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Intervista: a tu per tu con Donna Ferrato

Sono stata a Cortona on the Move, dove ho avuto il piacere di incontrare la fotografa Donna Ferrato. Nata a Buffalo e cresciuta a New York, Donna è una fotogiornalista e attivista e può vantare pubblicazioni sul Time, sul New York Times e su People tra gli altri; vincitrice del premio premio W. Eugene Smith Grant, Donna ha dedicato la maggior parte della sua carriera a documentare e testimoniare la violenza domestica negli Stati Uniti, con vari progetti tra cui il noto “Living with the enemy“. Era a Cortona per l’inaugurazione della sua mostra American Woman, che raccoglie per la prima volta all’interno di un’unica mostra fotografie tratte dagli archivi personali, di violenza domestica e di scambismo. 

Dopo la presentazione pubblica ho avuto l’occasione di passare del tempo con Donna Ferrato e di mettere in piedi una bella intervista.

donna ferrato

Donna Ferrato a Cortona on the Move

Iniziamo dalla più classica domanda che si possa fare ad un fotografo: come ti sei avvicinata al mondo della fotografia?

Sono cresciuta circondata dalla fotografia. Mio padre mi ha presentato a quel mondo. Faceva sempre foto tanto da diventare la mia più grande inspirazione. 

Quanti anni avevi quando hai iniziato a fotografare?

Ne avevo 28, prima facevo la segretaria. Poi un giorno ho iniziato, in un modo molto naturale, osservando, aspettando.

Come hai iniziato il tuo progetto sulla violenza domestica?

L’ho iniziato volendo fare un progetto sul sesso e l’amore, seguendo una coppia nella loro vita piu intima, da lì tutto e sfociato in una situazione più turbolenta. La fotografia per me è sia yin che yian, non è una cosa sola, un unico punto di vista; ero attratta dagli estremi e dalle regole del comportamento sessuale umano, quindi andai in quella direzione.

Che effetti ha avuto questo progetto a livello emotivo per te?

All’inizio è stato scioccante. Poi è stato rivelatore. Mi ha aiutato a superare dei problemi che avevo. Quando ero all’università sono stata stuprata, era il ’68 a San Francisco, tutti mi dissero di non parlarne, di non essere debole. Invecchiando, poi, ho realizzato che è stato sbagliato tacere. Così ho voluto spingere molto sull’argomento della violenza domestica, raccontando storie di donne che sono passate attraverso situazioni del genere il più accuratamente possibile. Volevo capire il comportamento sociale verso il problema. Mi ha decisamente rafforzata e mi ha fatto affrontare onestamente quello che mi era successo.

Descrivimi il tuo processo creativo durante un progetto.

Quasi tutti i miei progetti non finiscono mai. Inizio facendo ricerche, parlo alla gente, incontro chi mi può insegnare qualcosa sul mio soggetto, poi passo molto tempo con loro, li guardo, cerco di creare un legame con loro e mi lascio conoscere, perché può essere sgradevole avere sempre intorno qualcuno con una macchina fotografica, quindi entro nella vita di queste persone delicatamente, solo dopo inizio a fare foto.

 

Qual è l’aspetto della fotografia che preferisci?

La sensazione stupenda di avere in mano una macchina fotografica, essere solo tu e lei attraversando la vita insieme, vedendo tutto, ma non fotografando tutto. Una buona foto, una di quelle che vorrai tenere per sempre, richiede tempo: solo quando tutti gli elementi si materializzano insieme nella cornice, dopo averli aspettati, osservati, puoi scattare una buona fotografia. Sono come un cacciatore quando ho in mano la macchina fotografica.

È cambiato tanto il mondo della fotografia?

Sicuramente. Mi ci sono voluti anni per iniziare a essere pubblicata o iniziare a guadagnarmi da vivere con la fotografia. Oggi invece è molto più facile guadagnare, ma purtroppo questo sta svalutando la fotografia come arte perché troppi giovani ci fotografano solo per i soldi e la fama e si dimenticano che è un privilegio guardare attraverso il mirino.

Pensieri sulle donne nella fotografia?

Stanno diventando piu forti. Mi piace molto Stephanie Sinclair e il suo progetto ‘Too Young to Wed‘, è incredibile quello che ha esposto e quante donne ha aiutato.

Che attrezzatura usi?

Solo una macchina fotografica, di quelle con le batterie e il flash! Ma qualsiasi macchina va bene per me, mi piacciono le Leica perché le uso da sempre, ma anche il mio telefono va bene.

Perché il bianconero invece che il colore?

Il bianconero fa vedere di più. Anche il colore va bene, ma può essere ingannevolmente normalizzante, troppa tranquillità, guarda questa foto per esempio (avevamo sotto gli occhi una cartolina, ndr), i toni che ha ti fanno sentire calma, ma se fosse stata in bianconero ti avrebbe dato un altro tipo di sensazione! 

Qual è lo scopo nelle tue immagini, o della tua fotografia?

Voglio che le persone capiscano come penso non come vedo.

Consigli per giovani fotografi?

Non fate sempre e solo foto, è noioso! Uscite, andate anche a fare qualcos’altro!

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