessità di stampare grandi formati (oltre il 20×30 per intenderci) di ottenere risultati soddisfacenti in modo semplice e di gran lunga più rapido.

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Un soggetto più complesso potrebbe sembrare più difficile da fotografare, in realtà in fase di scatto non cambia molto, ma occorre più tempo e soprattutto più attenzione in fase di postproduzione.

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