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Torna l’analogico? Occorre capire che tutto appare grigio

La realizzazione di uno scatto si basa come sapete su quattro elementi: intensità della luce, sensibilità della pellicola, apertura di diaframma e tempo di esposizione. Sapete anche che questi fattori sono combinabili in modi diversi per ottenere effetti diversi, ad esempio una profondità di campo ampia o ridotta, ma un negativo virtualmente identico. Deve essere chiaro, però, che la modifica di uno solo di essi richiede una compensazione su almeno uno degli altri tre perché fotografando con la pellicola non si può intervenire sulla sensibilità come in digitale. Esempio: la luce diminuisce perché passiamo da una scena in pieno sole ad una in ombra piena? Bene, in questo caso la compensazione potrà avvenire aprendo il diaframma o impostando un tempo di esposizione più lungo o intervenendo un po’ su entrambi i fattori.

Tutto ciò significa che con la pellicola bisogna lavorare in manuale per essere davvero padroni dello scatto. Ai più pigri potrà sembrare difficile, invece, basta capire una volta per tutte come i quattro fattori giocano tra loro per raggiungere la totale padronanza tecnica della ripresa. La composizione è ovviamente un’altra storia. Per fotografare con la pellicola, bisogna “disintossicarsi” dalle comodità delle fotocamere digitali e ragionare con la propria testa esperienza che ci porterà lontano perché ad ogni scatto guadagneremo in esperienza e sapremo prima ancora di scattare come sarà il risultato senza bisogno, dopo, di piegare la testa per scrutare un display.

Gestire bene i quattro fattori significa arrivare all’esposizione ideale, che riprodurrà la scena in toni di grigio ben scalati dal bianco delle luci al nero delle ombre. Sia chiaro che in manuale non esiste l’ esposizione perfetta, ma quella che avremo scelto noi. Luce diurna e luce ambiente sono le condizioni di ripresa tipiche del bianconero, ciascuna con mille sfumature e opportunità.

LUCE DIURNA. La variabilità è tipica della luce diurna che a parte cieli spettacolari, può cambiare radicalmente per annuvolamenti o acquazzoni. Dalla mattina presto, con il passare delle ore, l’intensità aumenta, mentre la temperatura e l’umidità nell’atmosfera possono modificare la qualità del colore con effetti anche sulla ripresa in bianconero. La luce diretta del sole, esalta il dettaglio in quanto ogni piccola imperfezione crea un’ombra netta che aumenta la nitidezza. Con il cielo coperto i dettagli vengono ammorbiditi, le ombre si aprono cancellando il senso di rilievo. Bene per il ritratto; male per il paesaggio per la mancanza del gioco luce-ombra che dà profondità alla scena.

LUCE AMBIENTE. Condizione tipica delle riprese in interni o in esterni dopo il tramonto è forse la più stimolante per il fotografo che deve sfruttare la sola luce esistente nel luogo anche se artificiale. Non è previsto l’uso di flash o di luci aggiunte, che trasformerebbero l’atmosfera-ambiente in un vero e proprio set, cioè un altro genere di fotografia. Obiettivi luminosi e pellicola da 400 Iso (Agfa APX 400, Ilford Delta 400 o 3200, Kodak T-Max 400) sono ideali amici in queste circostanze. In luce ambiente possono verificarsi situazioni di alto contrasto che rendono critico il controllo dell’esposizione. 

Il cartoncino grigio 18% è lo standard per la misurazione dell’esposizione perché tutti gli esposimetri vedono… grigio.

GRIGIO MEDIO. Non so quanti amatori digitali e non, si siano resi mai conto di quanto il misterioso grigio 18% sia fondamentale per capire la fotografia in bianconero. Non solo rappresenta lo standard degli esposimetri, ma come lo zero nella scala delle temperature separa il freddo dal caldo, il grigio 18% separa i toni che schiariscono verso il bianco da quelli che invece scuriscono verso il nero. Non a caso il 18% rappresenta il riferimento standard per la taratura di tutti gli esposimetri e l’indicazione della sensibilità della pellicola.

Dovunque lo puntiate, l’esposimetro considererà ogni superficie come fosse verniciata in grigio medio. Quindi se fotografate il cartoncino con l’esposizione suggerita dall’esposimetro e trattate la pellicola in modo standard, sul negativo la sua immagine apparirà con a medesima intensità dell’oggetto fisico. Per maggiore chiarezza, che il soggetto sia giallo chiaro o scuro, azzurro cielo o mare, nero o bianco, per l’esposimetro sarà sempre di tono grigio medio, e quindi suggerirà l’esposizione per quello che vede: un grigio medio.

L’ESPOSIMETRO. Gli esposimetri calcolano la luminosità di una scena misurando la quantità di luce che il soggetto riflette nella direzione dalla quale si intende scattare (luce riflessa, metodo di tutte le macchine fotografiche con esposimetro incorporato). Oppure, misurando l’intensità della luce che cade sul soggetto (luce incidente).

Nonostante entrambi i metodi portino ad un risultato ottimale, nell’impiego pratico vi sono notevoli differenze, mentre esistono situazioni nelle quali un sistema si dimostra più affidabile dell’altro. Di solito, gli esposimetri a luce riflessa effettuano la misurazione su un campo di circa 30°, pari a quello di un obiettivo da 80mm. Un’area che diventa più o meno grande a seconda della distanza alla quale si trova il soggetto e che cambia, nel caso degli esposimetri TTL, in funzione della lunghezza focale dell’obiettivo montato sull’apparecchio. Sulle reflex 35mm automatiche e autofocus delle ultime generazioni, come le attuali digitali, è possibile la scelta del tipo di misurazione dalla media alla spot. 

