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Angelo Ferrillo, la street photography e il Bataclan

La street photography, grazie alle moderne fotocamere di piccole dimensioni, ma anche agli smartphone, è ormai uno dei generi fotografici più diffusi. Non tutti, però, sono davvero in grado di far immergere l’osservatore nelle scene che guarda, non tutti sono davvero in grado di trasmettergli ciò che accade davanti all’obiettivo; e non tutti, cosa ancor più importante, sono in grado di raccontare delle storie al di là dello scattare semplicemente una fotografia di strada. Se, infatti, qualsiasi fotografo, dal principiante al professionista, può riuscire a cogliere attimi di vita vissuta, può essere molto difficile riuscire a costruire un vero progetto, dall’idea alla sua realizzazione.

Oggi, uno dei fotografi italiani che secondo noi più incarna il vero spirito del fotografo di strada è Angelo Ferrillo. Nato a Napoli, si è trasferito a Milano ancor prima che la fotografia diventasse il suo lavoro. Si è inizialmente formato da autodidatta, ma poi, dopo workshop, seminari e lavoro da assistente per fotografi professionisti, completa la sua formazione con un Master in Fotogiornalismo. Ed ora è lui stesso a tenere i corsi di questo master, oltre che ad insegnare in molte altre realtà come lo IED di Milano, il Creative Campus e Officine Fotografiche Milano. E da oggi c’è un altro traguardo raggiunto a segnare la sua carriera: è diventato anche un Hasselblad Ambassador. Decisamente un bel percorso, al fianco del quale ha sempre lavorato come fotoreporter per agenzie di stampa nazionali, ma soprattutto ha curato molti progetti personali. L’ultimo in ordine di tempo ci riporta al dramma degli attentati di Parigi del 13 novembre 2015. A distanza di un anno esatto, ripercorrendo minuto per minuto quanto accadde, Ferrillo ha provato ad entrare nella vita di chi è sopravvissuto, di chi dovrebbe dimenticare per andare avanti, ma che per forza di cose ogni giorno in quei luoghi rivive ciò che è successo. 

Un racconto intimo e profondo dello stesso fotografo accompagna delle immagini che non hanno bisogno di ulteriore commento, ma solo di essere osservate per raccontarci quanta emozione e quanta sofferenza ancora passi negli occhi e nella vita quotidiana di chi quei luoghi li frequenta ogni giorno.

“Il mondo sta cambiando ad una velocità supersonica. Tutto quello che succede dalle piccole cose a quelle mastodontiche in qualche modo ci segna e mette una tacca sul muro contandole come fossero conquista. Ma non sempre queste conquiste lo sono per tutti. Dove c’è chi ci guadagna a modo suo c’è sempre qualcuno che ci perde. Ho saltato Paris Photo nel 2015 per una coincidenza astrale di pianeti che si intersecavano a costellazioni. Sai quando Paolo Fox ti dice che Venere in Saturno non fa bene al tuo segno zodiacale?

Beh, così la pensavo fino a quando sono rimasto inchiodato alla tv vivendo quegli 800km di distanza come una fortuna.

Ho pensato e ripensato a quelle scene, vedendo le immagini dei colleghi che erano sul posto (Paris Photo è un momento di aggregazione oltre che di crescita e visibilità) ed i filmati amatoriali fuori e dentro il Bataclan. Non è mai bastato e non è mai tutto realmente finito. 

13 novembre 2016. Ad un anno esatto dagli attentati di Parigi, mi trovo qui, con i piedi che calpestano le stesse strade e gli occhi che vedono gli stessi scenari. Ma il ricordo di quei momenti mi lascia interdetto e la volontà di capire il perché sembra quasi tutto dimenticato. Mi sbagliavo, non c’è nulla di dimenticato. C’è solo una cosciente metabolizzazione e la voglia di andare avanti nonostante tutto. Fare in modo che quelle 130 vittime abbiano un valore oltre il ricordo. Che sia servito a qualcosa nel suo male.

Ripercorrere quei 258 minuti un anno dopo mi ha dato 4 ore di annullamento totale, tanto che sono riuscito a riguardare il materiale prodotto solo dopo quattro mesi.

Tutto era in fermento, tutto era in movimento, tranne i parigini, che continuavano imperterriti per la loro strada. E alzando gli occhi al cielo mi son sempre chiesto se veramente tutto questo potesse essere attribuito ad una mera questione religiosa.

Angelo Ferrillo – www.angeloferrillo.com

Angelo Ferrillo, la street photography e il Bataclan
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