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Se il socio vuole vendere. Blackstone lascia Leica?

Gira voce che il fondo investimenti Blackstone cerchi un acquirente per il suo 45% di Leica. Zeiss pare interessata, ma…

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Andreas Kaufmann, presidente del comitato di controllo di Leica Camera.

Blackstone in trattative per vendere la quota di Leica”, così ha titolato ieri l’agenzia Reuters a proposito di alcune voci secondo le quali il fondo di investimenti Blackstone intende cedere il suo 45% di Leica Camera. Nell’ottobre del 2011 il gruppo aveva acquistato il 43,9% da ACM Projektentwicklung che fa capo ad Andreas Kaufmann, presidente del comitato di controllo di Leica Camera. Liquidato un terzo socio minore, il 100% è stato poi conferito a Lisa Germany Holding GmbH. Sull’argomento Blackstone non commenta, mentre Kaufmann chiarisce solo che ACM “ha piani a lungo termine” che, però, limita a 100 anni. A breve ci sono diversi prototipi e l’idea di una Leica con funzioni smartphone.

Reuters indica Zeiss come primo potenziale acquirente e aggiunge che, secondo alcune fonti, la casa tedesca sarebbe d’accordo al gran passo solo “se fosse in grado di assicurarsi la maggioranza”. In seconda linea pone Huawei, alla quale Leica ha fornito il software fotografico dei suoi recenti smartphone. In terza posizione il fondo cinese CHD che, già lo scorso anno, s’era fatto avanti per rilevare la quota Blackstone.

Quest’ultima indiscrezione confermerebbe la voce circolata nel 2015, secondo la quale il fondo americano, scontento dei risultati (utili) di Leica Camera, cercava di mollare. Anche allora la ricerca del possibile acquirente fece pensare a Panasonic, partner di Leica dal 2001 come fornitore delle fotocamere digitali compatte e come licenziataria del marchio Leica per gli obiettivi della gamma Lumix. L’unica cosa che accadde quell’anno fu l’addio del simpatico Ceo Alfted Shopf.

A questo punto sembra lecito concludere che in due anni Blackstone non è riuscito a trovare un compratore. La missione, in effetti, non è delle più semplici, soprattutto quando il mercato della fotografia del 2015, per non dire del 2016, non è quello del 2011 quando i soli fabbricanti giapponesi avevano sfornato 115 milioni di unità, rispetto ai 24 milioni dello scorso anno. Vero che Leica è un marchio a sé stante, ma non si può dire che non abbia risentito dell’andamento globale. Reuters, tuttavia, riporta che nel 2017 Leica Camera dovrebbe produrre un utile prima delle tasse di 70 milioni di euro, mentre il valore di azienda è stimato in 700 milioni.

Quale interesse avrebbe Zeiss, 4,8 miliardi di euro, nel controllo della piccola Leica, 365 milioni di fatturato? Un orgoglioso ritorno ai bei tempi per i 200 anni dalla nascita di Carl? Noo. Un investimento perché sa che un nuovo boom è dietro l’angolo? Magari. Un piano di integrazione e ottimizzazione? Possibile. Quali vantaggi, invece, avrebbe ACM perdendo la maggioranza? Liberarsi da Blackstone? Sì e no. Un respiro finanziario? Non si può mai dire. Sviluppo di tecnologie nell’ottica, nel mondo della fotonica o della sicurezza? Possibile.

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Oberkochen, la sede di Carl Zeiss AG.

Considerato il settore Consumer Products di Zeiss, le sovrapposizioni con il catalogo Leica si limitano ad obiettivi foto e cine, binocoli e sport optics. Leica ha le iconiche fotocamere, le fabbriche di Wetzlar a 3 ore di distanza da Oberkochen e più di 50 Leica Store nel mondo. Il gruppo tedesco copre un’ampia gamma di interessi in segmenti molto avanzati, può contare sulla consorella Schott per il vetro ottico e sulla giapponese Cosina per la produzione degli obiettivi.

Questo è lo stato delle cose, inoltrarsi in ulteriori speculazioni non ha senso.

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