Un esposimetro per luce incidente caratterizzato dalla cupoletta opalina e un modello per misurazione spot.

La misurazione a luce incidente, usata in cinematografia ma poco considerata per la fotografia, è di grande interesse proprio per la ripresa in bianconero. Questi esposimetri calcolano la quantità di luce che cade sul soggetto per cui la misurazione va eseguita vicino al soggetto stesso in modo che colpisca con la stessa intensità il caratteristico diffusore posto davanti alla cellula. La sua forma semisferica permette allo strumento di valutare la luce diretta (illuminamento) tenendo anche conto di quella riflessa dalle aree circostanti (luminanza) che, in alcune situazioni, può influenzare l’esposizione. La cosa interessante è che la calotta opalina riduce il passaggio della luce a quasi 1/6; tradotto ciò significa che gli esposimetri a luce incidente misurano esattamente il 18% della luce che la colpisce fornendo, senza troppe complicazioni, un’indicazione identica a quella che si otterrebbe con un esposimetro a luce riflessa diretto sul cartoncino grigio medio. In questo modo si dispone di una misurazione assai più attendibile di quella suggerita in luce riflessa in quanto l’esposimetro non viene influenzato dal tono del soggetto. Di fronte al gatto bianco sul carbone, il fotografo potrà usare l’indicazione dell’esposimetro a luce incidente senza dover fare tutti i ragionamenti richiesti dall’uso di un esposimetro a luce riflessa per trovare la correzione necessaria.

La luce artificiale decade al quadrato della distanza, di conseguenza l’esposizione deve essere aumentata. 

LUCE ARTIFICIALE. La legge “dell’inverso del quadrato” dice che l’intensità di una luce puntiforme diminuisce in funzione del quadrato della distanza. Così, l’illuminamento di una lampada posta a 2 metri da una parete bianca si ridurrebbe a 1/4 rispetto a quello disponibile a 1m. Alla distanza di 3m, invece, la quantità di luce si ridurrà ad 1/9. Ciò significa che, fotografando in luce artificiale, la misurazione a luce incidente dev’essere eseguita sempre vicino al soggetto. Ritratto? Esposimetro accanto alla guancia del soggetto! La legge non si applica in esterni perché si considera infinita la distanza del sole e quindi anche quella di un chilometro non farebbe differenza.  

I DUE CAPPELLI. Ecco una dimostrazione pratica della questione grigio neutro. Abbiamo fotografato nelle stesse condizioni la luce riflessa da un cappello bianco, un cartoncino grigio 18% e da un cappello nero. Misurando singolarmente i tre oggetti l’apertura di diaframma suggerita varia di 4 o 5 diaframmi non solo perché l’esposimetro terrà conto della diversa quantità di luce riflessa dal bianco (circa l’85%) e dal nero (circa il 3-4%), ma perché rapporterà i due cappelli al tono medio per il quale è tarato. Nella prima fotografia (da sinistra) il cappello nero è diventato grigio con diaframma f/5,6, il bianco f/32. Risultato: una sovraesposizione. Al centro, dopo aver misurato il cartoncino grigio, il risultato è corretto perché il cappello bianco e quello nero mostrano le loro forme con diaframma f/16. Infine, con apertura f/32, il cappello bianco appare grigio ma quello nero risulta totalmente sottoesposto. Conclusione: in questo caso con una misurazione a luce riflessa per ottenere il bianco dell’originale bisogna aprire il diaframma di 2,5-3 stop. Sul negativo il cappello sarà d’un grigio scuro perché in stampa appaia bianco, il contrario avverrà con il cappello nero avendo chiuso il diaframma di 2 stop sarà quasi trasparente. Quanto sopra spiega perché le fotocamere automatiche sono dotate di un sistema di correzione manuale, generalmente da +3 a –3 diaframmi: proprio per poter intervenire nei casi in cui si voglia ottenere, sfruttando l’esposizione automatica, un’immagine più rispettosa dei toni dell’originale.

 

APRI PER SCHIARIRE. La conchiglia posata su tavolo blu fotografata con diaframma f/16 (a sinistra) come suggerito dall’esposimetro a luce riflessa è troppo grigia e le sue venature appaiono molto compresse. Aperto il diaframma di due stop a f/8, la conchiglia ha ritrovato (a destra) la sua luminosità. Non solo le venature sono più delicate, ma anche il tavolo di legno ha ritrovato una giusta densità comprese le screpolature. Lo stesso risultato si sarebbe ottenuto con l’esposimetro a luce incidente.

 

CHIUDI PER SCURIRE. La misurazione spot questo paio di Converse nere, suggeriva diaframma f/4. Esponendo con questa apertura il risultato ottenuto (a sinistra) è un’immagine scialba, sovraesposta. Per una corretta rappresentazione occorre chiudere il diaframma a f/11. Come si vede il grigio chiaro della tela ha preso il suo tono scuro mettendo in risalto la cucitura e la stella del logo e dando corpo al grigliato dello sfondo.

 

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1 Commento

1 Commento

  1. nino romeo

    14 marzo 2017 at 2:08 pm

    Articoli interessanti e scritti molto bene.
    Far capire sopratutto come si lavorava con l’analogico può aiutare a comprendere meglio come anche utilizzare il digitale.

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